DISSONANZA

Ambiente trecentesco. Costumi trecenteschi. Calze, velluti, parrucche bionde. Sono in scena La Dama e Il Paggio. La Dama, seduta, ascolta il Paggio che le parla con passione, adagiato ai suoi piedi.

Il Paggio

Amore, amore, finalmente in questa

notte d'argento profumata e mistica

posso narrarti tutte le mie pene;

amore, amore, finalmente il sogno

soffuso in questa chiara ombra notturna

strappa al mio cuore la parola che

il labbro mai non oserebbe dire,

timido innanzi al tuo pallor di cera;

ah! finalmente! ed il mio cuor d'acciaio

si spezza come fosse un melagrano,

ah! finalmente! ed il mio orgoglio tutto

si accovaccia ai tuoi piedi dominato.

La Dama

Ricevo con lo spirito tremante

il dono che mi fai con mani pure;

anch'io sento in quest'aria di vertigine

mille musiche aprirsi nel mio sangue,

anch'io sento nel cuor corrermi un gelo,

che lo divide come un frutto dolce,

e le mie dita gelide esitando

tremano come fossero farfalle

sovra il tuo capo di biondezza ardente.

Il Paggio

Ah! si potesse dall'onnipotente

Destino avere in dono questo istante

per serbarlo nel fondo nostro cuore

sì da poterlo poi sempre godere

quando ce ne prendesse la vaghezza;

io non voglio che muoia e sia finito,

io non voglio che fugga e si distrugga

nell'oceano foschissimo del tempo,

io non voglio che vada...

(A questo punto Un Signore, vestito modernissimamente — soprabito, colletto, tuba —, entra da destra a passo rapido, si accosta al Paggio, e gli batte con una mano sulla spalla, chiedendo):

Scusi, per favore, avrebbe un cerino?

Il Paggio

(Si volge verso il Signore, poi, con naturalezza, si cerca addosso, nelle tasche e dice):

No, mi dispiace...

Il Signore

Niente... le pare...?..., grazie lo stesso. (Esce da sinistra, rapido ed elegante).

Il Paggio

(Si volge di nuovo verso la Dama, e riattacca più lirico e più appassionato):

Amore, amore, troverem la forza

di eternare il momento indistruttibile.

Compiremo il miracolo fecondo!

(Sipario)

BRUNO CORRA ed EMILIO SETTIMELLI