V.

Erano le cinque del mattino. Le due fiamme della lumiera a gaz del salotto erano abbassate. Nella stanza fra il salotto e la camera del malato ardeva una candela. Alle quattro la baronessa Eleonora, il conte Quaglia e Annibale Minucci erano andati a coricarsi; da un’ora vegliavano Minucci e Quaglia juniori. Vegliavano così per dire, giacchè s’erano addormentati tutti e due, il primo sopra una poltrona del salotto, il secondo sul canapè della stanza attigua. Destatisi contemporaneamente allo scoccar delle cinque, i due cugini si vennero incontro sbadigliando, col piglio annoiato di persone che adempiono mal volentieri a un ufficio antipatico.

— Se la zia Eleonora sapesse che abbiamo dormito, ci metterebbe sotto consiglio di guerra, — disse il contino Quaglia.

Minucci si strinse nelle spalle. — Per quello che c’è da fare!... La zia Eleonora è una visionaria.... A badare a lei, qui dovrebbe essere un continuo scassinare armadi, trafugar carte, e che so io ancora... Quasi quasi si correrebbe il pericolo di essere assaliti per le stanze.

— Sciocchezze! A proposito, l’hai vista la terribile Giuseppina?

— Come l’hai vista tu. Da lontano, dalla soglia, poichè confesso che l’entrar nella camera non mi seduce.... Ci fui ieri appena arrivato, e sarà stata un’idea mia, ma mi parve che lo zio Achille mi facesse certi occhiacci.

— Neppur io ci vado volentieri nella camera, — soggiunse Quaglia. — Ma la donna è bella, sai.

— È parso anche a me.... Briccone d’uno zio!... Ma adesso, poveretto, anche per lui è finita.... Potrebbe, tutt’al più, durar così qualche mese.

— Non è probabile.... E non è neanche da augurarglielo.

In quel punto, Battista, il servo che aveva vegliato fino allora presso il padrone, passò pel salotto ove si trovavano i due giovani.

— E come va? — essi gli chiesero.

Battista tentennò la testa. — Male.... Da mezzanotte in poi è stato d’un’inquietudine!... E non si può capir che cosa voglia.... È una pena....

Era giorno fatto e Battista aperse le imposte e spense i lumi. Poi disse officiosamente: — Di qui a cinque minuti porterò loro il caffè.

E uscì dissimulando con fine arte diplomatica la noia che gli dava in un momento simile la presenza di sei ospiti in casa.

1 due giovani s’affacciarono alla finestra. Non s’erano più visti dopo il Carnovalone di Milano, che Minucci aveva passato presso i suoi parenti Quaglia, e adesso, trovandosi insieme così inopinatamente, evocavano i ricordi di quei giorni di baldoria.

— Ti rammenti dell’ultimo veglione alla Scala?

— E delle cene in buona compagnia al Rebecchino?

— A proposito, con la Vittoria ti trovi spesso?

— Non è più a Milano.... Ha seguito Angioletti che è di guarnigione a Napoli.

Battista ricomparve col caffè.