V.

La Virginia aveva licenziato la Luisa, e sola nella sua camera, seduta davanti allo specchio, faceva la sua toilette da notte. Due volte s'era alzata per dare il chiavistello all'uscio, due volte s'era rimessa a sedere senza porre ad effetto il suo proponimento. Aveva sempre nell'orecchio le parole di sua madre: — Sei sua moglie e devi essere una buona moglie.

Credeva di sognare. Già da quasi tre anni, dalla nascita di Giorgetto, una separazione di fatto era avvenuta tra lei e suo marito. Era avvenuta quietamente, tacitamente, senza spiegazioni reciproche. Michele era rimasto nella camera occupata durante il puerperio di lei, ecco tutto. E ora, dopo quel ch'era successo, egli le ridomandava l'ospitalità, e sua madre, anzichè difenderla, non sapeva dirle se non questo: — Sei sua moglie e devi essere una buona moglie.

Macchinalmente ella riappuntava alla meglio i lunghi capelli castani che l'erano caduti, sciolti, giù per le spalle, e guardava distratta la sua immagine nello specchio. Com'era pallida e smunta, come anche il suo sorriso (si sforzava di sorridere) era impregnato di tristezza! Non aveva che trentadue anni, ma l'ultimo aveva contato per dieci, e oggi ella ne mostrava quaranta.

Rivolò col pensiero al passato, quand'era fanciulla, e cento vagheggini le svolazzavano intorno, attratti dalla vivacità del suo spirito non meno che dalla leggiadria del suo volto. Il mondo le pareva così bello allora, le pareva così ricco di promesse l'avvenire. Poi s'era sposata, con un uomo scelto, voluto da lei, nonostante le obbiezioni di suo padre, a cui Michele Albissola non andava a genio. Ella invece non trovava il più piccolo neo nel suo preferito. Lui piacente d'aspetto, lui figlio e nipote di patrioti, lui esuberante di vita, d'ingegno, d'attività. Fu sua, fu per qualche tempo pienamente felice. Non a lungo però. Le prime nubi del suo matrimonio erano state nuvolette di gelosia. Michele si distraeva.... Oh come le sarebbe stato facile pagarlo di ugual moneta! Ella sdegnò questa forma di vendetta. Amava sempre suo marito, e un fondo ereditario d'onestà la salvava dai capricci passeggeri. Vi furono lacrime e singhiozzi, vi furono scene coniugali a cui tennero dietro i pentimenti e le paci. Quindi, o Michele Albissola salvasse meglio le apparenze, o in lei fosse minore la suscettività, o le cure materne l'assorbissero tutta, fatto si è che queste ragioni di dissidio andarono attenuandosi. Subentrarono altre, e sotto certi rispetti, assai più gravi inquietudini. Michele s'era slanciato a corpo morto negli affari; in breve era divenuto ricco e influente. Ambizioso per sua natura, egli, appena i mezzi cresciuti glielo permisero, portò addirittura una rivoluzione nella casa già modesta e tranquilla. Riammobigliato a nuovo il quartiere, aumentate le relazioni, sostituiti i banchetti e le veglie ufficiali ai desinari in famiglia e ai ricevimenti di pochi amici. E palco a teatro, e carrozza e cavalli, e toilettes sfarzose per la moglie, e vestiti eleganti pei bimbi che dovevano essere i primi dovunque andassero. Ella predicava contro l'eccesso delle spese, contro la smania di ricevere e di cacciarsi da per tutto; raccomandava l'economia, la previdenza, necessarie specialmente quando vi son figliuoli. Erano parole al vento. Suo marito le rispondeva che sapeva fare i suoi conti e proporzionare le spese ai guadagni, e che, del resto, metteva da parte ogni anno alcune migliaia di lire. Fors'era vero, ma ciò non bastava a quetare le apprensioni di lei. Ella rimuginava sempre nella mente una frase sfuggita a suo padre. — Le fortune accumulate troppo presto mi fanno venire la pelle d'oca. — Era stato un logorarsi continuo. Ogni successo finanziario di suo marito era per lei, anzichè una gioia, un dolore. A qual prezzo era ottenuto? Avvezza a mettere in cima a ogni cosa la probità, ella non reggeva all'idea che l'uomo ond'ella portava il nome potesse arricchire con mezzi illeciti. Con l'intelligenza aguzzata dal sospetto ne studiava gli atti, i gesti, le parole, lo scopriva leggero, privo di scrupoli negli affari, amabilmente cinico. E l'amore se ne andava come un liquido che svapora, e ne prendeva il posto una freddezza invincibile, una ripugnanza crescente verso colui che l'era stato sì caro. A sviarla per poco da questi pensieri era sopraggiunto un gran lutto domestico. Il suo babbo era morto dopo una settimana di malattia. Non erano trascorsi sei mesi, ella non s'era rimessa dal colpo tremendo quando cominciò a sentir discorrere di crisi, dei ribassi di valori, di fallimenti. Ogni giorno vedeva Michele più preoccupato, più chiuso in sè stesso. Ella, nonostante il raffreddamento dei loro rapporti, avrebbe voluto strappargli qualche confidenza, esser richiesta di consiglio, d'aiuto. Egli le rispondeva, sorridendo, che le donne non s'intendono d'affari. S'ella si dichiarava pronta a rinunziare a questa cosa od a quella, se proponeva di ridur le spese, egli scrollava le spalle. Erano inezie. Si sarebbero risparmiate poche migliaia di lire e si sarebbe perduto il credito. E diceva che non c'era da sgomentarsi, che il ciclone sarebbe passato. Lottava, lottava con un'energia alla quale sua moglie non poteva negare un tributo d'ammirazione. Invano. La catastrofe scoppiò terribile, quale la Virginia, nell'ore di maggior pessimismo, non si sarebbe aspettata. Più assai che una catastrofe economica era una catastrofe morale. Non la minacciava la miseria, perchè la sua dote era salva; la minacciava molto di peggio, la minacciava il disonore. Michele Albissola e altri pezzi grossi del mondo della finanza, amministratori d'un potente Istituto di credito, erano imputati di abusi, di malversazioni, di violazioni di Statuto, di complicità con ragionieri e cassieri, e venivano tutti arrestati e tradotti dinanzi alle Assise. Sulle prime la Virginia aveva sperato che l'arresto fosse un errore, che il processo, se si faceva, provasse luminosamente la falsità delle imputazioni. Nelle sue visite al marito, in carcere, sotto gli occhi d'estranei, ella sentiva che sarebbe uscita consolata se Michele le avesse detto con alterezza: — Sono innocente! — Non glielo diceva, non osava dirglielo; esprimeva bensì, appena seppe che la causa era deferita ai giurati, una fiducia grande d'essere assolto. Non capiva, con tutto il suo ingegno, che, condannato e innocente, sua moglie gli avrebbe reso il suo affetto e la sua stima; assolto e colpevole, ella si sarebbe ancor più alienata da lui.

E quel dibattimento, quel dibattimento interminabile, che supplizio era stato per la Virginia! E la difesa, la splendida difesa di Maggesi, il suo commensale di domani, che umiliazione anche quella! Il grande avvocato non era riuscito a scalzare il solido edifizio dell'accusa; aveva tirato in campo l'ambiente, le tentazioni, le malattie del secolo, tutte le scuse dei cuori pervertiti e delle coscienze corrotte.... E i giurati, forse corrotti e pervertiti essi pure, avevano assolto....

A questo punto un vivo rossore si diffuse sul viso pallido della Virginia. — Avresti preferito che l'avessero condannato? — le chiedeva, in tuono di rimprovero, una voce interna. Ed ella rammentava che in quei mesi di atroce martirio c'erano stati momenti in cui, con freddo egoismo, ella s'era acconciata all'idea della condanna di Michele, della temporanea disparizione di lui dalla famiglia, e non solo senza terrore ma quasi con una compiacenza segreta s'era vista sola al governo della casa, sola all'educazione de' suoi tre bimbi. Avrebbe preso un quartierino ristretto, modesto, avrebbe tenuto una o due persone di servizio al più, sarebbe vissuta lontana dai chiassi, lontana dalla società. La Olga e Giorgetto, così piccini ancora, sarebbero cresciuti a modo suo, e lo stesso Carlino avrebbe finito col subire la sua influenza.... Come aveva cacciato da sè questi tristi pensieri, come s'era vergognata di averli avuti!... E negli ultimi giorni, come aveva invocato a qualunque costo quell'assoluzione che pur le pareva priva d'ogni valore morale!

Ebbene, Michele era libero; e quando Dorelli era venuto ad annunziarle il verdetto, una gran gioia le aveva inondata l'anima, un impulso spontaneo l'aveva spinta incontro al suo sposo, al padre de' suoi figliuoli. Perchè quella gioia era passata così presto? Perchè quel risveglio d'affezione era durato così poco? Perchè la riassaliva un vago sgomento della vita che stava per ricominciare con l'unico uomo ch'ell'avesse amato? Perchè la minacciata intimità coniugale le destava una ripulsione invincibile? Perchè l'ammonizione materna: devi essere una buona moglie, le sonava come un'amara ironia?

Una buona moglie! Non bastava per esser tale ch'ella non disgiungesse la sua sorte da quella del marito, che fosse risoluta ad affrontare con lui le prove che il destino poteva ancora serbarle, a offrirgli i suoi consigli se li chiedeva, il suo danaro se ne aveva bisogno; non bastava che avesse perdonato e dimenticato? Era proprio necessario che consentisse a esser uno stromento di piacere, che immolasse rassegnata il suo pudore e la sua dignità?

Ma se la sua bellezza era tramontata, se la sua gioventù era sfiorita (e lo specchio glielo diceva senza cerimonie) che cosa Michele trovava in lei d'attraente?... Le labbra della Virginia si contrassero come per una nausea profonda, ed ella si coperse la faccia con le mani. Quel che trovava?... Trovava una donna.... dopo un anno.... e prima di poter trovarne altre più belle e più giovani.... Domani egli non avrebbe avuto che l'imbarazzo della scelta.... Per lei dunque era sufficiente difendersi sino a domani.

E di nuovo fece un movimento per chiudere a chiave l'uscio della sua camera, e di nuovo ricadde sulla sedia, paralizzata, convulsa. Aveva ella il diritto, ella, la moglie, di fornire una scusa al libertinaggio di suo marito? Respingendolo, mortificandolo oggi con una di quelle ferite all'amor proprio e alla vanità che sono le più difficili a cicatrizzare, non rinunciava ella forse a esercitar ogni azione benefica sopra di lui, non iniziava in famiglia un periodo di rancori, di bizze, di dispetti reciproci? E il dissidio crescente fra i genitori che conseguenze avrebbe avuto per la prole? Già Carlino, con la sua intelligenza precoce, aveva notato da tempo la freddezza esistente fra suo padre e sua madre, e, doloroso a dirsi, ma vero, teneva pel babbo! Chi assicurava la Virginia che, più tardi, non accadesse lo stesso anche della Olga e di Giorgetto, e che, se succedeva uno strappo fra lei e Michele, ella non si vedesse schierati contro tutti e tre i suoi figliuoli?

Ella trasalì sentendo nell'anticamera un suono di passi guardinghi e di voci sommesse. Era Michele che parlava col fratello. Si cacciò sotto le coperte, spense il lume, e premendo sul guanciale gli occhi e la bocca divorò le sue lacrime.