NOTE:

[1.]

Ferir me di saetta in quello stato

E a voi armata non mostrar pur l'arco.

[2.] Fu già in onore questa parola, poi la trasandarono: ora dacchè assai l'adoperano i Napolitani, ed è buona, rimettiamola in corso.

[3.] È il santo protettore dei viaggiatori.

[4.] Aggiungasi il recente processo delle avvelenatrici di Marsiglia.

[5.] Ricciardetto, cap. XX.

[6.] Ottavio Piccolomini traditore del Vallestein trucidato a Egra nel 25 febbraio 1634.

[7.] «Pertanto (narra la Cronachetta da me trovata nella Magliabechiana) questo matrimonio seguìto tanto presto dopo la morte dei Griffoli aperse affatto gli occhi al popolo di Siena facendo manifesto quello, che sino allora era stato dubbio, cioè la vera cagione di cotesta morte, e cominciossene a parlare tanto largamente, che la Corte pensò a mettervi su le mani, e formarne processo per chiarire il fatto; ma trattandosi di esporre a fiero cimento due delle più nobili e principali famiglie di Siena, una delle quali per giunta era stretta di parentado con la casa di Alessandro VII sommo Pontefice non parve a cui governava lo Stato cacciarsi dentro il negozio senza parteciparlo al Granduca; la quale cosa egli fece per via di relazione puntuale di quanto si andava dicendo, e di quanto verosimilmente poteva credersi. Tutto bene considerato cotesto Principe giudicò imprudente caricarsi di fascine verdi intorbidando per causa privata la buona intelligenza, che passava fra Sua Santità e lui, ed ordinò, che per allora fino a nuovo ordine si soprasedesse. Ma forse fremendo il popolo di Siena, e mormorando gli uomini dabbene della giustizia, e dolendosi, che in caso sì atroce non si facesse diligenza per trovarne la verità, ed assicurarsi delle persone di coloro, che erano reputati principali autori di tanta scelleratezza, il Granduca ricordandosi come Lattanzio Bulgarini era per altra parte contumace della giustizia, pensò sotto quel pretesto levarlo a passeggiare per cotesta città, senza punto intaccare la Fulvia, e così non dare al Papa la minima cagione di disgustarsi, ch'era il suo particolare fine. Aveva la famiglia dei Bulgarini, come hanno quasi tutti i gentiluomini sanesi, sue tenute in Maremma, ed in quelle una vena, ovvero miniera di ferro assai ricca, della quale avevano usato per molti anni servirsi i ministri della Magona di Siena, per servizio di quello Stato con guadagno notabile di quei gentiluomini, che ci erano padroni. Ora accadde, che per consiglio ed instigazione di certo ministro della medesima Magona, di cui il nome non ho potuto rinvenire fin qui, la Magona di Siena abbandonando la miniera de' Bulgarini, e lasciando di più servirsene, si gettò alle miniere dell'Elba, con pregiudizio notabile di cotesti signori, che restando privi dello esito, e dello smaltimento di quella loro mercanzia rimasero anco privi di un grande utile, che da tempo in qua era resultato alla loro casa; il che dispiacendo infinitamente a Lattanzio per la morte del fratello Paride principale della famiglia, e malvolontieri tollerandolo, come giovane di spiriti molto risentiti, pensò vendicarsene contro colui, che universalmente si era tenuto autore, del quale attentato fu inquisito, e cominciatosene il processo, poi fu, non so per qual ragione, lasciato da parte. Ora il Granduca ordinò si rimettesse mano a cotesto processo, e si tirasse a fine: il che fu fatto; in sequela di ciò Lattanzio venne condannato allo esilio ed allo sfratto da tutti i felicissimi Stati del Granduca.»

[8.] «Venuta la mattina, fu loro dal Doge (siccome usa fare ad ogni condannato a morte) mandato un sontuoso ed amarissimo desinare, negli animali del quale erano i segni di qual foggia di morte avessero a finire la vita: perciocchè ogni starna, ogni pollo, ed ogni altro uccello, aveva legata una piccola fune al collo, nel vedere la quale si voleva, che gl'infelici condannati mangiando si ricordassero, come poco dopo dovevano essere impiccati.» — Da Porto. Lettere storiche. 6. I. p. 2. Let. 37 — E fu pietà veramente veneziana!

[9.] Dante; ma ai tempi suoi le doti non superavano i 400 fiorini di oro, e queste siffatte si vituperavano come sbardellate; di vero 400 fiorini di allora, a ragguaglio nostro, farebbero 40000 scudi almeno.

INDICE DELLE INCISIONI

Fulvia Piccolomini[Pag. 8]
Nei dì feriali quando Fulvia passava per le vie il popolo poeta al solo vederla gioiva;[16]
.... e allora giusto allora, per la prima volta gli fissasse gli occhi addosso[23]
.... quinci a furia levossi dandosi a fuga affannosa e sviata....[28]
— Chi siete? Che volete? Chi vi manda? Su presto, dite.44
.... Gli schizzò il coltello dalle mani, si ruppe il naso, si ammaccò gli stinchi;53
Lelio Griffoli[56]
.... Betta giaceva morta sul pavimento accanto ad un inginocchiatoio;[78]
.... cadde supina singhiozzando per la pena[98]
Signora, le disse, voi m'invitaste in casa vostra; io sono venuto[116]
.... ed entrambi compiacendosi contemplare la propria immagine dentro le pupille degli occhi loro,[125]
.... coglierlo un nugolo di palle squartate tratte da qualche sicario di dietro alla siepe;[137]
.... si versò un colmo bicchiere di vino, e se lo rovesciò nella gola a digiuno[142]
— Don Antonio, ditemelo da galantuomo, ci vedete verso che io mi possa salvare?[160]

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (desio/desìo/desío, desse/dêsse e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Due illustrazioni, elencate nell'"Indice delle incisioni" alle pagg. 44 e 53, mancano nell'originale.