SCENA II
FULVIA donna, IULIA donna, RITA serva.
FULVIA. Non venite piú innanzi. Di grazia, tornatevi dentro.
IULIA. Orsú! Andate in pace. Voi me avete intesa.
FULVIA. Madonna sí.
IULIA. Me avete ben fatto despiacere a non vi restare a desinare con esso meco.
FULVIA. Sempre desino con esso voi. Di grazia, tornatevi di sopra.
IULIA. Orsú! Buon giorno.
FULVIA. Buon giorno e buon anno. Che dici tu, Rita, adesso? Molto stai sí cheta.
RITA. Che volete ch'io dica?
FULVIA. Che ne credi tu di questo mio pensiero?
RITA. Io penso che Iddio ve adiutará; e che, quando egli saprá che voi l'abbiate seguito d'allora in qua che, senza legitima causa, vi lasciò, penso che se umiliará e che vi abbracciará e faravi carezze. E sonne certa, per ciò che cosí farei ancor io.
FULVIA. Iddio, secondo el nostro bisogno, ci adiuti e ci consoli.
RITA. Buono è di sperare in lui. È meglio che nel favore delli uomini, che sonno fallaci e buggiardi.
FULVIA. Hai tu veduto quanto si è fatta pregare questa buona donna prima che si sia contentata?
RITA. Be', madonna, non è da maravigliarsene: ché voi vedete ch'ella è povera; e ogni poco di bisbiglio che si levassi contro di lei sarebbe sufficiente a tôrgli ogni ventura.
FULVIA. Tu dici el vero. Ma che te ne pare di Curzio?
RITA. Circa a che cosa?
FULVIA. Circa l'essersi innamorato.
RITA. Io ve dirò el vero. Me par ch'abbi fatto bene.
FULVIA. Bene, eh? Non ti cuoce a te: però parli a questo modo.
RITA. Eh! madonna, vorrei che voi mi potessevo vedere el cuore; ché forsi mi terrestivo piú cara che non mi tenete.
FULVIA. El veggio, pur troppo, quando tu dici ch'egli ha fatto bene.
RITA. Io vi ho risposto a quel modo per ciò ch'ella è una galante giovane e degna d'essere amata (perdonateme voi) da maggior uomo che lui. Ed io, per me, se, come son donna, fossi un uomo e potesse, faria le pazzie.
FULVIA. Tu sei molto furiosa da poco tempo in qua.
RITA. Madonna, pregamo pur Iddio che la Ceca…
FULVIA. Chi Ceca?
RITA. …la serva sua, facci qualche cosa di buono.
FULVIA. Oh! Ben fará, sí: ch'ella è savia e lui ne ha voglia. Ma cominciamo, ch'ell'è tardo. E leviamoci di questa strada presto, acciò non c'intopassimo in lui: ch'io non vo' che sappia ch'io sia in Roma insino a tanto ch'io non l'ho in luogo ove che non mi possa fuggire.
RITA. Voltate di qua, se vi piace, ché l'è piú corta.