II. LA VISITA

Accennammo altrove che Emma nutriva un certo istinto di diffidenza per Maurizio Barkley. Ella non sapea propriamente rendersi conto di tale ripugnanza, anzi non poche volte facea forza a sè medesima per vincere un così ingiusto sentimento, anche perchè sapea che suo padre riponeva nel signor Barkley intera fiducia; ma il mistero onde quest'inglese circondava la propria vita, la oscurità della sua origine e delle sue relazioni, quella specie di altiera taciturnità irremovibile, e quello sguardo freddo ma ostinato e penetrante, avean fatto sull'animo della giovinetta, fin dal primo giorno in cui lo vide, una sinistra impressione che l'era rimasta in appresso voltata in leggera antipatia. Il contegno di Barkley verso di lei era stato sempre grave e poco manieroso: quando le più entusiastiche ovazioni erano prodigalizzate alla dea de' salotti, Maurizio non mischiava le sue frasi di ammirazione e di rapimento a quelle dello stormo elegante che si facea dattorno, quando, per casualità, rimanevan soli o vicini, Maurizio non le dirizzava nessuna di quelle parole di adorazione che soleano risuonare agli orecchi di lei. Per così fatte ragioni Emma sentiva per Barkley contraggenio e dispetto. Ma ora questi sentimenti erano di botto disparsi, cedendo il luogo alla sorpresa, al compiacimento, alla riconoscenza. Emma era estremamente maravigliata di veder colà il signor Barkley, il quale non formava parte della comitiva; ed era ricolma di ammirazione e di gratitudine pel coraggio, per la prontezza, per l'eroismo onde colui, a rischio della propria vita l'avea salvata dal precipizio.

Il sangue grondava a Maurizio da una larga ferita apertasegli dietro al capo. Egli avea perduto l'uso de' sensi, era pallidissimo, e sulle sue labbra era sparso il lividore di morte. Emma si trovava nella situazione più angosciosa; avrebbe voluto chiamare al soccorso, volare da' suoi compagni che l'aspettavano, per raccontar loro il tristo accaduto; ma non volea lasciare, neppure per un momento, il misero e generoso giovine che giaceva a terra senza dar segni di vita. Emma dimandò l'aiuto di alcuni villici che erano di passaggio, e un di costoro, adagiato Maurizio in sul macigno, ne sostenne, il capo, mentre l'altro era corso per un poco di acqua. Gli occhi della fanciulla erano bagnati di lagrime. Ella si adoperava a rattenere, col suo fazzoletto rinforzato a molti doppi, il sangue che fluiva e gemeva sotto il grumo che vi si era incrostato tra i capelli. Intanto il contadino era tornato con una brocca d'acqua limpidissima. Emma avea fatto uno sdruscio nella sua sottana e ne avea formato una pezzuola il cui becco immerse nell'acqua ed applicò in sulla ferita per farla ristagnare. Il freddo dell'acqua richiamò a vita Maurizio, il quale aprì gli occhi, e veduto Emma che con la più amorosa sollecitudine gli era sopra, e la cui mano riposava assieme col becco della pezzuola in sulla sua fronte, lo sguardo gli balenò di piacere, ed il volto ch'era smorto e livido si accese di subita fiamma.

— Grazie, mormorò con fioca voce, grazie, Duchessina, quanta bontà! Voi stessa avete voluto curare la mia ferita! ed avete avuto ragione, perchè la vostra mano è il più dolce balsamo che si fosse potuto applicare sovr'essa.

— Oh, signor Barkley, rispose Emma arrossando, come potrò esprimervi la mia graditudine? A voi debbo la vita, perocchè sarei senza altro precipitata in questo orribile fossato, senza il vostro coraggio e la vostra prontezza. Ma come vi siete trovato qui? Voi non facevate parte della nostra comitiva.

— È vero, Duchessina, voi non mi troverete giammai nel cerchio di coloro che prendon parte ai vostri divertimenti; ma quando un pericolo vi minaccia, quando una sventura sta per colpirvi, siate certa che troverete al vostro fianco Maurizio Barkley.

Emma guardò stupefatto il giovine inglese. Le nobili e generose parole che questi avea profferite non erano dettate da vanitosa ostentazione, dappoichè egli avea dato testè una prova irrefragabile della sincerità de' suoi detti. Ma a qual sentimento attribuire tanta annegazione? Ecco la sciarada di cui Emma s'imbrogliava a trovare il motto.

— Ben mi è nota la nobiltà del vostro animo, signor Barkley, ed essa giustifica pienamente la fiducia che mio padre ha in voi, e l'amicizia che vi professa. Ed oh quanto più egli vi estimerà ora che saprà esservi io debitrice della vita!

— A che parlarne, Duchessina? Non sono io oltremodo felice e compensato della dolce pietà che la mia ferita ha saputo destare nel vostro bell'animo? Oh se avessi ogni giorno l'occasione di arrischiare la mia vita per salvare la vostra!

Emma era sempre più sorpresa delle parole di Barkley, e tanto più ne sentiva maraviglia, essendo ella convinta che l'espressioni di quell'uomo non erano foggiate per vaghezza di complimenti o per affettare uno spirito eroico e cavalleresco, dal quale abborriva il suo carattere franco e altero. Questo breve scambio di parole avveniva stando la giovinetta chinata pressocchè sulle ginocchia di Maurizio; la mano dritta di lei tenea compressa in sulla fronte dell'inglese la pezzuola bagnata, mentre la sinistra aiutava a sostenere le spalle del ferito. Maurizio si sollalzò un poco dal macigno, sì che la sinistra mano della fanciulla abbandonò per poco la sua posizione. Barkley prese nelle sue, la mano della giovinetta, se l'accostò alle labbra, e v'impresse un bacio. Emma trasalì, e, per un movimento inconsiderato, si scostò dall'inglese.

— Che fate, signore! esclamò ella.

— Bacio quella mano che mi dà la vita, rispose Maurizio. Grazie, Duchessina, grazie delle vostre cure; mi sento forte abbastanza da tornare a casa. Prendete, buona gente, soggiunse poi dando a ciascuno de' due villici una moneta d'oro, prendete questo piccol segno della mia gratitudine; non ho più bisogno dell'opera vostra.

I due contadini stupefatti di tanta generosità non rifinivano di guardare: con occhi spalangati or la moneta or il donatore: e quando si furono accertati che la cosa non era una finzione, ma bensì la più consolante realtà, si partirono, colmando di benedizioni il forestiero e la dama. Maurizio ed Emma restaron soli.

— Volete raggiungere la comitiva, o volete recarvi da Lucia Fritzheim? chiese Barkley.

Non si può dire da quanta sorpresa fu colta Emma a queste parole. In che modo Maurizio conosceva il segreto di lei?

— Che! signore! esclamò la fanciulla, e chi vi ha detto ch'io mi recava da questa donna?

— Nessuno, Duchessina, perocchè voi avete nascosto a tutti il vostro proponimento.

— E voi, signore, come avete letto nel mio pensiero? Chi vi ha rivelato il nome di questa donna?

— Perdonate, Duchessina, ma questo è il mio segreto: soltanto vi posso dire ch'io conosco questa fanciulla, che si chiama Lucia Fritzheim.

— Fanciulla! come! Ella è dunque una fanciulla di onesta famiglia, n'è vero?

— Lucia Fritzheim è la virtù personificata, Duchessina, rispose con solennità il giovine inglese, e suo padre era l'anima più bella, il cuore più nobile che sia stato al mondo.

— Ed è straniera questa famiglia? dimandò sempre più maravigliata Emma.

— Giacomo Fritzheim era svizzero di origine Lucia è nata in Napoli.

— Ed è bella? chiese la giovinetta.

— La sua virtù la rende assai più bella di ch'è in effetti.

— Ed è povera, n'è vero?

— Poverissima, e massime dopo la morte del padre.

— Andiamo, signor Barkley, accompagnatemi da lei. Il mio soverchio indugio sarà presso gli amici giustificato dalla vostra presenza. Io dirò che in quella casa dove mi son recata per una limosina ho incontrato voi, al quale io avea dato appuntamento. Racconterò il vostro atto eroico col quale mi avete salvata la vita; troveremo pretesti e sotterfugi per colorare la nostra tardanza. Venite, Maurizio, indicatemi l'abitazione di Lucia Fritzheim; andiamo a spargere il conforto della carità là dove la più nera perfidia ha sparso il dolore, la miseria, e volea spargere l'ignominia; andiamo, signor Maurizio; compite la vostra opera; salvatemi il cuore dopo avermi salvata la vita.

— Io vi accompagnerò, Duchessina, ma non salirò sulla casa di Lucia Fritzheim; vi aspetterò a qualche distanza: andate a trovar Lucia; le vostre due anime sono fatte per intendersi e amarsi.

La caduta di Maurizio non solamente avea cagionato la sua ferita al capo, ma gli avea fatto parecchie contusioni alla sinistra gamba; ondechè mal potea reggersi in piedi e a stento potea camminare. Emma lo aiutò a montare a cavallo; indi ella balzò sul suo bianco destriero, e a lenti passi entrambi s'incamminarono alla volta della casa di Lucia.

C'incombe il debito di far notare a' nostri lettori che Maurizio Barkley aveva a certa distanza seguita la cavalcata, e che veggendo Emma discostarsi dalla comitiva ella sola, si era affrettato a raggiungerla. Per qual ragione Maurizio avea voluto seguir la cavalcata? È questo un segreto che il tempo ci spiegherà. Giunti che furono all'abituro di Lucia, Maurizio si fermò, lo additò alla fanciulla, e disse ch'egli avrebbe aspettato a pochi passi di distanza co' due cavalli. Emma montò sola le gradinate, Marietta venne ad aprirle l'uscio di scala. La fanciulla rimase attonita nel vedersi dinanzi quella bella dama in abito da cavalcare.

— Siete voi Lucia Fritzheim? dimandò Emma.

— Io sono sua sorella, signora, rispose Marietta arrossendo fin nel bianco degli occhi.

— E non è in casa vostra sorella?

— Oh, sì, signora, rispose con tristezza la fanciulla, ella non esce da lunga pezza; è così mal ridotta!

— Bramo vederla, soggiunse Emma, ho qualche cosa da dirle.

— Entri dunque, signora; perdonerà la poca decenza della nostra casa; siamo poveri orfani che viviamo colle fatiche delle nostre braccia.

Entrando in quella casa, la figliuola del Duca di Gonzalvo fu commossa insino alle lagrime scorgendo la più commiserevole miseria. Quasi tutte le suppellettili erano state vendute: le bianche pareti, imbrattate dagli scherzi di Uccello, si presentavano squallide e nude: qualche sedia, un letticciuolo di asserelle, un vecchio armadio componevano gli arnesi di quella prima camera dove si era trattenuta la giovinetta andalusa. Marietta avea fatto sedere la nobil dama, ed era ita ad avvertire il resto della famiglia dell'onore inaspettato. Emma udì dalla stanza contigua un rumore di oggetti da tavola che venivano gittati in fretta in fretta in qualche cassettone, un affaccendarsi per ripulire sommariamente e spazzare la stanza; udì il bisbigliare di molte voci, e a capo di pochi momenti, ella fu fatta entrare nella camera dove stava Lucia Fritzheim. Il volto di Lucia era bianco come carta. Emma si avanzò verso di lei e la prese per mano, guardandola con occhi velati di pianto.

— Perdono, disse la figlia di Giacomo, mille volte perdono, bella dama, se ha atteso pochi momenti; noi prendevamo un boccone quando ella ci ha onorati.

— Sono dolente di avervi disturbata, carina: voi dunque siete Lucia Fritzheim?

— Per lo appunto, signora, e questi che vedete a me d'intorno sono i miei fratelli e mia sorella.

Uccello, Giuseppe e Andrea fecero una riverenza alla nobil dama, e sottovoce si dicevano l'uno all'altro:

— Quanto è bella! E che bel vestito! Oh la dev'essere la figliuola o la sposa di qualche principe! Guarda, Giuseppe, come son belli quei bottoni! Guarda, Andrea, quella frusta!

Emma e Lucia si guardarono per qualche tempo senza profferire parola; entrambe erano dominate da forti emozioni, e specialmente Emma sentiva una pietà profonda per tanta virtù congiunta a tanta sventura.

— A chi ho l'onore di parlare? dimandò Lucia che non si saziava di contemplare l'incantevole bellezza della dama che le stava presente.

— Alla vostra amica Emma di Gonzalvo.

— Emma di Gonzalvo! esclamò Lucia, e gli occhi le si velarono d'una nebbia mortale.

Marietta e i fratelli corsero dappresso a lei.

— Voi, signorina, voi la figliuola del Duca di Gonzalvo? Povera Lucia! esclamò Marietta rompendo in lagrime.

— Voi dunque conoscevate il mio nome? dimandò Emma con voce commossa.

— Oh signora! se sapeste quante lagrime il vostro nome ha fatto scorrere dagli occhi della mia sventurata sorella!

Lucia si era rimessa immantinente; il suo volto avea preso un'espressione di nobiltà e di fierezza.

— E che brama da me Emma di Gonzalvo? Vuol forse umiliarmi colla sua bellezza e col suo fasto, dopo di avermi ridotta qual sono, uno scheletro, dopo di aver tolto a questi innocenti il pane che io dava loro colle mie fatiche, e cui non posso più dare per lo stato della mia salute? Guardate, signorina, guardate lo squallore e la miseria di questa casa, di questa onesta famiglia, è tutta opera vostra; ma spero che Dio mi darà la forza di soffocare nel mio cuore l'amore che egli stesso vi fece nascere. Oh! or che vi ho veduta, l'ultimo barlume di speranza è fuggito. La vostra bellezza assolve lo spergiuro... Ebbene, Emma di Gonzalvo, io vi perdono tutto il male involontario che avete fatto a me e a questa misera famiglia; io vi perdono dal fondo del mio cuore, come imploro da Dio perdono sul capo dello spergiuro... Oh, mio Dio, quanto è bella! quanto saranno felici! Ma ella non può amarlo quanto l'ho amato io! no, non è possibile!

Due grosse lagrime scapparono da' begli occhi della sventurata fanciulla. Emma corse ad abbracciarla: i suoi occhi nuotavano parimente nelle lagrime.

— Lucia Fritzheim, le vostre parole mi hanno squarciato il cuore, ma io non le merito. Giuro sul mio onore che mai dal mio labbro è uscita una sola parola che avesse potuto incoraggiare l'amor di Daniele per me: io ignorava ch'egli fosse ligato a voi da un giuramento; e, quando la vostra lettera giunse in casa mia, quando quella lettera cadde sotto gli occhi del vostro amante, ei nulla mi disse, nulla. Ma Daniele de' Rimini non ha l'anima che avete voi, Lucia Fritzheim! Faccia il cielo che egli apprenda a conoscervi! La vostra sorte mi commuove e mi tocca nel vivo dell'anima. Posso io sperare che accetterete la mia amicizia, Lucia Fritzheim?

La figliuola del Duca di Gonzalvo stese la mano alla figliuola di Giacomo lo Stradiere, la quale vi si abbandonò sopra con tutta la testa, vi stampò mille baci e bagnolla di pianto. Emma se la strinse al cuore, e poscia la baciò sul volto con estrema tenerezza. Marietta e gli altri fratelli circondarono la nobil fanciulla, piangevano, ridevano, e volevano anch'essi aver la loro parte di quegli abbracciamenti. Emma li abbracciò tutti. Fu questo un bel momento!

Sul cuore di Lucia fluiva un torrente di gioia. Da tanto tempo la miserella non gustava un piacere sì vivo! La sua anima si apriva alla felicità dell'amicizia: la sua sensibilità si sfaceva sotto il calore di questo divino sentimento. Sul volto della donzella andalusa sfolgorava una gioia sì pura che tutte le sue sembianze ne erano irradiate. Era forse la prima volta che i suoi occhi nuotavano in lagrime di tenerezza: era quello il più sublime piacere ch'ella avesse mai gustato in sua vita.

— Io debbo andar via, disse Emma dopo qualche minuto di commozioni, sono aspettata da una comitiva di amici, a' quali ho nascosto, sotto un pretesto, lo scopo della mia visita.

— Ah! esclamò Lucia, chi sa se ci rivedremo mai più! Una barriera insormontabile ci divide.

— E quale? dimandò Emma con tristezza.

— Il nostro stato, rispose Lucia.

— Questa barriera, che l'ingiusta fortuna avea posta tra noi è stata già superata dalla nostra amicizia. Noi ci rivedremo, e ci rivedremo spesso.

— Iddio possa colmarvi di felicità, incantevole creatura! esclamò Lucia.

— Qua la tua mano, Lucia, la tua puranche, gentil fanciulla, disse Emma rivolgendosi a Marietta, la quale afferrò la mano della generosa donzella e con effusione di cuore la baciò più volte.

— La vostra anima è bella come il vostro volto, disse la sorella di Lucia.

— No, non posso partirmi di questa casa, ripigliò Emma se prima non ricevo un pegno della vostra amicizia.

— Un pegno! E quale? chiese Lucia. Parlate, Duchessina, la mia vita è vostra.

— Il pegno ch'io vi domando, soggiunse la figlia del Duca, è che accettiate questo ricordo mio.

Emma avea tratto dal proprio dito un prezioso anello di brillanti, e l'offriva alla misera fanciulla.

— Non crederò che mi siate amica se non accettate questo anello, simbolo del legame fortissimo che unirà d'ora in poi i nostri cuori.

Lucia non oppose resistenza, Emma le passò al dito il prezioso anello. La figliuola di Giacomo era soffocata da tante commozioni.

Emma era partita tra le benedizioni di quelle innocenti creature, le quali aveanla accompagnata fino alla prima branca dello scale. Nel ritornar che fecero sul misero abituro, Marietta guardò per caso in sul tavolo, a cui si era momentaneamente appoggiata la Duchessina di Gonzalvo. Ella mise un grido di sorpresa. Una borsa ripiena di monete d'oro riposava sul tavolo.

Emma si affrettò a raggiungere Maurizio Barkley che l'aspettava a qualche distanza. Ella montò in fretta sul corsiere, ed a fianco del giovine inglese disparve nella polvere che lo scalpitar de' cavalli avea sollevata. Prima di sparire, Emma avea agitato il suo fazzoletto per salutare Lucia e i fratelli che, aggruppati sul terrazzino della loro casa, risposero congiungendo le loro mani al cielo, quasi implorando da Dio ogni grazia e benedizione sulla virtuosa e bellissima donzella.