III.
La seconda necessità dello scrittore italiano consiste nel farsi forte; e la forza naturalmente distinguesi in fisica ed in morale. Innanzi tratto vuolsi indagare a che queste forze giovino; in processo come le si acquistino, smarrite ricovrinsi, acquistate mantengansi. Non si può negare che qualchevolta le gagliarde membra si uniscono a piccolo ingegno e a cuore perverso, mentre per lo contrario in fievoli membra talora balenò anima di fuoco; ma ragionando si devono mettere da parte l'eccezioni, e tenerci a quello che per esperienza vediamo ordinariamente accadere; però il senno antico insegnava uomo, giusta sua natura complesso, doversi giudicare quello il quale possedeva in corpo sano mente sana. Altri, e per noi ancora, parecchie fiate fu avvertito, come i Romani solenni plasmatori di uomini appellassero virtus la forza non feroce, o gladiatoria, bensì corretta da intendimento buono: e così la sentiva quel santissimo petto del Parini (le poesie del quale valgono a ritemperare l'anima meglio di venti volumi di filosofia) quando induce Chirone a favellare al giovanetto Achille così:
Garzon nato al soccorso
Di Grecia, or ti rimembra
Perchè alla lotta e al corso
Io ti educai le membra.
Che non può un'alma ardita,
Se in forti membri ha vita?
Il petto dell'uomo forte rimbomba gagliardo all'urto delle nobili passioni come lo scudo di acciaio al picchio della mazza guerriera. La forza fisica comparte potenza di fare e di sopportare, e in verun tempo mai fu di necessità che gl'Italiani si trovassero capaci all'una come all'altra virtù. — L'anima sola, comecchè prodigiosa nelle sue facoltà, non basta per trattare ferro, nè durare alle fatiche ed ai dolori; talora sembra che cavalchi il corpo a mo' di destriero, ed invero lo cavalca, lo sprona e lo avventa, ma lo sforzo dura poco e vien meno. Hanno i Córsi un proverbio egregio, che suona: «se il giovane volesse, e il vecchio potesse, cosa è mai non si facesse?» La forza resulta dalla sanità, la quale a sua posta deriva dagli organi sortiti da natura e per industria mantenuti perfetti; e poichè degli organi si vale lo spirito per conoscere le cose, egli è evidente, che quanto meglio in questo stato mantengonsi, più distinte, precise e limpide porgeranno le idee, dal confronto delle quali emana il giudizio.
La semplice sposizione dei magnanimi gesti rende sublime lo scritto, poco rileva se prosa o poesia; adesso se nobile intento e degno di lode è riportarle, divina cosa parrà certamente concepirle ed operarle: ora senza che il corpo risponda amico all'anima questo non si può. Koërner cantava e combatteva i nemici della sua Patria, e il commiato della tremenda canzone fu il sangue sparso sul campo di battaglia; gl'italiani scrittori abbisognano di membra ben disposte e gagliarde prima per sentire profondamente quanto si avvisano far sentire altrui; poi per confermare con l'esempio le parole. Ai tempi nostri furono visti istigatori indefessi ad avventurarci ad ogni impresa per quanto arrisicata si fosse: se non arrivava l'ora del pericolo, davvero tra Achille e loro pareva non ci avesse a correre divario; ma l'ora venne, ed essi cagliarono; anzi fecero peggio, avversarono e calunniarono chi qualche ultima favilla della virtù italica accoglieva nel cuore: donde ciò? Forse da anima venduta? Dio guardi da supporre viltà anco negli emuli. Questo fie più retto come più onesto credere, che derivasse dalle membra infievolite troppo nella ignavia e nelle mollizie, cui per salvare dall'obbrobrio che meritano, decorano col nome di studii civili. Di tutte le arti tiranniche dobbiamo maledire quella che divezzò i cittadini dalle armi, le quali sono tutela in guerra, nella pace decoro, e conferiscono sempre alla prestanza del corpo non meno che alla ferma salute.
Un atto risoluto può uscire, anzi per ordinario esce da un furore, il quale per essere subito non cessa di comparire divino, come a mo' di esempio fu quello di Pietro Micca quando appiccò il fuoco alla mina per salvare la Patria; e di questo come di tanti altri gesti conformi troviamo idonei anco i temperamenti segaligni e morbidi, ma la pazienza delle lunghe e replicate sensazioni dolorose, l'impero dell'angoscia, la mente indomita fra le torture sono frutto di membra provate al travaglio. Tommaso Campanella durò 40 ore il tormento a Napoli atroce così, che le funi segavangli le ossa e le vene gli laceravano; costretto a sedersi di tratto in tratto sopra il legno acuto e tagliente che gli divorò la sesta parte della carne, e la terra bevve dieci libbre del suo sangue, egli non disse verbo, e se ne vanta a ragione. Dei circostanti, egli racconta, taluni gli dicevano vituperio, ed a esasperargli il dolore squassavano le funi, tali altri alla sfuggita della mirabile costanza lo commendavano, ma egli si tacque, perchè favellando gli sarebbe parso di restare vinto, servo del dolore, e affatto indegno di vivere. Nè l'uomo può rimanere contaminato se prima nol consenta; e poichè consentire sta in noi, così del pari sta in noi serbarci puri. In questa guisa del pari Epitteto scrisse e con lo esempio confermò, ma nè l'uno nè l'altro avrebbero retto allo strazio crudele se per abito lungo non si fossero assuefatti alla fatica e all'ambascia. E per noi Italiani la stagione del dolore, oh! non è anco passata, no; e in ogni caso giova starci parati a tutto: dicono che Annibale da quando venne in Italia costumasse portare il veleno dentro lo anello, nè lo depose dopochè ebbe vinto alla Trebbia, al Trasimeno, e a Canne, e fece bene, che lo adoperò più tardi, e noi da gran tempo proviamo la fortuna nemica. Forte di membra pertanto d'uopo è che sia lo scrittore italiano per sentire e per patire, per significare alla Patria parole magnanime, e per confermarle con l'esempio.
Le membra gagliarde apparecchiano albergo convenevole all'anima forte; donde deriva cotesta ordinata compostezza di concepire, di esprimere e di fare. La forza vera non si mostra mai arruffata, nè disonesta la sua dignità con moti violenti; i forti quasi mai sono feroci, i deboli impauriti sempre. La massima parte dei simulacri vetusti di Ercole rappresentano il semideo in atto di riposo, e ciò dovrebbe avviare la mente a meditarci sopra, perchè più c'insistiamo col pensiero e più troviamo stupenda la sapienza degli antichi effigiata per via di simboli. Dalla contemperata fortezza dell'animo e del corpo emana il senso del buono e del bello morale, quasi dalle corde l'armonia; e l'armonia insomma invita ad operare il gesto illustre, e a cantarlo: piacciono le azioni magnanime perchè armoniche e belle, le nefande aborrisconsi perchè stonano e appaiono laide. E qui ancora a significare intero il concetto bisogna ricorrere al senno amico, che finse Amore seduto sul dorso del Leone guidarne i passi modulando la lira. Giammai fu vista più bella immagine significare concetto più bello.