NOTE
[1] Le gentildonne, nei tempi che descrivo, non andavano mai sole per le pubbliche vie; bensì con marito, o parente; e, in difetto di questo, accompagnate da un servo di fiducia, il quale dal colore dei suoi abiti distinguevasi col nome di uomo nero.
[2] Le porte delle prigioni, almeno le principali, costumarono fabbricare basse; e tal'era anche la porta delle carceri di Firenze, oggi demolite, chiamate Stinche. Il BERNI giocondamente la descrive nel suo Capitolo in lode del Debito. Anche adesso non sono andate in disuso, e nelle prigioni umanitarie io le ho notate. Quale ne sia la causa, io non saprei: non certo quella di prevenire la fuga: forse, e senza forse, per un lusso di martirio. Devo ancora avvertire, che queste carceri non si espongono all'adorazione delle vezzose e tenere visitatrici: se ne avessero vaghezza, andando alle Murate, prigioni di Firenze, domandino le tenere visitatrici all'amabile Conduttore, e ne rimarranno edificate.
[3] Pomponio Leto, di casa Sanseverina, fu perseguitato da Papa Paolo II insieme col Platina, ed altri felicissimi Ingegni. Questo pontefice soppresse il Colleggio degli Abbreviatori, e si mostrò acerbamente avverso ad ogni maniera di lettere umane. VALERIANO, Della felicità dei letterati, PLATINA, nella Vita di Paolo II.
[4] Questa avventura degli sproni accadde in Francia nella strage di San Bartolommeo, e fu trovato di una dama cattolica per salvare il suo amante ugonotto. La riporta BRANTOME.
[5] Il signor Rougier de la Burgerie calcola, che in Francia sieno 10 milioni di passeri; che ognuno di loro consumi libbre 20 di grano, e così in tutti mette a perdita 200 milioni di libbre di quel frumento; ma perchè ogni passero per quattro settimane nutrisce la sua nidiata esclusivamente di insetti, ritiene che ogni coppia di passeri ne divori 26880, e così in tutti 136 bilioni, e 400 milioni: e siccome, anche passato tutto questo tempo, i passeri durano a pascere insetti, così non gli par forte portare a 300 bilioni questi enti nemici alla prosperità della Francia distrutti dai passeri. Però le passere si devono stimare come una seconda provvidenza di cotesto paese felicissimo: in quanto alla prima è posto preso.
[6] Dolcezze di carceri umanitario. Se taluno s'infastidisse leggerle, lo prego a pensare ch'io le soffersi, e di parecchie tacqui per non parere esagerato.
[7] Anco questo è anacronismo, però che Giordano Bruno fosse condannato al fuoco nel 17 febbraio 1600. Dicono che tanta infamia si commettesse in odio agli Spagnuoli, ed è scusa trista quanto la colpa. ARTAUD DE MOUTOR, gesuita laico che ha scritto la Vita dei Papi, nega risolutamente il fatto; senonchè, poche pagine dopo, accusa i Veneziani perchè lo consegnarono al Papa, e non ne proseguirono il processo a Venezia, sopportando così che la sentenza di cotesto filosofo venisse dettata dagli Spagnuoli. Bara coerenza di storico! Il medesimo scrittore si fa a confutare la opinione di coloro che affermano, il supplizio del fuoco inventato dai Cristiani contro gli Eretici; e dichiara com'esso ordinariamente si praticasse dai principi secolari in pena dei ladri e dei felloni alla patria ed al re, allegando gli esempii del Dante nostro, e di San Fruttuoso vescovo di Tarragona. Questi esempii non fanno punto al caso, dacchè altro sia inventare, ed altro imitare; e poteva darsi benissimo che cotesto supplizio, trovato dai sacerdoti cristiani, dai principi secolari venisse adottato: però se l'Artaud non ha ragione, mercè gli esempii suoi egli si appone al vero, e degli esempii avrebbe giovato meglio, a sostenere il suo assunto, quello che si legge nel libro VII della Guerra Giudaica di GIUSEPPE FLAVIO. Catullo, governatore della Libia Pentapolitana, trae partito da una sedizione di ebrei fuggita da Gerusalemme, per accusare gli ebrei più ricchi di Cirene. Gionata, capo dei ribelli, lo seconda nella calunnia; Catullo ne ammazza tremila. Chiamati poi a Roma, e chiarito il vero, Vespasiano condanna Gionata alle verge, e al fuoco. Catullo è rimandato assoluto; sennonchè colto da morbo insanabile, agitato dagli spettri, gli escono fuori le interiora, e muore.
[8] Il DESCURET nella Medicina delle Passioni referisce parecchi esempii piacevoli della mania delle collezioni. Uno raccolse tutti i bottoni della soldatesca dal 1789 al 1843; un altro in trent'anni raccolse i più celebri tappi di sughero; un ufficiale tutte le specie dei fagiuoli. Io ho conosciuto certo maggiore Chelardi, comandante di piazza a Livorno, il quale aveva completata la collezione del notaro Grifo, possedendo 365 tabacchiere di varia forma, e di vario pregio; e ciò, in difetto di ogni altro merito, gli procurava una tal quale celebrità.
[9] GREGORIO LETI, Vita di Sisto V, parte II, lib. I.
[10] «Signor, non mi abborrire S'io porto invidia ai morti»;
sono versi di un madrigale di M. Buonarroti.
[11] La donna, che servì Beatrice Cènci durante la sua prigionia, non si chiamava Virginia, bensì Bastiana; e questo si ricava dallo antico Estratto del Giorn. della Confraternita del S. Giovanni decollato a Roma, Liv. XVI, carte 66.—Fra le altre preghiere di Beatrice sul punto di morire leggiamo: «Vuole anco, che sia pagata Maria Bastiana quale l'à servita in questa sua prigionia, e nella carcere con molta carità, che oltre al suo salario ordinario le sieno dati scudi 40 di moneta, oltre anche quello, che lassa per testamento, e che tutto le lassa per amore di Dio».