DELLA PARSIMONIA, E SOBRIETÀ.
Sembrami in questo luogo di poter fare parola della sobrietà, e dell'economìa d'ogni sorta d'abbellimenti, e d'oggetti; giacchè generalmente può dirsi di tutti gli ornamenti, come de' piaceri, che val meglio la parsimonia, che la ridondanza.
L'oggetto d'un ornato è di attirare l'occhio dello spettatore a preferenza d'ogni altra cosa; ma, considerando la natura, noi troviamo bensì in ogni sua parte de' tratti, che sembrano invitare la nostra attenzione parzialmente più gli uni degli altri; non mai però essa li ammassa, e li moltiplica; e si piace di allettare gli sguardi soltanto per pascerli di delizie, non per istancarli di fatica. Per quanto immensamente sia ricca, null'ostante essa tutto opera con giudizioso risparmio; non abusa de' suoi tesori per toglier loro tutta la preziosità, prodigandoli con troppa lautezza.
Il giardiniere osservatore, ed allievo della natura, imparerà da essa questa saggia economìa, trovando in lei sempre gli spazj, e i riposi, che soddisfano alla mente, ed agli occhi.
Siavi grandezza, e sontuosità nell'insieme, e nell'invenzione; risparmio sagace nell'esecuzione. Nulla v'ha di più bello, che un disegno maestoso, cui l'eseguirlo non costi immensa spesa, e troppa opera. Quanto meno hanno costato i monumenti lasciatici da Bramante, e da Michel-Angelo (proporzionatamente alle lor molli) che quelli sovracarichi d'ornamenti del Borromino, e de' corrotti seguaci della sua scuola!
Questa teorìa è molto applicabile ai giardini, giacchè tutto rileva dalla natura. A forza di variare, e d'introdurre nuovi oggetti, e diversi ornamenti, non si evita quasi mai di cadere nel trito, nel meschino, nel piccolo, e si arriva a dispiacere per quel lato medesimo, per cui si vorrebbe allettare.
Un giardino sopracarico d'ornamenti, d'accidenti, di sorprese, di fabbriche, di piante, è un enigma per l'occhio, che ne resta imbarazzato: e sovratutto se un mal consigliato inventore si avvisa di molto raccogliere in piccolo spazio, togliendo gli oggetti dalla proporzione naturale. Se avete nel vostro giardino una veduta spaziosa, un'elevazion maestosa, una quercia, che abbia sfidati cento inverni, abbiate cura d'assortir tutto l'accessorio con proporzioni, che siino convenevoli, e ricordatevi che «la nature ne donne jamais les bras du nain à un grand, ni la tête du colibri à un aigle. (Hube)».
La ridondanza è confine all'affettazione, al ricercato, a ciò che costa fatica. La fatica è tomba del piacere, e chi vuole allettare, bisogna che nasconda con molta sagacità la pena, che gli costa lo svegliare una sensazion deliziosa. È de' giardini, come de' fiori artefatti: bellissimi quanto più sembrano negletti, e non s'avvede della mano dell'industriosa Glicera. Finalmente è de' giardini, come d'ogni arte, che imita la natura.
Tav. V. Veduta di Woobourn di P. Southcote.