VII.

Anzi un bello spirito della scolaresca lo chiamava Paride contrastato dalle tre Dee, mettendo nel conto anche la Nella, che vi si sarebbe acconciata assai volentieri, ma ch'era proprio fuori di combattimento. Il suo sentimentalismo non aveva fatto che destare l'ilarità di Vittorio. Gli piaceva in Matilde la franca giovialità del carattere, in Angelina l'indole riflessiva e dolcemente meditabonda; ma la Nella con que' suoi sospiri e quella sua facilità alle convulsioni gli pareva in ritardo di un secolo. Era una provinciale che aveva preso le mode della città cent'anni dopo che la città se n'era scordata, una cameriera svenevole dei tempi di Luigi XV, trapiantata non si sa come in mezzo al secolo XIX. La signora Clara che, come si è visto, aveva una predilezione speciale per la sua primonata, non sapeva darsi pace che il gusto degli uomini si fosse pervertito in guisa da non apprezzare tanta squisitezza di modi e di sentimento, e le si accresceva ognor più quel superbo disprezzo del mondo e dei tempi, col quale ella confortava da un pezzo i disinganni amorosi della sua Nella. E in verità, aver dato a una propria figliuola un nome così romantico, e vederla costretta a sfogare la sua poesia in un eterno monologo, è cosa da far venire la stizza anche a persone più tranquille e assennate che non fosse la signora Clara. Chi subiva gli effetti di queste beghe domestiche era pur sempre la Matilde; chè l'Angelina, sebbene la più docile, e buona, e rimessa fanciulla del mondo, aveva nell'aspetto e nei modi una certa quieta dignità, che faceva morire sul labbro le rampogne e i sogghigni. Ahi! la Matilde non poteva più dimenticare la freddezza materna nelle festose carezze del padre. Fin da quando ell'era piccina, allorchè la sua mamma la sgridava, ella scendeva in banco, ed era certa di veder farlesi incontro tutto sorridente e amorevole il suo buon genitore, che la teneva seco e le dava da scartocciare de' vecchi campioni, non senza visibile scandalo del signor Menico, l'antico commesso. Ella metteva ogni cosa sossopra, e più d'una volta il rispettabilissimo signor Menico, mentre stava per intestare in bella scrittura rotonda le partite del suo registro, mordendosi il labbro inferiore e facendo fare due giri in aria alla sua penna d'oca, come uccello carnivoro che svolazza intorno alla preda, ebbe a ricevere un urtone al gomito che gli scompose le idee, e nel luogo delle cifre meditate mise una larga macchia d'inchiostro. Erano dolori terribili pel signor Menico, ma la bambina dava in uno scroscio di risa, e suo padre, pur rimproverandola, non poteva a meno di parteciparne la ilarità. E adesso il banco era deserto e la polvere si ammonticchiava sui vecchi scaffali, e ii librone, testimonio delle arditezze calligrafiche del signor Menico, era chiuso forse per sempre. Il povero signor Bernardo, nè abbastanza rassegnato contro le ingiurie della fortuna, nè abbastanza energico da trovarsi nuove fonti di lucro, menava la più misera vita che idear si possa. Errava senza riposo di stanza in stanza, pallido, taciturno, con gli occhi bassi e con le guance infossate: ora prendeva sulle ginocchia l'Amalia, ora saliva nella cameretta della Matilde, ora moveva incontro all'Angelina, quando il passo svelto e spigliato di lei facevasi sentire su per le scale, ora infine mettevasi a sedere nel salotto da pranzo, ove lavoravano sua moglie e la Nella; ma dappertutto lo inseguiva una cura assidua e molesta. Così la Matilde, sola gran parte della giornata, fatta segno all'ironia di sua madre e della sorella maggiore, non vedendo da un lato che malignità, dall'altro che malinconia, sentivasi oppressa dall'atmosfera in cui viveva. L'Angelina glielo aveva susurrato più volte all'orecchio. — Conveniva ch'ella desse uno scopo alla sua esistenza, conveniva ch'ella dicesse: — Io mi sacrifico per rendere meno amari gli ultimi giorni del padre mio. — Invece di starsene immobile a subire rampogne immeritate, tentasse anch'ella di render proficua la sua educazione, cercasse lezioni di ricamo; ella, l'Angelina, gliele avrebbe procurate, e stesse pur certa che sua madre avrebbe finito col darsene pace. Forse, chi sa? l'esempio della figliuola avrebbe rianimato anche il signor Bernardo; forse la Matilde, divenuta utile, operosa, avrebbe potuto dirgli quelle parole che l'Angelina non aveva diritto di proferire, avrebbe potuto ravviarlo sul cammino dell'attività e del lavoro.... — La Matilde ascoltava con affetto, con entusiasmo quasi, le ammonizioni della cugina, e intendeva la saggezza de' suoi consigli e proponevasi di seguirli; ma poi il pensiero delle difficoltà l'arrestava, e ricadeva scorata nelle sue irresolutezze. Ella non voleva confessarlo a sè medesima, ma pure un'altra idea meno generosa andava facendosi signora del suo spirito; quella di uscire più presto che fosse possibile di casa sua, di entrare in una nuova famiglia. Ognuno di noi ha un limite, oltre al quale non giunge la sua potenza d'annegazione e di sacrifizio; finchè non si tocchi quel punto, l'esercizio della virtù riesce facile e dolce, e male acquista rilievo la diversità dei caratteri. Un'esistenza tranquilla, dalle pacate commozioni e dai placidi affetti, avrebbe reso malagevole al più acuto osservatore di giudicare se fosse maggiore la bontà dell'animo in Angelina o in Matilde: erano entrambe piene di simpatia per gli altrui dolori, entrambe create ad intendere la soavità dell'amicizia e la consolazione di ricambiate confidenze. Sarebbero state tutte e due ottime spose, ottime madri. Ma non bastava! La sorte imponeva di più, e qui si fece palese la diversa tempra dell'animo loro. L'Angelina resse alla prova; la Matilde lottò, lottò, e quindi si lasciò trascinare dalla corrente. Accade poi, che chi tenia un sacrifizio maggiore delle sue forze, se non gli vien fatto di compirlo, subisce per rimbalzo una specie di reazione, che lo fa più sollecito di sè stesso, men curante degli altri. Questa mutazione operavasi lentamente in Matilde. Poichè s'avvide di non poter seguire gli esempi e i consigli dell'Angelina, di non potere al pari di lei sfidar la resistenza della famiglia, e i pregiudizî del mondo, e la fatiche d'una vita affannosamente operosa, ella, senza saperlo, si ripiegò su sè medesima, e cedette alla cura del proprio avvenire. Un sentimento naturale alla sua età ed al suo sesso erasi impadronito di lei fin da quando venne in casa Vittorio. Non era un sentimento tranquillo come l'amicizia, nè febbrile come l'amore: era quel non so che di vago e sfumato, che a vent'anni avvicina i giovani alle fanciulle e le fanciulle ai giovani: era quella specie di crepuscolo ch'è ad un tempo tramonto ed aurora, perchè in esso volge al suo termine l'età ingenua e fidente, e sorge l'età delle gagliarde commozioni, ricca di ebbrezze e di disinganni. Ed ora, dopo alcuni mesi che Vittorio le stava dappresso, la giovinetta sentiva farsi ogni dì più tenace il vincolo di simpatia che la legava all'ospite suo; e già le balenava al pensiero di poter nel lontano avvenire associare la propria sorte alla sorte di lui e diventare sua sposa. Oh! un cervellino di donna va rapidissimo nelle sue immaginazioni.... Quanto a Vittorio, egli si era messo a un giuoco assai imprudente. Per la vanità di farsi credere ben accetto a due ragazze leggiadre ed oneste, egli aveva usato verso le due cugine quei modi che, se non toccano i limiti della passione, oltrepassano quelli della cortesia; aveva sperato che, corteggiandole entrambe, nessuna delle due avrebbe preso troppo sul serio la cosa, ed ora trovavasi al punto, che l'una lo vagheggiava già per marito, e l'altra.... oh! entro il cuore dell'altra era ben più difficile di leggere! L'Angelina non sapeva forse ella stessa veder chiaro nei suoi affetti e nei suoi pensieri.... Pure la sua pace se n'era ita.... E perchè? Era forse una passione irresistibile che l'attraeva verso Vittorio? — No. — Le aveva egli parlato d'amore? — Schiettamente mai. — Erasi egli servito con lei di espressioni diverse da quelle ch'egli usava con la Matilde? — Nemmeno. — Ad ogni modo era un fatto che certi discorsi preferiva farli a lei anzichè alla cugina. Con la Matilde rideva più spesso, è vero, e se nelle passeggiate del dopo pranzo la volubile fanciulla, abbandonandosi a un accesso d'infantile allegria, si metteva a correre per la campagna, egli la inseguiva scherzoso, e cogliendo un fiore del prato glielo intrecciava nei bruni capelli. Con lei invece aveva più di riserbo. Ma a lei amava discorrere dei suoi studî e declamare i suoi versi; a lei più volentieri parlava della sua casa e dei ricordi della sua infanzia. Con che minuta diligenza le descriveva le varie parti della sua tenuta, le vaste praterìe irrigate artificialmente, i vigneti che rivestivano il pendìo meridionale della collina, i gelsi piantati attorno al verziere; le ampie sale, ove il filugello compieva le maravigliose trasformazioni; l'uccellatolo, in cui passava lunghe ore insieme con suo padre; la cascina, nella quale era un moto, un andirivieni continuo, e le villanelle, cantando a piena gola, preparavano i solidi pani di burro, che poi recavansi a vender sul mercato della città. Un giorno Vittorio, nel chiudere il suo discorso, disse sospirando: — Sapete che cosa ci manca alla bella tenuta di mio padre? Ci manca una donna ordinata, operosa, che tenga le redini delle faccende, che si occupi un poco più de' coloni, che pensi alla loro educazione, al loro avvenire. Mio padre è un uomo angelico, ma è soprattutto un uomo d'affari, e certe cose non gli vengono in mente.... oh! se fosse viva la mia povera mamma! Io avevo sei anni quando l'è morta, e me ne ricordo come d'un caro sogno: eppure ho presente un giorno che mi condusse seco alla scuola da lei istituita pei figliuoli dei contadini.... Era in una sala terrena della fattoria, era il giorno degli esami: ella vestiva un abito di lana color cenere, a un dipresso come il vostro, e non aveva altro ornamento che una dalia rossa nei capelli.... Com'era dolce il suo aspetto, come insinuante la sua parola, come affettuoso il suo sorriso! Que' piccini la guardavano con un misto di venerazione e di tenerezza, ed io, seduto a' suoi piedi.... oh! me ne rammento come se fosse oggi.... provavo un senso d'orgoglio, che non sapevo spiegarmi. Ella morì poco dopo, e fu un lutto profondo in tutta la villa. Ogni casolare ne pianse come di affanno domestico, chè più non si vide nei giorni del dolore e della malattia una pallida e bionda persona venirne ministra di soavi conforti, e più non s'udì una voce amorevole intenta ad estirpare i mille pregiudizî delle ignoranti contadinelle. La scuola rimase aperta ancora per qualche tempo, ma nessuno più invigilava, acciocchè i bambini la frequentassero, e in pochi mesi rimase deserta e fu chiusa. La memoria della donna esemplare vive però tuttora nell'animo di que' fidi coloni, e non si può parlarne senza spremer loro le lagrime dagli occhi.... — Ed erano lagrime sincere quelle che versava Vittorio nel rammentare sua madre perduta da sedici anni. L'Angelina, orfana anch'ella, mal poteva frenare la sua commozione. Pure quelle confidenze le lasciavano un senso d'infinita dolcezza nell'animo: ella le serbava gelosamente come si serba un tesoro, come si educa un fiore, nè v'era dono al mondo che più di questo potesse esserle caro. Così almeno ella pensava. Però una sera Vittorio, tornando a casa, portò un cartoccio di chicchi all'Amalia, una polka nuova alla Nella, un mazzolino di gaggìe alla Matilde e una dalia rossa all'Angelina. Tutti sorrisero di questo singolare presente, ma l'Angelina si fece color di porpora, e si ritirò nella sua stanza, mettendo la dalia in un bicchier d'acqua sopra il suo tavolino. E immobile, e senza parola, seduta dinanzi a quel fiore, con la mano sinistra abbandonata sulle ginocchia, e premendo con l'indice della destra il labbro inferiore ed il mento a guisa di chi sta meditando, si lasciò andare ai voli arditi della fantasia. E si ricordò dei colloquî avuti con Vittorio, e di quanto egli le avea detto circa il suo podere, e della dalia rossa che adornava, sedici anni addietro, i capelli della madre di lui, e del bene che una donna, ordinata, operosa, potrebbe fare nella vasta tenuta, e per un istante le venne l'idea di essere ella medesima l'angelo tutelare di quei luoghi, di prendere il posto della genitrice di Vittorio, tanto desiderata e compianta.... Stolta ch'ell'era!... Vittorio godeva d'ogni agiatezza, ed ella non possedeva che una tenue sostanza.... Vittorio, bello, giovane, elegante, ben d'altro curavasi che di farla sua sposa. Pure egli avrebbe fatto assai meglio a non recar con sè quella dalia!...