ORIGINE DE' GIARDINI INGLESI.

Gl'Inglesi amano con passione il soggiorno della campagna, e v'impiegano nell'abbellirla quelle somme, che generalmente le altre nazioni dissipano nelle lor capitali. Non è in Londra, dove debbasi giudicare della ricchezza, della magnificenza, e del buon gusto di un Lord, ma bensì alla sua campagna, situata in provincia. Un clima temperato, un paese generalmente ridente, e fertile, l'abbondanza che regna ne' campi, una vita libera, ed agiata, la costumanza di reciproci uffizj di famiglia, e d'amicizia, quella generale di soggiornarvi nella più gran parte dell'anno, ne formano le principali attrattive. La situazione fisica dell'Inghilterra è un felice miscuglio di catene di monti, e di montagne isolate, dolcemente elevate, e comodamente praticabili, di valli, di fiumi, di cadute d'acqua, di boschi annosi, e di praterìe d'un'incomparabile verdura. Una vegetazione rigogliosa senza confronto altrove, le acque le più limpide, ed un non so che di vario, di aggradevole, di romanzesco, e di superbo, che ad ogni passo s'incontra, e si succede con tanto garbo, formano di molte provincie dell'Inghilterra il più seducente quadro, che scuote la mente, e le inspira idee poetiche, e pittoresche. Non è meraviglia quindi se il genio Inglese, rapito dalla bella natura campestre, che lo circonda, immaginò il primiero di staccarne le parti più belle, e comporne un tutto ideale, analogamente ornato, e reso più vago dai doni dell'arte, che colle reciproche relazioni acquistasse nuovo pregio, e valore, e presentasse una successione saggiamente calcolata di quadri, e di scene, ripiene di voluttà, di comodo, di capriccio, e di grandiosità: sostituì i tratti di paese campestre abbelliti, e scelti ai disegni artificiosi degli antichi giardini, e ne introdusse per tal maniera de' nuovi, e d'un tal genere, che divennero quasi altrettanti poemi, opera del poeta, del pittore, e del filosofo.

Mentre gli scrittori delle altre nazioni tacevano, oppure magnificavano l'antico stile, i Bretoni cominciavano a sviluppare a poco a poco ne' loro scritti l'essenza dell'arte de' giardini. Francesco Bacone, che sparse una nuova luce sulle scienze, fu il primo, che diffuse sopra i giardini ancora una luce, tuttavìa offuscata dalle antiche tenebre. Esigeva per un giardino trenta jugeri di terreno, e lo divideva in tre parti: uno spazio erboso all'entrata, un altro ripieno di cespuglj alla sortita, ed il giardino propriamente detto nel mezzo, con viali, e passeggi dalle due bande. Alla prima parte destinava quattro jugeri, sei alla seconda, quattro a ciascheduno de' viali laterali, e dodici al giardino di mezzo. Gli ornamenti, e gli arabeschi a diversi colori, disegnati in terra sotto le finestre della casa, non sono, che giuochi puerili, che si trovano pure, com'egli dice, su de' pasticci, e lo stesso giudizio porta sulle piante acconciate in differenti figure. Invece d una pianura esatta, vorrebbe che si elevasse nel mezzo del giardino un monticello aggradevole alla vista, sormontato da un vago padiglione, al quale si pervenisse per mezzo di due o quattro file di gradini. Bandisce gli stagni, ed i canali d'acqua dormente, che vuol che sia sempre in moto. L'invenzione capricciosa di slanciare le acque in alto, e di farle artificiosamente giuocare, non aumenta a suo giudizio nè la purità, nè la salubrità dell'aria, nè il piacere del giardino. Lo spazio occupato dalla boscaglia vorrebbe che assomigliasse a un sito piacevolmente incolto. In quà in là vi si potrebbero frammischiare degli arbusti differenti con fiori odorosi; ma il terreno lo vorrebbe coperto dappertutto di violette, di fragole, e di primevere, che esalano grato odore, e prosperano all'ombra. I boschi non dovrebbero offrire un ordine preciso, ma delle picciole eminenze d'intorno, sparse di fiori varj, e d'arbusti odoriferi. Raccomanda gli alberi da frutta, e de' sentieri comodi, ed asciutti, che si diramino in tutti i sensi. Nel fondo del giardino, continua l'autore, si potrebbero praticare da due lati de' piccioli ridossi, da dove l'occhio potesse liberamente percorrere le vicine campagne. Nello spazio, da lui chiamato giardino, i viali saranno larghi, e guarniti d'alberi fruttiferi, e vi vorrebbe pur collocati de' seminarj di consimili piante, e dei vaghi gabinetti artificiali di verdura, con sedili. Ma non bisognerebbe poi tanto, soggiugne egli, accumulare questi oggetti, dovendo il giardino, propriamente detto, rimaner libero, ed aperto alla maggior circolazione dell'aria; l'ombra è da cercarsi ne' viali laterali, non dovendo, a parer suo, servire il giardino che per le stagioni temperate di primavera, e d'autunno, e per le ore della sera, e del mattino d'estate. Delle passeggiate prolungate su' colli sarebbero avvantaggiose, se la natura le fornisse.

Per quanto sieno coerenti le osservazioni, ed opportune le domande di Bacone, sono tuttavìa frammischiate da alcune, direttamente opposte al buon gusto in fatto di giardini; tale è la forza della moda, che soggiogò pure questo grand'uomo. Approva la forma quadrata, le arcate di legno sormontate da picciole torri, che cattivi ritengano gli uccelli, ed ornate di figure dorate, e di strette lamine di vetro colorato; loda le colonne di legno, e le piramidi della stessa materia, le vasche regolari, ornate di figure, e di vasi. Finalmente determinando un modello stabile, ne limita lo stile, ciò che non si accorda punto colla varietà naturale degli spazj, e colla fertilità del genio creatore. Tuttavìa Bacone non si accontenta di passare per profeta d'una scienza non ancor nata; ei non solo predice, comincia a creare.

Questa medesima bellezza campestre, che avrebbe mai sempre dovuto regnare nei giardini, fu in seguito descritta da Milton nel suo paradiso, ossia giardino di Eden. «La natura aveva prodigate delle bellezze innumerevoli sulle montagne, e nelle valli. Le sue ricchezze erano sparse con profusione nelle campagne, che il sole liberamente riscalda co' suoi raggi, e nei verdi folti, che una impenetrabil ombra rende cotanto vaghi nell'ardore del giorno. Questa felice abitazion campestre era mirabilmente variata pel piacere degli occhj. Là voi trovavate de' boschi, i cui fronzuti alberi distillavano la mirra, ed i preziosi balsami: quì ne vedevate degli altri, che coi loro frutti lucenti, e saporiti incantavano l'occhio, ed il gusto. Tutte le meraviglie, che la favola attribuisce al giardino delle Esperidi, s'incontravano realmente in questo giardino di voluttà. Fra gli alberi sorgevano spazj ridenti, deliziose colline, ripiene d'armenti, che l'erbe tenere ne pascolavano. Quì una leggiera eminenza coperta di palme, e il seno fiorito d'una valle, irrigata da ruscelletti, offrivano mille bellezze, e colà cresceva la rosa senza spine. Le opache grotte disponevano freschi ricoveri, tappezzati di pampini, che s'affrettavano di sporgere i porporini grappoli, e che vi si avviticchiavano con una mirabile fecondità. I ruscelli con grato mormorìo cadendo al lungo delle colline, ramificavano al piano, ed andavano formando uno stagno, la cui superficie presentava il suo specchio cristallino alla verdura delle sponde d'intorno coronate di mirti. Gli augelli formavano un coro ripieno di melodìa, e gli zeffiri portando con essi i profumi de' campi, e de' boschi, mormoravano tra foglia e foglia soavemente agitata».

I poeti di tutte le età, e di tutte le nazioni hanno dovuto tenere un consimile linguaggio descrivendo de' giardini, giacchè qualsiasi altro, e quello sovratutto della moda vi si ricusava; ma la voce di questi araldi del buon gusto non potè per questo dissipare gl'inveterati pregiudizj del lor secolo.

Comparve Lord Temple. Assicura egli che in nessun altro tempo in Inghilterra vi fu maggior inclinazione pei giardini che nel suo; che giammai non vi si sono mantenuti meglio, e che in nessun altro paese potevano essere altrettanto belli che nella sua patria. Esige quattro cose per un giardino: frutta, fiori, ombra, ed acque. Vicino all'abitazione vuole un tappeto d'erba fregiato di fiori, ed in mancanza di fiori, dei getti d'acqua, de' vasi, delle statue; nello spazio che segue, la cinta dovrebbe essere tutta scoperta, e senz'altri alberi, da quelli infuori, che vi si dispongono in ispalliera, ma poco elevata. Supponendo che questo spazio occupasse due terzi del giardino, si potrebbe guarnire il resto di piante da frutta, a meno che non si preferisse, per procacciarsi dell'ombra, piantarvi un boschetto. Fin quì tutto è bene, o almeno sopportevole, atteso il gusto del secolo. Ma inoltre vuole il Lord un quadrato perfetto, perchè dice esser quella la forma più conveniente ad un giardino, ed esige un terreno piano, o leggiermente inclinato. Cita per modello il giardino di Moore, il più bello, che dice aver veduto in Inghilterra, ed altrove. Nel mezzo d'una vasta terrazza, tutta ricoperta di sabbia, e circondata d'allori, sorgeva un gran palazzo. Tre scalinate spaziose di pietra, l'una nel mezzo, e due laterali, conducevano ad un ampio spartimento. Le fontane, le statue, le arcate verdi, e di sasso, i padiglioni, le grotte con acque spruzzanti non vi mancavano. Ecco come pretende, che andassero formati i giardini, che se più fossero regolari, più riuscirebbero belli. Ciò non pertanto una debil luce traspariva attraverso di tanti pregiudizj. Vi puonno essere de' giardini irregolari, soggiungeva Temple, che non saranno per questo che più belli, e più aggradevoli; vi bisogna per tal effetto una vantaggiosa situazione, e quanto basti di arte, e di travaglio per dare alla loro irregolarità una forma atta a piacere. Rigettava altresì i muri nudi, de' quali per costumanza antica si circondavano i giardini; o li voleva rivestiti almeno di verde, perchè non producessero una dispiacevole sensazione. Fin quì arrivò Temple.

Addisson gli successe, e per la forza de' suoi maschj giudizj, e del suo gusto classico si avvicinò maggiormente ad una certa perfezione; ciò che Pope aveva cercato di ottenere quasi nello stesso tempo pel mezzo della satira, che sapeva così ben maneggiare.

Nacque in allora il principio della rivoluzione nell'arte de' giardini. Addisson si mosse a mostrare dove consistono i veri piaceri dell'immaginazione, e di là dedusse delle accurate osservazioni sulla cattiva maniera, che dominava tuttora ne' giardini. «Sosteneva che le opere dell'arte paragonate a quelle della natura non puonno mai avere quella vasta estensione, e quella immensità, che prestano un così delizioso trattenimento allo spirito dello spettatore. Può ben essere un oggetto dell'arte delicato, e pulito al paro d'un altro di natura, ma non sarà giammai altrettanto augusto, nè magnifico nel disegno. Ne' tratti grossolani, e negletti di natura vi ha sempre qualche cosa di più ardito, e che fa sentire di più la mano maestra, che ne' colpi di pennello più delicati, e negli abbellimenti più squisiti dell'arte. Le bellezze di giardino, o di palazzo il più superbo si trovano rinchiuse in un piccolo cerchio; l'immaginazione le percorre ben presto, e domanda qualche cosa di più per soddisfarsi; ma ne' vasti campi della natura l'occhio gira liberamente su tutte le parti, e si pascola d'una infinita varietà d'immagini, senza essere astretto ad un cert'ordine. Di vero noi non troviamo dilettevoli le opere dell'arte, che in quanto rassomigliano più a quelle di natura, ed in allora il piacer nostro è prodotto non solamente da questa rassomiglianza, ma altresì dal sentire che il modello è perfetto. In generale v'è nella natura qualche cosa di più grande, e di più augusto, che in tutto ciò, che si vede fra le curiosità dell'arte; così tutte le volte che noi la vediamo imitata in qualche modo, ciò ne dà un piacere più nobile, e più rilevato, che quello che possiamo trarre dalle opere dell'arte le più fine, ed esatte. Una vasta estensione di terreno coperta da un aggradevole miscuglio di boschi, di prati, e di cascate d'acqua, che rappresentino dappertutto un'artificiosa semplicità, c'incanta assai più che l'eleganza ordinaria del più sontuoso giardino. Perchè mai non si potrebbe fare di una possessione intera una specie di giardino, arricchito di frequenti piantagioni, che tornerebbe al profitto del proprietario, e al suo piacere? Una palude coperta di salici, o un monte coperto di quercie, formano un oggetto non solamente più piacevole alla vista, ma più utile all'interesse, che se si abbandonassero alla loro naturale sterilità. I campi coronati da spighe formano un vago prospetto, di maniera che se i viottoli, che si vedono tra un campo e l'altro, fossero un po' più elegantemente mantenuti, se lo smalto delle praterìe fosse ajutato da qualche leggiera addizione dell'arte, e se le siepi fossero ornate d'alberi, e di fiori con maggior cura, un uomo potrebbe fare un bel paesino del suo possesso».

All'appoggio di principj cotanto sani, Addisson compose in appresso un leggier quadro, ma vago, di un giardino conforme al suo genio, e alla natura. Eccolo. «All'intorno della mia picciola casa ho varj jugeri di terreno, che chiamo il mio giardino, e che un abile giardiniere non saprebbe come chiamare. È desso una confusione, un'intralciata mescolanza di ortaggio, di frutteto, e di giardino a fiori. I miei fiori vi crescono in diverse parti colla più lussuriosa abbondanza, e sono così lontano da preferirne alcuno, che quando ne rincontri ne' campi, e che mi piacciano, fisso a loro subito un posto nel mio giardino. Diversi pezzi di terra sono smaltati di mille differenti colori. Il sol metodo, che seguo, è di radunare nel medesimo sito il prodotto della medesima stagione, affinchè sbucciando tutti nello stesso tempo, compongano un quadro più variato, e ricco. Una consimile irregolarità regna nelle mie piantagioni, che crescono con tutta la selvaggia libertà della natura. È divertente per me di passeggiare in un labirinto, che ho piantato, e di non sapere se il primo albero, che incontrerò, sia un pomo, una quercia, un olmo, od un pero. Il mio verziere ancora ha il suo posto determinato, e sono di sentimento che un verziere è più aggradevole alla vista, che una citroniera, o una serra. Amo vedere ciascheduna cosa nella sua perfezione, e mi compiaccio di più della vista, e dell'odorato delle mie ajuole di cavoli, e di legumi, e d'una infinità d'erbe utili, che vengono a tutta maturità, che di vedere delle piante esotiche, delicate, sforzate da un calore artificiale, tisiche, e languenti in un clima, e in un terreno, che non sono il loro. Nell'alto del mio giardino sgorga un fonte, da cui deriva un ruscelletto, che serve al piacere, ed all'utilità del sito: l'ho talmente diretto, che serpeggia d'intorno a quasi tutte le mie piantagioni; scorre, come farebbe in piena campagna, fra rive coperte di primevere, di amaranti, e di rose, che sembra d'aver egli fatto nascere. Come il mio giardino attira gli uccelli delle campagne all'intorno, offrendo loro dell'acqua, dell'ombra, della solitudine, e de' ricoveri, così non permetto che sieno distrutti i loro nidi, o discacciati dai siti, che frequentano nel tempo della frutta. Amo ancor più avere il mio giardino pieno di merli, che di cerase, e dono volontieri della frutta per sentire il canto. Con questo mezzo godo sempre della musica la più perfetta della stagione; e son ben contento di vedere il capinero, ed il tordo saltellare ne' miei sentieri, e traversar volando i viottoli, ed i siti, ch'io stesso percorro. Tutte le mie opere sono rustiche, come natura, e non affettano punto la delicatezza dell'arte...».

Simili rischiarimenti d'un Addisson sulla disposizione de' giardini, gustati da tanti suoi lettori, eccitare dovevano la nazionale industria; e cominciossi di fatto a porre in opera simiglianti idee.

Il passo più considerabile, che si fece verso i miglioramenti, che ne vennero in seguito, fu d'abbattere i muri, che servivano di confine ai giardini, e di sostituirvi de' fossi vuoti. Questo tentativo sembrò in allora così sorprendente, che il popolo chiamò questi fossi Ah! Ah! per esprimere la sorpresa, che risentiva di vedersi bruscamente arrestato d'una maniera tanto inaspettata. La coltura, e il terreno d'intorno al di là del fosso dovette in appresso fondersi, per dir così, nello stesso quadro del giardino, e questo rimaner libero dall'angustia del luogo, e dalla soverchia sua regolarità, affine di accordarsi meglio col paese all'intorno.

A quest'epoca comparve Kent, uomo d'un genio grande, e d'un gusto delicato, che verso la metà del decorso secolo, poste da banda tutte le antiche regole, sembrò sorger creatore d'una nuova arte di giardini. Abbandonò la regolarità ordinaria, che ben conobbe quanto stancava, ed infastidiva. Osservò che la natura non ama la simmetrìa, che ne' piccoli corpi, e non già ne' larghi tratti di terreno, e ch'essa dissemina nelle sue opere più favorite la varietà, ed un bel disordine. Sentì le impressioni irresistibili, che producono sull'anima gli oggetti grandi, e magici della natura, quando la loro disposizione è libera, ed ardita; e sentì che queste impressioni scuotono, ed occupano assai più, che tutte quelle, che cagionano le picciole costruzioni eleganti. Scelse la linea curva, come la più diversificata; diede a' ruscelli, ed alle acque un corso tortuoso; cavò partito delle eminenze senza spianarle; abbellì i boschi naturali senza distruggerli; antepose un tappeto di verdura ad un terreno sabbiato; praticò una quantità di sfondati seducenti; aprì all'occhio una folla di lontananze; nobilitò i boschetti, collocandovi delle fabbriche; in una parola, Kent trovò l'arte de' giardini ove la cercava, cioè nella natura. I suoi disegni, e piani furono adottati dal gusto de' suoi nazionali con entusiasmo; e l'arte de' giardini progredì in Inghilterra con una rapidità sorprendente verso la sua perfezione dal momento che fu affidata colà al buon metodo. I gran principj di Kent furono la prospettiva, e l'intelligenza del chiaroscuro. Divideva con gruppi d'alberi una pianura troppo semplice, o di troppo estesa, ed ammorzava la sua luce troppo viva colle tinte cariche di piante sempre verdi. Mancando l'orizzonte d'oggetti, onde animarlo, ne ideava degli artefatti, che formassero perspettiva. Le fabbriche, i siti di riposo, i templi erano piuttosto l'opere del suo pennello, che del suo compasso. Kent ebbe de' successori, che trascorsero la strada, ch'egli aveva aperta. Comparvero successivamente de' trattati giudiziosi, ed estesi, consacrati all'arte de' giardini. Fra gli autori, che se ne sono occupati, i più distinti sono Home nella celebre sua opera sopra gli elementi di critica, e Vhately nelle sue osservazioni sopra l'arte de' giardini. Il primo non ne parlò, che in forma di digressione, e per fare delle applicazioni de' principj, che stabilisce. Benchè diverse delle sue proposizioni sieno nuove, e giudiziose, altre però sono compassate con soverchia minuzia sopra principj generali in modo che non sembra potersene far quel conto, che altri hanno preteso. Vhately considerò l'arte de' giardini sotto un punto di vista più vasto ancora; la risguardò come l'arte di abbellire de' paesi interi. Nessuno de' suoi compatriotti prima di lui aveva esaminato questo soggetto con una penetrazione altrettanto viva, ed in una estensione così ardita. La sua critica sul bello è profonda; i suoi principj sono dedotti, e sviluppati ad evidenza: si potrebbe chiamarla la metafisica de' giardini. Ma la metafisica sola soventi volte nuoce al sentimento, ed effettivamente sembra che Vhately lo abbia troppo poco calcolato. Abbiamo in questo genere una folla di scritti, e ne sortono oggigiorno presso le altre nazioni[1].

Chambers, architetto del Re d'Inghilterra, che riunisce ad una vasta erudizione un genio, ed una sensibilità squisita, è quegli che ha data l'ultima mano all'arte de' giardini Inglesi, portandoli, dirò così, all'ultima perfezione, e spingendoli oltre la sfera dell'immaginabile. Al suo ritorno dalla China Chambers aveva osservato che nella sua patria non si osava abbastanza distaccarsi dall'antico stile; che vi si mancava d'invenzione, ed erano soggetti gl'Inglesi a dare nelle stravaganze ogniqualvolta tentavano de' nuovi saggi; vedendo che tutte le belle arti avevano de' maestri, frattanto che quella sola de' giardini rimaneva orfana, e priva di chi ne facesse valere le doti, trovò nel suo spirito, e nella brillante sua immaginazione delle idee, che credeva più convenienti alla natura, ed alla destinazione de' giardini di quelle, che d'ordinario si seguivano; in conseguenza giudicò che siffatte idee ecciterebbero più l'attenzione, e sarebbero state meglio accolte da' suoi compatriotti, se attribuite ad una nazione lontana, che le avesse di già messe in pratica; quindi pubblicò la celebre sua opera intitolata: Dissertation on Oriental Gardening, dove probabilmente semina delle idee Inglesi, e forse le sue in un suol Chinese[2], affine di prestar loro un'apparenza più forte, e di renderle vieppiù seducenti.

DESCRIZIONE DI CHAMBERS DE' GIARDINI DELLA CHINA[3].

La natura è il modello de' Chinesi, e lo scopo loro è d'imitarla. Prima di tutto osservano la forma del terreno, se è piano, o pendente; se vi sono colline, oppure montagne; se egli è esteso, o ristretto; se è asciutto, o paludoso; se abbonda d'acqua, o se ne è privo. Prestano una scrupolosa attenzione a tutte queste circostanze, e scelgono le convenienze, che si confanno meglio alla natura del suolo, che esigono minori spese, coprono i suoi difetti, e maggiormente fanno comparire tutt'i suoi vantaggi.

Il terreno è distribuito in varie scene, e per passaggi tortuosi, aperti nel mezzo de' boschetti, siete condotto ai differenti punti di vista, ciascheduno de' quali è indicato da un sedile, da un edificio, o da qualche altro oggetto.

La perfezione de' loro giardini consiste nel numero, nella bellezza, e nella diversità di queste scene. I giardinieri Chinesi, come i pittori d'Europa, raccolgono dalla natura gli oggetti più aggradevoli, e procurano di combinarli in maniera che non solamente compajano separatamente col maggior lustro, ma altresì che per il loro accozzamento formino un totale piacevole, e che produca grata sensazione.

I loro artisti distinguono tre differenti specie di scene, che le caratterizzano col nome di ridenti, d'orribili, e d'incantate. Quest'ultima denominazione risponde a ciò che si nomina scene di romanzo, nelle quali i nostri Chinesi si servono di diversi artifizj per destare la sorpresa. Talvolta fanno passare sotto terra un fiume, o un rapido torrente, che col suo rumorìo assorda l'orecchio di chi passa, incapace a comprendere d'onde provenga tanto fracasso. Altre volte dispongono le roccie, e le pietre in tal maniera, che il vento passando attraverso gl'interstizj e meati, che per tal effetto vi son praticati, forma de' sibili affatto singolari, e strani. Impiegano in siffatte composizioni le specie più straordinarie d'alberi, di piante, e di fiori; vi ottengono degli echi artificiosi, e complicati, e mantengono colà differenti sorta d'uccelli, e d'animali mostruosi.

Le scene d'orrore presentano macigni sospesi, oscure caverne, e cateratte impetuose, che si precipitano dall'alto delle montagne da tutte le bande. Gli alberi sono difformi, e sembrano spezzati dalla violenza del turbine. Quì se ne vedono dei rovesciati, che intercettano il corso de' torrenti, e sembrano d'essere stati svelti dal furore dell'acque: là pare che colpiti dal fulmine sieno stati arsi, e fracassati. Taluno degli edifizj cade in rovina; tal altro è consumato per metà dal fuoco, e qualche miserabil capanna in quà, e in là dispersa sulle montagne, sembra egualmente attestare l'esistenza, e la miseria degli abitanti. A queste scene d'orrore succedono comunemente delle ridenti. Sanno gli artisti Chinesi con quanta forza l'anima è colpita dai contrasti, e non mancano giammai di praticare delle improvvise transizioni, e delle forti opposizioni di forme, di colori, e d'ombre. Così da viste limitate vi fan eglino passare a prospettive estese; dagli oggetti d'orrore alle scene aggradevoli; e dai laghi, e dai fiumi alle pianure, alle collinette, ed ai boschi. Ai colori oscuri, e tristi oppongono i più brillanti, ed alle semplici forme, le complicate, compartendo giudiziosamente le diverse masse d'ombra, e di lumi in tal modo, che la composizione riesca distinta nelle sue parti, e compita nel suo tutto.

Allorchè il terreno è vasto, e che vi si può far entrare una moltitudine di scene, ciascheduna è appropriata ad un sol punto di vista; ma quando lo spazio è ristretto, e non permette d'introdurre abbastanza di varietà, si cerca di rimediare a questo difetto col disporre gli oggetti in maniera che producano rappresentanze diverse, secondo i diversi punti di vista; e sovente l'artificio è spinto al segno, che queste rappresentazioni non hanno tra loro veruna rassomiglianza.

Ne' vasti giardini i Chinesi praticano delle scene differenti per il mattino, per il mezzodì, e per la sera, ed innalzano ai debiti punti di vista degli edificj proprj ai trattenimenti di ciascheduna parte del giorno. I piccoli giardini, dove, come noi l'abbiam detto, un solo accozzamento produce diverse rappresentazioni, dimostrano nella stessa guisa fabbriche ai diversi punti di vista, che dal loro uso indicano il tempo del giorno più atto a goder della scena nella sua perfezione.

Stante che il clima della China è eccessivamente caldo, gli abitanti impiegano molt'acqua ne' loro giardini. Allorquando sono ristretti, e che la situazione lo permette, tutto il terreno è messo sotto acqua, e non vi sopravanza che un picciol numero d'isolette, e di scogli. Nei giardini spaziosi s'introducono laghi, fiumi, e canali. Si imita la natura diversificando, com'ella fa, le rive de' fiumi, e de' laghi. Ora queste rive sono aride e sabbiose, ed ora coperte di boschi fino al dorso dell'acque. Piane in tai siti, ed ornate d'arbusti, e di fiori, in altri siti si trasformano in macigni scoscesi, che presentano caverne, dove una parte dell'acqua vi si precipita con altrettanto strepito, che violenza. Qualche volta voi vedete delle praterìe ricolme di bestiame, o de' campi di riso, che si avanzano nel lago: altre volte i boschi sono penetrati in diverse parti da fiumi, e da' canali, capaci a portar barche; le sponde sono coperte d'alberi, i cui rami si estendono, s'intralciano, e formano a luogo a luogo delle arcate, sotto le quali passano i batelli. In questa guisa voi pervenite a qualche oggetto interessante, ad una superba fabbrica, collocata nella sommità d'un monte tagliato a terrazze, ad una cascina posta in mezzo del lago, ad una caduta d'acqua, ad una grotta ripartita in diversi appartamenti, ad uno scoglio artificiale.

I fiumi seguon di rado la linea dritta; serpeggiano, e vengono interrotti da irregolarità diverse. Talvolta sono ristretti, rumorosi, e rapidi; e tal altra sono lenti, larghi, e profondi. Ne' fiumi, e ne' laghi si vedon le canne, e l'altre piante, ed erbe acquatiche. Spesso i Chinesi vi construiscono sopra dei molini, e delle macchine idrauliche, il di cui moto giova ad animar la scena. Hanno ancora una quantità di batelli, diversi di forma, e di grandezza. I loro laghi sono zeppi d'isole, le une sterili, e circondate da roccie, e da scogli; arricchite le altre di tutto ciò che la natura, e l'arte offre di più perfetto. V'introducono pure degli scogli artefatti, e sorpassano in questo genere di composizione tutte l'altre nazioni. La pietra, di cui si servono, viene dalle parti meridionali dell'impero, tira al turchino, e presenta delle forme irregolari, cagionate dall'azione dell'acque: i pezzi scelti s'impiegano ne' quadri a commesso, che adornano gli appartamenti; gli scarti servono per i giardini, e connessi per mezzo di un cemento dell'egual colore formano de' massi d'una considerevole grandezza. Allorchè questi massi sono grandi, vi scavano dentro caverne, e grotte con aperture, a traverso le quali si scoprono lontananze. In diverse parti, e sulle punte si vedono delle piante, degli arbusti, e dell'erbe, e sopra le lor cime si collocano tempj, ed edificj, ai quali si monta per mezzo di gradini tagliati nella stessa roccia. Eccovi un'idea di consimili scogli.

Tav. II. Scoglio Chinese praticabile.

Quando v'è acqua bastante, e che il terreno è convenevole, i Chinesi non mancano d'introdurre delle cascate ne' loro giardini. Schivano qualunque sorta di regolarità, imitando le consimili operazioni della natura ne' monti. Le acque spruzzano dalle caverne, e dalle sinuosità degli scogli. Quì romoreggia una grande e violente cateratta; là una moltitudine di piccole cascate. Qualche volta la vista della caduta è intercetta dagli alberi, i cui rami e foglie non permettono che per intervallo di vedere le acque, che cadono al lungo de' fianchi della montagna. Talora al dissopra della parte più rapida della cascata sono gettati da un rocchio all'altro de' ponti di legno grossolanamente fatti, e sovente il corrente delle acque è interrotto da alberi, e da mucchj di pietre, che la violenza del torrente sembra avervi trasportate.

Ne' boschetti i Chinesi variano sempre le forme, ed il colore degli alberi, riunendo quelli che gettano rami a foggia di fiocco con quelli che crescono piramidalmente, e i verdi cupi con gli allegri; v'intrecciano piante, che portan fiore, fra le quali ve n'hanno diverse, che fioriscono nella più gran parte dell'anno. I Chinesi ancora introducono tronchi d'alberi ora in piedi, ed ora sdrajati, e spingono lontano assai la delicatezza sopra le loro forme, sul colorito delle loro corteccie, e perfino sulli muschi, che li rivestono.

Non v'ha niente di più vario che i mezzi, che impiegano per eccitare la sorpresa. Vi conducono alcune volte a traverso di caverne, e di viottoli oscuri, alla sortita de' quali vi trovate subitanamente colpito dalla vista di un delizioso paesetto, arricchito da quanto la natura fornisce di più bello. Altre volte vi menano per larghi sentieri, per viali, che diminuiscono, e ne diventano disastrosi a poco a poco. Non v'è più passaggio; de' cespugli, delle spine, e de' sassi lo rendono impraticabile; allorquando tutto ad un tratto s'apre agli occhi vostri una ridente, e vasta prospettiva, che vi piace tanto più, quanto meno l'aspettavate.

Un altro artificio di questi popoli è quello di nascondere una parte della composizione col mezzo d'alberi, e d'altri oggetti intermedj. Ciò eccita la curiosità dello spettatore, che vuol vedere da vicino, ed approssimandosi, si trova piacevolmente sorpreso da qualche inaspettata scena, o da qualche rappresentanza, totalmente opposta a quanto cercava.

Il confine de' laghi è sempre nascosto ad arte per lasciar spaziare l'immaginazione; e la stessa regola si osserva, per quanto si può, in tutte le altre composizioni Chinesi.

Quantunque i Chinesi non sieno molto versati nell'ottica, tuttavìa l'esperienza ha loro insegnato, che la grandezza apparente degli oggetti diminuisce, e che i loro colori s'indeboliscono a misura che s'allontanano dagli occhi dello spettatore. Queste osservazioni hanno dato luogo ad un artificio, che pongono talvolta in opera. Formano delle vedute in prospettiva, introducendovi fabbriche, vascelli, ed altri oggetti, diminuiti a proporzione della loro distanza dal punto di vista; e per rendere più compita l'illusione danno delle tinte bianchiccie alle parti lontane della composizione, e piantano ne' fondi degli alberi di un colore meno vivo, e più bassi di quelli del davanti. In questa maniera, ciò che per se stesso è limitato, e di poca considerazione, diviene in apparenza grande, ed esteso[4].

I Chinesi schivano d'ordinario la linea retta, ma non la rigettano però sempre. Formano de' viali diritti, allorchè hanno qualche oggetto interessante a porre in vista. Quando il terreno è interamente piano, pare ad essi assurda cosa di praticarvi un sentiero tortuoso; poichè, dicon essi, è l'arte, oppure il passaggio costante de' viaggiatori, che l'ha fatto? Ma nell'uno, e nell'altro caso non è naturale di supporre, che gli uomini volessero scegliere la linea curva, quando posson andare più facilmente per la dritta alla loro meta.

Ciò che si nomina in Inglese CLUMP, vale a dire gruppo d'alberi, non è ignoto ai Chinesi; ma non li mettono tanto in opera, quanto noi. Non occupano mai tutto il terreno; i giardinieri loro considerano un giardino, come i nostri pittori considerano un quadro; ed i primi gruppeggiano i loro alberi nello stesso modo, che gli ultimi uniscono le loro figure, gli uni, e gli altri avendo le loro masse principali, e le secondarie.

I Chinesi, continua Chambers, circondano comunemente le loro fabbriche regolari di artificiose terrazze, di dolci pendìi, e di molte scale, i cui angoli sono ornati di gruppi di scultura, e di vasi intrecciati con ogni sorta di macchine idrauliche, che, congiunte con l'architettura, danno a quelle un'aria interessante, e vi aggiungono splendore, e strepito.

D'intorno alla principal abitazione, il terreno è quasi regolare ed aperto, e trattenuto colla maggior cura, e non vi si soffre veruna pianta, che possa in alcun modo impedire la vista della casa. La fabbrica è dessa campestre? La decorazione, che la circonda, è selvaggia. È dessa nobile? La decorazione è grandiosa. Finalmente la fabbrica è d'un aspetto gajo, e ridente? La decorazione è voluttuosa. In una parola, i Chinesi sono molto esatti a far regnare un solo e medesimo carattere nelle diverse parti delle lor composizioni.

Ritirano tutto l'avvantaggio possibile dagli oggetti, che sono fuori della loro appartenenza. Cercano di formare un apparente legame fra i loro giardini, e le foreste all'intorno, i campi, e l'acque lontane; e quando hanno alla loro portata la vista di città, di castelli, di torri, e d'altri oggetti considerabili, sanno essi servirsene con tanta economìa, ed industria, che si rimirano sotto tutti gli aspetti, e in tutte le possibili direzioni. Praticano lo stesso per rapporto ai fiumi navigabili, ai gran cammini, ai molini, e consimili oggetti semoventi, che possono animare, e fornire varietà al giardino.

Hanno delle decorazioni per tutte le stagioni dell'anno. Quelle della primavera consistono nei tigli, nei larici, nelle spine del fior doppio, nel mandorlo, nel persico, nelle rose, e nella varia famiglia dei caprifogli. Il suolo, e l'orlature de' boschetti, e de' boschi sono guarniti di giacinti selvatici, di garofani, di narcisi, di violette, di tuberose, di zafferano, e di tutt'i fiori, che spuntano in quella stagione. Introducono nel parco siti destinati per ogni sorta d'uccelli domestici, e selvatici, e da preda[5]. Altrove vi sono de' nidi, e de' siti accomodati per farvi covare il volatile; finalmente delle belle latterìe, e delle fabbriche destinate all'esercizio della lotta, della scherma, e di altre operazioni ginnastiche conosciute alla China. Ne' boschi vi praticano ancora dei grandi spazj, atti alla cavallerizza, a tirar d'arco, ed a far delle corse.

Per la state scelgono i Chinesi le parti più ricche, e meglio mantenute dei loro giardini. Queste parti sono inondate d'acque, che formano stagni, fiumi, e macchine idrauliche, con barche di varia costruzione, adattate ad andare alla vela, ed a remi a divertirsi alla pesca, alla caccia d'uccelli acquatici, ed al combattimento navale. I boschi sono composti di quercie, di faggi, di castagni d'India, d'olmi, di frassini, di platani, e delle diverse specie d'aceri, e di pioppi; i boschetti d'ogni qualità di bel arbusto, che porta fiori in estate: il totale offre il più bel verde, e la mescolanza di colori la più superba, ed armoniosa. Gli edificj sono vasti, brillanti, e numerosi. Ciascheduna scena ne presenta uno, o varj, de' quali una parte serve al ballo, ai conviti, al riposo, al bagno, ed alla meditazione.

Fra i gabinetti, e l'altre fabbriche, che adornano la parte del giardino, consacrata alla state, vi si trova spesso una sala con volto a foggia d'emisfero, dipinto con molt'arte, e rappresentante il cielo durante la notte; nella volta viene disposta una moltitudine di piccioli buchi coperti da vetri colorati, per i quali passando la luce, rappresenta il chiarore d'una bella notte estiva colle stelle, e la luna.

Sull'acque formano isolette galleggianti, fornite le une di tavole per il festino, le altre di seggiole per i musici, ed altre guarnite d'arbusti, sotto dei quali si trovano letti per il riposo, banchi erbosi, e tant'altre comodità della vita.

Le piantagioni dell'autunno sono formate da diverse specie di quercie, di faggi, e d'alberi, le di cui foglie si conservano di più, e che, seccando, producono un altro colore, come il RHUS CORIARIA, e l'EDERA QUINQUE FOLIA ec. V'intrecciano qualche albero conifero, e qualcuno di frutta, e gli arbusti, ed i fiori tardivi; degli alberi morti perfino con tronchi di una forma pittorica, e ricoperti da muschio, e da edera.

Le fabbriche, che adornano queste scene d'autunno, e d'inverno, inspirano frequentemente l'idea della decadenza, e della mortalità. Si vedono degli eremi, e degli ospizj, dove i vecchi e fedeli servi della casa vi passano in pace il restante de' loro giorni fra le tombe de' loro padri, e quelle più distinte della famiglia del lor signore. Rimangono in quà in là delle rovine di palazzi, di castelli, e di templi. Si veggono degli archi di trionfo consunti, e degli avanzi di monumenti superbi, dedicati un tempo alla memoria d'antichi eroi, le di cui iscrizioni sono per metà scancellate. Mettono in opera tutto ciò che può servire a segnare la caducità, le avversità, e la mortalità delle cose di questo mondo; e siffatto spettacolo, rinvigorito dal tristo aspetto, e dall'aria piccante dell'autunno, riempie l'anima di malinconìa, e la porta a delle gravi riflessioni.

Le differenti scene de' giardini Chinesi si congiungono tra loro pel mezzo di viali, di gran sentieri, di fiumi, e di laghi, ma con passaggi felici, ed ingegnosamente calcolati. I gran sentieri tanto diritti, che tortuosi, sono alcune volte abbastanza lontani gli uni dagli altri, e separati dai folti boschetti, che la vista non vi può trapassare. Talvolta si accostano, insensibilmente gli alberi s'allargano, e divengono men alti; l'orecchio è destato dalla voce di chi percorre l'opposto sentiere, e l'occhio è rallegrato dall'aspetto incerto delle persone, che compajono a traverso degli alberi, e dei rami. D'improvviso le piantagioni ridivengono spesse, e folte, gli oggetti spariscono, e le voci si perdono in un confuso mormorìo; poi i sentieri piegano di sbalzo verso gli stessi spazj scoperti, e le diverse compagnìe sono piacevolmente sorprese d'incontrarsi in uno stesso sito, dove possono vedersi, e soddisfare senza ostacolo la loro curiosità. I sentieri sono di sabbia, o di verd'erba, che non si limitano a coprire il sentiero, ma tratto tratto penetrano nel folto del bosco laterale, affine d'imitar la natura con maggior verità.

Ne' vasti giardini ciascheduna valle ha il suo ruscello, o il suo piccolo fiume, che serpeggia ai piedi delle colline, e va a gettarsi negli stagni, e nei laghi. Sono appassionati i Chinesi per l'acqua, che sanno così ben dirigere, e colla quale rendono più energica la tranquillità delle decorazioni quiete, aggiungono tristezza alle malinconiche, allegrìa alle ridenti, maestà alle nobili, e terrore alle spaventose».

La sola descrizione di Chambers eccita la fantasìa, e feconda la mente; e per lo meno lascia il desiderio di attenersi a' progetti più limitati, ma corrispondenti ai principj della vera e ben ragionata teorìa, e basta a segnare le traccie per ridurla alla pratica.

Gl'Inglesi, e tra gli altri il celebre Brown, dal quale i più moderni, ed i più vaghi giardini della Inghilterra riconoscono la loro esistenza, l'hanno fatto da lungo tempo, preceduti dalle seducenti descrizioni de' poeti, e dall'osservazione della natura, che hanno seguito passo a passo; e dalle loro opere pratiche n'è risultata una teorìa, che assicura, e facilita gli effetti, e i progressi dell'arte.

Tav. III. Piano generale di casa, e giardino Inglese.

A. Ingresso alla corte. Essa comunica col giardino, isolando il palazzo.

B. Viali circolari. Alberi da una parte, e dall'altra il tappeto verde della corte. Essi mettono alla scala, dov'è la cordonata per le carrozze, che salgono al vestibolo.

C. Palazzo nella maggior elevazione. Gli appartamenti terreni devono dar luogo alle sottoposte cucine, ed altri ufficj. Un basamento contorna il palazzo, ed un corpo di gradini mette alla corte, ed al giardino.

D. Fabbriche laterali ad uso di stalle, di rimesse, ec.

E. Verzieri, e frutteti con serbatojo, e serre calde.

F. Obelisco, il cui piedestallo è attorniato da quattro colonnette con catena, e posa in alto per tre o quattro gradini.

G. Sito di riposo coperto.

H. Tempio rotondo, circondato da portico.

I. Altro tempio quadrilungo di stile Greco, in ruina.

K. Sito, da dove esce l'acqua dal giardino.

L. Capanna da pescatore, fabbricata con avanzi di barche, coperta di gionchi, ed al di fuori corredata da reti.

M. Romitaggio.

N. Latterìa.

O. Seggio circolare di buona architettura.

P. Rupe o scoglio, da cui precipitandosi l'acqua dà principio al fiume. Quì possono aver luogo avanzi d'antichità.

Q. Tre ponti variamente costrutti.

S. Casale fuori della cinta, al quale si va anche dal giardino.

T. Corso dell'acqua fuori della cinta.

NB. Le indicazioni degli oggetti, che concernono la corte, si possono osservare meglio nella veduta del [palazzo di Scoonemberg], tavola N.º 25. Il presente disegno è a presso a poco la pianta di quella corte.