II.

Una romana, Vannozza Catanei, verso l'anno 1466 o 67, fu vittima della potenza magnetica del cardinal Rodrigo. Sappiamo che era nata nel luglio 1442; ma nulla delle attenenze di famiglia. Autori del tempo le danno anche i nomi di Rosa e Caterina; ma essa stessa in documenti autentici si chiamò Vannozza Catanei. Abbenchè il Giovio tenga che il suo nome di famiglia fosse Vanotti, ed esistesse in effetto in Roma una famiglia popolana dei Vanotti; pure è asserzione erronea la sua. Vannozza era piuttosto l'abbreviazione in uso di Giovanna. E così ne' documenti di quel tempo s'incontra una Vannozza di Nardis, una Vannozza di Zanobeis, De Pontianis, e altre.

In Roma, come in Ferrara, Genova e altrove, v'era una famiglia Catanei. Questo nome così frequente venne dal titolo di Capitaneus. In un istrumento notarile dell'anno 1502 il nome dell'amante di Alessandro VI è scritto ancora nella sua forma antica: Vanotia de Captaneis.

Il Litta, al quale l'Italia deve la grande opera sulle sue famiglie storiche, — opera, malgrado degli errori e difetti, veramente ammirabile, — espresse l'opinione che Vannozza appartenesse alla casa dei Farnesi, e fosse una figlia di Ranuccio. Anche ciò è intieramente erroneo. Negli scritti del tempo questa donna vien chiamata: Madonna Vannozza de casa Catanei.

Niun contemporaneo ha notato le qualità, mercè le quali fu dato alla Vannozza di legare si fortemente il più lussurioso dei cardinali da divenir madre di parecchi dei figlioli da lui riconosciuti. Liberi noi di raffigurarcela come una di quelle possenti e voluttuose figure di donne, quali ancora se ne vedono a Roma. Nulla in loro delle grazie della donna ideale propria alla pittura umbra. Hanno però qualcosa della grandiosità di Roma. Giunone e Venere sembrano in esse accoppiate insieme. S'accosterebbero agl'ideali di Tiziano e di Paolo Veronese, se la negra chioma e il colorito più bruno da quelli non le allontanassero. Capelli biondi e rubei sono stati sempre rari fra' Romani.

Senza dubbio, Vannozza fu piena di bellezza e di focosa sensualità; senza che non avrebbe cotanto acceso un Rodrigo Borgia. Similmente il suo spirito, comunque privo di coltura, doveva possedere energia non comune; altrimenti, non si comprende nemmeno come sia riuscita a mantenere la relazione sua con colui.

Il tempo indicato segna certamente il cominciare di questo legame, massime se dobbiamo aggiustar fede allo storico spagnuolo Mariana, il quale dice, che Vannozza fu madre di Don Pierluigi, il maggiore dei figli di Rodrigo. Ora in un istrumento notarile del 1482 codesto figliolo del cardinale vien chiamato giovanetto — adolescens, — il che fa supporre un'età di 14, se non forse 15 anni.[6]

Non sappiamo in quali condizioni Vannozza vivesse, quando conobbe il Borgia. Difficilmente poteva aver appartenuto alla classe in Roma numerosa, e tutt'altro che spregiata, delle cortigiane di alto stato, le quali, grazie al favore degli adoratori loro, menavano vita splendida e lussuriosa. In tal caso sarebbe stata al tempo suo famosa; e novellieri ed epigrammisti n'avrebbero detto alcunchè.

Il cronista Infessura, che dovette conoscere personalmente Vannozza, racconta che Alessandro VI, volendo crear cardinale il suo bastardo Cesare, fece affermare da falsi testimoni esser quegli legittimo figliolo di un tal Domenico d'Arignano; ed osserva su tal proposito, che il Papa aveva maritata Vannozza appunto con quest'uomo. La testimonianza di un contemporaneo e romano ha qualche peso. Nulladimeno niun altro scrittore, eccetto il Mariana, che evidentemente si affida all'Infessura, fa menzione di Domenico; e presto vedremo, che per lo meno non si può parlare di un matrimonio legalmente riconosciuto di Vannozza con quest'uomo ignoto. Essa era già stata lungo tempo l'amante del cardinale, prima che questi le désse un marito officiale per coprire la sua propria relazione e agevolarla insieme. Questa difatti continuò, anche dopo che la Vannozza ebbe un marito legittimo.

E, come tale, primo ad apparire è nel 1480 un milanese, Giorgio de Croce, cui il cardinal Rodrigo aveva ottenuto da Sisto IV la carica di scrittore apostolico. Incerto rimane il tempo, in cui Vannozza s'unì col De Croce. Ammogliatasi, abitava una casa sulla piazza Pizzo di Merlo oggi chiamata Sforza Cesarini; lì vicino era appunto il palazzo del cardinal Borgia.

In quell'anno 1480 Vannozza era già madre di parecchi figlioli riconosciuti dal cardinale; Giovanni, Cesare e Lucrezia. Sulla origine di costoro non cade dubbio di sorta; mentre quella del maggiore, Pierluigi, dalla stessa madre è soltanto molto probabile. La data della nascita di questi bastardi Borgia è stata sin qui ignota, e ne furono assegnate diverse. Io scoprii in documenti incontrastabili quella di Cesare e di Lucrezia; e per tal mezzo molti errori rispetto alla genealogia e anche alla storia di questa casa sono tolti per sempre. Cesare nacque in un giorno del mese d'aprile nell'anno 1476, Lucrezia il 18 aprile 1480. Il padre, essendo papa, indicò l'età di entrambi, parlandone nell'ottobre 1501 con l'ambasciatore di Ferrara; e questi scrisse al duca Ercole: «Il Papa mi fece sapere che la nominata duchessa (Lucrezia) ha ventidue anni, i quali compirà nel prossimo aprile; e in quel tempo stesso l'illustrissimo duca di Romagna (Cesare) fornirà ventisei anni.»[7]

Se l'esattezza delle indicazioni del padre sull'età dei propri figlioli lasciasse ancora a dubitare, ogni dubbio sarebbe tolto da altre notizie e documenti. Nei dispacci che l'ambasciatore di Ferrara molto innanzi, nel febbraio e marzo 1493, spediva da Roma allo stesso duca Ercole, dava a Cesare in quel tempo 16 a 17 anni; il che concorda coi dati del padre.[8] Il figliolo di Alessandro VI era più giovane di alcuni anni di quel che sin qui s'era creduto. Questo fatto è importante per la storia della sua breve quanto orribile vita. Onde s'ingannarono il Mariana e gli altri autori, che a lui tennero dietro, affermando Cesare essere il secondogenito di Rodrigo, e quindi maggiore del fratello Don Juan. Invece è questi, che realmente dev'essere stato di due anni maggiore. A Venezia, per informazioni avute da Roma nell'ottobre 1496, si chiama Don Juan un giovane di 22 anni; epperò era nato nel 1474.[9]

Quanto a Lucrezia, essa venne al mondo il 18 aprile 1480. Questa data precisa si ricava da un documento valenzano.[11] Il padre aveva 49 anni, e la madre 38. Dalla costellazione celeste dominante gli astrologhi romani e spagnuoli poterono forse cavar l'oròscopo e rallegrarsi molto col cardinal Rodrigo e felicitarlo dello splendore, cui le stelle avevan destinata la figliola sua.

Erano appena trascorsi i giorni di Pasqua; feste sontuose erano state date in onore dell'elettore Ernesto di Sassonia, venuto a Roma ai 22 di marzo, accompagnato dal duca di Braunschweig e da Guglielmo di Henneberg. Questi signori erano entrati con un seguito di 200 cavalieri. Presero stanza in una casa nel quartiere Parione. Il papa, Sisto IV, gli onorò con profusione grande; ed una splendida caccia loro offerta da Girolamo Riario, l'onnipotente nepote, alla Malliana sul Tevere, levò molto rumore. Lasciarono Roma ai 14 di aprile.

In quel tempo il Papato andava divenendo tirannia politica; e il nepotismo assumeva quel carattere, che più tardi Cesare Borgia doveva svolgere in tutta la sua formidabile essenza. Sisto IV, uomo energico, e di tempra ancora più forte di Alessandro VI, era tuttora in guerra con Firenze, ove aveva ordito la congiura dei Pazzi per far trucidare i Medici ed elevare Girolamo Riario ad un gran principato in Romagna. Queste vie medesime doveva più tardi seguire Alessandro VI pel figlio Cesare.

Il tempo, in cui Lucrezia nacque, era orribile davvero. Il Papato spogliatosi di ogni santità sacerdotale; la religione materializzata del tutto; l'immoralità senza freni nè limiti. La più selvaggia lotta intestina infuriava nella città, massime ne' quartieri Ponte, Parione e Regola, ove quotidianamente stuoli di partigiani, eccitati dagli assassinii, scendevano in armi per le vie. E proprio nell'anno 1480 si levarono in Roma le antiche fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini. Là i Savelli e i Colonna contro il Papa; qui gli Orsini per lui; mentre le famiglie dei Valle, dei Margana e dei Santa Croce, assetate di sangue e di vendetta, legavansi all'uno o all'altro partito.