Nota B.
Ciò che segue è estratto dal Vangelo di Nicodemo, o attribuito a questo discepolo, che attestò principalmente la passione e la resurrezione del rabbì di Nazareth. Egli non è naturalmente d'accordo con Giuda. Noi avremo date per tal modo le due versioni; il lettore sceglierà, secondo il suo spirito.
I.
Perchè Annas, e Chaiphas, e Summas, e Batam, Gamaliel, Judas, Levi, Nephtalim, Alessandro e Ciro, e gli altri Giudei vennero verso Pilato, a proposito di Gesù, accusandolo di parecchie cattive azioni e dicendo: Noi sappiamo che Gesù è figlio di Giuseppe il carpentiere, nato di Maria, ed e' dice ch'è figlio di Dio[71], e re, e non solo dice ciò ma vuole abolire il sabbato[72] e la legge dei padri nostri. I Giudei gli dicono: Noi abbiamo per legge di non guarire altrui in dì di sabbato; ora, egli ha guarito zoppi, sordi, paralitici, leprosi, ciechi, demoniaci, per mezzo di cattive pratiche. Pilato disse loro: Come, per mezzo di cattive pratiche? Essi risposero: Sì, egli è mago, ed è per mezzo del principe dei demoni ch'egli scaccia i demoni e che questi gli sono tutti sommessi[73]. Pilato osservò: Non è possibile cacciar via i demoni per mezzo dello spirito immondo, ma per la virtù di Dio[74]. I Giudei gli risposero: Noi preghiamo Vostra Grandezza che lo facciate comparire innanzi al vostro tribunale e lo interroghiate. Ora, Pilato, chiamando un cursore gli domandò: Per qual modo si può condurre il Cristo qui? Il cursore uscì, lo riconobbe, l'adorò, e stese per terra un mantello ch'ei portava al braccio, dicendo: Signore, camminatevi sopra, entrate, perchè il governatore vi chiama. Ma i Giudei, vedendo ciò che il cursore aveva fatto, se ne lamentarono a Pilato dimandandogli: Perchè non gli avete voi fatto intimazione per usciere anzi che per un cursore? Questi, vedendolo, lo ha adorato, ha steso il suo mantello per terra. Pilato chiamò il cursore e chiese: Perchè avete voi fatto ciò? Ed il cursore: Quando mi mandaste di Gerusalemme ad Alessandria[75], io vidi Gesù cavalcare un'umile asina e gli Ebrei a gridargli dietro: Hosanna! tenendo dei rami nelle loro mani; poi altri spiegavano le loro vesti sulla via e dicevano: Salvateci voi che siete nel cielo, benedetto sia colui che viene nel nome del Signore. I Giudei gridarono dunque contro il cursore osservando: Gli è vero, i figli degli ebrei gridavano in ebreo; ma voi, che siete greco, come mai comprendevate la lingua degli ebrei? Il cursore rispose: Interrogai qualcuno dei Giudei chiedendo: Cosa dunque quei figliuoli gridano in ebraico? e' me lo spiegò dicendo: gridano Hosanna! ciò che vuol dire: Signore rendete santo, ovvero Signore, salvate. Pilato obbiettò loro: E voi, perchè attestate voi le parole che quei fanciulli dissero? in che il cursore ha peccato? E' si tacquero. Il governatore ordinò al cursore: Uscite, e di qualunque maniera siasi, fatelo entrare. Il cursore uscì, fece come la prima volta e disse: Signore, entrate, il governatore vi appella.
Gesù entrò e si avvicinò ai portastendardo che tenevano i loro pennoni. Le loro teste s'inchinarono ed adorarono Gesù. I Giudei gridarono sempre più, contro i portabandiera adesso. Ora Pilato disse ai Giudei: Voi non approvate che le sommità degli stendardi si siano curvate da sole ed abbiano adorato Gesù. Ma come gridate contro i portabandiera perchè si sono bassati e l'hanno adorato? Essi risposero: Noi abbiamo visti i porta insegne curvarsi ed adorare Gesù. Pilato chiamò costoro e chiese: Perchè avete voi fatto ciò? I portainsegne risposero: Noi siamo pagani e servitori dei tempj; come potevamo noi adorarlo? Ma come noi tenevamo i nostri pennoni, questi si sono inclinati e lo hanno adorato. Pilato disse ai capi della sinagoga: Scegliete voi stessi degli uomini forti, ch'essi tengano gli stendardi, e vediamo se questi si curvano da sè soli. Gli anziani dei Giudei vedendo dodici uomini ben vigorosi, diedero loro gli stendardi e li fecero comparire avanti al governatore. Pilato ordinò al cursore: Fate uscire Gesù e fatelo rientrare come vorrete. Gesù ed il cursore uscirono dal pretorio. Pilato chiamò i primi porta insegne, giurando loro per la salute di Cesare, che se e' non tenessero fermi gli stendardi quando Gesù entrerebbe, farebbe loro tagliare la testa. Ed ordinò che Gesù rientrasse. Il cursore fece come la prima volta e pregò Gesù di camminare sul suo mantello. Gesù entrò, camminò su quello, e gli stendardi si curvarono e l'adorarono.
II.
Pilato, vedendo ciò, fu preso da terrore, e volle alzarsi dal suo seggio. Ma come e' pensava a ciò fare, la sua sposa, che era lontano, mandogli a dire: Non vi mischiate di codesto giusto[76]; perocchè io ho molto sofferto in sogno la scorsa notte, a causa di lui. I Giudei, udendo ciò, dissero a Pilato: Non vi avevamo noi prevenuto ch'egli è mago? Ecco che egli ha mandati dei sogni a vostra moglie. Pilato chiamò Gesù e gli disse: Udite voi ciò che e' depongono contro di voi? e voi tacete? Gesù rispose: S'e' non avessero facoltà di parlare, non parlerebbero. Ma perchè ciascuno ha il potere di parlare, bene o male, essi vedranno. Gli anziani dei Giudei dimandarono: Cosa vedremo noi? La prima cosa che abbiamo visto di voi, gli è che voi siete nato dalla fornicazione. Poi, che alla vostra nascita, i fanciulli di Betleem sono stati trucidati. In terzo luogo, che vostro padre e vostra madre Maria se la svignarono in Egitto perchè non avevano confidenza nel popolo. Qualcuno dei Giudei presenti, che pensavano bene, soggiunsero: Noi non diciamo che egli è nato dalla fornicazione; codesto discorso non è vero, perchè il matrimonio fu compiuto, come lo attestano persone stesse della nostra nazione. Annas e Caiphas dissero a Pilato: Bisogna ascoltare la moltitudine che grida ch'egli è nato dalla fornicazione ed è mago. Coloro che negano ciò, sono suoi proseliti e suoi discepoli. Pilato domandò a Annas ed a Caiphas: Quali sono codesti proseliti? Risposero: E' dicevano or ora ch'erano pagani, ed eccoli di un tratto divenuti giudei. Elièzer, Asterius, Antonio, Giacomo, Cyrus, Samuel, Isaac, Phinees, Crispus, Agrippa, Annas e Giuda risposero a volta loro: Noi non siamo proseliti, ma figli di Ebrei ed attestiamo la verità, perchè abbiamo assistito al matrimonio di Maria. Ora, Pilato, volgendo la parola ai dodici uomini che avevano ciò detto, disse: Ve ne scongiuro per la salute di Cesare, è costui nato dalla fornicazione? ciò che voi dite è vero? Essi risposero: Noi abbiamo per legge di non giurare perchè ciò è peccato; ma che costoro giurino essi per la salute di Cesare che noi abbiamo mentito, e noi ci dichiariamo colpevoli di morte. Annas e Caiphas osservarono: Codesti dodici non ci crederebbero; ma noi sappiamo che il rabbì è nato dal delitto ed è mago. Egli dice inoltre esser figlio di Dio e re, ciò che noi non crediamo, e perfino temiamo di udire. Pilato fece uscire tutti, eccetto i dodici che attestavano non essere il rabbì nato da fornicazione, fece tirar da parte anche costui, e dimandò loro: Per quale ragione i Giudei vogliono far morire Gesù? I dodici risposero: Il loro zelo proviene da che il rabbì guarisce in giorno di sabbato. E Pilato: Gli è dunque per un'opera buona che vogliono dargli la morte? Sì, signore, sclamarono i dodici.
III.
Pilato uscì allora dal pretorio e disse agli Ebrei, con grande collera: Prendo la terra a testimonio, che io non trovo colpa in questo uomo. I Giudei risposero: Se e' non fosse un malfattore, non ve lo avremmo menato qui. E Pilato: Prendetelo dunque e giudicatelo secondo la vostra legge. I Giudei fecero osservare: Non ci è permesso di mettere alcuno a morte. Pilato disse ai Giudei: La vostra legge vi dice dunque: non uccidete[77]: non è lo stesso di me? Ed entrando per la seconda volta nel pretorio, Pilato fece venir Gesù solo e gli chiese: Siete voi il re dei Giudei? Gesù rispose: Dite voi ciò da voi stesso o altri ve lo hanno detto di me? Pilato sclamò: Sono Giudeo io forse? La nazione ed il principe dei sacerdoti mi vi hanno consegnato. Cosa avete voi fatto? E Gesù: Il mio regno non è di questo mondo; se lo fosse, i miei ministri avrebbero resistito e non sarei stato gittato ai Giudei; ma ora il mio regno non è qui. Pilato chiese: Voi siete dunque re? Gesù rispose: Voi dite che io sono re. Poi soggiunse: Io sono nato in ciò, sono nato per ciò, per ciò son venuto, vale a dire, per rendere testimonianza alla verità; e chiunque appartiene alla verità ode la mia voce. Pilato chiese: Cosa è dunque la verità? E Gesù: La verità è del cielo. La verità non è dunque sulla terra? osservò Pilato. E Gesù: Fate attenzione che la verità è sulla terra fra coloro che mentre hanno il potere di giudicare, si servono della verità e rendono giuste sentenze.
IV.
Pilato lasciò Gesù nel pretorio, uscì fuori verso i Giudei e disse loro: Io non trovo una colpa sola in Gesù. I Giudei gli rammentarono: Egli ha detto[78]: Io posso distruggere il Tempio di Dio e rifabbricarlo in tre dì. Pilato domandò: Di qual Tempio parla desso? I Giudei risposero: Di quello cui Salomone edificò in quarantasei anni[79]; ed egli ha detto che egli può distruggerlo e rialzarlo in tre dì. Pilato replicò: Io sono innocente del sangue di quest'uomo; voi vedrete. Ed i Giudei: Ebbene, che il suo sangue sia su noi e sui nostri figliuoli. Pilato chiamò gli anziani e gli scribi, i preti ed i leviti ed in segreto disse loro: Non fate ciò: io non ho trovato nulla degno di morte nella vostra accusa in quanto alla guarigione dei malati e la violazione del sabbato. I preti ed i leviti risposero: Per la salute di Cesare, se qualcuno ha bestemmiato[80] è degno di morte. Ora, costui ha bestemmiato contro il Signore. Il governatore fece uscire una seconda volta i Giudei dal pretorio e richiamando Gesù, gli disse: Che ho a fare di voi? Gesù rispose: Come sta detto. E Pilato: Come è dunque detto? Gesù gli apprese: Mosè ed i profeti hanno annunziato la mia passione e la mia risurrezione. Quando i Giudei appresero ciò ne furono grandemente irritati, e sclamarono: Volete voi dunque udire più oltre le bestemmie di codesto uomo? Pilato disse: Se questo discorso vi sembra una bestemmia, prendetevelo, citatelo alla vostra sinagoga e giudicatelo secondo la vostra legge. I Giudei risposero: La nostra legge decide che se un uomo pecca contro un uomo egli merita ricevere quaranta colpi meno uno[81]; ma se ha bestemmiato contro il Signore, di essere lapidato. Pilato soggiunse: Se questo discorso è una bestemmia, giudicatelo voi stessi secondo la vostra legge. I Giudei continuarono: La nostra legge ci ordina di non uccidere alcuno[82]. Noi vogliamo ch'egli sia crocifisso, perchè è degno della croce. E Pilato: Non è bene che sia crocifisso; ma castigatelo e rinviatelo[83]. Ora il governatore guardando al popolo giudeo che lo circondava vide taluni piangere. Ei disse al principe dei sacerdoti: Tutta la moltitudine non desidera la sua morte. Gli anziani invece osservarono: Noi e tutta la moltitudine non siamo venuti qui che per domandare ch'egli muoia. E Pilato: Perchè morrebbe egli? Ed essi: Perchè si dice figlio di Dio e re.
V.
Ora, un certo Nicodemo, giudeo, si presentò innanzi al governatore e disse: Vi prego, giudice misericordioso, che vogliate ascoltarmi un istante. Pilato rispose: Parlate. E Nicodemo: Sono io che ho detto agli anziani, agli scribi, ai sacerdoti, ai leviti ed a tutta la moltitudine dei Giudei nella sinagoga: che vi volete da quell'uomo? egli fa parecchi prodigi, buoni e gloriosi, tali che alcun uomo sulla terra non ne fece mai nè ne farà; licenziatelo e non gli fate alcun male. Se egli è Dio[84], i suoi prodigi sussisteranno; se è uomo, saranno dissipati. Avvenne lo stesso quando Mosè, inviato di Dio in Egitto, fece dei prodigi che Dio gli aveva ordinato di fare innanzi a Faraone re d'Egitto. Vi erano Jannés e Membrés,[85] maghi. Essi rifecero per gl'incanti i prodigi fatti da Mosè, ma non tutti; ed i prodigi fatti per malìa, non essendo di Dio, come voi sapete, voi scribi e farisei, perirono in una a coloro che li avevano fatti ed a coloro che li avevano creduti[86]. Lasciate dunque andare codesto uomo, perchè i prodigi di cui lo accusate sono di Dio, ed e' non è degno di morte. I Giudei risposero a Nicodemo: Voi siete divenuto suo discepolo e parlate per lui. Nicodemo replicò: Ed il governatore è anch'egli divenuto suo discepolo? eppure, egli parla in favore di lui, egli che tiene la sua dignità da Cesare. I Giudei fremettero, intendendo queste parole, mostrarono i denti a Nicodemo e dissero: Ricevete da lui la verità ed abbiatevi il vostro possesso col Cristo. Nicodemo riprese: Sia pure così, e ch'io lo riceva come voi dite.......
IX.
E Pilato facendo venire Nicodemo ed i dodici uomini che avevano detto che Gesù non era nato dalla fornicazione sclamò: Che farò mai, poichè si dichiara una sedizione nel popolo? E noi: Non sappiamo; che coloro che eccitano la sedizione veggano essi stessi. Pilato fece ritornar la moltitudine una seconda volta e parlò: Voi sapete che è vostro costume, il giorno degli azzimi[87] che io metta in libertà un prigioniero. Ho un prigioniero insigne[88] omicida, chiamato Bar Abbas, e Gesù che chiamasi Cristo nel quale non trovo alcun delitto di morte. Quali di questi due volete voi che io grazi? Tutti gridarono: Liberate Bar Abbas. E Pilato: Che farò allora di Gesù detto il Cristo? Ed essi: Che sia crocifisso. Poi gridarono di nuovo[89]: Pilato, voi non siete l'amico di Cesare se voi lo assolvete, perocchè egli ha detto esser figlio di Dio e re: volete voi che sia re costui e non Cesare? Allora Pilato pieno di collera sclamò: La vostra nazione è sempre stata ribelle e voi vi siete mostrati nemici a coloro che vi fecero del bene. I Giudei risposero: Chi sono coloro che si sono mostrati favorevoli a noi? E Pilato[90]: Il vostro Dio che vi ha tirati dalla dura schiavitù degli Egiziani.............
XI.
Il centurione, ritornando al governatore, gli riferì tutto ciò che era accaduto. E quando il governatore ebbe ciò appreso, ne fu afflitto; e riunendo tutti i Giudei in una volta disse loro: Avete voi visti i segni comparsi nel sole e tutti i prodigi avvenuti mentre Gesù moriva? I Giudei ciò udendo, risposero: L'eclissi è arrivato come di antico costume. Ora tutti queglino che lo conoscevano si tenevano di lontano, allo stesso modo che le donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea, e guardavano le cose. Ed ecco un certo uomo di Arimathie, chiamato Giuseppe[91], discepolo anch'esso ma di nascosto per paura dei Giudei, eccolo venire al governatore e pregarlo di permettergli di togliere il corpo di Gesù dalla croce. Il governatore il permise. Nicodemo arrivò portando seco un miscuglio di mirra e d'aloe di circa cento libbre. Essi discesero piangendo, il corpo di Gesù dalla Croce, lo avvolsero in pannolini con aromi, secondo l'uso di seppellir dei Giudei, e lo misero in un monumento nuovo che Giuseppe aveva fatto costruire tagliandolo nella pietra, ove alcun uomo non era stato mai messo. Poi rotolarono una grande pietra alla bocca della caverna.
XII.
I Giudei ingiusti, apprendendo che Nicodemo aveva dimandato e seppellito il corpo di Gesù, lo cercavano con gli altri dodici uomini, che avevano detto Gesù non esser nato dalla fornicazione, e gli altri che avevano attestato le buone opere del rabbì. Tutti si erano celati per paura, tranne Nicodemo, che si mostrò loro quando entrarono in sinagoga.......
XIII.
Come tutti ammiravano queste cose, ecco un dei soldati di guardia al sepolcro che dice nella sinagoga: Mentre noi guardavamo il monumento di Gesù, un tremuoto ha scossa la terra[92] e noi abbiam visto l'angelo di Dio. Egli ha rimossa la pietra del monumento, vi si è assiso sopra, ed il suo sguardo somigliava al fulmine, le sue vestimenta sembravano neve. Noi siamo divenuti come morti di paura. E l'abbiamo udito dire alle donne, ravvicinate al sepolcro: Non temete; so che cercate Gesù crocifisso; egli è risuscitato qui come aveva predetto. Venite, osservate il sito ove l'avevano allogato, ed andate a dir subito ai suoi discepoli, ch'egli è risuscitato da morte, che vi precederà in Galilea, e che sarà quivi che lo rivedrete, come egli vi aveva promesso. I Giudei fecero venire tutti i soldati che avevano guardato la tomba di Gesù, e chiesero: Chi sono codeste donne a cui l'angelo ha parlato? Perchè non le avete arrestate? I soldati risposero: Non sappiamo chi fossero quelle donne; ma essendo noi divenuti come morti per paura dell'angelo, come potevamo arrestarle? Ed i Giudei: Pel Dio vivente, noi non vi crediamo. Ed i soldati: Voi avete udito e visto Gesù fare di sì grandi miracoli e non credeste; come potreste creder voi? Voi avete detto molto bene: Pel Dio vivente! sì, il Signore è veramente vivente. Noi abbiam saputo che avete rinchiuso Giuseppe, che aveva seppellito Gesù, rinchiuso in una camera di cui avevate suggellata la toppa, e che, aprendola, non ve lo avete più trovato. Restituiteci Giuseppe cui avete custodito in una camera e noi vi restituiremo Gesù che noi abbiamo custodito in un sepolcro. I Giudei risposero: Vi daremo Giuseppe, dateci Gesù. Giuseppe è nella sua città di Arimathia. Ed i soldati di rimando: Se Giuseppe è ad Arimathia, Gesù è in Galilea come abbiamo udito dall'angelo annunziarlo alle donne. I Giudei, udendo ciò, temettero e si dissero: Coloro che ascolteranno questi discorsi crederanno in Gesù. Essi raccolsero dunque molto danaro e dandolo ai soldati soggiunsero: Dite che come voi dormivate la notte, i discepoli di Gesù sono venuti e vi hanno rubato il corpo. E se ciò sarà raccontato a Pilato noi risponderemo per voi e vi metteremo in sicurtà. I soldati ricevendo i danari dissero ciò che i Giudei avevano ordinato ed i loro discorsi si divulgarono ovunque.
XIV.
Ora, un certo sacerdote chiamato Phinies, e Ada maestro di scuola, ed un levita per nome Agèe vennero di Galilea a Gerusalemme e dissero al principe dei sacerdoti ed a quanti erano in sinagoga: Il Gesù che avete crocifisso lo abbiamo veduto noi assiso fra i suoi undici discepoli parlar sulla montagna degli Olivi[93].
················
Ma Annas e Caiphas consolandoli dissero: Dobbiamo noi creder forse i soldati del sepolcro di Gesù? I suoi discepoli li hanno pagati per rubare il corpo e farli dire che l'angelo aveva rimossa la pietra dal monumento. Non si deve credere in alcun modo a codesti stranieri, che hanno ricevuto da noi pure dei denari: ed han ripetuto i nostri detti. Essi sono fedeli o a noi o ai discepoli di Gesù.
FINE DEL SECONDO ED ULTIMO VOLUME.
NOTE:
[1.] S. Matteo, Cap. XII. S. Luca, Cap. XI.
[2.] La madre di Giovanni ed i fratelli di Gesù erano i più ingordi al bottino, secondo i Vangeli.
[3.] S. Marco, cap. III. S. Giovanni, cap. VII, VIII, X.
[4.] I tories, come li chiama il signor W. H. Dixon nel suo eccellente libro intitolato The holy land, che con molto frutto ho consultato sovente.
[5.] Giuseppe, Antich. XI, cap. VI.
[6.] S. Luca, Cap. X.
[7.] San Marco, Cap. VIII, S. Gio., Cap. IX.
[8.] S. Gio., cap. X.
[9.] Un sanhedrin che pronunciava la pena di morte una volta in sette anni meritava di passare per sanguinario. Rabbì Eliezer aggiunge: «Egli meriterebbe questa qualificazione condannando una volta in 70 anni.» Rabbì Tarfon e Rabbì Akiba dicono: «Se noi fossimo stati membri del Senato non avremmo giammai condannato a morte nessuno.» Ma Simon figlio di Gamaliel, rispose: «Non sarebbe ciò un abuso, e non avreste voi temuto di moltiplicare i delitti in Israello?» Mischnà, Trattato delle pene, cap. I.
[10.] S. Gio., cap, X.
[11.] Vedi Böttiger, La teletta di una dama romana.
[12.] Parietes tyriis et hyacintinis et illis regiis velis quæ vos operose resoluta transfiguratis, pro pictura abutuntur. Tertull., de Hab. mul., cap. V.
[13.] «Quale vita sarebbe sufficiente per narrare tutti i benefizii dell'eguaglianza?... Nell'universo, essa produce l'insieme; nelle città, la democrazia ben regolata, sì differente dall'oclocrazia ove la moltitudine ignorante ed appassionata vorrebbe comandare; nel corpo, è la salute; nelle anime, l'onestà e la virtù. L'ineguaglianza invece, è la causa prima del male che si fa quaggiù». Filone. Della creazione del principe, ecc. Il precetto dell'eguaglianza non era quindi stato evocato e predicato da Gesù pel primo.
[14.] Schiavo che infliggeva i castighi del padrone agli altri schiavi.
[15.] Herder: Del redentore degli uomini secondo i nostri tre primi Evangelii; Del figlio di Dio, salvatore del mondo, secondo l'Evangelio di San Giovanni; Paulus: Commentario degli Evangelii; Vita di Gesù; Schleiermarcher: Dogmatica Lezioni sulla vita di Gesù: — citate da Strauss; — Hase: La vita di Gesù, — e diversi altri scienziati tedeschi spiegano la parte taumaturga della vita del Nazareno mediante mezzi naturali, Paulus sopratutto. Hase invoca anche il magnetismo «questa forza misteriosa che si svolge dalle viscere della natura per agire sulla vita ammalata.» Giuda non ne sapeva tanto; egli racconta senza spiegare.
[16.] Gli Evangelii e gli autori della vita di Gesù hanno raccontato le cause e le ragioni di questi sospetti, Mirjam ripeteva ingenuamente: Nonne repetita est in me historia Adami?.... Munda sum, nullum virum cognovi. Dixit autem Ioseph: Et undenam est ergo quod habes in utero? Et respondit Maria: Vivit dominus meus quod non scio unde mihi est. Proto Evangelio di S. Giacomo. Fabric. I, pag. 23. Ispirata da questo non scio, l'opinione mondana acquistò di buon'ora una grande estensione, poichè la traccia n'è restata in uno scritto ebraico abbastanza reputato, quantunque ripieno di puerilità, e di insulsaggini da satirico, voglio dire il Sepher Toledod Jeschri, ovvero Libro degli atti di Gesù, tradotto in latino e confutato da Wagenseil nella raccolta intitolata Tela ignea Satani (Vedi alla fine del volume la nota A). Origene parla pure di questo fatto, e dice: Videamus an non cæci fuerint auctores hujus fabula? de virgine deprehensa cum juvene Panthera in adulterio et a fabro repudiata. (Contra Celso, lib. I). Nell'evangelio di Nicodemo (Fabric. Aport. t. 1) gli anziani dei Giudei dicevano: Noi sappiamo che sei nato da un commercio illecito. Altri rispondevano: Nos non dicimus natum esse ex fornicatione. Hic sermo vester non est verus, quoniam desponsatio facta est. Et responderunt: Omnis multitudo audienda est quæ clamat fornicatione natus est.
[17.] S. Giov., Cap. XI, v. 42.
[18.] Salvador, Gesù Cristo e la sua Dottrina. Tomo II, pagina 146, ediz. del 1864, Parigi.
[19.] Ananus era l'uomo il più giusto ed il più venerabile; la sua alta nascita e la sua dignità ricevevano un maggiore splendore dalla sua affabilità, e dalla cura che prendeva di farsi eguale ai più infimi. Amava con passione la libertà ed il regime popolare. Il bene pubblico aveva il passo sopra i suoi interessi privati. Faceva grande stima della pace, e non dubitava che la Giudea non dovesse perire, a meno di venire ad un compromesso onorevole coi suoi dominatori. Giuseppe, Guerra giudaica, lib. IX, cap. V.
[20.] In fatto gli Evangeli sono ripieni di questa dichiarazione.
[21.] Salvador: Gesù Cristo e la sua dottrina, volume II, cap. XXIX.
[22.] Vedi Voltaire: Estratto dei sentimenti di Giovanni Meslier, cap. II. Dizionario Filosofico, articolo Miracoli.
[23.] S. Giovanni, cap. X, vers. 33. Sed cum homo sis, teipsum facis deum.
[24.] Deuteronomio, cap. XXXII, vers. 39. Isaia, cap. XLIII, vers. 10, 11, cap. XLV, vers. 5-22.
[25.] Deuteronomio, cap. XIII.
[26.] In gazophilario. S. Gio., cap. VIII, vers. 2-20.
[27.] Libro dei Maccabei, cap. IV, vers. 9, 10, 14, 15.
[28.] Geremia, cap. XLIV.
[29.] Matteo, X, vers. 34-37. Luca, XII, vers. 49-53. Id. c. XIV, vers. 31, 33, 25, 26.
[30.] Strana coincidenza! Uang-mang sosteneva nella China l'istessa parte del Rabbì di Nazareth a Gerusalemme, all'istessa epoca. Vedi il curioso libro di Giuseppe Ferrari; La China e l'Europa parte 3.ª, Cap. 1.º
[31.] Salvador, Tom. I, cap. III, pag. 270.
[32.] Giuseppe dice di sè stesso nella sua biografia «che a quattordici anni egli era tanto oltre nello studio dei libri sacri, che i sacrificatori ed i principali personaggi non esitavano a consultarlo sull'interpretazione delle leggi.»
[33.] Mischnà, Sentenze dei padri, cap. V. Salvador, Storia delle Istituz. di Mosè, lib. VII, cap. V.
[34.] Giov. cap. XI.
[35.] Questo verso infame fu indirizzato da Marziale a sua moglie.
[36.] «Reimarus, dice Strauss (pag. 362), ha voluto vedere nell'entrata trionfale un attentato politico, mediante il quale Gesù, aiutato dal popolo, avrebbe voluto impadronirsi del potere. Altri son giunti perfino a contestare la realità dell'episodio, deducendolo dalla profezia di Zaccaria.... Gli è ben possibile che Gesù, il quale non pretendeva declinare assolutamente la parte messianica, ma che teneva a combattere il concetto regnante del messia bellicoso e terribile, si sia realmente appoggiato del testo di Zaccaria per presentarsi al popolo come il principe clemente della pace.» Strauss, Nouvelle vie de Jésus, t. 1.
[37.] Luca, cap. XIX; Giov., cap. XII.
[38.] Renan si dimanda perfino «s'e' non si ricordò delle chiare fontane della Galilea, ove egli avrebbe potuto rinfrescarsi; la vigna ed il fico sotto cui avrebbe potuto assidersi; le giovanette che avrebbero forse consentito ad amarlo... e se non pianse di non esser restato un semplice artigiano di Nazareth». Pag. 378-379.
[39.] Aequalem se fecisse Deo. Giov., cap. V, v. 16-18.
[40.] Luca, cap. XIX; Giov., cap. XII.
[41.] «Lo si vedeva continuamente circondato da uomini e da donne poco commendevoli... Agli occhi degli anziani del popolo questa circostanza era aggravata da una anomalia: che, a trent'anni, il maestro di Nazareth non era ammogliato... Nè essi approvavano di più le sorgenti d'onde egli attingeva i suoi mezzi giornalieri di esistenza». Salvador, tom. II, pag. 146. Et iter faciebat per civitates et castella; et cum illo mulieres multae: et Maria quae vocatur Magdalena... et Johanna uxor Tusae... et Susanna et multae aliae quae ministrabant ei de facultatibus. Luca, cap. VIII, v. 2-3.
[42.] Ecco ciò che nella storia maligna degli evangelisti fu cangiato in un bacio, e divenne la sorgente di tutte le assurdità, messe perfettamente in chiaro dagli storici di Gesù Strauss e Renan.
[43.] Giov., cap. III, v. 13, 31; cap. V, v. 19, 26; cap. VI, v. 51; cap. VIII, v. 42; cap. X, v. 30; cap. XIV, v. 8, ecc.
[44.] Giov., cap. XII, v. 21.
[45.] Innocenzo III ha definito il papa con queste parole: Vicarius Jesu Christi, successor Petri, Christus Domini, Deus Phardonis, citra Deum, ultra hominem, minor Deo, major homine. — Serm., De Consacr. Pontif.
[46.] «Ho parlato apertamente al mondo; ho insegnato nella sinagoga e nel Tempio ove si recano tutti gli Ebrei; non ho mai nulla detto in secreto. Perchè ti rivolgi a me? Domanda a coloro che mi hanno udito, ciò che ho detto. Essi lo sanno.» S. Giovanni, cap. XVIII, vers. 20-21.
[47.] Per essere più chiaro, traduco, per questo capitolo, le ore ebraiche, in ore come noi le contiamo oggidì.
[48.] Giov., cap. XIX, v. 7.
[49.] Idem., cap. XIX, v. 12-15.
[50.] Giov., cap. XVIII, v. 33, 34, 35, 36, 37, 38. Vedi pure la nota B.
[51.] Giov., cap. XX, v. 2; Luca, cap. XXIV, v. 11. Et visa sunt illis sicut deliramentum verba ista et non crediderunt illis.
[52.] Num., cap. XVII.
[53.] Levit., cap. XXV, v. 9.
[54.] Num., cap. XVI.
[55.] Luc. cap. I, v. 20.
[56.] Genes., cap. XXIV, v. 15.
[57.] Luc., cap. I, v. 28.
[58.] Levit., cap. I, v. 35.
[59.] Levit., cap. I, v. 43.
[60.] Id., cap. II, v. 33-50.
[61.] Id., cap. I, v. 24.
[62.] Luc., cap. VII.
[63.] Deut., cap. XXII, v. 13.
[64.] Samuel., cap. XII, v. 3-5
[65.] Esod., cap. XX, v. 14.
[66.] Piet., Epis., cap. V, v. 6.
[67.] Num., cap. V, v. 18.
[68.] Luc., cap. II, v. 1.
[69.] Marco cap. VI, v. 3. Questo Giuseppe è altresì nominato Josè, ed i quattro fratelli di Gesù sono Giacomo, Giuseppe, Giuda e Simone.
[70.] Genes., cap. XXV, v. 23.
[71.] Matt., c. X. v. II; Marc., c. XV. v. 2; Luca, c. XXIII, v. 2.
[72.] Matt., c. XII; Luc., cap. XIII, v. 18; Giov., cap. V, v. 18.
[73.] Matt., cap. IX. v. 34, e cap. XII, v. 14; Luca, cap. X, v. 17.
[74.] Matt., cap. XII, v. 13; Luca, cap. II, v. 2.
[75.] Act., cap. IV, v. 6.
[76.] Matt., c. XXVII, v. 19.
[77.] Esod., cap. XX, v. 15.
[78.] Giov., cap. II, v. 20.
[79.] Si trova lo stesso numero nel vangelo di San Giovanni, cap. II, v. 20, quantunque Salomone l'abbia fabbricato in soli sette anni, lib. III. Reg., c. VI, v. 38, e sia stato riedificato da Erode in nove anni e mezzo. Gius., Antich., lib XV, cap. XIV.
[80.] Levit., cap. XXIV, v. 16; Deut., cap. XIII, v. 10.
[81.] II, Corint. cap. XI, v. 24.
[82.] Esod., c. XX, v. 15.
[83.] Luca, cap. XXIII, v. 16.
[84.] Atti, cap. V, v. 38.
[85.] II, Timot, cap. III, v. 8, si legge Jambres.
[86.] Atti, c. V, v. 37.
[87.] Giov., c. XXIII, v. 39.
[88.] Matt., c. XXVII, v. 16.
[89.] Giov., c. XIX, v. 12.
[90.] Atti, c. VII.
[91.] Giov., c. XIX, v. 38.
[92.] Matt., c. XXVIII, v. 2.
[93.] Matt., c. XXVIII, v. 16.
DEL MEDESIMO AUTORE:
| Le notti degli emigranti a Londra | L. 1 — |
| Il sorbetto della regina (Seconda Edizione) | 1 — |
| Il Re prega | 3 — |
| Il Concilio | 1 — |
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (Sakya-Muni/Sakya-Mouni, Jeschua/Jeschuà e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.