VI
Toccato dell'origine studiamo ora la DURATA, DIFFUSIONE, ed INTENSITÀ del movimento cataro.
Fino dai primi anni del secolo decimoprimo serpeggiava per l'Aquitania la nuova eresia, come ne fa fede il cronista contemporaneo Ademaro.[161] E questi e Rodolfo Glaber del pari fanno menzione di dieci canonici di Orleans, scoperti come manichei nel 1022, e dati alle fiamme per ordine di Re Roberto.[162] Ma dacchè secondo lo stesso Glaber siffatto movimento vien propagato dall'Italia, è lecito supporre che tra noi si manifestasse l'eresia molto prima del 1034, anno in cui Girardo di Monteforte venne a furor di popolo bruciato vivo in Milano.[163] Nè andremo lungi dal vero se la faremo risalire alla fine del secolo decimo. D'altra parte il catarismo militante vien meno al cominciare del secolo XIV, quando alle cruenti crociate contro gli Albigesi successero le stragi dell'Inquisizione. Sicchè non tenendo conto di qualche resto cataro, scoperto da Vincenzo Ferrer nel 1402 o in Lombardia, o nelle inaccesse valli del Pellice e Clusone, la durata dell'eresia catara nell'occidente oltrepassa i tre secoli.
Non meno importante è la diffusione, della quale ora terremo parola sommariamente, rimandando chi desideri più estesi particolari alla monografia dello Schmidt. A cominciare dall'Italia settentrionale, ricordiamo che la Lombardia riboccava di eretici così, che le sètte vi si moltiplicavano, e la chiesa moderata di Concorrezo combattea la più rigida del veronese Balasinanza, e quest'ultimo non andava d'accordo con l'altro rigorista Giovanni di Lugio. A Ferrara spesseggiavano gli eretici del pari, e per iscacciarneli il vescovo ebbe a ricorrere al potere civile.[164] In Modena i catari l'impattavano coi cattolici, tanto da vivere in pace gli uni accanto agli altri, ed il Muratori ricorda che nel 1192 furono ricompensati con eguale misura catari e cattolici per la distruzione che a causa di utilità pubblica fu fatta di loro mulini.[165] Anche in Toscana il Catarismo ebbe non pochi seguaci, ed il primo vescovo dei Catari moderati o concorrezesi fu un Pietro Lombardo da Firenze. In questa città le donne stesse s'adoperavano alla propagazione della setta e gli eretici cresceano a tal segno che nel 1173 dettero pretesto a mutamenti nel governo.[166] Dalla Toscana discese l'eresia ad Orvieto, ove, oppressa nel 1125, fu rilevata nel 1150 dal Diotisalvi di Firenze e da Girardo da S. Marzano. In seguito, scacciati questi missionarî, ne seguitarono l'opera due donne, Milita di Monte Meato e Giuditta da Firenze.[167] Da Orvieto si estese a Viterbo, nè la stessa Roma fu salva, anzi si serba memoria di una esecuzione di Catari, fatta nel 1231 al tempo di Gregorio IX.[168] Perfino nella remota Calabria par che attecchissero i Catari a giudicarne almeno dall'ardore con cui l'abate Gioacchino li combatteva.[169]
Dall'Italia, come dicemmo, l'eresia passò in Aquitania, e Tolosa fin dai primi tempi fu il centro della sua diffusione.[170] Di là s'avanzò nel Perigord, nel vescovado di Limoges, nella marca di Poitiers, risalendo su sino ad Orleans, ove trovammo a capo degli eretici alcuni sacerdoti, grandemente stimati per la loro pietà. Ben presto oltrepassò la Loira, talchè il vescovo di Chalons, Rogero (1043-1062), chiese a Wazon vescovo di Liegi se in vista del pericolo imminente non si dovesse procedere rigorosamente contro gli eretici. Abbiamo tuttora la risposta del pio prelato: Dio non vuole la morte, ma la conversione dei peccatori; e la sola pena consentita dal Vangelo contro gli eretici sta nell'escluderli dalla comunione dei fedeli.[171] Questa lettera porta la data del 1048, e la pena che in essa vien suggerita fu nel fatto comminata l'anno appresso dal concilio di Reims.[172] Tanto rapidamente s'era diffusa l'eresia nel nord della Francia, ove già sin dal 1025 s'ebbe notizia di eretici, principalmente a Reims, a Liegi, Arras e Cambray![173]
Dalla Francia il passaggio in Germania è ben facile, e già nel 1052 Enrico III fece impiccare in Gosslar (Hannover) alcuni eretici, che si scopersero per manichei dal rifiuto di uccidere un pollo.[174] Nel secolo susseguente, come sappiamo dalla lettera di Evervino a S. Bernardo, l'eresia s'era così diffusa in Colonia, che vi si stabilì un vescovado cataro. Arrestati nel 1146 il vescovo col suo diacono, anzi che smentire le loro credenze, salirono animosamente sul rogo. Pochi anni dopo nel 1160 furono scoperti altri catari a Bonn, con a capo Arnoldo abile disputatore, conoscitore profondo della scrittura ed entusiasta della sua fede. A capo a qualche anno salito sul rogo coi suoi diaconi, fu udito gridare tra le fiamme: «Fratelli, siate costanti nella fede, oggi sarete riuniti ai martiri del Cristo». E in questo dire una fanciulla catara, che in grazia della sua bellezza era stata sottratta al supplizio, copertosi il volto, si precipitò nel fuoco per morire col suo maestro.[175]
L'Inghilterra fu salva dall'eresia. Ben tentarono di penetrarvi verso il 1160 alcuni catari, volgarmente detti pubblicani (paoliciani), non ammontanti a più di trenta, tutti di nazione e lingua tedesca, e guidati da un tal Girardo, il solo tra loro che sapesse di lettere. Ma furono scoperti e segnati nella fronte da un marchio d'infamia, e poscia battuti a verghe ed espulsi dalle città, e proibito a chiunque di ospitarli. Perirono per la campagna di freddo e fame, vittime anch'essi devote e coraggiose della loro fede;[176] ma altri dopo di loro non ritentò l'ingrata prova.
Pari alla durata ed estensione l'intensità. Senza un gran vigore di fede il catarismo non avrebbe potuto opporre così tenace resistenza alle persecuzioni, che massime dopo il 1200 infierirono senza misura. Un rapido ricordo storico varrà meglio di qualsia dimostrazione. Il secolo decimoterzo, che è quello dei grandi uomini della Chiesa, Innocenzo III, Gregorio IX, Alberto Magno, S. Tommaso, è altresì il secolo delle più fiere lotte, e più selvagge passioni. Montato sul trono Innocenzo III mandò suoi legati nella Francia meridionale per estirparvi l'eresia, e quando uno di essi, il Castelnau, fu ucciso a tradimento indisse la crociata contro i popoli del mezzogiorno, che s'erano allontanati dalla Chiesa.[177] Già prima di lui il legato Enrico[178] vescovo cardinale d'Albano, indetta la crociata contro gli eretici albigesi, con gran seguito di truppe aveva invase nel 1181 le terre del visconte di Béziers, ed ottenuta la resa del forte castello di Lavaur. Ma questa prima crociata, benchè non poco cruenta, fu nulla a petto della seconda, alla quale presero parte molti signori del nord della Francia, che sotto il pretesto della religione movevano alla conquista delle ricche contrade del mezzogiorno. Codesta guerra fu combattuta con furore, e il nome di Simone di Monfort restò tristamente[179] celebre in quelle infelici contrade, dove gli eretici furon trattati peggio dei musulmani.[180] Quando Béziers, dopo un'eroica resistenza, cadde sotto i colpi dei crociati, a quelli che lo chiedevano sul modo di distinguere i rei dagli innocenti, il legato Arnaldo rispose: uccideteli tutti, Dio riconoscerà quelli che gli appartengono.[181] Alla presa di Carcassona 400 arsi vivi, e 50 impiccati come eretici.[182] Espugnato il castello di Minerva, il legato Arnaldo promise la salvezza della vita a chi si convertisse, perchè sapeva che nessuno dei credenti avrebbe rinnegata la sua fede. Conosco i miei uomini, egli diceva a chi scandolezzavasi di tanta mitezza. Nè avea torto, chè più di 150 perirono sul rogo martiri della loro fede.[183] Presa Lavaur, ne fu impiccato il comandante, gittata nel pozzo la sorella, arsi quattrocento Catari.[184] E più cruente furono le stragi, quando dopo il concilio lateranense del 1215 si rinnovò la guerra con tanta violenza che i superstiti ebbero a invidiare la sorte dei caduti in battaglia. E l'infelice conte di Tolosa Raimondo VII se volle ottenere la pace dopo trenta anni di guerre rovinose, ebbe a giurare di combattere e punire gli eretici senza pietà, e conferire un premio di due scudi di argento a chi ne assicurasse qualcuno alla giustizia.[185]
Ma questi roghi, queste condanne in massa senza giudizio, son pur da meno delle persecuzioni posteriori. Si poteva attribuire siffatti orrori alla necessità della guerra, all'eccitazione degli animi, al diritto di rappresaglia; d'ora innanzi saranno imposti dalla fredda ragione. Prima di questo tempo, come dimostrarono il Ficker e l'Havet, la pena del rogo contro gli eretici non era stabilita per legge in nessun paese.[186] In Germania si solevano, è vero, mettere a morte gli eretici o a furor di popolo, come a Colonia nel 1163, o anche per ordine dell'imperatore, come a Gosslar nel 1052; ma quest'ordine non fu dato in omaggio ad una legge, bensì per misura politica. Anche in Francia le molteplici esecuzioni, che ricordammo, ebbero lo stesso carattere, e prima della legge di Luigi VIII del 1226, non ve ne ha altra che condanni gli eretici al supplizio del fuoco. Con maggior ragione si deve dire lo stesso della Francia meridionale e dell'Italia. Chè anzi mentre nel settentrione dell'Europa la pratica discordava dal diritto, e tacendo le leggi, vigeva la consuetudine di mettere a morte gli eretici; nel mezzogiorno al contrario e diritto e pratica s'univano in una grande mitezza e tolleranza. Dopo l'esempio di Girardo di Monteforte non v'ha ricordo di altro bruciamento di eretici, e l'autore delle memorie milanesi dice espressamente che nell'anno 1233 ebbe luogo la prima esecuzione.[187] In Modena ricordammo come accanto ai diritti degli altri cittadini eran riconosciuti quelli dei catari. Nella Francia meridionale Giraldo vescovo di Albi non dubitò d'invitare gli eretici ad una pubblica disputa a Lombers.[188]
Questa tolleranza però cessò ben presto in tutti i paesi. Il cardinale Pietro di San Crisogono, legato del papa nel Tolosano, condannò un Morand, ricco signore seguace e protettore dell'eresia, alla confisca dei beni ed alla distruzione delle case. E costui se volle salvarsi dalla miseria, ebbe a sconfessare solennemente la sua fede, e subire l'ignominioso castigo della fustigazione.[189] Parimenti in Italia si serba memoria di un vescovo Guarnasia, legato dell'imperatore Enrico VI, che confiscò per ordine imperiale i beni dei patarini di Prato e ne distrusse le case.[190] Ottone IV, in un suo decreto del 1210 contro gli eretici di Ferrara,[191] e gli statuti di Verona: che rimontano secondo il Ficker, al di là del 1218, prescrivono l'esilio degli eretici e la distruzione delle loro case. Questa stessa pena dell'esilio è prescritta nella legge di Federigo II del 1220.[192]
Dopo poco altro tempo le cose volsero in peggio. Il papa chiedeva dall'imperatore una più energica repressione dell'eresia, e Federigo, che avea rinnovato contro la Chiesa l'antica guerra per l'indipendenza dello Stato, per tema non lo si sospettasse di poca ortodossia, acconsentì a mutare la sua prima legge.[193] Strana ironia della storia! Quell'Imperatore che tenne più fermo contro le pretensioni di Roma, e presso i contemporanei era tanto in voce di miscredente ed epicureo, da non trovar grazia neanco presso il gran poeta ghibellino; quell'imperatore che avea ai suoi servigi gente di diversa credenza, saraceni non meno di cristiani, egli per lo appunto è il primo a sancire la pena del rogo contro gli eretici,[194] e in servigio della Chiesa vien meno alle più fondamentali norme del diritto vigente. E nel luogo dei vescovi stati fin oggi i giudici naturali delle eresie acconsente che entrino i frati predicatori, facendoli almeno per la Germania legati imperiali;[195] nè dubita di sancire le più aperte infrazioni della regolare procedura, ammettendo la testimonianza del correo o del delatore,[196] e tollerando che si tacesse nei giudizii il nome del testimone. Un altro passo ancora, e non ci meraviglieremo più che colla morte del reo non si estingua l'azione penale, ma seguiti il processo contro i defunti, perchè gli eredi ne scontino la pena.[197]
Con queste misure violente l'eresia veniva stretta in un cerchio di ferro, e ben pochi poteano sottrarsi alle occhiute vigilanze degl'inquisitori, ed alle insidie delle spie prezzolate o interessate. Ma non ostante questi rigori i Catari non furon domi, e se non all'aperto, continuavano in segreto a professare il loro culto. E taluno di essi seppe nascondersi così, che non solo non fu disturbato finchè visse, ma dopo morto per poco non venne santificato dai cattolici. Il Muratori pubblicò il processo di un Armanno Pungilupo da Ferrara morto nel 1269, intorno al quale per anni parecchi continuò aperto dissenso tra la Curia e i Frati inquisitori. La Curia, ligia alla voce popolare, che dava il Pungilupo per uomo pio, e morto in odore di santità, non solo permise che fosse seppellito nella Chiesa maggiore in magnifico mausoleo; ma raccolte le informazioni sui miracoli che dicevano fatti da lui, permise s'innalzasse presso alla tomba un altare votivo. Ed i fedeli v'accorreano numerosi, e con giuramento attestavano al Vescovo di avere per intercessione del beato Armanno ricuperata o la vita, o il moto o la parola, e taluno persino giurò d'essere stato liberato dai demoni, che lo possedevano.[198] Ma gl'inquisitori diffidavano assai di tal taumaturgo, che pochi anni innanzi, nel 1254, convinto d'eresia, dovè la sua salvezza all'abjura.[199] E interrogati parecchi, già appartenenti alla setta bagnolese, raccolsero che, non ostante la ritrattazione, il Pungilupo continuò per tutta la vita nella fede catara;[200] nè fu solo credente, ma ricevette il consolamentum,[201] e con ardore si mise a diffondere le dottrine bagnolesi, e predicando contro il lusso e la corruzione dei preti,[202] fece nuovi seguaci alla sua setta. Istruito in tal modo il processo si venne alla sentenza, cagione di un violento dissidio tra le due autorità ecclesiastiche. L'inquisitore ordinò l'esumazione delle spoglie di Armanno, e, non obbedito, scomunicò la Curia e interdisse la Chiesa; la Curia dal canto suo respinse la sentenza, e si appellò al Papa Gregorio X. Ma nè a costui nè a parecchi dei successori fu dato di comporre le cose, e la controversia si prolungò per più di un trentennio. Alla fine nel 1301 l'inquisitore Fra Guido Vicentino, consultati per ordine di Bonifacio VIII il Vescovo di Bologna e un altro frate, domenicano anche lui, pronunziò la sentenza, dal Papa già dichiarata inappellabile, che dice: s'infranga il mausoleo e l'altare innalzato in onore di Armanno, e dissepolto e bruciato il cadavere, ne si sperdano ai venti le ceneri. E le immagini e le offerte votive si distruggano, e chiunque s'opponga a queste misure, o seguiti a ricordare il nome e le opere dell'eresiarca, se privato incorra nella scomunica, se chierico nella perdita dei suoi benefizii, se università o terra nell'interdetto.[203] Questo solo fatto, accaduto nella seconda metà del secolo XIII, vale più di un lungo discorso a provare quanto rigoglio avesse tuttora l'eresia dopo tante persecuzioni, e come riescisse difficile ai più zelanti di estirparla.
VII
La diffusione, la durata, la tenace resistenza dell'eresia manichea sembrano un vero paradosso storico. Perchè se da una parte non si può negare che l'ascetismo cataro più rigoroso del cattolico s'opponeva al rifiorire delle scienze, delle arti, dei commerci, e vincendo avrebbe ritardato di molto altro tempo quel risorgimento classico, di già cominciato nel medio evo, dall'altra non è men vero che un misticismo così malsano, e di colore schiettamente orientale attecchì quasi dappertutto in Europa, ma principalmente nei centri della nuova coltura. E così accadde che nello stesso linguaggio in cui la nuova musa cantava i cavalieri, l'armi, gli amori, un'altra voce più severa predicava i digiuni e le astinenze, segnava d'infamia il matrimonio, e stillava nelle menti un odio feroce contro il mondo, creatura d'un malvagio iddio. Non giova addurre la legge dei contrapposti, che fa passare la natura umana dall'estremo della frivolezza e della gaja vita alla tetraggine di una inquieta ascesi. Nè si potrebbe invocare l'esempio recente della Germania, che nel tripudio del patriottismo trionfante vide rinnovarsi la filosofia pessimistica. Ragioni ben più profonde e molteplici spiegano le insperate fortune del Catarismo. E la prima è questa, che la nuova setta al pari delle antiche pitagoriche e gnostiche si circondava di mistero, nè tutti i suoi dommi svelava agli iniziati o credenti pria che fossero per lunghe prove divenuti perfetti.[204] Talchè non in grazia delle dottrine ignorate dai più essa facea il maggior numero dei seguaci, bensì per l'opposizione alla Chiesa dominante ed alla gerarchia medievale. E come il bisogno di libertà si sentiva più acutamente nelle contrade, ove il laicato parlava già e scriveva una lingua diversa dal latino, ed una nuova letteratura avea creata, ed espressi pensieri e sentimenti nuovi, era ben naturale che ivi si formasse il centro ed il focolaio dell'agitazione ereticale.
L'opposizione che il Catarismo movea al Cattolicesimo abbracciava due capi, le dottrine ed i costumi. In quanto alle dottrine già vedemmo come i Catari sapessero far tesoro delle opposizioni precedenti, nè fa meraviglia che agl'iniziati insegnassero per prime non le proprie idee, ma quelle invece, che sebbene ostili al Cattolicismo, tornavano più accettevoli pel ricordo delle antiche eresie. Vedemmo come il catarismo fosse ariano, docetista, iconoclasta, berengariano. Per tal guisa la nova religione, non che nemica, si diceva restauratrice del Cristianesimo, come quella che volea riaddurlo alla forma schietta dei primi tempi, alla cui semplicità mal s'addicevano i dommi posteriori.[205] A codesta rinnovazione ben si comprende come giovasse lo studio degli antichi documenti del Cristianesimo. Onde i Catari facean pochissimo conto della tradizione ed ai molti libri dei padri e dei dottori, che i Cattolici soleano addurre[206] opponevano un libro solo, il Nuovo Testamento, e quello studiavano e mandavano a mente, e traduceano nelle nove lingue ed interpetravano ora alla lettera ora allegoricamente, come faceva il bisogno.[207] Per questi motivi il Catarismo parea come una purificazione della coscienza religiosa, ritemprata alle pure fonti dei tempi apostolici. Ed ecco un'altra cagione dei suoi trionfi. Di contro ai sacerdoti cattolici, ingombri da superstizioni e talvolta così ignoranti da non sapere neanche leggere la Bibbia, i Perfetti catari parevano animati da una fede più razionale, e più studiosi dei sacri testi.[208] Era una apparenza e l'una e l'altra, chè il Catarismo coi suoi presupposti dualistici mal rispondeva ai bisogni della ragione; e tra i sacerdoti catari nessuno potè levarsi all'altezza intellettuale di molti fra i cattolici. Ma tant'è; nelle rinnovazioni religiose l'apparenza giova non meno della sostanza, e le grandi masse con quella più che con questa si guadagnavano alla nova fede.
L'altra opposizione, che facevano i Catari, si riferiva ai costumi. I cattolici stessi levavano alte grida contro la corruzione del clero, e basterà per tutti ricordare Benedetto IX, fatto Papa a dodici anni, il quale dal 1033 al 1045, empì Roma di scandali, ruberie ed assassinii. Nè a strappare dall'indegno capo la tiara vi fu altro mezzo se non comprarla a contanti, come fece il buon Gregorio VI, il quale nonchè rimproverato dell'aperta simonia, venne accolto dai più come restauratore della Chiesa.[209] Dalla sommità della scala gerarchica sino agli ultimi gradini si faceva mercato degli ufficii ecclesiastici.[210] Ed il clero era ognor più avido di ricchezze, ed alle ricchezze aggiungeva il fasto ed il potere. Non erano rari i vescovi principi e militari, che con una mano fecevano il segno della pace e dell'amore e coll'altra stringevano la spada ancor fumante di sangue.[211] Contro codesto clero le anime profondamente religiose gridavano: povertà e castità. E quel grido fu abilmente raccolto dai Catari, che sull'autorità dei sacri testi insegnavano il più rigido ascetismo, ed il rigore dei precetti confermavano colle opere. Anche i Catari furono più volte accusati d'immoralità ed ingordigia ma le stesse testimonianze cattoliche come quella di S. Bernardo smentiscono le accuse. Gli uomini, che morivano lieti sul rogo in olocausto alla loro fede, conoscevano bene la virtù del sagrifizio; ed il popolo ai cui mali essi provvedevano con sollecita ed instancabile cura, in opposizione al clero egoista li soleva chiamare bonshommes. Altra causa codesta del favore ognor più crescente del Catarismo.
E questa cagione forse è la più forte di tutti perchè nella lotta contro i vizii del clero l'opposizione ereticale si collegava naturalmente colla cattolica. Più tardi parleremo degli oppositori cattolici o patarini. Per ora ci basta questo ricordo storico. Pochi anni innanzi che S. Arialdo levasse il grido di guerra contro l'alto clero milanese, un Girardo eretico ricoverato nel castello di Monforte confessò apertamente all'arcivescovo Ariberto, che egli ed i suoi seguaci, ammontanti a più di tremila, non mangiavano carne, metteano tutto in comune, facean voto di verginità, e se anche ammogliati rispettavano la propria moglie come sorella.[212] Una gran parte di questi eretici, non volendo rinunziare alla sua fede, fu data dal popolo tumultuante alle fiamme, ma certo non tutti perirono sul rogo, ed i superstiti senza dubbio si fusero coi patarini.[213] Così all'ombra del movimento riformatore, capitanato da Gregorio VII, si dilatava sicura ed inavvertita l'eresia.
Le ragioni finora addotte delle fortune del Catarismo mettono capo in quello spirito di opposizione alla Chiesa stabilita, per cui la nuova eresia facendo causa comune con tutte le antiche prende l'aspetto di una purificazione della coscienza religiosa. Ma oltre a questo elemento critico e negativo dobbiamo distinguere nella nuova religione un altro elemento, non meno importante, voglio dire l'ascetismo, pel quale non solo va d'accordo col Cattolicesimo, ma lo supera, offrendo così nuovo e più sostanzioso pascolo alle anime mistiche. La Chiesa catara sottoscrive di gran cuore alla massima cattolica che tre sono i nemici dell'uomo, il mondo, il demonio, la carne; ma ne trae le estreme conseguenze. Fra i tre nemici, ella dice, che sono uniti contro l'anima, corre di certo un rapporto di parentela, e come l'anima, per malvagia che sia, è dappiù della materia, così delle tre potenze avverse la maggiore è quella del demonio; le altre si possono considerare come sue ausiliarie, o meglio sue geniture. Ed eccoci in pieno dualismo.[214] Nè vogliamo tacere che questa trasformazione favoriva per soprammercato certe tendenze, molto comuni nel Medio Evo, ed anche oggi non estirpate del tutto, come a dire la fede nell'esistenza ed efficacia di spiriti malefici, che non solo assalgano gli eremiti del deserto, ma si caccino nelle popolose città, mescolandosi in tutti i negozii, e talvolta nascondendosi negli angoli delle case. È stato già notato come in queste superstizioni diaboliche rivivesse l'antico culto pagano. Per lo che non a caso si estesero e dilargarono col rifiorire degli studii classici, nè solo nel Medio Evo ma più ancora nella Rinascenza si credè follemente alle streghe e agli ossessi.
Non farà dunque meraviglia che il Catarismo rispondendo a così diverse tendenze faccia tanti seguaci. Alle anime, avide di libertà, offre di sottrarsi al ferreo giogo della gerarchia; alle travagliate dalla sventura svela il mistero dell'infelicità umana, e promette la fine del doloroso pellegrinaggio. Le menti vigorose alletta coll'interpetrazione allegorica dei dommi, che tornano più ostichi alla ragione; le inferme seduce rafforzando le loro credenze nel diavolo, e giustificando le più strane e paurose superstizioni. Non per tanto i due elementi, che rilevammo nel Catarismo, non cessano di essere eterogenei. Chè l'uno tende, come dicemmo, alla purificazione del contenuto religioso, l'altro per lo contrario favorisce la superstizione; l'uno coll'andare del tempo riescirà alla reintegrazione della vita, l'altro ad una condanna di essa più cruda e recisa che non avesse fatto il Cattolicismo. Questi elementi adunque, così discordi, dovranno separarsi. Gli spiriti più geniali, e desiderosi di una vera rinnovazione religiosa lasceranno cadere l'ascetismo dualistico, importazione affatto orientale, e serberanno invece l'altra parte, frutto dei più grandi pensatori dell'occidente come Claudio di Torino, Agobardo di Lione, Berengario di Tours. Per tal guisa nascono i Valdesi.