DELLA GRANDEZZA, E DELLA VARIETÀ.

Fra le qualità che rendono gli oggetti naturali proprj ai giardini, e che dobbiamo determinare con qualche esattezza, domanda la nostra prima attenzione la grandezza.

L'uomo per una connaturale sua inclinazione odia tutto ciò, ch'è ristretto, ed ama l'estensione, e la grandezza. L'aspetto di piccioli oggetti, rinchiusi in picciolo spazio, ci satolla, e ci disgusta presto, e la vista di tutto un paese, di montagne, di rocchi, d'acque spaziose, di boschi, ci rianima.

Quanto l'anima si allarga, quanto estende le sue forze, e si affatica di tutto abbracciare, allorchè le si scopre in prospettiva il mare, oppure allorquando in una bella sera d'inverno il cielo sembra svilupparsi senza limite agli occhi nostri, e vi si mostra co' suoi lucenti pianeti, e colle sue sfavillanti stelle! L'amore dell'uomo per il grande agisce così fortemente, e così visibilmente, che non si può dubitare della realtà di questa sua inclinazione, che sembra annunciare la nobile destinazione della specie umana. Il godimento della grandezza presta alla immaginazione, e allo spirito un alimento, che lo soddisfa compiutamente; slanciasi da una stazione ordinaria, e poco elevata verso una sfera più sublime di sensazioni, e d'immagini; sente che non è più un uomo volgare, ma un essere, la cui energìa e vocazione sono al dissopra del centro, che occupa.

Un paesetto piuttosto che un giardino è destinato dalla natura a fornirci il piacere, che risulta dalla grandezza; ma un giardino pure proporzionatamente deve tendere a procurarci tal piacere. La grandezza in fatto di paese comprende in se l'estensione degli oggetti naturali, e quella del luogo, ov'essi si trovano. Si potrebbe ancora distinguere il grande dalla grandezza; così appunto un boschetto di quercie annose avrebbe qualche cosa di grande, cagionato dagli alberi stessi, che lo formano, frattanto che un esteso bosco di salici riuscirebbe sempre meschino.

L'estensione delle parti costituisce la grandezza; la loro diversità, e le loro differenze formano la varietà; ed armoniosamente accoppiandosi la grandezza colla varietà, ne risulta la perfezione in fatto di paesetti, e di giardini.

La varietà sembra più indispensabile ai bisogni dello spirito, che la grandezza. Gli stessi oggetti offerti agli occhi nella medesima posizione, un'eterna monotonìa, un'uniformità costante di tinte non solamente stancano, ma cagionano un segreto martirio.

Come le differenti parti diversificate, d'onde risulta la varietà, possono nello stesso tempo avere una certa estensione, la grandezza, e la varietà in conseguenza saranno suscettibili d'un'intima unione. Tuttavìa queste due qualità restano sempre troppo essenzialmente differenti, perchè si possano confondere. Due quadri delineati da un gran poeta, da Haller, mettono la cosa in evidenza.