NOTE

[1] Il Cardinale Dubois, ministro di Filippo d'Orleans durante la minorità di Luigi XV, vero tipo di dissolutezza e di furberia, aveva preso ai suoi stipendii certo cocchiere, il quale una volta si vantò, che quando il suo padrone usciva da qualche palazzo, egli, fissandolo in volto, dalla fisonomia di lui era capace indovinare se il Cardinale avesse causa di tenersi malcontento, o soddisfatto; e giuocava di più, di cogliere nell'argomento di cui egli avesse potuto tenere colloquio. Il padrone, saputo il vanto del cocchiere, lo mise alla prova; ed avendo trovato che più spesso che ei non avrebbe voluto costui dava nel segno, chiamatolo a se molto lo commendò della perspicacia sua; ma donatagli buona somma di danari, gli ordinò che uscisse più presto che di passo fuori di casa sua.—Racconta questo fatto, con altri curiosissimi, il sig. GIOIA nel suo Galateo.

[2] Quantunque la morte di Filippo II si prevedesse imminente, tuttavolta visse più di Francesco Cènci; conciosiachè questi venisse ammazzato nella notte dell'11 al 12 settembre 1598, e quegli morisse il 13 dei medesimi mese ed anno alle cinque di sera. Orribili furono i patimenti dello scelleratissimo re; egli di per se stesso, scrivendo al suo figliuolo Filippo III, li racconta: importerebbe assai che li conoscesse la gente; ma superando il documento lo spazio discreto d'una nota, è mestiero riservarlo a qualche altra opportunità.

[3] La diseredazione di Giacomo, ordinata dal padre suo Francesco Cènci, è cosa fuori di dubbio; avvegnadio si ricavi dal chirografo spedito da Clemente VIII a Monsignor Taverna, rammentato nelle note precedenti: «Francisci testamentum in quo Jacobum…… exeredavit, sive ejus successione privavit».

[4] PLUTARCO narra diversamente il caso di Timone il Misantropo. «Un giorno, egli dice, Timone si presentò alla bigoncia. Il popolo trasse ad ascoltarlo, ed egli favellò così: «Ateniesi, io possiedo un campo; adesso sto per fabbricarvi sopra una casa; in mezzo a quello sorge un fico bellissimo, dove parecchi dei miei concittadini presero la lodevole usanza di andarsi ad impiccare: ond'io (non volendo così repentinamente privarvi di un tanto benefizio) vi avviso, che se qualcheduno avesse voglia di fare questa faccenda si affretti perchè, da quanto avete sentito, non ha tempo da perdere».