LA FITTA
(L'halle d'un albergo di riviera. Mare oltre le vetriate. Tavolini e poltrone di vimini. Palme. Gente seduta).
Voci d'un tavolino — Poca gente, quest'anno. La guerra, l'economia.
Voci d'altro tavolino — In compenso, brava gente. Gente che tira a far presto sera e a coricarsi. Gente che si vuol bene.
Tra signorine — Non un giovanotto interessante. Automobili che passano e non si fermano. Troppi ufficiali di complemento.
Sergio (cinquant'anni, elegante e ben conservato) — Ahi! la mia fitta!
Argia (quarant'anni, elegante e ben conservata) — Effetto del maltempo, caro. Il mare è mosso. Stanotte sarà il finimondo.
Sergio — Ahi! Ahi! Ti dico, mi massacra! Ahi! (fortissimo. Svenimento).
Tutti (accorrendo) — Poverino!
Argia — Sergio, amore! Verrà la tempesta, il male passerà, vedrai! Dio! non rinviene! Sergio! Sergio! (Agli altri) Sapessero, se ci adoriamo!
Sergio (rinvenendo) — Sì, ci adoriamo.
Un medico (fra gli altri) — Vediamo questa fitta.
Argia — Grazie. È passata.
Il medico — Mi pare non sia lei precisamente quella che possa dirlo.
Sergio — Sì, è passata. (Alla moglie) Andiamo, amore. Andiamo a veder la burrasca.
(Si alza e si avvinghia al braccio della donna. Si staccano dal gruppo dei curiosi).
Uno — È il perfetto idillio. Sposini maturi, ma invidiabili.
Un altro — Prima di sposarsi furono amanti per vent'anni. Almeno io l'ho sentito dire.
Signorina — Oh, amarsi così tutta la vita!
Il medico — Peccato lui, con quella gotta!
Sergio (che lo ha udito) — Che asino! E non poterne trovare uno di questi beccai che mi sappia estrarre il proiettile dall'osso!
Argia (singhiozzando) — Ma tiramela, dunque, una buona volta, anche tu questa revolverata!... Son vent'anni che te ne supplico, da quella notte atroce! Sarebbe pace fatta, finalmente!
Sergio — Ma allora fu perchè io ti volevo piantare! Piantami adesso tu, se sei capace! (partono teneramente abbracciati).
(Sipario)
PAOLO BUZZI