PAROSSISMO

Un salotto. Una signora guarda un orologio, mentre un giovine signore spunta non visto da una porta.

Signora — (sospira).

Signore + Son qua.

Signora — (si volta). Alle sette in punto, mio caro: stranamente puntuale. (Gli va incontro). Buona sera!

Signore + (Sempre fermo all'uscio). Buona sera!

Signora — Ebbene, baciami! (Dopo avergli messo le braccia sulle spalle).

Signore + No.

Signora — Cos'hai? cattivo, non farmi soffrire!

Signore + E perchè non ridi?

Signora — Perchè ti voglio bene.

Signore + E perchè mi vuoi bene?

Signora — Perchè sì.

Signore + Sei una bambola a cui si tirano i sentimenti con i fili.

Signora — Cattivo, cattivo!... ti ringrazio della puntualità, veramente inaspettata....

Signore + Ringrazia la guardia civica che mi ha condotto da te.

Signora — Come?

Signore + Stasera, mi ero smarrito.

Signora — Dove diamine ti sei cacciato, dimmi?!

Signore + Nell'Immensità.

Signora — (Un po' smarrita suona il campanello).

Signore + Sono qua; è proprio incredibile. (Si è seduto su un divano).

Signora — (Alla cameriera ch'è venuta). Annetta, preparate e tenetevi pronta.

Signore + (Alla cameriera). Annetta, scoperchiate la casa, mi fa caldo!... (La cameriera indifferente se ne va).

Signora — Amore mio, non hai dunque più una parola nè un bacio per me; ti prendi giuoco di me!?.... (Si è messa a sedere su una seggiola a braccioli).

Signore + (senza risponderle). Stasera non so camminare, ho imparato ad espandermi.

Signora — Calmati, amore; cosa ti ho fatto, dimmi? ricorda tutta la passione che ci siamo dati; cos'è dunque il nostro grande amore!!

Signore + Un gatto.

Signora — Oh! mi vuoi burlare!

Signore + No. Voglio entrare nella verità che ho intraveduta. (Di qui in là parla senza guardarla).

Signora — Quale verità?...

Signore + Guarda, tu non mi comprendi; ma io ti dico che mi fai orrore: la strada per venire da te è d'acciaio: questa casa si è cristallizzata nello spazio con una spaventosa immobilità: le cento scale che portano da te sono sempre cento. Tu, sei sempre la stessa; sempre uguale come un esemplare d'anatomia. Piangi come una bottiglia; non sai baciare che con due labbra; tieni pronte due grettissime braccia per prendermi: io non saprei se amare più te o cotesta seggiola su cui ti ripieghi. Tuttociò è molto meschino.

Signora — Oh, mi fai morire!... (Singhiozza).

Signore + Ecco! Perchè non hai saputo morire, stasera?! Abbiamo detto «qui alle sette» e ci troviamo qui esattamente insieme come le due lame di una forbice; ti trovo tranquilla, incredibilmente, palpabile, vera, carnosa. Dimmi, perchè non sai evaporare, perchè non sai essere qui e non esserci, perchè non sai occupare lo Spazio, perchè non ti sai distendere senza misura nel Tempo? Io ho incominciato a bere l'Azzurro. Tu non mi sai guardare senza gli occhi come nessun oceano sa rompere la tua strada d'acciaio....

Signora — Cosa dici? Cosa dici? (Si trova vicino alla porta, spaventata e smarrita).

Signore + Alzati nell'Etere se puoi! Ho intravisto la verità, cara mia! noi ci troviamo in un quadro dove le forme sono disegnate e stabilite in unico modo, per sempre: io voglio sfuggirvi! (Si è alzato). La vita è un tratto solo, un gesto monco, senza speranza di sviluppo. Guarda, anche l'orologio pedestre ha segnato le sette perchè quattro e tre devono fare sette: ma è dunque possibile questo? (Apre le braccia e si dirige verso una finestra). Là! il gesto immenso! divenire la parabola infinita! Io voglio sfuggirvi. (Salta sopra ad un tavolino vicinissimo alla finestra). Guarda l'Azzurro, lo Zenit vi è scomparso!... Io mi espan (Salta la finestra e continua a parlare cadendo) do (urlando)... Io mi espando nell' - l'infini... (Tonfo di un corpo sul lastrico).

Signora — (È svenuta o fuggita).

BALILLA PRATELLA