PRUDENZIO.
Omnia vincit amor et nos cedamus amori.
Certamente pare, al giudizio dei periti, che totiens quotiens un uomo esce delli anni adolescentuli, verbi gratia un par nostro, non deceat sibi l'amare queste puellule tenere; benché dicitur che a fele, senio confetto, se lli convenga un mure tenero. Oh terque quaterque infelice Prudenzio! a cui poco le virtú e le lunghe lucubrazioni e i quotidiani studi prosunt. E ciò solo avviene ché li uomini sono inimicissimi delle virtú e delle Muse del castalio e pegaseo fonte; e, come li arieti o li irconi, con li corii aurati viveno, ché «sine doctrina vita est quasi mortis imago»; ed hanno sí la virtú conculcata che solo alle crapule attendono e incumbunt a rubare, a soppeditare el prossimo con mille versuzie e doli. Benché, noi non li stimiamo; quia, «cum recte vivis, non cures verba malorum». E cosí i miseri non se accorgeno che sono tanquam boves et oves et super pecora campi. E, se alcuno vole captare benevolenzia appresso di loro, bisogna che sia un testis iniquus, un garulo inquieto, un furcifer, un capestrunculo, un cinedulo calamistrato, un tonditore di monete, un lenone, uno inrumatore, un caupone tabernario inimico del politico vivere; e di quanti maggiori vizi è decorato tanto magis è accetto, quia «omne simile appetit sui simile». Ma solamente mihi tedet de non essere in grazia di questa radiante stella alla quale la famosa dea della pulcritudine non gli sarebbe ottima pedissequa et est lascivior hedo. E saria plus quam contentus s'io potessi coniugnerla nosco in coppula e vinculo matrimoniale. Né curarei di fargli fondo dotale di una nostra domo laterizia quale avemo empta in questa cittá, nella quale avemo consumpte molte pecunie in resarcirla. Ho decreto de mandargli un'apocha, una pagina, un epistolio in laude sua. Voglio andare al fòro per emere alcuna cosetta per prendere la corporale refezione e resarcire, cibando, el ieiuno ventre. O Malfatto!
MALFATTO. Che volete?
PRUDENZIO. Vieni fuora. Non odi? a chi dico io?
MALFATTO. Che ve piace, ehu?
PRUDENZIO. Non hai verecundia a responder al precettore cosí temerariamente? Guarda pur, ch'io non ti dia un cavallo.
MALFATTO. Sí! Sempre me volete dare li cavali, voi; e sempre me fate andare a piedi con le scarpe mezze rotte e mezze straziate.
PRUDENZIO. Non piú parole; e fa' che tu stii cheto; e fa' che sempre non te abbiamo a fare uno epilogo sopra el vivere tuo. Háime inteso? perché non respondi? che guardi? a chi dico io?
MALFATTO. Uhu! uhu! uhu!
PRUDENZIO. Che parlar, che gesticoli de asino son questi?
MALFATTO. Uhu! uhu! uhu!
PRUDENZIO. Che sí ch'io ti farò parlare!
MALFATTO. Perché volete che parli, se prima me dite ch'io stia cheto?
PRUDENZIO. Io te ho detto che tu lassi parlare prima al mastro e che poi respondi. Dove sei andato, Malfatto? non odi?
MALFATTO. Missere! missere!
PRUDENZIO. Malanno che Dio te dia! Dico che venghi nosco.
MALFATTO. E quando?
PRUDENZIO. Extemplo; illico; che venghi statim.
MALFATTO. Messer non. Non sono stato in nessun loco.
PRUDENZIO. Malan che Dio ti dia! Certe tu es insanus.
MALFATTO. Misser sí che son sano. Sonno le scarpe che sonno rotte.
Ecole: vedete.
PRUDENZIO. Che sí che, s'io torno in scola, te darò una spogliatura!
MALFATTO. Ed io me ne andarò a letto, se me spogliarete.
PRUDENZIO. Fa' ch'io non te l'abbia a ripilogare un'altra volta. Vieni meco.
MALFATTO. E dove volete ch'io venga, adesso che vuol piovere?
PRUDENZIO. E tu lassa piovere.
MALFATTO. Be', sí, voi lo dite perché avete le scarpe sane: ma ché non me prestate le vostre, voi, a me e pigliateve le mie?
PRUDENZIO. Tu vai optando ch'io non comperi l'altre nove.
MALFATTO. Io non ne voglio se non doi, e non nove; ché non ho tanti piedi, io. Ma quando me le comparerete?
PRUDENZIO. Domani omnino, idest per ogni modo.
MALFATTO. O dateme le vostre oggi a me e pigliateve per voi quelle che me volete comparare domane.
PRUDENZIO. Ego te supplico, per Deum immortalem.
MALFATTO. Misser, volete lo pistello ancora?
PRUDENZIO. Dove ambuli? dove vai?
MALFATTO. Per lo mortale che me avete detto.
PRUDENZIO. Odi qui ciò ch'io ti voglio dire.
MALFATTO. Dite pur.
PRUDENZIO. Ch'io, totis viribus…,
MALFATTO. Misser sí.
PRUDENZIO. … farò cosa che tu sarai sodisfatto.
MALFATTO. E lui ancora?
PRUDENZIO. Quisnam? Chi lui?
MALFATTO. Che ne so io?
PRUDENZIO. Me par bene che non sai che te parli.
MALFATTO. Ben. Patrone, io non voglio venire se non me date le scarpe.
PRUDENZIO. Vieni; ch'io t'imprometto de dartele come noi tornamo.
MALFATTO. Sí! come tornamo! Voi me ci volete cogliere come le altre volte. Non avete un quatrino.
PRUDENZIO. Tira alle forche, temerario poltrone! Che sai tu se io ho nummi o no? Fa' che stii cheto e non amplius loqui. E basta.