VILLA D'ESTE

Quale tremor giocondo la pace de gli alberi, o Muse,

agita e a le richiuse urne apre il sen profondo?

Chi, dentro gli àlvei muti svegliando gli spirti del canto,

leva sì largo pianto d'organi e di liuti?

Chi dentro i marmi sordi, immemori d'acqua corrente,

mette novellamente fremito di ricordi?

Chi tante mai canzoni, o Muse, trae su da tant'acque?

Ella è, che pur vi piacque, Muse; è Vittoria Doni.

Va pe 'l sentiere ombrato la donna magnifica; e in torno

ecco, il divin soggiorno trema signoreggiato.

Lodano tutti gli orti la dolce di lei signoria;

e le fontane, in via, parlan de' tempi morti.

Parlan, fra le non tocche verzure, le cento fontane:

parlan soavi e piane, come feminee bocche,

mentre su' lor fastigi, che il Sole di porpora veste,

splendono (oh gloria d'Este!) l'Aquile e i Fiordiligi.