II
La fortuna di questo poema non è tutta nelle sue redazioni manoscritte e nelle sue ristampe. Se nel sec. XVII esso non fu cosí letto e studiato come nei secoli precedenti, sorse appunto in quel tempo la famosa controversia sulla sua paternitá per opera del Montalbani, allora possessore del codice ora 989 dell'Universitaria bolognese. E l'affermazione gratuita di lui, che il Quadriregio fosse opera del Malpigli, passata dapprima inosservata, accolta poi senza discussione anche dai maggiori letterati del primo Settecento, provocò le piú ampie riserve da parte del Crescimbeni e suscitò un grande rumore e una grande attivitá nel seno dell'accademia folignate dei Rinvigoriti, fintanto che il Canneti, che ne era magna pars, pubblicò nel 1723 la sua nota Dissertazione, nella quale con abbondanza di argomenti restituiva il poema al suo legittimo autore Federico Frezzi. Seguí a breve distanza la ristampa folignate, cui si è accennato, giá preparata da gran tempo dalla stessa accademia con la collazione di piú codici ed edizioni precedenti, e accompagnata da un ricco corredo di commenti del Pagliarini, del Boccolini, del Canneti stesso e dell'Artegiani, che diede anche il primo e maggiore impulso alla ricerca delle fonti del poema frezziano. E si deve a quell'importante e raro lavoro collettivo del primo Settecento, se il poema tornò ad essere oggetto di studio da parte del Palermo, del Marchese, del Rajna e del Mazzi, che ne parlarono nei loro scritti; se nel 1878 fu compreso fra i testi spogliati e citati dalla Crusca nel suo Vocabolario; e se in séguito si discorse di esso piú ampiamente nelle opere di divulgazione letteraria e di critica, che sarebbe qui troppo lungo ricordare. Venne poi il Fornaciari a fare in una rivista fiorentina del 1883 un'ampia esposizione del Quadriregio messo in relazione col poema dantesco; e pochi anni dopo il Faloci-Pulignani, nella sua monografia su Le lettere e le arti alla corte dei Trinci, presentava i frutti di speciali ricerche da lui compiute sulla vita e l'attivitá letteraria del Frezzi. Si occupò, in séguito, del poeta folignate L. Frati nello scritto intorno a Nicolò Malpigli e le sue rime, aggiungendo nuovi argomenti alle stringenti conclusioni del Canneti sulla paternitá del poema; di lui si occupò ancora il Crocioni, esaminando i Dialettismi del Quadriregio; e una serie di studi diversi sull'opera frezziana pubblicava dal 1903 l'autore di questa Nota. Ricorderò fra essi: 1° I codici del Quadriregio (in Boll. di storia patria per l'Umbria, vol. X, fasc. III.); 2° La materia del Quadriregio (Menaggio, Baragiola, 1905); 3° Le edizioni del Quadriregio (in Bibliofilia, voll. VIII e IX); 4° Il P. C. Lodoli M. O. a proposito d'un codice del Quadr. da lui posseduto (in Miscellanea francescana del dicembre 1910); 5° Un'accademia umbra del primo Settecento e l'opera sua principale (in Boll. di storia patria per l'Umbria, voll. XIII-XVIII, pubbl. anche a parte in due volumi con aggiunte e indici speciali). Un nuovo e notevole contributo allo studio delle fonti frezziane diede L. F. Benedetto nel volume Il Roman de la Rose e la letteratura italiana, pubblicato nel 1910 ad Halle, in cui dedicava alcune pagine importanti alle relazioni tra la prima parte del Quadriregio e il libro francese. Nel 1911 B. Gilardi dava alla luce alcuni suoi Studi e ricerche intorno al Quadriregio di Federico Frezzi (Torino, Lattes), che veramente ben poco di nuovo e di esatto contengono. Poco dopo, chi scrive riuniva sotto il titolo di Varietá frezziane (Udine, Vatri, 1912) alcuni saggi sullo stesso poema giá sparsamente pubblicati, a cui aggiungeva una monografia su L'ottava edizione del Quadriregio nel carteggio fontaniniano (da lui consultato nella Capitolare di Udine), colmando cosí una lacuna del citato lavoro sull'Accademia folignate dei Rinvigoriti. Ed ora si annunzia una monografia di A. Pellizzari Riflessi danteschi nel Trecento, in cui si discorrerá a lungo dell'imitazione della Commedia nel poema frezziano.