NOTE:

[1] Novaziano era un prete della Chiesa di Roma, istrutto ed eloquente, di carattere duro e di costumi severi, che ricusava di riammettere nella Chiesa que'cristiani che, durante la persecuzione di Decio, avevano abiurato. Egli si oppose alla elezione del papa Cornelio, e fu il primo antipapa. Cornelio radunò un Concilio (254), in cui Novaziano e i suoi partigiani furono scomunicati. Un altro prete di Cartagine, per nome Novato, contribuì alla propagazione della dottrina. Vedi: Milner, Hist. of the Church; Buston, Lect. on the Ecc. Hist.; Mosheim, Comment. de Reb. Christ.; Walch, Hist. der Ketzer; Eusebius, Hist. Eccl.; Kenckel, De Haeresi Novatiana.
Manete era un dotto persiano, pittore e filosofo, che mirò a conciliare le dottrine de'Magi con quelle di Cristo. Egli diceva che Cristo non aveva compiuto la redenzione, e che lui, Manete, era il Paracleto promesso dal Salvatore a'suoi discepoli. Oltre gli storici suindicati, vedi: Neander, Kirkenges; Von Reichlinn Meldegg, Die Theologie des Manes; D'Herbelot, Biblioth, Orient., art. Mani; Wolf, Manich. ante Manicheos; Beausobre; Hyde, De Relig. veter. Persarum.
Due Donati, uno numida e vescovo di Casa Negra, l'altro vescovo di Cartagine. I donatisti non erano eretici dal punto di vista del dogma, fuorchè un ramo della loro sètta detto dei Circumcellioni. Il loro errore era di credere che la Chiesa d'Africa era decaduta dal grado e dalla condizione di vera Chiesa, e ch'essa non possedeva più i doni dello Spirito Santo, per aver eletto il vescovo Ceciliano senza il concorso dei vescovi della Numidia. Essi, per conseguenza, credevano che gli ordini, le dottrine, le cerimonie fuori della loro Chiesa non erano nel vero e non avevano efficacia. Vedi: Valesio, De Schis. Donat.; Ittig, Hist. Donat.; Noris., Hist. Donat.; Leng, Hist. of Donat.; Walch, Hist. der Ketzer.
Montano era un visionario frigio, che si dava come un Messia di Cristo e degli Apostoli, i quali non avevano spiegato abbastanza chiaramente certi punti della dottrina, a cagione della debolezza de'popoli del loro tempo. Egli distingueva il Paracleto dallo Spirito Santo, condannava come illecito il matrimonio de'vedovi e delle vedove, proscriveva tutti gli ornamenti del lusso muliebre, voleva che l'istruzione e la filosofia fossero bandite dalla Chiesa, e che le vergini dovessero portare un velo.... Vedi: Burton, Lect. on the Eccl. Hist. of First Three Cent.; Wornsdorf, Comment. de Montan.; Matter, Hist. Crit. du Gnost.; Gieseler, Lehrbuch; Milman, Hist. of Christ.; Ritter, Geschichte der Christ. Philos.; Döllinger, Lehrbuch der Kirchengesch., tradotto in inglese da Cox.
Marcione era stato preceduto da Cerdone, un Siro. Egli ammetteva che vi fossero due cause prime d'ogni cosa: una assolutamente buona, l'altra assolutamente cattiva. In mezzo a queste due divinità sta l'architetto del mondo, detto Dio, il quale non è nè assolutamente buono, nè assolutamente cattivo, ma di natura mista, ossia giusta. Questo Dio e il male sono in perpetua guerra, a cagione della loro supremazia nel mondo.... Il Cristo non aveva che un'apparenza di corpo, Marcione condannava il matrimonio, il vino, la carne e tutto ciò che piace al corpo. Vedi: Tertulliano, e le note del suo traduttore in inglese; Books against the Marcionites; Massuet, Hist. du Manichéisme; e gli autori citati qui sopra.
Valentino era romano, della famiglia dei gnostici, e prese il titolo di gnostico. Egli propagò un romanzo sull'origine del mondo. Nel Pleroma, residenza di Dio, vivono trenta Eoni, quindici maschi e quindici femmine, ed altri quattro Eoni, che non sono maritati: Horus—il portinajo del Pleroma—Cristo, lo Spirito Santo e Gesù. Sofia, la più giovane delle Eoni, è una fanciulla; Hachameth—la filosofia,—che fu espulsa dalla residenza divina, divenne materia, e, coll'aiuto di Gesù, ebbe un figlio, Demiurgo, l'artefice e signore del mondo. All'uomo manipolato da Demiurgo, la madre Hachameth aggiunse una terza sostanza, tutta spirituale. Demiurgo si considerò come un vero dio. Allora, per reprimere la sua insolenza, Dio mandò Cristo, che passò attraverso il corpo di Maria, «come l'acqua attraverso un canale»; e Gesù, uno de'più alti Eoni, s'accoppiò con lei quando fu battezzato da Giovanni nel Giordano.... La filosofia dei gnostici si riduce a questo: che il mondo è un composto di bene e di male; che il bene deriva da Dio padre, dalla luce, e ritorna a lui; il male sarà distrutto col mondo. Valentino procreò parecchie sètte: i Tolomeiti, i Secundiani, gli Eraclioniti, i Marcositi, gli Adamiti, i Cainiti, gli Abeliti, i Serpentiani od Ofiti, ecc., tutti gnostici. Vedi: Ritter, ubi supra; Faydit, Eclairciss. sur l'Hist. Eccles. des deux premiers siècles; Buddens, Diss. de Haeresi Valentiniana; Bayle, Diz. art. Adamiti, Prodicus, Cainites, ecc.; e le opere suindicate.
[2]Queste cappelle, più tardi, si chiamarono Tituli. Le belle chiese erano soltanto i tempii antichi adattati al culto cristiano. Dopo la conversione di Costantino, questa trasformazione de'tempii e la costruzione delle basiliche si compirono con ardore, e ben presto ve n'ebbe a profusione. Vedi: Codex Théodos. lib. IX; Jerome, Chronicon ad an. 332; Du Cange, Gloss., voce Titulus; De Croy, Les trois conformités.
[3]Noeto aveva insegnato che Dio Padre aveva preso personalmente la natura umana di Cristo.
Sabellio diceva che soltanto una certa energia, emanante dal Padre supremo, od una certa porzione della natura divina, staccandosi da lui, s'era unita al Figlio, ossia l'uomo Cristo. Lo Spirito Santo era una parte consimile del Padre Eterno. Insomma, una persona sola sotto tre forme, e malgrado ciò, una separazione tra queste forme.
Berillo opinava che Cristo non esistesse prima della sua nascita da Maria, e che alla sua nascita, una particella di Dio stesso penetrò in lui in forma d'anima.
Paolo di Samosata ammetteva che il Figlio e lo Spirito Santo esistevano in Dio, come la ragione e la volontà esistono nell'uomo; che il Cristo nacque semplice uomo, ma che la sapienza—logos—- del Padre discese in lui, e lo pose in grado d'insegnare, non meno che di far miracoli; e che a cagione del logos, la parola del Padre, il Cristo poteva passare per Dio.
Apollinare diceva che il Cristo non aveva bisogno d'anima, avendo già la sua natura divina. Un'anima razionale implicava una dualità nella natura del Cristo.
Marcello considerava il Figlio e lo Spirito Santo come due emanazioni del Padre, le quali, essendo ritornate in lui dopo il compimento delle rispettive funzioni, non possono più stabilire una differenza tra le tre persone.
Fotino supponeva che Gesù fosse nato dalla Vergine e che una certa emanazione divina, detta la Parola, si fosse unita a lui, e fu perciò chiamato Figlio di Dio. Lo Spirito Santo era una virtù od una energia, procedente da Dio, e non una persona.
Macedonio intendeva lo Spirito Santo come una energia divina diffusa nell'universo, e non come una persona distinta dal Padre e dal Figlio. San Basilio, del resto, ricusava allo Spirito Santo il nome di Dio.
Vedi le opere già citate: Wormio, Hist. Sabelliana; Leclerc, Ars critica; Chauffepié, Nouv. Dictionn. hist. crit.; Voigt, Biblioth. Hæresiologica; Bayle, Art. Apollinaris; Vogel, De Marcello Ancyræ episcopo; De la Roque, De Photino, ecc.; Ittig., Hist. Photini.
[4]I primi tredici papi, che non credettero nella divinità di Cristo. Poi Zefirino, Cornelio, Marcellino, Marcello, Silvestro I, Melchiade, Liberio, Damaso, Eleuterio, Innocenzo I, Bonifazio II, Vigilio, Zozimo, Felice III, Onorio I, Ormisida, Giovanni II, Anastasio, Gregorio il Grande, a proposito del culto delle immagini; Adriano I, Leone III, Giovanni VIII, Silvestro II, e lo stesso Gregorio VII, il quale pendeva verso la dottrina di Béranger, il luterano precoce. Vedi: Petruccelli della Gattina, Hist. diplomatique des conclaves, t. I, p. 198.
[5]Priscilliano era press' a poco un manicheo. Egli negava la realtà dell'incarnazione e nascita del Cristo; sosteneva che il mondo non era la creazione d'un Dio, ma l'opera d'un demonio o spirito maligno; predicava l'esistenza degli Eoni, ossia emanazioni di Dio; dichiarava che il corpo umano è una prigione fabbricata dall'autore del male per gli spiriti celesti; condannava il matrimonio; negava la risurrezione de' corpi. Mosheim pretende che i Priscilliani furono calunniati, in quanto alle loro orgie licenziose ed altre accuse mosse contro di loro. Vedi: Simon de Vries, Diss. crit. in Priscillian; Girvesius, Hist. Priscill. chronolog.; Lardner, Credibility, ecc.; Lübkert, De Haeresi Priscill.; e le opere già citate, in particolare Matter, Walch, Beausobre.
[6]Aezio, orefice, medico e vescovo, pretendeva che il Cristo era una semplice creatura. Il suo segretario Eunomio aggiungeva che Gesù era un essere creato, e di una natura diversa da quella di Dio. (Vedi gli autori sunnominati).
[7]Ecco nondimeno alcune curiose disposizioni dei Concilii, che non possiamo passare sotto silenzio. Il Concilio d'Elna proibisce di dipingere sui muri delle chiese le immagini che si adorano. Quello di Sardica proibisce ai vescovi di andare alla Corte e di rimanere più di tre settimane assenti dalle loro diocesi. Quello di Toledo (400) proibisce alle religiose d'avere famigliarità co'loro confessori. Il Concilio di Besanzone depone il vescovo Celidonio, che aveva sposato una vedova (444). Il Concilio d'Arles (452) scomunica gli attori. Quello d'Angers scomunica i chierici, che abbandonano la chiesa per farsi soldati. Quello d'Agde (506) fissa a quarant'anni l'età di una donna per prendere il velo religioso; a venticinque per farsi ordinare diacono, a trenta per divenir prete. Il Concilio d'Albone (517) vieta alle persone clericali di visitare donne dopo il mezzodì, ai vescovi di aver cani da caccia e falconi, agli abati di liberare i servi, «non essendo conveniente che i laici riposino, mentre i monaci lavorano». Quello d'Orléans (533) proibì di ordinare prete un diacono che non sapesse leggere; e quello di Orléans (538), d'ammettere agli onori ecclesiastici un servo o un colono. Quello di Tours (567) ordinò ai vescovi maritati di riguardare la vescova (episcopa) come sorella. A Mâcon si discusse se conveniva comprendere la donna sotto il nome homo; e si condannò i vescovi che facessero guardare dai cani le loro case (585). Il Concilio d'Auxerre proibì di mascherarsi da cervo o da vacca nelle calende di gennaio. Il papa Teodoro, nel Concilio di Roma (648), firmò la condanna di Pirro, vescovo di Costantinopoli, col sangue di Cristo mescolato con inchiostro. Il Concilio di Toledo (680) dichiara decaduti dal trono i re condannati dalla Chiesa; e quello di Saragozza (691) condanna al chiostro, pel resto della loro vita, le regine rimaste vedove. Il Concilio di Verberia (753) permette ad un marito, che uccise un assassino mandatogli da sua moglie, di allontanarla da casa e di rimaritarsi. Se un marito è costretto a partire per un lungo viaggio, e se la moglie non vuol seguirlo, essa può rimaritarsi, e così il marito. Un marito oltraggiato può prendere un'altra moglie. Il Concilio di Parigi (829) notifica ai re, ch'essi non hanno ricevuto il trono dai loro antenati, ma da Dio. Il Concilio di Nantes (898) vieta alle vedove ed alle religiose di frequentare le pubbliche assemblee, dove le donne parlavano molto, senza il consenso del vescovo. Quello di Selingstadt ordina a' preti di non dire più di tre messe al giorno. Ad Avignone si proscrive il canto di poesie amorose ed il ballo nelle chiese, alla vigilia dei Santi. Quello di Laterano ordina ai medici di non dare alcuna medicina agli ammalati, prima d'aver chiamato il confessore. Quello di Tolosa proibisce alle persone sospette d'eresia di esercitare la medicina. I sinodi francesi di Tolosa, Arles, Narbona, Béziers, Lione e Pamiers si scagliano con furore contro gli eretici. Quello di Nantes ordina di non servire ai vescovi più di due piatti nelle loro visite diocesane. Quello di Vienna, presieduto da Clemente V, vieta agli ecclesiastici di esercitare il mestiere di beccaio, albergatore, commerciante di oggetti contrarii alla decenza, e di vestire abiti di colore o di seta. Nondimeno questo papa conduceva seco pubblicamente la sua concubina, la contessa di Périgord. Il Concilio di Toledo ordina agli ecclesiastici di radersi almeno una volta al mese; e quello d'Avignone (1326) condanna coloro che scomunicavano i vescovi, che li avevano scomunicati. Il Concilio di Nantes (1431) proscrive il costume di sorprendere gli ecclesiastici nel loro letto, probabilmente con una donna, di condurli nudi per la città, di porli sull'altare e di aspergerli d'acqua benedetta.
[8]Voltaire dice: «Se si crede alle parole di Arnoud, vescovo d'Orléans, Leone non era nè ecclesiastico nè cristiano». Egli fuggì in Germania, ritornò con Ottone, e fece degradare ed esiliare Benedetto V. Egli è Leone VII per coloro che non ammettono come canonico Leone V, che fu una donna e morì di parto al Laterano. Peperit papissa papillam!
[9]Parlo delle Rosmunde, delle Teodolinde, della stessa contessa Matilde, e specialmente di Ermenganda, di Teodora e di Marozia. Teodora amava l'arcivescovo di Ravenna; ma siccome, per la distanza da Roma, essa non poteva giacere col suo amante—rarissimo concubitu potiretur (dice Liutprando)—essa lo fece nominare papa, e si chiamò Giovanni X. Egli fa un papa guerriero come Giulio II. Marozia, figlia di Teodora, che lo odiava, lo fece gettare in un carcere; e dopo avergli fatto soffrire la tortura e la fame, lo fece soffocare come Desdemona: cervical super os ejus posuerunt. Marozia fece altresì morire in un carcere papa Leone VII ch'essa aveva fatto eleggere per attendere che il proprio figlio, avuto dal papa Sergio III, avesse raggiunto i ventidue anni. Ella fece, infatti, nominar papa questo giovane, che fu Giovanni XI, e che morì alla sua volta avvelenato (Vedi: Hist. diplom. des conclaves, t. 1).
[10]Questo Gregorio V, un lanzichenecco tedesco, non si contentò della scomunica: sorprese il suo rivale a Roma, lo fece spogliar nudo, porre sopra un asino, trascinare in berlina e orribilmente mutilare.
[11]Clemente II fu avvelenato da Benedetto IX. Questo papa, minacciato d'essere rovesciato dal trono per le sue scelleraggini, lo aveva venduto a Gregorio VI. Costretto a combattere i suoi due rivali, Benedetto IX e Silvestro II, Gregorio VI aveva ottenuto che i Romani gli dessero un coadiutore per lo spirituale; in modo che i tre papi si divisero la città di Roma. Fu allora che Enrico III fece eleggere Clemente II dai Concilio di Sutri; ma essendo Clemente perito, l'imperatore nominò Damaso II. Benedetto IX lo avvelenò, e poi abdicò.
[12]I parenti di Giovanni XX gli avevano comperato il trono, in età di 10 anni, da Benedetto VIII, espulso; e divenne papa in età di dodici o quindici anni. Ma i Romani lo scacciarono. Giovanni ritornò co'Tedeschi; e fu cacciato di nuovo. Ritornò in fine con de'parenti e partigiani, e costrinse Silvestro III, che aveva comperato la tiara, a prender la fuga.
[13]Questo Stefano IX fu il primo ch'ebbe il sentimento dell'unità dell'Italia, e volle creare suo fratello re di tutta Italia. Alessandro VI ebbe anch'egli questo sentimento per Cesare Borgia. Ma Stefano IX fu così maltrattato e malmenato in una sommossa, che non potè più mostrarsi in pubblico. E fu in seguito avvelenato in un calice consacrato.
[14]Il vescovo d'Alba chiama Alessandro II Asinandrellus. Ildebrando, figlio del falegname di Soano, che fu poi Gregorio VII, aveva fatto nominare questo papa senza la sanzione imperiale, istituita dai Concilii. Alessandro voleva abdicare; ma Ildebrando s'impadronì con violenza della sua persona, soppresse le rendite della Chiesa, e non gli lasciò pel suo mantenimento che cinque soldi di Lucca al giorno. (Vedi card. Beno; Hist diplom. des conclaves).
[15]Calisto non si limitò alla scomunica del suo rivale Gregorio VIII, ma l'assediò nella fortezza di Sutri, lo fece prigioniero, lo colmò di mali trattamenti, e lo condusse a Roma, coperto di pelli di bestie ancor sanguinose, seduto a rovescio sur un cammello, con la coda in mano in luogo di briglia, facendosi da lui precedere come un ornamento trionfale. Dopo di che, fu rinchiuso in una gabbia di ferro nel cortile d'una fortezza, e un po'più tardi avvelenato. (Vedi Pandulph. Pisan, Vit. Calix. II; Falco Benev.; Suger abb.)
[16]Bonifazio si credeva infallibile, ma non credeva alla infallibilità de' suoi predecessori. Egli fece bruciare tutti gli atti di Celestino V, e tolse il cappello ai cardinali Colonna, suoi nemici. Nel giorno della ceneri, allorchè Porchetto Spinola, arcivescovo di Genova, si pose a' suoi piedi per ricevere la croce, Bonifazio gli disse: «Ricordati che tu sei ghibellino, e che morrai coi ghibellini». E gli gettò la cenere negli occhi. Egli aveva avuto figli dalle sue due nipoti e dalla moglie di suo nipote, che avea creato cardinale mentre essa viveva. Ricusò la corona ad Alberto d'Austria, ricevendone gli ambasciatori seduto in trono, con la corona sul capo e colla spada nel pugno, esclamando. «Io sono Cesare, io sono l'imperatore!» E noto che Sciarra Colonna le schiaffeggiò con la mano guantata di ferro, che Napoleone Orsini lo rinchiuse, e che egli si condannò dapprima a morire di fama, poi si spezzò il cranio contro il muro. Dante lo collocò nell'Inferno, al pari di Nicolò III e Clemente V. Benedetto XI cassò, alla sua volta, tutti gli atti di Bonifazio.
[17]Il papato, da Simone Bar Jonas, detto S. Pietro, sino a Pio IX, ebbe duecento novantatrè capi, o papi. Trentuno di essi furono designati come usurpatori—antipapi—, nel modo stesso che i Borboni consideravano usurpatore Napoleone I, e Pio IX considera usurpatore Vittorio Emanuele. Sui duecento sessantadue papi detti legittimi, se ne contano ventinove morti violentemente, ed aventi pieno diritto al titolo di martiri, come lo avrebbe avuto Mazzini, se fosse stato preso ed appiccato dal re Carlo Alberto dopo la sua spedizione di Savoia, e Garibaldi dopo il suo sbarco a Marsala. Poi altri trentacinque papi, morti anch'essi di morte violenta, e che sono i seguenti: dieciotto avvelenati, Giovanni XI, Clemente II, Damaso II, Stefano IX, Giovanni XIII, Pasquale II (quello stesso che dissotterò ed insultò i cadaveri di Enrico IV di Germania e di Clemente II), Gelasio II, Benedetto IX, Alessandro V, Pio III, Alessandro VI, Adriano VI, Marcello II, Urbano VII, Clemente VIII e Clemente XIV, Leone XI e Leone XII, secondo Bianchi-Giovini; e finalmente Leone X, di cui è ignoto se morì di veleno o di malattia venerea. Quattro papi furono assassinati: Giovanni VIII, Leone VI, Leone VII e Giovanni XII. Poi tredici altri morirono di morti diverse: Stefano VI strangolato, Leone III e Giovanni XIII mutilati, Giovanni X soffocato, Benedetto VI ucciso con un laccio al collo, Giovanni XIV morto di fame, come Gregorio XVI, secondo Gualterio; Lucio II fu ucciso a colpi di pietre, Gregorio VIII rinchiuso in una gabbia di ferro, Celestino V mediante un chiodo infisso nelle tempie, Bonifazio VIII suicida, Clemente V arso sul suo letto d'agonia, Urbano VI precipitato da cavallo e ucciso per la caduta, Paolo II schiacciato sotto il peso della tiara, Pio IV morto di eccesso libidinoso in braccio ad una donna. Sessantaquattro papi, adunque, su duecento sessantadue, perirono in modo straordinario, senza contare una ventina d'altri morti improvvisamente di crepacuore, in seguito di rovesci toccati, in particolare Gregorio IX, Innocenzo IV, Paolo III e Paolo IV, e Gregorio XIII. Ventisei papi furono deposti, espulsi o esiliati, senza contare i papi d'Avignone. Essi sono: Sergio III, Benedetto V, Leone VIII, Giovanni XIII, Benedetto VIII, Silvestro III, Gregorio V, VII, IX, XII, Alessandro III, Urbano V e VI, Pasquale II, Gelasio II, Innocenzo II e IV, Eugenio III e IV, Adriano IV, Lucio III, Martino IV, Pio VI, VII e IX, Giovanni XXIII, a cui Martino V diede la caccia, come fosse una bestia feroce. Trentacinque papi furono eretici: li abbiamo già nominati più sopra. Parecchi papi furono accusati di assassinio. Leone V fu una donna.
Ventotto papi chiamarono lo straniero in Italia, per farsi sostenere sul loro seggio: Stefano II chiamò i Franchi e Pipino; Adriano I, Carlomagno; Giovanni VIII, i Franchi e Carlo lo Scilignato; Formoso, Arnolfo imperatore di Germania; Giovanni XII, Ottone I; Giovanni XV e Gregorio V chiamarono Ottone III; Leone IX chiamò Enrico III di Germania; Gregorio VII, Enrico IV e Roberto Guiscardo; Nicolò II vi attirò Lottario II; Eugenio III, Federico Barbarossa; Urbano IV e Clemente IV vi attirarono Carlo d'Angiò; Bonifacio VIII, Carlo di Valois; Giovanni XXII, gli Austriaci di Federico il Bello; Innocenzo VI, Carlo IV di Germania; Urbano VI, Luigi d'Ungheria; Giovanni XXIII, Sigismondo; Sisto IV, i Turchi per la distruzione di Venezia; Innocenzo VIII, Carlo VIII di Francia; Alessandro VI, i Francesi di Luigi XII e gli Spagnuoli di Ferdinando il Cattolico; Giulio II, i Francesi, Massimiliano d'Austria, gli Spagnuoli, gli Inglesi; Leone X, Carlo V, Enrico VIII d'Inghilterra, Ferdinando d'Austria; Clemente VII, Carlo V; Paolo IV, Enrico II e Solimano; Gregorio XVI, due volte il principe di Metternich; Pio IX, gli Austriaci, gli Spagnuoli, due volte i Francesi, i Napoletani di Ferdinando II, le bande nere di Lamoricière, i briganti di Francesco II, e i volontarii del mondo cattolico ed anche eretico, che formano oggidì il suo esercito.
Nicolò III aprì la serie dei papi nepotisti.
Insomma, novanta papi morti violentemente, espulsi, deposti, esiliati; trentacinque che avrebbero meritato la stessa sorte, siccome infedeli all'istituzione pontificia; ventotto che avrebbero subito lo stesso castigo, se lo straniero non fosse intervenuto per salvarli. In complesso: centocinquantatrè papi, sopra duecento sessantadue, che furono indegni. Qual dinastia, quale istituzione nel mondo ebbe una simile storia! E nondimeno, ecco il principe che dal Concilio sarà dichiarato infallibile e superiore ad esso; ecco l'istituzione che sarà elevata al grado di dogma! (Vedi Hist. diplom. des conclaves, t. IV, p. 512.)
[18]Carlo V rimproverava a Francesco I di aver chiamato i Turchi in suo aiuto. Ma il re rispose: «Poichè i lupi erano venuti in casa mia, mi era permesso di chiamare i cani per discacciarneli».
[19]Ecco il passo singolare di questo vescovo di Tinia: Erant episcopi illi conducti plerique ut utres, rusticorum musicum instrumentum, quos ut vocem mittant, inflare necesse est. Nil habuit cum illo conventu S. Spiritus commercii; omnia erant humana consilia, quæ in immodica et sane quam pudenda pontificum tuenda dominatione consumebantur. Cursitabant Romam nocte dieque veredarii, omnia quæ dicta consultaque essent, quam celerrime ad papam deferebantur. Illinc responsa tanquam Delphis aut Dodona expectabantur; illinc nimirum Spiritus ille S. quem suis conciliis præesse jactant, tabellarii manticis inclusus mittebatur: qui quod admodum ridiculum est, cum aliquando, ut fit, aquas pluviis excrescebant, non ante advolare poterat quam inundationes desedissent. Ita fiebat ut Spiritus non super aquas, ut in Genesi, sed secus aquas ferretur. (Reuter, Orat. Dudithii in Conc. Trid. habitæ).
[20]Paolo Sarpi, traduzione di De la Mothe Josseval.
[21]Pei ritratti di questi papi, vedi l'Hist. diplom. des conclaves, e i documenti ivi citati.
[22]Il rev. dott. John Cumming, il famoso esegesista dei Profeti sul testo ebraico, annuncia alcuni degli articoli sui quali desiderava, a nome del partito protestante inglese, di avere delle spiegazioni—to have light—dal Concilio. Questi articoli sono:
1.º «Io devo ammettere fermamente ed abbracciare le tradizioni apostoliche ed ecclesiastiche». Sarebbe assurdo domandare ad un convertito di ammettere e di abbracciare cose che ignora. Io domando rispettosamente al Concilio di redigere e pubblicare codeste tradizioni, il che non è stato fatto ancora.
2.º «Io non prenderò e non interpreterò mai le Scritture se non in conformità al significato che la Chiesa attribuì ed attribuisce loro». La Chiesa non ha pubblicato quello che il presente articolo ci permetteva di attendere, cioè un significato infallibile di ciascun capitolo della Bibbia. Io prego il Concilio di farci noto tale significato. Finchè la Chiesa non l'avrà fatto, nessun lettore della Bibbia potrà interpretarne un solo versetto, senza «incorrere nella collera dei santi apostoli Pietro e Paolo».
3.º Qualunque convertito dichiara inoltre che «non interpreterà le Scritture se non secondo il consenso unanime de'Padri». Pochi cattolici romani sono in grado di dare una lista de'Padri, da Policarpo e Ignazio sino a S. Bernardo, che fu l'ultimo e che visse nel dodicesimo secolo. Ma siccome i Padri si contraddicono spesso e apertamente tra loro, e talvolta un Padre contraddice sè stesso, così i cattolici romani non possono attribuire alcun significato ai passi più importanti delle Scritture. Per esempio: il cardinale Bellarmino mostra che i Padri hanno un'opinione opposta sopra ciascuna clausola dell'orazione domenicale, e per conseguenza nessun cattolico romano intende nè può interpretare questa orazione. V'ha inoltre parecchie opere apocrife attribuite ai Padri. Il Breviario, p. es., contiene un discorso detto di S. Agostino, in cui la Vergine è chiamata «nostra sola speranza». L'editore benedettino dimostrò che ciò è apocrifo, e che fu scritto molto tempo dopo S. Agostino. Io vorrei domandare al Concilio di pubblicare una edizione autentica e fedele delle opere dei Padri.
4.º Nello stesso simbolo del Concilio di Trento, del 1563, qualunque convertito dichiara, come articolo di fede, che la Chiesa di Roma «è la madre e la direttrice di tutte le Chiese». Io sarei molto grato al Concilio, se volesse spiegare in qual modo ed in quale significato la Chiesa di Roma è la madre dalla Chiesa greca, e dove possiamo trovare il documento ed il fatto, mercè il quale la Chiesa di Roma è stata così divinamente costituita. Se v'ha siffatta tradizione, ci si dichiari, o ci si mostri ch'essa è apostolica.
5.º Qualunque convertito, recitando il simbolo di Trento, «promette e giura obbedienza a Pio IX, come il successore di S. Pietro». Io invito il Concilio ad informarci, noi eretici, dove e da chi i cristiani dell'epoca degli Apostoli furono istrutti di dover obbedire a S. Pietro, e dove e quando S. Pietro chiama sè stesso «Vicario di Cristo e capo della Chiesa universale». Io prego altresì il Concilio di pubblicare qualche documento provante che Pietro visse e morì in Roma; che il papa attuale è il suo successore diretto; che le prerogative di Pietro furono trasmesse al vescovo di Roma; e che, durante i primi cinque secoli, una sola volta questa Chiesa ricevette giurisdizione spirituale ed ecclesiastica su tutta la Chiesa. E ciò è tanto più necessario, che i papi, per più secoli, sostennero tale pretesa con decretali, che oggidì i cattolici romani istrutti dichiarano essi medesimi false.
6.º Il Concilio di Trento ha decretato infallibilmente che i libri apocrifi di Tobia, di Giuditta, di Baruch e de'Maccabei sono sacri e canonici. Ora, siccome il Concilio interpreta secondo il consenso unanime de'Padri, io prego il Concilio medesimo di spiegare alla cristianità perchè Melitone, a. D. 177, non ammise alcuno di questi libri; perchè Origene, a. D. 200, li respinse tutti; perchè Atanasio li respinse anch'egli tutti, meno quello di Baruch; perchè Epifanio, a. D. 368, li respinse tutti egualmente; perchè Gregorio Nazianzeno, a. D. 370, non ne ammise alcuno, come S. Girolamo; e finalmente perchè il papa Gregorio il Grande, essendo infallibile, respinse i Maccabei, mentre Pio IX, non meno infallibile, li accetta tutti come inspirati e canonici?
7.º Io vorrei domandare inoltre al Concilio, se il Salterio di S. Bonaventura è stato respinto e messo all'Indice. Questo cardinale canonizzato, che ha l'onore di una preghiera speciale nel Messale, cancella il nome di Signore o Dio in tutti i salmi di David, e vi sostituisce il nome di Maria o la Vergine o Nostra Signora.
8.º Il Concilio di Nicea pubblicò un simbolo, un po' alterato dal Concilio di Costantinopoli. Ora il Concilio d'Efeso, posteriore ai due, decretò il canone seguente: «Se qualcuno osa comporre un simbolo diverso da questo, e presentarlo a coloro che vogliono convertirsi alla verità, questa persona, se è un vescovo, sarà spogliato dalle funzioni episcopali; se appartiene al clero, dalle sue funzioni clericali». Ora ciascun cattolico romano, vescovo o prete, ciascun convertito del protestantismo, s'obbliga a riconoscere ed a ripetere il Credo di Pio IV, fabbricato nel 1563, e la metà del quale consiste in articoli nuovi, che non si trovano punto nel simbolo di Nicea....
[23]Allorchè Pio IX andò a Firenze nel 1855, egli fece il suo ingresso solenne sopra una magnifica chinea bianca, preceduto dalla croce ed avendo alla destra il paterno granduca Leopoldo II. I Fiorentini, naturalmente beffardi, esclamarono al suo passaggio: «Oh come l'è grasso!»; e il papa, che li ascoltava, borbottava a bassa voce al granduca: «Sono ben poco rispettosi!...» Si fecero allora molti epigrammi; ma io non ricordo che il seguente d'Emiliani Giudici:
«O esempio di virtù sublime e raro!
Entrò Cristo in Sion sopra un somaro;
Entrò in Firenze il suo vicario santo,
Col ciuco anch'egli, ma l'aveva a canto!»
[24]«Tutto ciò che si muove è mosso da un altro.»
[25]Il Dizionario di teologia, di Gaetano Moroni.
[26]Le nostre conclusioni sono affatto contrarie a ciò che domanda mons. Maret, il quale vorrebbe fare del papa un «porco all'ingrasso» costituzionale, come diceva Napoleone, e dell'episcopato un corpo costituente in permanenza. Mons. Maret s'attiene al Concilio di Basilea. È un progresso, senza dubbio; ma un progresso sul passato, non verso l'avvenire. Affrettate il passo, o monsignore: i morti vanno veloci!

NOTE DEL TRASCRITTORE:

—Corretti gli ovvii errori tipografici e di punteggiatura.

—L'indice non è compreso nell'opera originale. Ne è stato prodotto ed aggiunto uno dal trascrittore.

—La copertina è stata creata dal trascrittore e posta in pubblico dominio.