I
Dall'eresia dei Catari,[86] che fu senza dubbio la più vigorosa ed infesta al cattolicismo, ha da prender le mosse chi voglia conoscere l'origine ed il corso delle opposizioni religiose nel medio evo. Noi adunque esporremo per sommi capi i dommi del Catarismo, e toccato in seguito dell'origine e della diffusione di questa setta, diremo infine delle altre che vi si annodano.
Il sistema cataro si può riassumere in questi brevi tratti. Dacchè il mondo ribocca di mali non può essere tutto opera di uno spirito buono e provvidente.[87] Le cose buone, che non sono certo le sensibili, le ha create Iddio; ma le cattive, le vane, le transitorie non le fece lui, bensì uno spirito perverso che stampò nel loro disordine l'impronta della malvagità sua.[88] Naturalmente non tutti i catari la pensavano ad un modo. Alcuni, come Giovanni di Lugio, non pure ammettevano quest'opposizione tra il cielo e la terra, ma la tenevano per eterna; perchè, dicevano, se non cessano le opposte cause debbono durare anche i due ordini di effetti; onde è falso che col tempo possa sparire il mondo visibile, e che il Dio della luce sia mai per riportare piena vittoria sul suo rivale.[89] Altri meno rigidi, come i Bogomil ed i Catari di Concorrezo, riducevano di molto l'importanza del minor creatore attribuendo al buon Dio la creazione di una parte del mondo visibile, come a dire i quattro elementi,[90] e credendo fermamente nel finale trionfo del bene sul male.[91] Ma tutti si accordavano nel dire il mondo opera di un genio malefico, sia che l'avesse creato lui stesso di pianta, o coll'ajuto del Dio buono.[92]
E al pari del mondo anche l'uomo è fattura dello spirito del male. Se non che l'uomo, secondo la psicologia neoplatonica accolta dai catari, è formato di tre elementi, il corpo, l'anima e lo spirito;[93] e se si può ammettere che il corpo ed il principio che lo vivifica siano fattura del Dio delle tenebre, lo spirito per fermo, che è puro intelletto e volontà, vanta origine più nobile, nè altri può averlo creato se non il Dio della luce. Lo spirito dell'uomo dunque non è diverso da quelle creature angeliche ed immortali, che il principio buono crea ab aeterno nella pienezza dell'amor suo;[94] l'anima per contrario è tutt'uno colla funzione stessa del corpo organico, e quando l'organismo si dissolve, perisce anch'essa.[95] Ma come mai ha luogo questo accozzo di elementi così disparati? Per qual misterioso consenso gli opposti principii del bene e del male, che agiscono sempre a ritroso, or cooperano nella creazione dell'uomo?
Questo difficile problema vien risoluto in vario senso dalle sètte catare. Ed alcuni come i Bogomil, credono che il diavolo, creato l'uomo dal fango, non potendo trattenere l'anima nel plasmato organismo, chiedesse al Dio della luce uno spirito fra quelli da lui creati, che valesse a raffrenare gl'impeti della ribelle. Ed il compiacente Dio, non si sa perchè, piegatosi alle preghiere del suo nemico, gli fu largo del richiesto aiuto.[96] Altri più accorti, non a Dio, ma allo spirito stesso ed alle sue colpe attribuiscono la ragione della caduta; ma non riescono certamente per questa via a vincere le difficoltà. Imperocchè difficilmente i Catari possono menar buono che un Dio perfetto immetta nelle sue creature la funesta possibilità del peccare, tanto che la maggior parte di loro nega risolutamente la libertà dell'arbitrio;[97] onde se questo spirito peccò non fu certo per elezione, ma per necessità di natura; e la ragion del male per tal guisa risalirebbe sempre al Creatore stesso, che si voleva a tutti i costi scagionare. A sfuggire questa evidente contraddizione si adoperano i Catari, per mezzo di miti.[98] E molti tra essi, immaginano che il Dio delle tenebre accompagnato dai suoi demoni desse la scalata al cielo, e vinto l'arcangelo Michele, che gli contendeva il passo, di viva forza ne togliesse la terza parte delle creature celesti, che cacciò nei corpi degli uomini e dei bruti.[99] Altri, non meno fantastici dei primi, avvisano che il diavolo non delle violenze si fosse valso, ma dell'astuzia; e con promesse e lusinghe avesse indotto nel peccato gli angeli del cielo.[100] Ma nè gli uni dichiarano come mai al Dio del male si debba attribuire maggior potenza che a quello del bene; nè gli altri spiegano come creature perfette possano così facilmente divenir gioco delle astuzie di uno spirito malefico.
Ma lasciamo queste contraddizioni, che nessun simbolismo religioso può rimovere. In questo convengono tutte le sette catare, essere in noi uno spirito celeste, il quale, compiuta l'espiazione del suo fallo, farà ritorno alla patria antica. Se non che qui rinascono le discrepanze, e alcuni ammettono l'unicità di questo spirito in tutti gli uomini, altri la pluralità. I concorrezesi ad esempio, riproducendo il traducianismo di Tertulliano, insegnano che alla concezione di un nuovo individuo umano, la parte spirituale non si crea ex novo; ma staccasi quasi per gemmazione dal tronco dei suoi parenti, dai quali colla colpa eredita giustamente la condanna. Onde lo stesso spirito o angelo, che informò il corpo di Adamo, seguita tuttora di generazione in generazione il suo pellegrinaggio doloroso.[101] Le altre sette catare, come i seguaci del vescovo Balasinanza, e i Bajolensi e i Lugiani, in luogo di uno suppongono che più angeli fosser caduti.[102] Ma il loro numero dal dì della colpa non cresce nè diminuisce più, onde al dissolversi di un organismo passano in altro, e da questo in altro ancora, fino a che non sia compiuto il giro dell'espiazione.[103] Così vien rinnovata l'ipotesi della trasmigrazione o metempsicosi, la quale vanta maggiore antichità del traducianismo.[104]
Ma o traducianismo o trasmigrazione che sia, è necessaria certo a queste sètte una ipotesi, che assicuri la continuità dello spirito e spieghi e giustifichi i secolari dolori dell'umanità. La storia dei quali è raccontata da tutte le sètte catare presso a poco nello stesso modo. Da quell'ora funesta, esse dicono, che trionfarono le arti dello spirito maligno, gli angeli sedotti non ebber più riposo. Scacciati dal Cielo, dimenticarono e la patria e l'origine loro, nè altro Dio riconobbero da quello infuori che li avea tratti a rovina. Ed a lui s'inchinarono tremanti e vittime cruenti offersero per calmarne il furore e la bieca avidità di sangue. Così nacque la legge mosaica; così il demone corruttore usurpò per buona pezza il posto del buon Dio, ed ebbe autorità di codice sacro il vecchio Testamento, da lui ispirato, e nel quale ben disvelò la sua indole volubile, crudele e menzognera.[105] E codesto inganno sarebbe durato ancora, se il principio del bene, riscossosi alla fine, e risoluto di por fine al regno del suo rivale, non avesse mandato il suo diletto figlio per insegnare agli uomini la schietta verità.
Ma chi è mai questo figliuolo prediletto? È forse tutt'uno nella sua essenza col Padre, come insegna il domma del Concilio Niceno? No. I Catari riconoscono due soli principii, il Dio del bene e quello del male, e all'infuori di questi non ammettono altre divinità. Onde Cristo si deve considerare come un angelo, o se vogliamo un arcangelo, che scende in terra per ricondurre nella diritta via gli smarriti fratelli.[106] Quest'opinione evidentemente riproduce l'arianesimo, e per questo rispetto i catari furon chiamati ariani,[107] sebbene fossero pochissimi i punti di contatto tra cotesti eretici, ed i catari oltre alla dualità di natura tra Padre e Figliuolo insegnassero altresì essere il corpo di Cristo affatto apparente non reale.[108] L'Arcangelo, essi dicevano, mandato a salvare gli uomini non avendo peccato come gli altri angeli scacciati dal Cielo, non deve e non può assumere un vero corpo umano; chè nè di pena egli è meritevole, nè d'altra parte sarebbe possibile la compenetrazione di uno spirito puro coll'immonda fattura del Diavolo. Così i Catari insieme all'eresia di Ario rinnovarono il docetismo gnostico.[109] L'eresia ariana e la docetica sono agli antipodi, stantechè la prima ponendo maggior peso all'elemento umano in Cristo, ne assottiglia talmente la parte divina da ridurla all'influsso o ispirazione profetica; la seconda, invece rilevando l'elemento divino attenua di tanto il lato umano che lo tiene per vana apparenza (δόκησις). Eppure non ostante l'aperto antagonismo e l'una e l'altra opinione vengono accolte di conserva nel Catarismo.[110] Il quale se non crede alla realtà del corpo, molto meno può prestar fede alla passione e morte di Gesù.[111] Ben s'argomentarono gli adoratori del falso Dio di troncare sul labbro del Cristo la parola rivelatrice; ma non accorgendosi gli stolti dell'inganno orditogli, misero a morte quel che non potea morire, un corpo etereo, nel cui velo ben presto riapparve il Maestro ai discepoli per confermarli nella nova fede.