IN UN MATTINO DI PRIMAVERA

Era il mattino. Un grave sopore teneva la donna

misera su 'l guanciale pallido men di lei.

Fredda, composta, immota, parea profondata nel sonno

ultimo, ne la pace ultima, su la bara.

Alito non s'udiva. Parea che le labbra premute

fossero da la Morte, tanto eran chiuse e pure.

— Non ti destare, non ti destare — pregai nel segreto

cuore — se vuoi ch'io t'ami! Sieno per sempre chiuse

queste tue labbra; e ancora, ancora saranno divine.

Ritroverò per queste labbra i sovrani baci.

Ritroverò la mia più lenta carezza per questa

fronte che amai, per queste gote che amai, per queste

pàlpebre al fin su 'l tuo dolce insostenibile sguardo

chiuse; e per queste chiuse labbra i sovrani baci!