VI.

Nel largo e profondo movimento di elaborazione e diffusione del Cristianesimo, non mancavano, è vero, sette ed eresie tendenti a spingere sino alle più remote loro conseguenze alcuni principi della nuova religione. La vista di alcuni di questi pietisti, viventi di una vita inerte e segregata, avea suggerito l’epiteto d’infructuosi, contro cui si ribellava Tertulliano. L’eresia carpocraziana si affermava nettamente comunista. Epifane[38] definiva la giustizia di Dio un “comunismo egualitario (κοινωνίαν τινὰ εἶναι μετ’ ἰσότητος) giacchè Iddio nel compartire il massimo de’ beni, la luce, “non distingue il ricco ed il povero, il reggitore del popolo, il saggio, l’insipiente, le femmine, i maschi, i liberi, gli schiavi„. Le leggi particolari sciolsero il comunismo della legge divina, onde l’apostolo ebbe a dire: Per la legge conobbi il peccato. “Il mio e il tuo subentrarono con le leggi, così che non furono più comuni nè la terra, nè i beni, nè l’amore; e Iddio fece comuni le viti, che non ricusano il loro frutto nè al passero, nè al ladro, e il frumento e tutti gli altri prodotti. La distruzione del comunismo e dell’uguaglianza per opera delle leggi creò il ladro de’ frutti e delle greggi„.

Ma questo limitato movimento di eresie consequenziarie e pel loro tempo semplicemente utopistiche, lungi dal diffondersi e radicarsi in un ambiente non omogeneo, conduceva sempre più il movimento cristiano a costituirsi sotto forma di chiesa gerarchicamente ordinata e sempre più accentrata, respingendo, come felicemente dice il Renan[39], al tempo stesso, i raffinati del dogma e i raffinati della santità. “Gli eccessi di quelli che sognavano una Chiesa spirituale, una perfezione trascendente, venivano a rompersi contro il buon senso della Chiesa ufficiale. Le masse già considerevoli, che entravano nella Chiesa, ne costituivano la maggioranza e ne abbassavano la temperatura morale al livello del possibile„.

Così quella tendenza, che per bocca degli apologèti mirava a vincere la diffidenza degl’interessi materiali, dimostrando l’innocuità del nuovo movimento religioso e la sua compatibilità con la società greco-romana; che, maggiormente accentuata, faceva presentare da Melitone la nuova fede all’Imperatore come un’alleata[40]; menava sempre più a fare della Chiesa quello che sarebbe stata poi: uno Stato nello Stato, un potere tra gli altri poteri costituiti, che poggia sullo stesso sostrato economico e vive della stessa vita economica degli altri poteri, lottando con essi o contro di essi, ma sempre per l’egemonia, ora emulo e rivale, ora alleato.

Da questo punto, sotto la pressione continua della necessità d’adattamento all’ambiente economico-sociale, il primitivo profumo di schietta carità evangelica va sempre più svanendo, mentre la semplicità e la purezza della fede cristiana restano sempre più oppresse ed alterate per l’elaborazione teologica dottrinale e l’infiltrazione della liturgia, della superstizione e del mito pagano. Del pari, il sentimento di fratellanza cede sempre più il terreno di fronte all’esigenze della organizzazione economica e legale della società, accettata ed usufruita, e di cui anzi la gerarchia ecclesiastica tende a divenire sempre più una struttura parassitaria.

Formalmente depositaria e continuatrice della tradizione evangelica, in realtà, la Chiesa non è altro che l’istrumento di fusione del mondo greco-romano con la tradizione evangelica, che in quella combinazione si scolorisce e più spesso ancora si falsa o si disperde. Per la specificazione del lavoro e delle funzioni, l’esercizio del culto e il ministero della fede, sempre più complessi nelle forme e più irti di formule e di sottili disquisizioni teologiche, diventano una professione, che stacca e separa i ministri della religione da quegli strati più umili della società[41], dal cui seno si erano elevati e di cui facevano parte. La necessità di alimentare e sostenere la gerarchia, le esigenze della tutela e della guerra fanno della Chiesa e de’ suoi membri de’ proprietari, de’ guerrieri, de’ principi, che vivono e governano e combattono come tutti gli altri principi, guerrieri e proprietari, con le norme e con i sentimenti generati e imposti dallo stadio economico, che la società attraversa, e dalla forma legale che in conseguenza di esso ha dovuto assumere.