SCENA VII.
Mènecle solo.
Mèn. Oh santissimi Numi! (passeggia, poi si ferma tentennando il capo) Destini umani! (torna a passeggiare, di tratto in tratto fermandosi) Vi han mariti che si attaccano alle mogli come l'ostriche allo scoglio e se le vedono guizzar via di mano come anguille di Copàide. Provatevi invece a liberarle... ed ecco in che maniera vi rispondono!... Farò come fai tu!... e quello che fai tu!... Peuh! se facesse proprio come me... non sarebbe gran male. (riflettendo torna a passeggiare) Ma pare che colei l'abbia intesa diverso... Pensa di me certe cose!.. Chi diamine gliele ha messe in testa!.. Quello che fai tu! Adagio! e se a me, fin che son suo marito, non convenisse un bel niente che ella faccia... quel ch'ella crede faccia io?... Se non garbasse a Mènecle di diventar la favola d'Atene? Eppure già, se le resto insieme... Non si manda a ritroso nè l'acqua dei fiumi[183], nè l'istinto di donna di vent'anni!... (torna a passeggiare, poi si ferma) Però, quel dirmelo sulla faccia... Generalmente, le donne, quando lo fanno, hanno la delicatezza di non dirlo... E tutte le smanie son venute adesso... perchè sì, fino a ieri, non glien'era importato mai... E tutta quella foga d'accusarmi!... non potrebbe esser maggiore se fosse una giustificazione ch'ella cercasse alla coscienza!... E allora... la filosofia di prima... la sfuriata d'oggi... (di improvviso riscotendosi) Ma qui, per Minerva, c'è sotto qualcosa!