SCENA V.
BIANCA.
Di arme un suono qui intesi. — Ah! m'ingannai. — Se come scellerata io son punita A inaridirmi nel sospetto, questa Innocenza che giovami? — Versato Fu il sangue qui del mio fratello... O terra, Dal dì che l'empio diffuse la prima Morte sul volto all'uomo, tu bevesti Più sangue che rugiada; eppur vestita Di luce, — eterna in tua beltà sorridi, E pietosa raccogli entro al tuo grembo E i giusti e i tristi — tutti! — È la tua faccia Cener di morte: — calpestiam la polve Dei padri noi, — calpesteranno i figli La nostra... O terra, una gran tomba sei! Non pertanto sorridi... Oh! quanto meglio Era non esser nati. — Ecco il vestigio... Dio già lo vide... Oh! a te non sorga il grido Di vendetta da questo... e s'ei surgesse... Non ascoltarlo, — no, — rimanga inulto; — Fu sparso senza offesa: — ma nol vegga La gente... deh! nol vegga... Oh! se uomo mai, Questo luogo accennando, e altrove il volto Per orrore volgendo: — Un Cancelliero, — Dicesse, — là trafisse un Cancelliero, — Oh I quanta infamia: — celisi, — nol vegga La gente, — deh! nol vegga.[15]