Prefazioni dell'Autore
PREFAZIONI DELL'AUTORE
I. — Alla 1.ª edizione (1884).
I capitoli che seguono sono in certo modo l'esecuzione di un legato. Un uomo del valore di Carlo Marx si era riservato di esporre i risultati delle investigazioni di Morgan, in relazione con quelli delle sue — in certi limiti, oso dire delle nostre — ricerche storiche materialistiche e di chiarirne quindi tutta l'importanza. Morgan aveva pure scoperto di nuovo, a modo suo, in America, la concezione materialistica della storia, scoperta 40 anni prima dal Marx; e, nel suo paragone della barbarie colla civiltà, era stato condotto da essa, nei punti principali, ai medesimi risultati del Marx. E come il Capitale fu per lunghi anni saccheggiato con tanta premura dagli economisti di mestiere in Germania quanta fu la perfidia con cui si adoperarono a ucciderlo col silenzio, così, in modo affatto simile, venne trattato il libro di Morgan Ancient Society[4] dai portavoce della scienza «preistorica» in Inghilterra. Il mio lavoro può supplire assai debolmente quello che non fu concesso di fare al mio estinto amico.
Mi stanno però dinnanzi — e li riprodurrò per quanto sia possibile — i commenti critici ond'egli accompagnò i minuziosi estratti dal Morgan.
Secondo la concezione materialistica, il movente essenziale e decisivo, nella storia, sta nella produzione e nella riproduzione della vita immediata. Queste, a loro volta, sono di due specie. Da una parte, la produzione delle sussistenze: alimenti, vesti, abitazioni, e degli strumenti che le procacciano; dall'altra, la procreazione degli stessi uomini, la riproduzione della specie. Le istituzioni sociali, sotto le quali vivono gli uomini di una data epoca storica e di un dato paese, sono determinate da entrambi i modi della produzione: per una parte, dal grado di sviluppo del lavoro; per l'altra, dal grado di sviluppo della famiglia. Meno sviluppato è il lavoro, più limitata è la quantità dei suoi prodotti, ossia della ricchezza sociale, e tanto più l'ordinamento sociale si vede dominato da vincoli di sangue. In questo assetto sociale, basato su legami di consanguineità, si sviluppa intanto sempre più la produttività del lavoro; insieme ad essa la proprietà privata e lo scambio, la differenza di ricchezza, l'impiego di forza di lavoro estranea, e con ciò la base degli antagonismi di classe: nuovi elementi sociali che, nel corso delle generazioni, si sforzano di adattare l'antica costituzione sociale alle nuove condizioni, sino a che finalmente la loro incompatibilità produce una completa rivoluzione. La vecchia società, basata su vincoli di sangue, è frantumata nella collisione colle classi sociali novellamente sviluppatesi; subentra una nuova società, compendiata nello Stato, le cui unità costitutive non sono più gruppi consanguinei, ma locali; una società, nella quale l'ordinamento della famiglia è interamente dominato dall'ordinamento della proprietà, e nella quale si svolgono liberamente quegli antagonismi e quelle lotte di classi, in cui consiste tutta la storia fin ora scritta.
Il gran merito di Morgan è di avere scoperta e riprodotta, nelle sue linee principali, questa base preistorica della nostra storia scritta, e di aver trovata, nei gruppi consanguinei degl'Indiani dell'America del nord, la chiave che ci scioglie gli enigmi più importanti, finora insolubili, delle più antiche storie, greca, romana e germanica. Ma il suo scritto non è l'opera di un giorno. Egli lottò circa quarant'anni col suo soggetto, finchè lo ebbe dominato completamente. E perciò il suo libro è anche una delle opere del nostro tempo, di cui possa dirsi che «fanno epoca».
Nel complesso dell'esposizione che segue, il lettore distinguerà facilmente la parte di Morgan dalla mia. Nelle parti storiche sulla Grecia e su Roma, ai dati di Morgan, ne aggiunsi altri, ond'io potevo disporre. I capitoli sui Celti e sui Germani sono essenzialmente miei; Morgan, a questo proposito, disponeva quasi soltanto di fonti di seconda mano e, per quel che riguarda i Germani, non possedeva, all'infuori di Tacito, che le cattive adulterazioni liberali del signor Freeman. Le deduzioni economiche, bastevoli al Morgan pel suo scopo, ma affatto insufficienti pel mio, sono state tutte da me rimaneggiate. E s'intende, infine, che io sono responsabile di tutte le conclusioni nelle quali Morgan non è espressamente citato.
II. — Alla 4.ª edizione (1891).
Le precedenti edizioni di questo lavoro, malgrado la loro grande tiratura, sono esaurite da circa sei mesi, e già da gran tempo l'editore mi chiedeva di curare una nuova edizione. Lavori più urgenti mi tolsero di occuparmene finora. Dalla 1.ª edizione scorsero 7 anni, durante i quali la conoscenza delle forme primitive di famiglia fece rilevanti progressi. Diventavano perciò necessarie diligenti rettifiche ed aggiunte, tanto più che, volendosi fare una edizione stereotipa, è da tener conto della impossibilità di apportarvi, per qualche tempo, ulteriori modificazioni.
Sottoposi quindi a un'accurata revisione il testo e vi introdussi una serie di aggiunte; sperando così di avere fatto opera che risponda allo stato odierno della scienza. Darò inoltre, nel corso di questa prefazione, un rapido sguardo allo sviluppo della storia della famiglia da Bachofen a Morgan; e ciò, sopratutto, perchè la scuola preistorica inglese, sciovinisticamente ispirata, continua a fare tutto il possibile per seppellire nel silenzio la rivoluzione portata nei criteri della preistoria dalle scoperte di Morgan, pur continuando, senza uno scrupolo al mondo, ad appropriarsi i risultati da lui ottenuti. E, purtroppo, questo esempio, dato dagli inglesi, è seguito anche altrove.
Il mio lavoro ebbe diverse traduzioni. La prima fu l'italiana: L'origine delia famiglia, della proprietà privata e dello Stato, versione di Pasquale Martignetti, riveduta dall'autore; Benevento 1885. Poi la rumena: Origina familei, proprietatei private si a statului, traducere de Ioan Nadejde, nel periodico Contemporanul di Iassy, dal settembre 1885 al maggio 1886. In seguito la danese: Familjens, Privatejendommens og Siatene Oprindelse, Dansk, af Forfatteren gennemgaaet Udgave, besörget af Gerson Trier; Köbenhavn 1888. Una traduzione francese di Enrico Ravé, fatta sulla presente edizione tedesca, è in corso di stampa[5].
Sino al 1860 non si può dire esistesse una storia della famiglia. La scienza storica stava ancora, per questo riguardo, sotto l'esclusiva influenza dei cinque libri di Mosè. La famiglia patriarcale, quivi descritta più minutamente che altrove, non solo era accettata senz'altro come la forma più antica, ma era anche — astrazion fatta dalla poligamia — identificata con la odierna famiglia borghese; così che la famiglia propriamente non avrebbe avuto in generale alcuno sviluppo storico, ammettendosi tutt'al più che nell'epoca primitiva potesse esservi stato un periodo di rapporti sessuali sottratti ad ogni regola.
È vero che, oltre all'unione coniugale individuale[6], si conoscevano la poligamia orientale e la poliandria indo-tibetana; ma queste tre forme non si riusciva a ordinarle in una concatenazione storica e figuravano senza nesso l'una accanto all'altra. Che in alcuni popoli della storia antica, come in alcuni selvaggi dell'oggi, la discendenza fosse determinata non dal padre, ma dalla madre, e quindi la linea femminile fosse considerata come la sola valida; che in molti popoli odierni il matrimonio fosse vietato entro il limite di certi grandi gruppi, allora non peranco bene studiati, e che quest'uso si trovi in tutte le parti del mondo — questi fatti in verità erano noti e se ne raccoglievano sempre nuovi esempi. Ma non si sapeva che cosa cavarne, e ancora nelle Researches into the early history of mankind ecc., di E. B. Tylor, 1865, essi figurano semplicemente come «strani costumi», allato al divieto, in vigore presso alcuni selvaggi, di toccare tizzoni ardenti con ordigni di ferro, e ad altre analoghe futilità religiose.
La storia della famiglia data dal 1861, dall'apparizione del «Mutterrecht» («Diritto materno») di Bachofen. L'autore vi afferma:
1.º Che gli uomini da principio vivevano in rapporti sessuali promiscui, che egli, con espressione impropria, qualifica eterismo;
2.º Che tali rapporti sessuali escludono ogni certezza di paternità; che quindi la genealogia non poteva essere determinata se non in linea femminile, secondo il diritto materno; e che questo in origine si verificò presso tutti i popoli dell'antichità;
3.º Che, in conseguenza, le donne, quali madri ed uniche parenti certe della giovane generazione, godettero un così alto grado di stima e di considerazione, da ottenere, secondo il concetto di Bachofen, un predominio assoluto (ginecocrazia);
4.º Che il passaggio al connubio individuale, per cui la donna appartiene esclusivamente ad un uomo, includeva la violazione di una legge religiosa primitiva (ossia, in effetti, una violazione del tradizionale diritto degli altri uomini sulla medesima donna), violazione che doveva essere espiata, o la cui tolleranza la donna doveva riscattare, coll'abbandonarsi per un dato periodo ad amori promiscui.
Bachofen prova queste tesi con passi innumerevoli della letteratura classica antica, cercati e raccolti con una diligenza straordinaria. La evoluzione dall'«eterismo» alla monogamia e dal diritto materno al paterno si effettua, secondo lui, specialmente fra i Greci, in virtù di un continuo sviluppo dei concetti religiosi, della intrusione di nuove deità, rappresentanti le nuove idee, nei gruppi degli dei tradizionali, che rappresentavano le idee antiche; sicchè queste venivano mano mano soppiantate da quelle. Non è quindi lo sviluppo delle condizioni reali della vita umana, ma il loro riflesso religioso nelle menti degli uomini, che, secondo Bachofen, ha operato i cangiamenti storici nella reciproca posizione sociale dell'uomo e della donna.
Bachofen presenta quindi l'Oreste di Eschilo come la rappresentazione drammatica della lotta tra l'agonizzante diritto materno e il nascente, anzi ormai vittorioso, diritto paterno nell'epoca eroica. Clitennestra, per amore del suo amante Egisto, ha ucciso lo sposo Agamennone, reduce dalla guerra di Troja: ma Oreste, figlio suo e di Agamennone, vendica l'assassinio del padre, uccidendo la propria genitrice. Le Erinni, le demoni protettrici del diritto materno, pel quale l'assassinio della madre è il più grave ed inespiabile delitto, perseguitano Oreste; ma Apollo, che, per mezzo del suo oracolo, ha incitato Oreste a vendicare il padre, e Minerva, chiamata come arbitra — le due deità, che qui rappresentano il nuovo ordine paterno — lo difendono: Minerva ascolta le due parti. Tutta la controversia si riassume nel dibattito tra Oreste e le Erinni. Oreste afferma che Clitennestra ha perpetrato un doppio misfatto: perchè essa ha ucciso lo sposo di lei e insieme anche il padre di lui. Perchè dunque le Erinni perseguitano lui e non essa, che è la più colpevole? La risposta delle Erinni vi colpisce:
«Essa non era consanguinea dell'uomo che ha ucciso.»
L'assassinio di un uomo non consanguineo, anche se è lo sposo, è espiabile; non concerne le Erinni; loro solo ufficio è punire l'assassinio tra consanguinei e, secondo il diritto materno, il più grave ed inespiabile è l'assassinio della madre. Ma Apollo interviene come difensore di Oreste, e Minerva fa votare gli Areopagiti, i giudici ateniesi; i voti sono eguali per l'assoluzione e per la condanna; allora Minerva, che presiede l'Areopago, dà il suo voto favorevole ad Oreste e lo assolve. Il diritto paterno ha vinto il diritto materno, gli «dei di giovane schiatta», come le Erinni li qualificano, vincono le Erinni, che alla fine si lasciano pur esse persuadere ad assumere un nuovo ufficio in servizio del nuovo ordine di cose.
Questa interpretazione, nuova ma giusta, dell'Oreste, è uno dei passi migliori e più belli di tutto il libro, ma essa prova altresì che Bachofen crede alle Erinni, ad Apollo e a Minerva quanto almeno, a suo tempo, vi credeva lo stesso Eschilo: egli crede cioè che furono appunto questi miti che nel tempo eroico della Grecia compirono il miracolo di abbattere il diritto materno e di sostituirlo col diritto paterno. È chiaro come codesto modo di vedere, secondo il quale la religione è considerata la leva decisiva della storia del mondo, debba finalmente riuscire ad un mero misticismo. Gli è perciò che la fatica spesa intorno al grosso in quarto del Bachofen è assai dura e ben lungi dall'essere sempre rimuneratrice. Ciò però non menoma il grande merito di questo pioniere; egli, pel primo, alle frasi vaghe, con cui si alludeva allo stato primitivo di promiscuità sessuale, sostituì la prova, emergente da infinite traccie contenute nella letteratura classica antica, che, prima del connubio individuale, ebbe vita, presso i Greci e gli Asiatici, uno stato di cose, nel quale, non solo un uomo aveva rapporto sessuale con parecchie donne, ma una donna con parecchi uomini, senza che i costumi ne fossero offesi. Egli ha provato che questo uso non sparì senza lasciar tracce di sè in un abbandono temporaneo a rapporti sessuali promiscui, col quale le donne dovevano acquistare il diritto al connubio individuale; che, quindi, la discendenza, in origine, non poteva essere determinata se non in linea femminile, da madre a madre; che questa validità esclusiva della discendenza femminile si conservò a lungo nell'epoca del connubio individuale, malgrado la paternità assicurata o almeno riconosciuta; e che, finalmente, questa originaria posizione delle madri, come le sole progenitrici certe dei loro figli, assicurava ad esse, e quindi alle donne in generale, una condizione sociale più elevata di quella avuta in qualsiasi epoca posteriore. Per verità Bachofen non ha espresso queste tesi così chiaramente, impedito come egli era dal suo concetto mistico. Ma egli le ha dimostrate, e nel 1861 questo equivaleva a una rivoluzione completa.
Il grosso in-quarto di Bachofen era scritto in tedesco, ossia nella lingua della nazione che allora meno s'interessava alla preistoria della famiglia odierna; rimase perciò sconosciuto. Il suo immediato successore sullo stesso terreno si presentò nel 1865, senza sapere nulla di Bachofen.
J. F. Mac Lennan fu la perfetta antitesi del suo precursore. Invece del mistico geniale, abbiamo qui l'arido giurista; invece della esuberante fantasia poetica, le plausibili combinazioni dell'avvocato patrocinante. Mac Lennan trova, presso molti popoli selvaggi, barbari ed anche inciviliti dei tempi antichi e moderni, una forma di matrimonio, nella quale lo sposo, solo o coll'aiuto de' suoi amici, deve fingere di rapire la sposa ai suoi parenti con la violenza. Questo costume dev'essere la traccia di un uso anteriore, in cui gli uomini di una tribù si procuravano le donne togliendole effettivamente colla forza da altre tribù. Or come nacque questo «matrimonio di rapina»? Finchè gli uomini poterono trovare donne a sufficienza nella propria tribù, non vi era per esso alcun motivo. D'altra parte, troviamo sovente che in popoli poco evoluti esistono certi gruppi (che nel 1865 venivano spesso identificati con le tribù), nell'interno dei quali è vietato il matrimonio, sicchè gli uomini devono prendere le mogli, e le donne i mariti, al di fuori del proprio gruppo; mentre in altri popoli c'è l'uso che gli uomini di un certo gruppo sono obbligati a prendere le loro mogli soltanto nell'interno del loro proprio gruppo. Mac Lennan chiama i primi gruppi esogami, i secondi endogami, e stabilisce senz'altro un'antitesi netta fra «tribù» esogame ed endogame. E sebbene le sue stesse ricerche sulla esogamia gli facciano toccare con mano, che quest'antitesi, in molti casi, se non nella più parte o addirittura in tutti i casi, non esiste che nella sua imaginazione, egli la pone, cionullameno, a base di tutta la sua teoria. Le tribù esogame non possono, secondo lui, prendere le loro donne che dalle altre tribù e, nello stato di guerra permanente fra le tribù selvagge, questo non può accadere se non per mezzo del ratto.
Mac Lennan chiede poi: d'onde cotesta esogamia? I concetti di consanguineità e di incesto, come quelli che si sviluppano assai più tardi, non possono averci che fare. La causa di quest'uso può ben essere il costume, molto diffuso tra i selvaggi, di uccidere, tosto dopo il parto, le neonate. Da ciò un eccesso di maschi, in ogni tribù, e quindi la necessità che più uomini possiedano una donna in comune: la poliandria. Ne seguiva ancora che, mentre si conosceva la madre di un neonato, non se ne conosceva il padre; quindi parentela determinata solo dalla linea femminile, con esclusione della maschile — diritto materno. E un'ultima conseguenza della scarsezza di donne nella tribù — scarsezza mitigata, ma non eliminata, dalla poliandria — era appunto il ratto sistematico e brutale delle donne dalle tribù straniere. «Poichè esogamia e poliandria derivano da una medesima causa, dalla mancanza di equilibrio numerico tra i due sessi, noi dobbiamo considerare tutte le razze esogame come primitivamente dedite alla poliandria.... E avere perciò come incontestabile, che, presso le razze esogame, il primo sistema di parentela sia quello che riconosce il vincolo di sangue soltanto dal lato materno.» (Mac Lennan, Studies in ancient history, 1886. Primitive marriage, pag. 124).
Il merito di Mac Lennan è di aver indicato l'uso generale e la grande importanza di ciò che egli chiama esogamia. Quanto al fatto dei gruppi esogami, egli non l'ha punto scoperto, e non lo ha neanche ben compreso. Prescindendo da precedenti notizie isolate di molti studiosi, ai quali appunto egli attinse, quella istituzione era stata descritta con precisione ed esattezza presso i Magar indiani dal Latham (Descriptive ethnology, 1859), il quale avea detto come essa fosse generalmente diffusa e si trovasse in tutte le parti del mondo — e questo in un passo citato dello stesso Mac Lennan. E il nostro Morgan l'aveva del pari indicata e perfettamente descritta, sin dal 1847, nelle sue lettere sugli Irocchesi, nella American Review, e nel 1851 nel suo The league of the Iroquois; mentre, come vedremo, la curialesca intelligenza di Mac Lennan aveva portato su questo punto una confusione molto maggiore di quella che la fantasia mistica di Bachofen abbia portato nel campo del diritto materno.
Un altro merito di Mac Lennan è di aver riconosciuto che l'ordine di discendenza secondo il diritto materno fu il primitivo; sebbene in ciò lo abbia preceduto Bachofen, come anch'egli ammise più tardi. Ma anche qui egli non vede chiaramente le cose: egli parla sempre di «parentela soltanto in linea femminile» (Kinship through females only); e questa espressione, giusta per il periodo anteriore, continua ad applicarla a periodi posteriori di sviluppo, quando la discendenza e l'eredità erano bensì ancora determinate esclusivamente dalla linea femminile, ma era contemporaneamente anche riconosciuta ed espressa la parentela in linea maschile. È il limitato criterio del giurista, che si crea una formula fissa di diritto, e continua ad applicarla invariabilmente ad istituzioni a cui, coll'andar del tempo, è divenuta inapplicabile.
Malgrado tutta la sua plausibilità, pare che la teoria di Mac Lennan non sia sembrata molto fondata neppure al suo stesso autore. Egli è sorpreso, per esempio, dal fatto «notevole, che la forma del ratto simulato delle donne sia più spiccata ed espressiva precisamente presso quei popoli, nei quali domina la parentela maschile» (ossia la discendenza in linea maschile). (Pag. 140). E così pure: «È un fatto strano, che, per quanto ci consta, l'infanticidio non è praticato sistematicamente in nessuno dei luoghi nei quali l'esogamia e la più antica forma di parentela coesistevano.» (Pag. 146). Due fatti che contraddicono direttamente la sua spiegazione, e ai quali egli non sa contrapporre se non nuove ipotesi, ancora più complicate.
La sua teoria trovò, cionullameno, grande eco e adesione in Inghilterra, dove Mac Lennan fu generalmente considerato come il fondatore della storia della famiglia e come la prima autorità in questa materia. La sua antitesi di «tribù» esogame ed endogame, per quante eccezioni e modificazioni si constatassero, restò la base riconosciuta dei concetti dominanti, e impedì di guardare liberamente su questo campo, intralciando per tal modo ogni serio progresso. Alla esagerazione delle benemerenze di Mac Lennan, divenuta oggi di moda in Inghilterra e altrove, è da contrapporre che egli, con la sua antitesi erronea di «tribù» esogame ed endogame, recò un danno ben maggiore dei vantaggi derivati dalle sue indagini.
Venivano frattanto in luce fatti che non si potevano adattare nel suo piccolo quadro. Mac Lennan non conosceva che tre forme di connubio: poligamia, poliandria e connubio individuale. Ma, una volta diretta l'attenzione su questo punto, si trovarono prove sempre maggiori dell'esistenza, presso popoli poco evoluti, di certe forme di connubio, in cui una serie di uomini possedeva in comune una serie di donne, e Lubbock (The origin of civilization, 1870) in questo matrimonio per gruppi (communal mariage) ravvisò un fatto storico.
Subito dopo, nel 1871, venne in iscena Morgan con materiale nuovo e, sotto molti rapporti, decisivo. Egli si era convinto che lo strano sistema di parentela in vigore presso gl'Irocchesi era comune a tutti gli aborigeni degli Stati Uniti, diffuso, cioè, sopra un intero continente, quantunque in diretta contraddizione coi gradi di parentela, quali risultano dal sistema coniugale ivi in vigore. Con questa convinzione, egli riuscì a determinare il Governo federale americano a raccogliere notizie intorno ai sistemi di parentela degli altri popoli, sulla base di questionari e di tavole da lui stesso redatti. E dalle risposte ottenute gli risultò:
1.º che il sistema di parentela indo-americano era in vigore anche nell'Asia, e, in forma alquanto modificata, in Africa ed in Australia, presso numerose tribù;
2.º che questo sistema di parentela si spiegava completamente mercè una forma di matrimonio per gruppi, che stava appunto allora per sparire in Hawai e in altre isole dell'Australia;
3.º che in queste stesse isole, allato a codesta forma di connubio, era in vigore un sistema di parentela, che non poteva spiegarsi se non con una forma di matrimonio per gruppi ancora più primitiva ed ora estinta.
Morgan pubblicò le notizie raccolte, e le conclusioni ch'egli ne traeva, nei suoi Systems of consanguinity and affinity (1871), portando con ciò la questione sopra un campo immensamente più vasto. Partendo dai sistemi di parentela, e ricostruendo le forme di famiglia corrispondenti, apriva un nuovo campo di ricerche e spingeva lo sguardo assai lontano nella preistoria della umanità. Accettato questo metodo, doveva cadere la povera costruzione di Mac Lennan.
Questi difese la sua teoria nella nuova edizione del Primitive marriage (Studies in ancient history. 1875). Mentre egli con artifizî straordinari e su mere ipotesi architetta una storia della famiglia, esige da Lubbock e da Morgan non solo la prova di ognuna delle loro affermazioni, ma prove incontrastabilmente precise e autentiche, come soltanto si suol chiederle in un tribunale scozzese. E questo è quel medesimo uomo, che dall'intimo rapporto tra il fratello della madre e il figlio della sorella presso i Germani (Tacito: Germania, cap. 20), basandosi su quanto racconta Cesare, che i Britanni avevano in comune le loro mogli per gruppi di dieci o dodici, e fondandosi su tutte le altre relazioni degli antichi scrittori sulla comunanza delle donne fra i barbari, trae senza esitare l'illazione che in tutti questi popoli dominava la poliandria! Par di udire un procuratore del re che, per cucinare la sua tesi, si permette ogni libertà, ma pretende la prova provata e formale per ogni parola del difensore.
Egli afferma che il matrimonio per gruppi è una mera invenzione, e con ciò ricade molto sotto a Bachofen; afferma che i sistemi di parentela di Morgan non sono che semplici prescrizioni di cortesia sociale, provate dal fatto che gl'Indiani danno l'epiteto di fratello o di padre anche a uno straniero bianco. È come se si volesse affermare che le designazioni di padre, madre, fratello e sorella sono semplici appellativi senza senso, perchè gli ecclesiastici e le abatesse cattoliche si salutano coi nomi di padre e madre, e perchè frati e monache e perfino i framassoni e i membri delle associazioni operaie inglesi si qualificano, nelle loro solenni sedute, fratelli e sorelle. Insomma, la difesa di Mac Lennan fu quanto mai debole e meschina.
Rimaneva però ancora un punto, su cui egli non era stato battuto. Non solo l'antitesi di «tribù» esogame ed endogame, sulla quale si fondava tutto il suo sistema, non era stata scossa, ma era tuttavia quasi generalmente considerata come il cardine di tutta la storia della famiglia. Si ammetteva bensì che il tentativo di Mac Lennan di spiegare quest'antitesi fosse insufficiente e in contraddizione coi numerosi fatti da lui medesimo citati: ma l'antitesi stessa, l'esistenza di due diverse specie di tribù, una delle quali prendeva le sue mogli nella tribù, mentre ciò era assolutamente vietato all'altra, quest'antitesi era considerata vangelo incontestabile. Consultinsi per esempio: Les origines de la famille di Giraud-Teulon (1874) e Origin of civilization di Lubbock (4.ª edizione, 1882).
Or qui giunge a buon punto l'opera capitale di Morgan: Ancient society (1877), base del presente lavoro. Quello che Morgan nel 1871 presentiva ancora confusamente, è in essa svolto con piena coscienza. Endogamia ed esogamia non formano punto un'antitesi; l'esistenza di «tribù» esogame non fu riscontrata in nessun luogo. Ma, mentre ancor dominava il matrimonio per gruppi, che, secondo ogni probabilità, un tempo esistì dapertutto, la tribù si scindeva in un numero di gruppi consanguinei dal lato materno, in genti, nel cui interno vigeva rigoroso il divieto di coniugarsi, sicchè gli uomini di una gente potevano prendere, e ordinariamente prendevano, le loro donne entro la tribù, ma dovevano prenderle fuori della loro gente. Se quindi la gente era rigorosamente esogama, la tribù, che abbracciava la totalità delle genti, era altrettanto rigorosamente endogama. Con ciò furono definitivamente stritolate le sottigliezze del Mac Lennan.
Ma Morgan non stette pago a queste conclusioni. La gente degli Indiani americani gli servi anche per fare il secondo passo decisivo sul terreno da lui esaminato. In questa gente, organizzata secondo il diritto materno, egli scoprì la forma primitiva, dalla quale si sviluppò la gente posteriore, organizzata secondo il diritto paterno, la gente quale noi la troviamo presso i popoli dell'antichità avviati all'incivilimento. La gente greca e romana, che era rimasta fin qui un enigma per tutti gli storici, si trovò spiegata col fatto della gente indiana, e con ciò fu trovata una nuova base per tutta la storia primitiva.
Questa nuova scoperta della gente primitiva organizzata sul diritto materno, come stadio che precede la gente organizzata sul diritto paterno dei popoli avviati a civiltà, ha, per la storia primitiva, la medesima importanza che la teoria della evoluzione di Darwin ha per la biologia, e la teoria del plusvalore di Marx per l'economia politica. Essa diè modo al Morgan di abbozzare, per la prima volta, una storia della famiglia, in cui, per quanto lo permette il materiale oggi noto, sono fissati preliminarmente, in linea generale, i periodi classici dell'evoluzione. Nessuno può disconoscere che con ciò si apre una nuova èra nello stadio della storia primitiva. La gente del diritto materno è divenuta il cardine sul quale si aggira tutta questa scienza; scoperta la gente, si può finalmente sapere in qual senso si debbano dirigere le indagini e come si debba aggruppare quel che si viene scoprendo. Gli è perciò che, dopo l'apparizione del libro del Morgan, i progressi su questo campo sono diventati molto più rapidi.
Le scoperte del Morgan sono ora universalmente riconosciute dai «preistorici» anche in Inghilterra: o meglio questi se le sono appropriate. Ma in nessuno di essi, o quasi, si trova francamente confessato che a Morgan si deve questa rivoluzione di idee. In Inghilterra il suo libro si tiene occulto per quanto è possibile; si loda, quasi con degnazione, l'autore per i suoi precedenti lavori: si spiluzzicano alcuni particolari della sua opera: ma si tacciono ostinatamente le sue scoperte più importanti. Ancient society è esaurito nella edizione originale; in America, non c'è uno spaccio rimuneratore per lavori di questo genere; in Inghilterra, pare che il libro sia stato sistematicamente sepolto, e la sola edizione in commercio di quest'opera che fa epoca, è... l'edizione tedesca.
D'onde questo riserbo, nel quale è difficile non scorgere una congiura del silenzio, massime di fronte alle numerose citazioni di mera cortesia e alle altre prove di camaraderie di cui spesseggiano gli scritti dei nostri storici in voga? Forse perchè Morgan è americano, e perchè riesce duro ai «preistorici» inglesi, nonostante tutta la loro commendevolissima diligenza nella raccolta del materiale, di dover ricorrere a due geniali stranieri, Bachofen e Morgan, pei criterî generali nell'ordinamento e nel raggruppamento di esso, ossia per le idee? Passi pel tedesco, ma ricorrere a un americano! Di fronte agli americani ogni inglese è patriota, e io ho veduti esempi curiosissimi di questo fatto negli Stati Uniti. Si aggiunga che Mac Lennan è stato, per così dire, il fondatore e il capo ufficialmente riconosciuto della scuola preistorica inglese; che era, in certo qual modo, di bon ton nel mondo della letteratura preistorica, di parlare con la più grande venerazione della sua artificiosa costruzione storica, per cui dall'infanticidio si passa alla famiglia del diritto materno, traverso alla poliandria e al ratto; che il menomo dubbio, sulla esistenza di «tribù» esogame ed endogame escludentisi assolutamente, era considerato come un'empia eresia: che quindi il Morgan, distruggendo questi dogmi consacrati, commetteva una specie di sacrilegio. E, per giunta, egli li distruggeva con argomenti la cui semplice esposizione bastava per farne saltare immediatamente la verità agli occhi di tutti; sicchè gli adoratori di Mac Lennan, che sin allora avevano barcollato e brancolato tra esogamia ed endogamia, si dovevano quasi dar del pugno sulla fronte esclamando: Come fummo così stupidi da non aver saputo, da noi stessi, veder queste cose?!
E se tanti delitti non bastassero per vietare alla scuola ufficiale qualsiasi atteggiamento che non fosse di freddo disdegno, Morgan colmò la misura, non solo portando la critica sulla civiltà, sulla società a produzione mercantile — forma fondamentale della nostra odierna società — con un modo che ricorda il Fourier, ma parlando di una futura trasformazione di questa società in termini che avrebbero potuto essere usati anche da Carlo Marx. Ben meritò quindi che Mac Lennan gridasse sdegnato «che il metodo storico gli era assolutamente antipatico», e che il professore Giraud-Teulon lo ripetesse in Ginevra nel 1884. E tuttavia lo stesso signor Giraud-Teulon nel 1874 (Origines de la famille) brancolava ancora disperato nel dedalo della esogamia Mac Lenniana, dalla quale soltanto Morgan doveva liberarlo!
Quanto agli altri progressi che la storia primitiva deve al Morgan, io non ho bisogno di esporli qui minutamente: nel corso del mio lavoro si troverà quanto è necessario dire in proposito. I quattordici anni, che passarono dalla pubblicazione della sua opera capitale, hanno di molto arricchito il nostro materiale per la storia delle società umane primitive. Agli antropologi, ai viaggiatori, ai «preistorici» di professione, si sono aggiunti gli studiosi di diritto comparato; e hanno portato alcuni nuovo materiale, altri nuovi punti di vista. Perciò qualche ipotesi del Morgan ha vacillato, o è caduta addirittura. Ma il nuovo materiale raccolto non ha condotto in nessuna parte a soppiantare le sue grandi idee principali. L'ordine portato da lui nella storia primitiva permane nei suoi tratti essenziali. Sì, si può dirlo: quest'ordine viene sempre più universalmente accettato e riconosciuto, quanto più si vuol celare il merito, che a lui spetta, di essere l'autore di questo grande progresso scientifico[7].
Londra, 16 giugno 1891.
Federico Engels.
L'origine della Famiglia
della Proprietà privata
e dello Stato
I. Stadî dell'evoluzione preistorica[8]
Morgan è il primo, che, con conoscenza di causa, cercò di apportare un ordine preciso nelle nozioni della preistoria umana, e, sinchè un nuovo materiale considerevolmente più ricco non costringa a cangiamenti, le sue classificazioni rimarranno ben salde.
Delle tre epoche principali — stato selvaggio, barbarie, epoca civile — evidentemente lo occupano soltanto le prime due e la transizione alla terza. Egli suddivide ognuna delle due prime in tre stadii: inferiore, medio e superiore, secondo i progressi della produzione dei mezzi di sussistenza; perciocchè, egli dice, «l'abilità in questa produzione è decisiva per stabilire il grado della superiorità e del dominio dell'uomo sulla natura; di tutti gli esseri, solo l'uomo è giunto a farsi padrone quasi assoluto della produzione degli alimenti. Tutte le grandi epoche dell'umano progresso coincidono, più o meno direttamente, con le epoche nelle quali furono arricchite le fonti della sussistenza.» Lo sviluppo della famiglia procede di pari passo, ma non offre alcun segno altrettanto caratteristico per la distinzione dei periodi.