NOTE:

[1.]

Intra due cibi distanti e moventi

Di un modo, prima si morria di fame

Che liber'uomo l'un recasse a' denti.

Par. 4.

[2.] Giuseppe Massari, una maniera di feto mostruoso della libertà, che merita essere impagliato e conservato in qualche museo per servire alla storia naturale della monarchia temperata del regno d'Italia.

[3.] Così con parola pulita si chiamano le spie.

[4.] Il matto piglia uno svarione: due furono le Artemisie; una appunto regina di Caria, moglie di Mausolo, che fece quello che fece, come dice il matto, e morì di dolore due anni dopo la perdita del marito; almeno così la conta Teopompo presso Arpocrate; l'altra fu figlia di Ligdamide, regina di Alicarnasso e di taluna delle isole circostanti, e questa fu che infuriando di amore per Dardano abideno, per gelosia gli cavò gli occhi mentre dormiva; e poi, vie più smaniosa, a rimedio della passione che le bruciava le ossa, così consigliata dall'oracolo, si precipitò dalla rupe di Leucade, dove le si spensero ad un punto l'amore e la vita; questo si trova scritto nella Storia Nuova di Tolomeo Efestione, dove occorre il catalogo di tutti quelli che fecero il salto; rimetto a lui coloro che desiderano più ampie informazioni, e li avverto altresì che dove volessero provare troveranno sempre la rupe di Leucade a Santa Maura, isola ionica, disposta a servirli.

[5.] Questo Piantoni il 22 gennaio 1871 impiccava in Alessandria Antonio Vertua; ed era la sua 171ª, dico centosettantunesima impiccatura. Nell'Eco del Tirreno, 5 novembre 1872, da tale che esaminò il cadavere dell'impiccato si afferma che le ossa del collo erano al loro posto, e non rotte, il midollo intatto; il boia col suo laccio semplicemente affogò l'appiccato, ed esso non potendo respirare morì asfittico.

Da questo racconto si ricava come il prelodato boia contasse panzane quando si vantava egli solo possedere l'arte di spacciare subito, e senza quasi dolore, il paziente, rompendogli con un calcio o due esteticamente assestati taluna delle vertebre cervicali. L'avvocato Giacomo Borgonuovo, nel suo terribile libro Il Patibolo, il Carnefice e il Paziente, racconta come Pietro Piantoni, impiccando a Genova Felice Abbo, per bene dieci volte pestasse sul capo di cotesto infelice, senza contare Giorgio Porro, aiutante, il quale per di sotto tirava giù a strattoni da schiantare la corda. Anche il patibolo ha i suoi ciarlatani.

[6.] Quello che noi chiamiamo the i chinesi dicono tchà; the significa nella lingua loro: comprate, pigliate; noi abbiamo scambiato il nome della merce col verbo mediante il quale ve la offrono.

[7.] Assentato — scritto al libro, alla matricola, voce spagnuola venuta in Italia nel secolo XVI; conservata in Piemonte, e da lui estesa odiernamente a tutta la penisola come reliquia di patita servitù.

[8.] Frà Agnolo Firenzuola, che ragionò della bellezza delle donne, e se ne intendeva, ecco che pensa intorno alla bianchezza delle donne: «alle guance conviene essere candide; candida è quella cosa che insieme con la bianchezza ha un certo splendore come l'avorio; e bianca è quella che non risplende come la neve. Se alle guance dunque, a volere che si chiamino belle, conviene il candore, al petto basta la bianchezza solamente». Dialogo I, p. 21. — Per me non vo' lite coll'amoroso abate vallombrosano, ma le facce lustre, inverniciate, mi sembra che si addicano alle bambole, non già alle belle donne; però me ne rimetto agl'intendenti.

[9.] Se a Platone, innamorato di Archeanassa, matura di anni, parve vedere gli Amori folleggiare nelle rughe del volto di lei, non parrà strano che a Curio sembrasse vedere il peccato e la morte giocare alla buchetta nei butteri della faccia della vecchia suora di carità.

Mentre correggeva questo capitolo, mi capitarono i giornali, dove leggo che nella seduta del 13 marzo 1873, nel Parlamento italiano, trattandosi di queste male femmine, fu detto che negli ospedali sono un vero malanno. Dieci anni fa ebbi ad osservare il contegno rapace, gesuitico di coteste gabbiane nell'ospedale di San Francesco di Paola, e non mancai di farne parte al mio buono amico Durando, generale di divisione a Genova.

[10.] Cicognara, Storia della Scoltura, l. 4, c. 7.

[11.] Schiaffo.

[12.] I nomi stanno stampati nel giornale Il Faro, che riportò le proteste degli sciagurati, perchè chiamai assassini peggiori degli austriaci quei soldati che avevano ucciso donne e fanciulli disarmati a Brescia.

[13.] Affermano la formazione delle perle sequela di una infermità dell'ostrica.

[14.] Pizzuga, così il popolo chiama la tartaruga.

[15.] Così racconta Plutarco nella vita di Antonio, § 48: «Narrasi che un giorno in cui gli ateniesi stavano raccolti in assemblea, Timone, salito su la ringhiera, tale favellasse in mezzo al silenzio universale e alla aspettazione di tutti per simile novità. — Io possiedo, ateniesi, un orticello, dove mi nacque un fico, al quale si sono già impiccati parecchi cittadini: ora essendo io in procinto di fabbricare in cotesto luogo, ho voluto prima significarvelo pubblicamente, acciocchè se qualcheduno avesse pur voglia impiccarcisi, non metta tempo in mezzo per farlo innanzi che e' venga tagliato; Dio vi mandi il malanno a quanti siete.»

[16.] Prov., c. 29, n. 17.

[17.] «Sur la route de Fredericksbourg la ferme d'un monsieur Masenbach est gardée par des ours apprivoisés en guise des chiens». Domenech, Journal d'un missionaire au Texas et au Mexique, p. 39. Questo fatto confermano parecchi altri viaggiatori.

[18.] Eragli cessata ogni speranza di vivere, da poi che, domandando del luogo in cui era, sentì che denominavasi Frigia, però che quivi appunto gli era stato predetto ch'egli dovrebbe morire Ammiano Marcellino, Stor., l. 25, § 4.

[19.] Oggimai non occorre storia la quale ometta riportare questo fatto, comecchè notoriamente falso. Ammiano Marcellino, che si trovò presente alla battaglia di Frigia, alla morte di Giuliano, ne tace; lo misero fuori Sozomeno, Teodoreto ed altri scrittori cristiani, dacchè la religione nostra, ormai scaduta dalla purità primiera, sentiva il bisogno, per sostenersi, della menzogna: gli è giusto ricordare che il gesuita Petavio, nella opera: De ratione temporum, T. 1, p. 149, lo dichiara espresso: fabula plebeia.

[20.] Ci erano due maniere porpora: una violacea, colore che piglia di sovente il mare in Oriente. Omero qualifica il mare purpureo. In mare purpureum violentior influit amnis. Virgilio, 4 Georg. Purpureis agitatam fluctibus Hellen. Properzio, l. 2. Eleg. 20. E così pure Cicerone più volte in Acad.

[21.] Anastasius, in Vita Zachariae.

[22.] Catollo — tozzo di pane; manca al vocabolario della lingua; l'adopra A. Caro, Volgarizzamento degli Amori di Dafne e Cloe.

[23.] Questo fatto è raccontato da tutti gli storici inglesi. Il Lingard afferma ciò accadesse sopra la spiaggia di Southampton; e attestano altresì che Canuto adoperasse in cotesto modo per pungere la piaggeria dei cortigiani, che assicuravano a lui ogni cosa possibile.

[24.] Quidni? Nonne solis astrorumque specula ubique conspiciam? Nonne dulcissimas veritates potero speculare ubique sub coelo? Epistola X, Amico Florentino.

[25.] Non ci mancava altro che questa! Tra gli altri privilegi, ecco che i romanzieri si usurpano la facoltà di spengere e di accendere gli occhi, come i lampionai costumano i becchi del gas. Non è così; rinnuovo lo avvertimento, che i casi esposti in questo libro sono tutti cavati dal vero, comecchè poi svolti con l'arte. Ora il fatto della perdita e del riacquisto della vista nella maniera narrata è conforme alla verità. Dubitando delle mie notizie in medicina, poche ed incomplete, feci consultare in proposito un professore che con lode universale si è consacrato allo studio speciale delle infermità degli occhi, che cortesemente rispose al quesito nel modo seguente:

«Un individuo nato cieco potrebbe acquistare la facoltà di vedere, e ciò istantaneamente, qualora la cecità fosse dovuta ad una cateratta, e questa o per convulsione, o per caduta, o per colpo e simili si lussasse e si spostasse. Potrebbe altresì darsi il caso che il nervo ottico, preso da un gran torpore alle sue origini cerebrali, acquistasse salute quando una violenta azione morale modificasse codesto centro nervoso.

«Devo avvertire però che di tutto questo non conosco esempi, anzi la seconda ipotesi è così lontana dal probabile che, se mi se ne offrisse uno esempio, vorrei procedere molto severo nel ricercare le prove di una vera e propria cecità antecedente al fatto asserito.

«E qui parmi d'aggiungere che dove mai accadesse questo quasi miracoloso abilitarsi dell'occhio alle sue funzioni, l'individuo non saprebbe probabilmente distinguere gli oggetti, nè i colori, nè la posizione degli oggetti relativamente a sè ed agli altri corpi nello spazio. È celebre uno studio fatto (e si trova in tutti i libri di fisiologia) sopra un tale che Ciselden operò e guarì dalla cecità congenita quando era già adulto; ed io pure ho esempio nel quale la inesperienza dell'organo andava tanto oltre, che alle prime credei la operazione non riuscita; ci volle circa un anno perchè l'occhio si abilitasse normalmente».

Tutto questo è discorso egregiamente dal dotto professore, ma non fa al caso nostro, imperciocchè Eufrosina non fosse nata cieca, bensì divenuta tale per veementissima commozione dell'animo. Intorno al caso speciale ecco come ragiona il prelodato professore:

«L'individuo che possiede il pieno godimento della sua visione può per un violento moto dell'animo rimanerne privo di un tratto, e proprio per ispeciali modificazioni della maniera di essere del nervo ottico. Ora, quando trattisi di una di queste speciali modificazioni, un altro moto violento dell'animo può dalla cecità ricondurlo alla visione. Anzi io penso che fra donne isteriche questo fatto sia facilissimo e frequentissimo, ed io stesso l'ho osservato non ha guari qui in Pisa, ecc.

«Pisa, 6 aprile 1871.»

[26.] Scottato dall'acqua calda, mi fa paura la fredda. Traduzione libera.

[27.] Barnum, il grande ciarlatano americano.

[28.] Ovidio, Metamorph., l. 6.

[29.] Eschilo, Eumenidi, trag.

[30.] Festo Varrone, De Re Rus., l. 2, c. 5. Columella, De Re Rus., l. 5, nec dubium quin ut ait Varro cæteras pecudes bos honore superare debeat, præsertim in Italia quæ ab hoc nuncupationem traxit.

[31.] Bovem in Sicilia locutum. Hist., l. 24.

[32.] Buccol., Eglog. III.

[33.] Grossi, Il coro lombardo.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (rovinio/rovinìo e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.