III. La Gente Irocchese.
Ed eccoci a un'altra scoperta di Morgan, almeno altrettanto importante quanto la ricostruzione delle antiche forme di famiglia dai sistemi di parentela. La prova che i gruppi consanguinei, designati nelle tribù degli Indiani americani con nomi di animali, sono essenzialmente identici ai genea dei Greci, alle gentes dei Romani; che la forma americana è la originale, la greco-romana è la posteriore, la derivata; che tutta l'organizzazione sociale dei Greci e dei Romani primitivi in genti, fratrie e tribù trova il suo fedele parallelo fra gli Indiani americani; che la gente è una istituzione comune a tutti i barbari sino alla loro entrata nell'epoca civile e anche più tardi (per quanto almeno attestano sinora le nostre fonti) — questa prova chiarì, d'un colpo, le parti le più difficili delle più antiche storie greche e romane, e gettò insieme una luce inattesa sui fondamenti della costituzione sociale dei tempi antichi, anteriori al sorgere dello Stato. Per quanto la cosa sembri semplice, una volta conosciuta, Morgan non l'ha scoperta che recentemente; nel suo lavoro del 1871, egli non aveva ancora penetrato questo segreto, la cui rivelazione rese mogi i cultori inglesi della preistoria, già così baldanzosi.
La parola latina gens, che Morgan impiega in generale per questi gruppi consanguinei, come la parola greca genos, che ha lo stesso significato, deriva dalla radice comune aria gan (in tedesco, dove di regola l'ario g diventa k, kan) che significa generare. Gens, genos, sanscrito dschanas, gotico (giusta la suddetta regola) kunî, vecchio norvegese e anglosassone kyn, inglese kin, alto-tedesco del medio-evo künne, significano egualmente stirpe, origine. Ma gens in latino, genos in greco, si usa specialmente per quel gruppo di consanguineità, che vanta comune origine (nel caso nostro, da un capostipite comune) ed è unito da certe istituzioni sociali e religiose in una comunità particolare, la cui genesi e la cui natura, ciò mal grado, rimasero sinora oscure a tutti i nostri storici.
Già vedemmo, trattando della famiglia punalua, che cosa sia la composizione di una gente nella sua forma originaria. Essa consiste di tutti coloro che, mediante il connubio punalua e i concetti in esso necessariamente dominanti, formano la prole riconosciuta di una determinata progenitrice, fondatrice della gente. Poichè in questa forma di famiglia la paternità è incerta, la discendenza non conta che in linea femminile. Poichè i fratelli non possono sposare le sorelle, ma solo donne di altra stirpe, così i figli procreati con queste cadono, giusta il diritto materno, fuori della gente. Rimangono quindi nella cerchia parentale solo i discendenti delle figlie di ogni generazione; quelli dei figli passano nelle genti delle loro madri. Che diviene ora questo gruppo di consanguinei, tosto che esso si costituisce come gruppo particolare, di fronte a gruppi analoghi di una stessa tribù?
Come forma classica di questa gente primitiva Morgan prende quella degl'Irocchesi, specialmente della tribù Senecca. Questa si divide in otto genti, designate con nomi di animali: 1.º Lupo, 2.º Orso, 3.º Testuggine, 4.º Castoro, 5.º Cervo, 6.º Beccaccia, 7.º Airone, 8.º Falco. In ogni gente regnano i costumi seguenti:
1.º Essa elegge il Sachem (capo in tempo di pace) e il Capitano, o duce in guerra. Il Sachem doveva essere eletto nella gente, e il suo uffizio era in essa ereditario, inquantochè in caso di vacanza doveva venir ricoperto immediatamente; il Capitano poteva anche eleggersi fuori della gente, e talora mancare affatto. Non si eleggeva mai Sachem il figlio del predecessore, poichè, regnando fra gli Irocchesi il diritto materno, il figlio apparteneva a un'altra gente; sì bene, spesso, il fratello, o il figlio della sorella. Nella elezione votavano tutti, uomini e donne. Ma l'elezione doveva essere sanzionata dalle altre sette genti, e solo allora l'eletto veniva solennemente insediato dal Consiglio generale di tutta la federazione irocchese. L'importanza di ciò si vedrà più tardi. Il potere del Sachem nella gente era paterno, di natura meramente morale; egli non aveva mezzi coercitivi. Egli era inoltre, per ragione di carica, membro del Consiglio della tribù dei Senecca, come pure del Consiglio federale della collettività irocchese. Il Capitano non comandava che nelle spedizioni guerresche.
2.º Essa depone a suo talento il Sachem e il Capitano. Anche la deposizione è fatta insieme dagli uomini e dalle donne. I deposti ridiventano persone private, semplici guerrieri come gli altri. Del resto il Consiglio della tribù può altresì deporre i Sachem, anche contro il volere della gente.
3.º I membri della gente non possono conjugarsi fra loro. È questa la regola fondamentale della gente, il vincolo che la tiene unita; essa è l'espressione negativa della ben positiva parentela di sangue, solo in virtù della quale quei dati individui diventano una gente. Colla scoperta di questo semplice fatto, Morgan ha svelato per la prima volta la natura della gente. Quanto poco essa fosse fino allora stata compresa, lo dimostrano le relazioni anteriori sui selvaggi e sui barbari, nelle quali i differenti corpi, onde si compone l'ordine gentile, venivano confusi alla cieca sotto nome di tribù, clan, thum, ecc., e dicevasi talora che dentro di essi era vietato il matrimonio. Di qui la inestricabile confusione, nella quale Mac Lennan, da vero Napoleone, mise ordine con questo decreto: «Tutte le tribù si dividono in quelle fra i cui membri è vietato il matrimonio (esogame) e quelle in cui esso è concesso (endogame).» E dopo aver così bene imbrogliata le cose, potè darsi alle più profonde indagini, per sapere quale delle sue due assurde classi fosse la più vecchia: la esogamica o la endogamica. Colla scoperta della gente fondata sulla parentela di sangue, e sulla conseguente impossibilità di connubii tra i suoi membri, quest'assurdità cadeva da sè. — È sottinteso che, nello stadio in cui troviamo gli Irocchesi, il divieto delle nozze fra i membri della gente è ritenuto inviolabile.
4.º I beni dei defunti spettavano ai compagni gentili; dovevano rimanere nella gente. Stante la tenuità degli oggetti, che poteva lasciare un Irocchese, partecipavano all'eredità i più prossimi parenti gentili; se moriva un uomo, i suoi fratelli e sorelle carnali e lo zio materno; se una donna, i figli e le sorelle carnali, non i fratelli. Analogamente non potevano ereditare il marito e la moglie a vicenda, nè i figli dal padre.
5.º I compagni gentili si dovevano aiuto scambievole, protezione e sopratutto assistenza nel vendicare le offese ricevute da stranieri. L'individuo si affidava per la sua sicurezza alla difesa della gente, e lo poteva; chi l'offendeva, offendeva tutta la gente. Di qui, dai vincoli di sangue della gente, nacque il dovere della vendetta, interamente riconosciuto dagli Irocchesi. Se un estraneo uccideva un compagno gentile, tutta la gente dell'ucciso era obbligata alla vendetta. Tentavasi anzitutto un accomodamento; la gente dell'uccisore teneva consiglio e presentava al Consiglio della gente dell'ucciso proposte di pacificazione, offrendo per lo più espressioni di rammarico e cospicui donativi. Se venivano accettati, tutto era finito. In caso diverso, la gente offesa nominava uno o più vendicatori, obbligati a perseguitare l'uccisore ed ucciderlo. Se ciò avveniva, la gente dell'ucciso non aveva alcun diritto di dolersene; la contesa era pareggiata.
6.º La gente ha determinati nomi o serie di nomi, che essa sola può adoperare in tutta la tribù, sicchè il nome di ciascuno dice tosto a quale gente esso appartenga. Un nome gentile porta in sè stesso diritti gentili.
7.º La gente può adottare stranieri e affiliarli così alla tribù. I prigionieri di guerra, che non venivano uccisi, divenivano, mediante l'adozione in una gente, membri della tribù dei Senecca e ricevevano con ciò tutti i diritti della gente e della tribù. L'adozione avveniva su proposta di compagni gentili, uomini, che accoglievano lo straniero come fratello o sorella, o donne, che lo accoglievano come figlio; il solenne ricevimento nella gente era necessario come sanzione. Spesso una gente eccezionalmente ridotta di numero si rinforzava così coll'adozione in massa di un'altra gente, che vi consentiva. Fra gli Irocchesi il solenne ricevimento nella gente aveva luogo in seduta pubblica del Consiglio della tribù, per lo che esso diveniva effettivamente una cerimonia religiosa.
8.º È difficile constatare solennità religiose speciali nelle genti indiane, ma le cerimonie religiose degli Indiani coincidono più o meno con quelle delle genti. Nelle sei feste religiose annue degli Irocchesi i Sachem e i Capitani delle singole genti, per ragione della carica, erano annoverati tra i «custodi della fede» e avevano funzioni sacerdotali.
9.º La gente ha un cimitero comune. Questo è sparito presso gli Irocchesi dello Stato di Nuova-York, circondati ora dai bianchi, ma un tempo esisteva. Presso altri Indiani esso esiste ancora; così i Tuscarora, prossimi parenti agli Irocchesi, hanno nel camposanto, sebbene cristiani, una fila distinta per ogni gente, sicchè la madre viene seppellita nella stessa fila dei figli, ma non il padre. E anche presso gli Irocchesi, tutta la gente di un defunto va ai funerali, provvede alla sepoltura, ai discorsi funebri, ecc.
10.º La gente ha un Consiglio, assemblea democratica di tutti i gentili adulti, uomini e donne, tutti con eguale diritto di voto. Questo Consiglio eleggeva Sachem e Capitani e li deponeva; del pari gli altri «custodi della fede»; decideva circa la composizione (guidrigildo) o la vendetta pei gentili uccisi; adottava stranieri nella gente. Insomma era, nella gente, il potere sovrano.
Queste sono le attribuzioni di una gente tipica indiana. «Tutti i suoi membri sono liberi, obbligati a difendere l'uno la libertà dell'altro; eguali nei diritti personali — nè Sachem nè Capitani pretendono qualsiasi preferenza; essi formano una fratellanza legata da vincoli di sangue. Libertà, eguaglianza, fratellanza, sebbene non mai formulate, erano i principii fondamentali della gente, e questa era, a sua volta, l'unità di tutto un sistema sociale, la base della società indiana organizzata. Ciò spiega l'inflessibile sentimento d'indipendenza e la dignità personale dell'incesso, che ognuno riconosce negli Indiani.»
Al tempo della scoperta, gli Indiani di tutto il Nord dell'America erano organizzati in genti, secondo il diritto materno. Solo in alcune tribù, come quella dei Dacotas, le genti erano sparite, e in alcune altre, gli Ojibwas, gli Omahas, erano organizzate secondo il diritto paterno.
In moltissime tribù indiane composte di più di cinque o sei genti, noi troviamo tre, quattro o più genti riunite in un gruppo particolare, che Morgan, fedelmente traducendo il nome indiano, chiama fratrie (fratellanze) giusta il suo corrispondente greco. Così i Senecca hanno due fratrie; la 1.ª abbraccia le genti 1 a 4, la 2ª le genti 5 a 8. Un esame più approfondito mostra che queste fratrie rappresentano per lo più le genti originarie, nelle quali la tribù si divise in principio; poichè, pel divieto delle nozze entro la gente, ogni tribù doveva abbracciare necessariamente almeno due genti, per avere un esistenza autonoma. A misura che cresceva la tribù, ogni gente dividevasi a sua volta in due o più, ognuna delle quali appariva come una gente speciale, mentre la gente originaria, che abbraccia tutte le genti figlie, perdurava come fratria. Nei Senecca e nella maggior parte degli altri Indiani le genti di una fratria sono genti sorelle, mentre quelle delle altre sono cugine — designazioni che, come vediamo nel sistema di parentela americana, hanno un senso molto reale ed espressivo. In origine nessun Senecca poteva coniugarsi neanche nella sua fratria, ma ciò è da lungo tempo caduto e fu limitato alla gente. Era tradizione dei Senecca, che l'Orso e il Cervo fossero le due genti originarie, dalle quali si sarebbero diramate le altre. Codesta nuova istituzione, una volta radicata, veniva modificata secondo il bisogno; se date genti di una fratria si estinguevano, intere genti di altre fratrie entravano in quella, per ricondurre l'equilibrio. Perciò in differenti tribù troviamo genti di egual nome aggruppate diversamente nelle fratrie.
Le funzioni della fratria fra gli Irocchesi sono in parte sociali, in parte religiose.
1.º Le fratrie fanno tra loro il giuoco della palla; ciascuna mette innanzi i suoi migliori giuocatori, gli altri stanno spettatori; ogni fratria ha un posto speciale, e scommettono l'una contro l'altra sulla vittoria dei loro.
2. Nel Consiglio della tribù i Sachem e i Capitani di ogni fratria siedono insieme, i due gruppi l'uno di fronte all'altro; ogni oratore parla ai rappresentanti di ciascuna fratria come a una corporazione particolare.
3.º Se era avvenuto un omicidio nella tribù e l'uccisore e l'ucciso non appartenevano alla medesima fratria, la gente offesa faceva spesso appello alle sue genti fraterne; queste tenevano un Consiglio di fratria e si rivolgevano all'altra fratria come collettività, affinchè questa riunisse del pari un Consiglio per l'accomodamento della cosa. Qui la fratria ripresentasi quindi come gente originaria, e con maggiore probabilità di successo della gente isolata e più debole, sua figlia.
4.º Morendo una persona ragguardevole, la fratria opposta si assumeva i funerali ed il seppellimento, mentre quella del defunto partecipava al lutto. Se moriva un Sachem, la fratria opposta annunziava la vacanza dell'uffizio al Consiglio federale degli Irocchesi.
5.º Per la elezione di un Sachem interveniva del pari il Consiglio delle fratrie. La sanzione delle genti fraterne si aveva pressochè per sottintesa, ma le genti dell'altra fratria potevano opporsi. In tal caso si riuniva il Consiglio di questa fratria; se sosteneva l'opposizione, l'elezione era nulla.
6.º In passato gli Irocchesi avevano particolari misteri religiosi, chiamati dai bianchi medicine-lodges. Questi erano celebrati fra i Senecca da due Società religiose, aventi regolare diritto di consacrazione pei nuovi membri; a ciascuna delle due fratrie apparteneva una di queste Società.
7.º Se, com'è quasi certo, i quattro linages (lignaggi, schiatte), che abitavano i quattro quartieri del Tlascalà al tempo della conquista, erano quattro fratrie, è con ciò dimostrato che le fratrie, come fra i Greci e come le analoghe associazioni di schiatte fra i Germani, contavano anche come unità militari; questi quattro linages andavano in guerra, ciascuno formando uno speciale drappello, con uniforme e bandiera propria e sotto proprii condottieri.
Come parecchie genti una fratria, così, nella forma classica, parecchie fratrie fanno una tribù; in molti casi, nelle tribù molto indebolite, manca l'anello di congiunzione, la fratria.
Or che cos'è che caratterizza una tribù indiana d'America?
1.º Un territorio proprio e un proprio nome. Ogni tribù, oltre il luogo di sua vera sede, possedeva un esteso territorio per la caccia e per la pesca. Al di là, v'era una vasta zona neutra che si estendeva sino al territorio della tribù più vicina, ed era meno larga fra tribù di linguaggio affine, più larga fra tribù di linguaggio non affine. È questa la «foresta limitrofa» dei Germani, il deserto che creano intorno al loro territorio gli Svevi di Cesare, l'«îsarnholt» (danese jarnved, limes danicus) tra danesi e alemanni, il Sachsenwald (selva sassone) e il branibor (che vale, in slavo, selva protettrice), donde ha nome il Brandeburgo, fra alemanni e slavi. Il territorio, così rinchiuso fra incerti confini, era il dominio comune della tribù, tale riconosciuto dai vicini, e che essa doveva difendere dalle usurpazioni. Per lo più, in pratica, l'incertezza dei confini non nuoceva se non quando la popolazione era molto cresciuta. — I nomi delle tribù sembrano, il più spesso, nati accidentalmente anzichè scelti a disegno; spesso col tempo avveniva che una tribù fosse designata dalle vicine con un nome diverso da quello con cui si chiamava essa stessa; così gli Alemanni ricevettero dai Celti il loro primo nome storico collettivo di Germani.
2.º Un dialetto speciale, proprio soltanto a quella tribù. Infatti, tribù e dialetto non fanno che uno; testè ancora in America, tribù e dialetti nuovi formavansi per scissione; forse se ne formano ancora. Se due tribù indebolite si fondono in una, avviene, in via di eccezione, che nella stessa tribù si parlino due dialetti cognati.
La forza media della tribù americana è sulle 2000 teste; i Cerocchesi però ne contano 26,000, il più gran numero d'indiani negli Stati Uniti che parlino lo stesso dialetto.
3.º Il diritto d'insediare solennemente Sachem e Capitani eletti dalle genti; e
4.º Il diritto di deporli anche contro il volere della loro gente. Sachem e Capitani essendo membri del Consiglio della tribù, si spiegano da sè questi diritti della tribù di fronte ad essi. Dove più tribù federavansi, questi diritti passavano al loro Consiglio federale.
5.º Idee religiose (mitologia) e funzioni del culto comuni. «Gli Indiani erano, alla loro maniera barbara, un popolo religioso». La loro mitologia non fu ancora studiata con metodo critico; essi già si figuravano sotto forme umane l'incarnazione delle loro idee religiose — spiriti d'ogni sorta — ma lo stadio inferiore della Barbarie, in cui si trovavano, non conosce ancora le rappresentazioni simboliche, i cosiddetti idoli. È un culto naturale ed elementare, evolvente al politeismo. Le differenti tribù avevano le loro feste periodiche, con determinate forme di culto, sopratutto la danza e i giuochi; le danze in particolare erano un elemento sostanziale di tutte le solennità religiose; ogni tribù ne aveva di speciali.
6.º Un Consiglio della tribù per gli affari comuni. Esso era composto di tutti i Sachem e Capitani delle singole genti, loro rappresentanti reali perchè sempre deponibili; sedeva pubblicamente circondato dagli altri membri della tribù, che avevano diritto di interquerire e di esporre la propria opinione; il Consiglio deliberava. Ordinariamente ogni presente veniva udito a sua richiesta, e anche le donne potevano esporre le loro idee mediante un oratore di loro scelta. Fra gli Irocchesi la decisione definitiva doveva essere presa all'unanimità, ciò che avveniva anche per talune decisioni delle comunità di marca alemanne. Al Consiglio della tribù spettava sopratutto disciplinare i rapporti colle tribù straniere; esso inviava o riceveva ambasciatori, dichiarava la guerra e conchiudeva la pace. Se scoppiava la guerra, per lo più era fatta da volontarii. Per massima ogni tribù era considerata in istato di guerra con ogni altra, colla quale non avesse conchiuso un esplicito trattato di pace. Guerrieri eminenti organizzavano per lo più tali spedizioni, indicendo una danza di guerra; chi danzava dichiarava con ciò di partecipare alla spedizione. La colonna era subito allestita e posta in movimento. Anche la difesa del territorio di una tribù attaccata era fatta per lo più con l'appello di volontarii. La partenza e il ritorno di siffatte colonne davano sempre occasione a pubbliche festività. L'assenso del Consiglio della tribù a simili spedizioni non era necessario, e non veniva nè chiesto, nè dato. Sono, in fondo, le spedizioni private di guerra delle compagnie militari dei Germani, quali ce le descrive Tacito, colla differenza che, fra i Germani, queste compagnie hanno già assunto un carattere stabile, formano un nucleo fisso, già organizzato in tempo di pace, e intorno al quale, allo scoppiar della guerra, si aggruppano gli altri volontarii. Di rado tali colonne di guerra erano numerose; le più importanti spedizioni degli Indiani, anche a grandi distanze, erano eseguite da tenui forze di combattimento. Se parecchie di siffatte compagnie si riunivano per una grande impresa, ciascuna non ubbidiva che al suo condottiero; l'unità del piano di campagna era, bene o male, assicurata da un Consiglio di questi capi. È insomma, il modo di guerra degli Alemanni nel quarto secolo sull'alto Reno, quale lo vediamo descritto in Ammiano Marcellino.
7.º In alcune tribù troviamo un capo supremo, le cui attribuzioni sono però molto limitate. È uno dei Sachem che, nei casi che richiedono rapida azione, deve prendere misure provvisorie fino a che il Consiglio possa riunirsi e deliberare definitivamente. Non è che un debole germe, per lo più destinato a isterilirsi, di un funzionario munito di potere esecutivo; più spesso, se non sempre, come vedremo, un tale funzionario si svilupperà dal duce supremo di guerra.
La grande maggioranza degli Indiani americani non oltrepassò la riunione in tribù. Poco numerose, separate l'una dall'altra da vaste zone di confine, indebolite da eterne guerre, esse possedevano con pochi uomini un territorio immenso. Qua e là si formavano alleanze fra tribù affini per la necessità del momento e cadevano con essa. Ma in talune contrade, dopo la disgregazione, tribù originariamente affini eransi riunite di nuovo in federazioni permanenti, primo passo alla formazione di nazioni. Negli Stati Uniti, la forma più evoluta di tale federazione la troviamo presso gli Irocchesi. Abbandonate le loro sedi all'ovest del Mississipì, dove probabilmente formavano un ramo della grande famiglia dei Dacota, essi si stabilirono, dopo lunghe migrazioni, nell'odierno Stato di Nuova-York, divisi in cinque tribù: Senecca, Caiuga, Onondoga, Onieda e Mohawks. Vivevano di pesce, di selvaggina e di grossolani ortaggi; abitavano villaggi cinti per lo più da palizzate. Senza aver mai superato le 20 mila anime, avevano parecchie genti comuni in tutte le cinque tribù, parlavano dialetti affini dello stesso idioma e possedevano una sola distesa di territorio, divisa fra le cinque tribù. Questo territorio essendo di recente conquista, l'unione abituale di coteste tribù contro i cacciati era naturale, e sviluppossi, al più tardi in principio del secolo XV, in una formale confederazione che, conscia della sua nuova forza, assunse tosto un carattere aggressivo, e, all'apice del suo potere, verso il 1675, aveva conquistato nei dintorni vaste contrade, esiliando parte degli abitatori, rendendo tributaria l'altra parte. La federazione Irocchese presenta l'organizzazione sociale la più progredita a cui fossero giunti gli Indiani, finchè non ebbero varcato lo stadio inferiore della Barbarie (eccettuati quindi i Messicani, i Neo-Messicani e i Peruviani). Le basi della federazione erano le seguenti:
1.º Confederazione perpetua, sul principio della completa eguaglianza e autonomia in tutti gli affari interni delle cinque tribù consanguinee. Questa consanguineità era il vero fondamento della federazione. Delle cinque tribù, tre chiamavansi tribù-madri, ed erano sorelle tra loro; le altre due si chiamavano tribù-figlie, ed erano del pari tra loro tribù-sorelle. Tre genti — le più antiche — vivevano ancora in tutte le cinque tribù, tre altre in tre sole tribù; i membri di ognuna di queste genti erano fratelli in tutte le cinque tribù. Il linguaggio comune, con differenze solo dialettali, era l'espressione e la prova della origine comune.
2.º L'organo della federazione era un Consiglio federale di cinquanta Sachem, tutti eguali di grado e di considerazione; questo Consiglio decideva definitivamente su tutti gli affari della federazione.
3.º Questi cinquanta Sachem, al sorgere della federazione, erano stati distribuiti fra le tribù e le genti, come incaricati di nuovi uffizii, istituiti espressamente per fini federali. Ad ogni vacanza, essi erano rieletti dalle genti rispettive, che potevano sempre deporli; ma il diritto di insediarli nell'uffizio spettava al Consiglio federale.
4.º Questi Sachem federali erano anche Sachem delle loro rispettive tribù ed avevano seggio e voto nel Consiglio della tribù.
5.º Tutte le deliberazioni del Consiglio federale dovevano essere prese all'unanimità.
6.º La votazione si faceva per tribù, sicchè tutte le tribù, e in ogni tribù tutti i membri del Consiglio federale, dovevano essere di pieno accordo perchè la deliberazione fosse valida.
7.º Ciascuno dei cinque Consigli di tribù poteva convocare il Consiglio federale, ma questo non poteva convocare sè stesso.
8.º Le sedute avevano luogo innanzi al popolo riunito; ogni Irocchese poteva prendervi la parola; il solo Consiglio decideva.
9.º La federazione non aveva presidente, nè capo del potere esecutivo.
10.º Essa aveva invece due supremi Capitani di guerra, con eguali attribuzioni ed eguale potere (i due «Re» degli spartani, i due Consoli di Roma).
Questa fu tutta la costituzione pubblica, sotto la quale gli Irocchesi vissero oltre quattro secoli, e vivono ancora. Io l'ho minutamente descritta sulle traccie di Morgan, poichè essa ci offre l'opportunità di studiare l'organizzazione di una società, nella quale lo Stato non è sorto ancora. Lo Stato presuppone un potere pubblico speciale, distinto dalla collettività dei cittadini; e Maurer, che con giusto istinto riconosce la costituzione della marca tedesca come un'istituzione per sè stessa meramente sociale, essenzialmente diversa dallo Stato, benchè poi debba in gran parte servirgli di base — Maurer indaga perciò in tutti i suoi scritti il sorgere graduale del potere pubblico in seno e accanto alle costituzioni originarie delle marche, dei villaggi, dei castelli e delle città. Noi vediamo negli Indiani del Nord-America, come una tribù, originariamente una, si estenda mano mano sopra un vasto continente; come le tribù, scindendosi, diventino popoli, interi gruppi di tribù; come i linguaggi si modifichino fino a che non solo diventano inintelligibili tra loro, ma svanisce anche quasi ogni traccia dell'unità originaria; come inoltre nelle tribù le singole genti si scindano in parecchie, le antiche genti-madri si conservino sotto forma di fratrie, e nondimeno i nomi di queste antichissime genti rimangano inalterati in tribù molto lontane e da lungo tempo separate — il Lupo e l'Orso sono ancora nomi gentili presso la maggioranza delle tribù indiane. E a tutte queste tribù si applica in generale la suddescritta costituzione — colla sola differenza che molte non si sono spinte sino alla federazione delle tribù parenti fra loro.
Ma vediamo anche, fino a qual segno — posta la gente come unità sociale — tutta la costituzione delle genti, delle fratrie e della tribù, si sviluppi da questa unità con necessità quasi ineluttabile — perchè naturale. Sono tre gruppi di differenti gradazioni di consanguineità, chiuso ciascuno in sè stesso e regolante i suoi proprii affari, ma integrantisi a vicenda. E la cerchia di affari loro spettante abbraccia l'insieme degli affari pubblici dei barbari dello stadio inferiore. Dove quindi troviamo in un popolo la gente come unità sociale, noi potremo cercarvi anche un'organizzazione della tribù, analoga alla qui descritta; e dove esistono fonti sufficienti, come presso i Greci ed i Romani, non solo la troveremo, ma ci convinceremo altresì che, dove le fonti ci lasciano in asso, il paragone della costituzione sociale americana ci aiuta a risolvere i dubbii e gli enigmi i più difficili.
Ed è mirabile in tutta la sua infantilità e semplicità questa costituzione gentile! Senza soldati, gendarmi e poliziotti, senza nobili, re, governatori, prefetti o giudici, senza prigioni, senza processi, tutto fa il suo corso regolare. Ogni disputa o contesa è decisa dalla collettività degli interessati, la gente o la tribù o le singole genti fra loro — solo come estrema risorsa, cui ben di rado si ricorre, sta la minaccia della vendetta, di cui la nostra pena di morte non è che la forma incivilita, che reca in sè tutti i vantaggi e tutti i guai della civiltà. Sebbene vi siano molti più affari comuni che non oggi — l'economia domestica è comune a tutta una serie di famiglie ed è comunistica, il terreno è proprietà comune della tribù, solo gli orti sono temporaneamente assegnati ai particolari — tuttavia non c'è neanche una traccia del nostro vasto e intricato apparato amministrativo. Gl'interessati decidono e, nel più dei casi, il costume secolare ha già tutto regolato. Non vi possono essere nè poveri, nè indigenti — la famiglia[18] comunistica e la gente conoscono i loro doveri verso i vecchi, gl'infermi e gli storpiati in guerra. Tutti uguali e liberi — anche le donne. Non v'ha ancor posto per gli schiavi, nè, di regola, per la soggiogazione di tribù straniere. Allorchè gli Irocchesi, intorno al 1651, ebbero vinti gli Eries e la «nazione neutrale», essi offrirono loro di entrare nella federazione con eguali diritti; solo quando i vinti ricusarono, vennero espulsi dal loro territorio. E quali uomini e quali donne produca una siffatta società, lo dimostra l'ammirazione di tutti i bianchi, che s'imbatterono con Indiani non degenerati, per la dignità personale, la rettitudine, la forza di carattere e il valore di questi barbari.
Del valore ebbimo esempii affatto recenti in Africa. I Cafri Zulù, alcuni anni or sono, come i Nubii, or son pochi mesi — due tribù nelle quali non sono ancora estinte le istituzioni gentili — hanno fatto quanto non saprebbe fare alcuna milizia europea. Non muniti che di lancie e di frecce, senza armi da fuoco, sotto la grandine di palle dei retrocarica della fanteria inglese — riconosciuta la migliore del mondo pel combattimento a file serrate, — si spinsero sino alle sue baionette, e più d'una volta l'hanno scompigliata ed anche respinta, nonostante la colossale ineguaglianza delle armi e benchè ignorino il servizio militare e gli esercizii militari. Ciò che sanno fare e sopportare lo dicono i lamenti degli Inglesi, secondo i quali un Cafro in 24 ore percorre maggior via di un cavallo — il più piccolo muscolo scatta fuori, duro e temprato, come corda di sferza, dice un pittore inglese.
Tali apparivano gli uomini e la società umana prima della separazione in classi. E se paragoniamo la loro condizione con quella della immensa maggioranza degli odierni uomini inciviliti, la distanza è enorme tra il proletario e il piccolo contadino odierni e l'antico libero compagno di una gente.
Questo è un lato della cosa. Ma non dimentichiamo che tale organizzazione era consacrata allo sfacelo. Essa non andava al di là della tribù; la federazione delle tribù denota già il principio del suo tramonto, come si mostrerà, e come già si mostrò nei tentativi di conquista degli Irocchesi. Ciò che era fuori della tribù, era fuori del diritto. Ove non esisteva espresso trattato di pace, era guerra da tribù a tribù, e la guerra era condotta colla crudeltà che distingue gli uomini dagli altri animali e che soltanto posteriormente venne mitigata dall'interesse. La costituzione gentile nel suo fiore, quale la vedemmo in America, presuppone una produzione pochissimo sviluppata, cioè una popolazione assai rada sopra un esteso territorio; quindi una dipendenza quasi completa dell'uomo dalla natura esterna, incompresa, rizzanteglisi di fronte come straniera, dipendenza che si riflette nelle fanciullesche idee religiose. La tribù restava la frontiera per l'uomo, tanto di fronte agli estranei quanto a sè stesso: la tribù, la gente e le loro istituzioni erano sacre ed inviolabili, erano un potere supremo posto dalla natura, al quale l'individuo rimaneva assolutamente sottoposto nel sentire, nel pensare e nell'agire. Quanto le persone di quest'epoca ci appaiono imponenti, altrettanto sono indifferenziate fra loro, e ancora attaccate, come dice Marx, al cordone ombellicale della naturale comunità primitiva. Il potere di questa doveva essere infranto — e lo fu. Ma fu infranto da influenze, che sin dal principio ci appaiono come una degradazione, come una caduta dalla semplice altezza morale dell'antica società gentile. Sono i più volgari interessi — la bassa cupidigia, la brutale sensualità, la sordida avarizia, la egoistica rapina nel possesso comune — che inaugurano la nuova, la incivilita società di classi; sono i mezzi i più ignominiosi — il furto, la violenza, la perfidia, il tradimento — che minano e distruggono l'antica società gentile priva di classi. E la stessa nuova società, durante i duemila e cinquecento anni della sua esistenza, non fu altro mai se non lo sviluppo di una piccola minoranza a spese della grande maggioranza sfruttata ed oppressa — ed ora lo è più che mai.