IV.

L'azione s'inizia. Napoleone col grosso attacca a destra i Prussiani e lancia il I e il II Corpo a sinistra, contro gl'Inglesi.

Questo è l'enimma di Ney. Ney, il cuor di leone, l'eroe della Moscova, il fedele Ney che pagherà con la vita l'adesione accordata al reduce dell'Elba, il fulmine di guerra che tre giorni dopo anticiperà temerariamente le cariche della cavalleria contro Mont-Saint-Jean e avrà cinque cavalli uccisi sotto di sè, Ney, le brave des braves, ricevendo l'ordine di slanciarsi «a capofitto» contro Wellington e di prender posizione oltre il crocevia dei Quatre-Bras, si avanza infatti, il 15; ma, affrontatosi col nemico, giudica di non potersi impegnare a fondo, e s'arresta; il 16 esita ancora, perde tempo, attacca con una sola parte delle sue forze, non si spinge oltre il crocevia, non è neppure in grado di concorrere, dalla destra, all'accerchiamento della sinistra prussiana! Enimma nell'enimma: tutto il corpo d'esercito di Drouet d'Erlon, posto tra Ney che attacca gl'Inglesi e Napoleone che attacca i Prussiani, va dall'uno all'altro e torna dall'altro all'uno senza arrivare a combattere con nessuno dei due!... Chi ha portato a d'Erlon l'ordine scritto con la matita? Non si sa! Ma Napoleone l'ha veramente scritto? Il Lenient lo nega.

La sua spiegazione del mistero è nuova del tutto. Il fatale andirivieni di Erlon è dovuto a un ordine contraffatto: un gregario, a fin di bene, in quell'esercito dove la disciplina lascia troppo a desiderare, dove lo zelo consiglia audacie pazze, ha falsificato la scrittura del capo. E Ney non ha colpa d'avere esitato. Se mai, doveva esitare anche più, disobbedire totalmente all'ordine imperiale, arrestarsi più indietro ancora, rendere così impossibili le marce e contromarce di Erlon e mettersi in grado di dare una mano a Napoleone contro Blücher. La colpa è tutta dell'Imperatore, che mentre si propone di separare i due nemici alleati e di cominciare a distruggerne uno, si divide invece egli stesso, resta con soli 80000 uomini contro i 120000 di Blücher e manda i 47000 di Ney contro Wellington, pretendendo anche che il maresciallo gliene riservi una parte. Troppo poche se debbono affrontare tutti i 95000 soldati del duca, le forze di Ney sono troppe se debbono sostenere soltanto qualche breve zuffa.

E quest'ultima è veramente l'opinione dell'Imperatore: Wellington non potrà resistere, non riuscirà neanche a concentrarsi, non potrà opporre nessun serio ostacolo sulla via di Brusselle. Entrare a Brusselle è il sogno del vanaglorioso: già egli caracolla con l'immaginazione per le vie di quella città.... Un particolare è caratteristico: Napoleone dà a Ney la cavalleria della Guardia, ma gli dice: «Non ve ne servite!». La cosa è tanto incredibile che Alberto Pollio ricusa di crederla. Il Lenient vi trova invece la conferma della sua spiegazione. La cavalleria è data a Ney per mostra, come uno spauracchio contro i nemici: basterà che costoro vedano quella forza, perchè si sentano perduti. Questo concetto l'Imperatore ha di Wellington, del duca di ferro!

Un concetto non molto diverso ha di Blücher: è persuaso che il maresciallo prussiano, con 120000 uomini sotto il proprio comando, non potrà, non saprà concentrarne più di 40000 a Ligny. Non contento quindi d'aver distaccato Ney contro gl'Inglesi, il temerario lascia anche inerte Lobau a Charleroi con tutto un corpo d'esercito, lo richiama troppo tardi, quando s'accorge che Blücher ha con sè tanta forza da non lasciarsi schiacciare. Potendo riuscire un trionfo risolutivo, Ligny è così una mezza vittoria e lascia indecisa la partita tremenda.