V
Ed ora possiamo riassumere tutto lo sviluppo di questo moto ereticale. Il principio di questa profonda agitazione dello spirito religioso s'ha da porre nel catarismo, che voleva sostituito al domma dell'unicità di Dio, o del creatore quello del dualismo, ed alla Chiesa cattolica già gerarchicamente costituita opponeva un'altra, che avesse anch'essa i suoi sacerdoti e vescovi, e perfino anche un papa. Ma per combattere la Chiesa di Roma il catarismo dovea accogliere e difendere tutte quelle dottrine, che nate da ben altre tendenze avean pure lo stesso risultato di scalzare l'edificio cattolico. Il catarismo è iconoclasta, berengariano, docetista e simiglianti. Il che fa sì che nella vecchia eresia si formino due nuclei eterogenei; il primo formato dalle dottrine dommatiche dualistiche, cagione di austero ascetismo, e di stravaganti superstizioni; il secondo composto in gran parte dalle dottrine più o meno razionalistiche, che cercavano di ridurre ognor più il mistero, limitavano al possibile la sfera d'azione dell'autorità, e tendevano a sopprimere a poco a poco il bisogno degl'intermediarii tra l'uomo e Dio. La differenza, anzi opposizione tra queste due parti fece sì, che la seconda si staccasse dalla prima, e mentre quella si rendea sempre più estranea al genio occidentale, questa seguia trionfante il suo corso, e col tempo da valdese tramutossi in protestante.
Ma i Catari ed i Valdesi per quanto discordi nei convincimenti dommatici si accordano nell'indirizzo pratico delle dottrine, e contro le ricchezze e gli ozi del clero vogliono far rifiorire i costumi apostolici, e non apprezzano se non la povertà, il disinteresse, la rinunzia ad ogni bene o piacere mondano. In questo indirizzo pratico conviene una terza setta, la quale benchè più ortodossa dei Valdesi, non è meno di loro sollecita delle riforme dei costumi.
Questa terza setta è quella che al principio delle riforme si chiamò dei Patarini, e più tardi venne detta degli Arnaldisti. Non è a dire che in qualche punto dommatico non s'allontani anche lei dalla Chiesa costituita, ma forse ella si credeva sinceramente cattolica e si conservò tale fino a che non si fuse coi Valdesi. E quando questa setta scomparve, un'altra ne sorse in luogo suo predicando con maggiore energia le stesse massime. E questa è la setta dei Gioachimiti, che riconoscono a lor capo l'abate calabrese, di spirito profetico dotato, il quale alla dottrina della povertà e dell'abnegazione attribuisce un valore e significato più generale, e crede che ella debba rigenerare non pure i preti e i frati, ma la società tutta, che dovrebbe a mente sua formare un vasto cenobio; talchè mutato con questa trasformazione l'ordinamento della società e della Chiesa, sottentrerebbe una nova età, un terzo periodo nella storia del mondo, il regno dello Spirito Santo. Con l'abate Gioacchino la storia dell'eresia entra in una nuova fase, che ha caratteri affatto opposti al precedente. Nel primo periodo dell'eresia catara per successive attenuazioni si riesce allo scisma arnaldistico, nel secondo dallo scisma gioachinita per successivi rinforzamenti si arriva all'eresia degli apostolici.