NOTE:
[1]. Monografie artistico-sociali. VI. Napoli e la Musica. Venezia, Tip. Grimaldo.
[2]. Vedi (I. Mohl, Parigi 1830) Confutii Sci-hing, sive liber carminum; et Yo-King antiquissimus Sinarum liber.
[3]. Sul segreto del polso da cui conoscono i Cinesi tutto le malattie, avvi il libro di Uang-scin-ho.
[4]. De l’instruction publique en Chine, etc. Biot, Paris 1743.
[5]. F. Marini Mersenni ord. S. Francisci a Paula, Harmonicorum libri. Liber Septimus, de cantibus, seu cantilenis. Propositio I. — Lutetiae Parisiorum, 1635.
[6]. Continua Agostino la sottile argomentazione: «Cum enim cantatur, auditur sonus, qui non prius informiter sonat, et deinde formatur in cantum. Quod enim primo ut cunque sonuerit, praeterit, nec ex eo quicquam reperies quod resumptum arte componas: et ideo cantus in sono suo vertitur, qui sonus ejus materies ejus est. Idem quippe formatur ut cantus sit, et ideo prior materies sonandi, quam forma cantandi, non perficiendi potentia prior.
»Neque enim sonus est cantandi artifex, sed cantanti animae subiacet ex corpore de quo cantum faciat, nec tempore prior, simul enim cum cantu editur. Nec prior electione, non enim potior sonus quam cantus, quandoquidem cantus est non tantum sonus, verum etiam sonus speciosus: sed prior est origine, quia non cantus formatur ut sonus sit, sed sonus formatur, ut cantus sit.» (Lib. 12 Confess. cap. 29).
[7]. «Mitto quod Cantus significare possit incantationem, quemadmodum canere sumitur pro incantatione, qua serpentes rumpi dicuntur.» Mercenne, lib. VII.
[8]. Rodiginus, lib. 27, cap. 26. — Julius Polluces, lib. 4, cap. 7 e 14.
[9]. Polibio al lib. 2, farebbe salvato dai Veneti il Campidoglio nell’anno 364 di Roma anzichè dal cicalio delle oche sacre.
[10]. Dante Purg. C. XXXI, v. 140.
[11]. Tomicich, Dizionario Enciclop. Music.
[12]. Kircher sostiene la parola musica venir da un motto egizio.
[13]. Herb. Spencer, On the origin and function of Music. Londra, 1858.
[14]. Vedi Diodoro, Descrizione delle Feste Egiziane.
[15]. Vedi Giuseppe Flavio, Storia degli Ebrei.
[16]. Stesichori graves Camenae. Orazio.
[17]. Vedi Aristotile, de Politica. Plutarco, de Musica. Versor — Utrum scientia musicalis sit juvenis utilis. Alexander — Varie apud diversas gentes puerorum institutiones. Colle — La musica nella educazione de’ Greci, Mantova 1775. Giuseppe Sacchi — Dissertazione sulla perfezione e natura della musica de’ Greci.
[18]. 19, Problemi.
[19]. Dissertazione dell’Autore: Il Simbolo delle Palme, nelle Monografie Artistico Sociali, N. XXVI. Tipi Grimaldo 1872.
[20]. Fa, Mixo-lidio. Mi, Lidio. Re, Frigio. Ut, Dorico. Si, Ipo-lidio. La, Ipo-frigio. Sol, Ipo-dorico.
[21]. Redattore dell’Opinion Nationale. (V. sua opera Sotto i Tigli.)
[22]. V. Giornale di Venezia La Scena, 21 Luglio 1870, N. 8.
[23]. Vedi Gerolamo Mei.
[24]. Curiosi più che fondati ed efficaci sono i differenti mezzi impiegati dai cantanti nella credenza di giovare alla voce. Non pochi, e fu di questi la Sontag, usano di mangiare le acciughe. La signora Dorus, fra gl’intermezzi dell’opera ristorava la voce con vitello freddo. La Despares credeva rinfrescarla bevendo acqua calda; la Cruvelli col vin generoso; l’Adele Patti con birra.
La Sass mangia beefteaks; la Cabel, pera; la Ugalde, prugne; la Trebelli, patate; la Lucca, pasticche di menta.
Michot inghiotte gran quantità di caffè nero.
Troy beve latte. Mario non lascia lo zigaro che all’entrare in scena; mentre tanti altri se ne astengono assolutamente; e paragona la rarità d’un buon tenore a quella d’uno zigaro buono, ambedue animati dal soffio del petto, pagati carissimi perchè di corta durata, non restando d’essi che la memoria delle aggradevoli sensazioni che fanno provare.
A chi scrive queste memorie, parve utile a schiarimento di voce il fiutare lo zucchero.
[25]. Respiro, sospiro, aspirazione, ronco, sibilo, gemito, singulto, brontolìo, popjsmo, screazione, rutto, sussurro, sbadiglio, tosse, riso, cachinno, vociferazione, acclamazione, clamore, e canto.
[26]. Giudicavasi anticamente, gli Orientali rompere le parole nella strozza; i Mediterrani al palato; gli Occidentali frangerle ne’ denti; i Settentrionali formarle in petto. Autori successivi indicarono fra i primi, Greci ed Asiani; posero gl’Itali ed Hispani fra gli Occidentali; e divisero i nordici in Germani che traggono dal petto le voci, e Galli che le formano in petto, in gola e sul palato: onde non so quanto giustamente dissero: Italos caprizzare, Alemannos ululare, Gallos cantare, Anglos jubilare.
[27]. Perciò «siccome è regola dai savj maestri di canto a dovere adottata e inculcata, quella che il cantante conformi la sua bocca alla rotondità, forma naturale e graziosa che dà meglio d’ogni altra il mezzo di bene spiegare la voce, così dev’essere cura del compositore non obbligare il cantante a lunghe fermate sugli i ed u, vocali troppo strette e che danno alla bocca una strana conformazione e sembianza al canto come di nitrito...» Maestro Sessa sudd.
[28]. Ateneo, lib. 12.
[29]. Deuter. cap. 23.
[30]. V. Dante.
[31]. Buffon, Stor. Nat.
[32]. V. Epifanio, Origene, S. Ambrogio.
[33]. V. Saint-Laurent, Diction. Encyclop.
[34]. Il dottor Burnoy nella sua storia musicale dichiara aver rilevato che il maggior numero di castrati venne da Lecce di Puglia.
[35]. Con questi termini il Duca di Wurtemberg nel 1772 dava libertà d’azione a due chirurgi bolognesi chiamati alla sua corte, a decoro della sua cappella.
[36]. Ho conosciuto l’ultimo de’ paesi nostri, morto pochi anni or sono nella sua villa di Dolo, presso Venezia, egregio uomo ed artista, che seppellì con lui le più strane avventure; era il Velluti.
[37]. Plat. Leggi, lib. XII.
[38]. V. Eneide in fine, lib. 1.
[39]. Super flumina Babylonis. Salmo 186.
[40]. Quint. Curt. lib. VII.
[41]. An. Marc. Lib. XIX, cap. 1.
[42]. In somnium Scip. Lib. II, cap. 3.
[43]. Bochard fa derivare questo nome da Parat — cantare. Camden conviene con Festus che Bardo significa un cantore, in Celtico detto Bard.
[44]. L’origine delle Linie, chiamate Naenia dai latini, s’attribuisce da alcuni autori agli Egizj; altri ne fanno inventore Lino Eubeo.
[45]. Nerone e Domiziano specialmente protessero e coltivarono i cantori e i musicisti.
[46]. V. il Dott. Bouther e Matineo Siculo nelle loro storie di Spagna. Morì Damaso l’11 decembre 352 in Roma, imperando Teodosio.
[47]. V. di S. Ambrogio Simeone Metafraste, Paolo diacono, Gregorio prete Cesariense, Niceforo Calisto, e di Agostino, Possidonio Calamense.
[48]. Secundum morum orientalium partium. — Confes. Lib. VII, cap. 7.
[49]. Vedi Zoncada, S. Benedetto i Monaci d’Occidente — e De Angeli, Compendio di Stor. Univ. Epoca III.
[50]. La Festa dell’Asino indicata dal Baini, vedremo in seguito.
[51]. V. Giovanni Garzoni e Lorenzo Surio, nella vita di San Tommaso.
[52]. V. Baini. E qui più innanzi.
[53]. I Canti popol. Scozzesi, ora recati in versi ital. da Francesco Amaretti (Torino, Paravia 1872), hanno riscontro nei tipi di feroce vendetta dei canti Côrsi, se pur talvolta nell’Idilio sembrano accennare alla greca poesia.
[54]. Nella Filosofia della musica, Mazzini, 1836.
[55]. Il m.º Amintore Galli nelle recenti sue investigazioni sul ritmo, lo dice automatico, se dipende dalle facoltà dell’uomo di formare una serie di durate dietro una prestabilita durata di tempo; patetico, se gli è suscitato dalle passioni; omonopeico, se imitante altra cosa, come il galoppo del cavallo, la tempesta ecc.
[56]. Già prima del maraviglioso prete Linzt, e prima ancora di Back, e del melodico Thalberg non ha guari perduto (1871), l’italiano Pollini s’era ingegnato di far brillare sovra tutto il canto, ed ottenuto avea il sommo effetto legando le note e prolungandole come la voce umana. Vedi Pollini, uno studio a 3 righe col canto.
[57]. Annal. et Hist. Franc. ab ann. 708 ad ann. 990. Scriptores coætaneos. Francfort 1594, sub vita Caroli Magni.
[58]. Antifonia, parola greca, canto eseguito da più voci alla unissona.
[59]. Vedi M. Marin, Vie d’Abailard. — P. Théophile Rainaud. — M. Colardeau. — E le lettere di Abelardo e di Eloisa.
[60]. Il p. e maestro Fantoni-Castrucci, della originaria famiglia toscana indi veneta, come vedremo in appresso, dimorò lungo tempo in Avignone, indi a Venezia, ove pubblicò la sua Istoria della Città d’Avignone e del Contado Venosino, 1678; essendo segretario dell’Ordine Carmelitano e della Romana Provincia Provinciale, altamente estimato per dottrina e stile.
[61]. Del nascimento della Poesia volgare in Italia. Lettura di Giov. Franciosi all’Accademia di Modena (1871).
[62]. Vedi le relazioni del Parlamento Ital. e la Gazzetta ufficiale del Regno, 1871.
[63]. Gius. Pitrè. Canti popolari Siciliani. Palermo, Pedone 1871. Alcuni dei quali saggi furon raccolti dal dottor Giuseppe Morosi.
[64]. Baini. Di Palestrina, Vol. I.o — E più avanti parlando dei metodi di quest’epoca.
[65]. A Smirne, nello Istituto delle Suore di Carità quando ancor non s’insegnava la lingua italiana, le allieve davano saggi di musica cantando, accompagnate dal cembalo i più cari versi dei Romani musicati da Bellini e tradotti nel gallico idioma. (1850-51). G. Regaldi. (L’Egitto Note Stor. e statist.)
[66]. Tomicich, nel Diz. Encicl. Musical., fa discendere da terra santa per mezzo de’ trovatori l’uso de’ trilli, gruppetti, appoggiature, etc.; e di chitarrini a sei corde, col ponticello, che suonavansi con arco convesso, prima specie di violino, riformato poi dopo tre secoli dal Baltazarini.
[67]. Biblioteca delle Crociate.
[68]. Una festa celebre di Riccardo.
[69]. Storia di Riccardo di Cornovaglia fratello di Enrico III d’Inghilterra.
[70]. Vedi le Storie della Sicilia di Biundi, Amari, Palmieri e Ferrara. — Wenrik, Commentarj rerum ab Arabibus in Italia insulisque adiacentibus gestarum. — Reinaud, per le invasioni de’ Saraceni in Francia ecc. — Conde, la Dominazione degli Arabi in Ispagna; — e Dozy, Ricerche sulla storia e letteratura della Spagna nel medio evo.
[71]. Vedi Il canzoniere Ebraico, spiegato e illustrato dal prof. Salvatore De Benedetti. Pisa, tip. Nistri, 1872.
[72]. Michaud. st. delle Crociate. Vol. IV, cap. VI.
[73]. I canti composti dal Castellano di Coucy nel 1100, e le canzoni del suddetto Tebaldo di Champagne re di Navarra e di Bianca moglie a S. Luigi di Francia, (specie di cantilene o canti fermi) son conservati alla Bibliot. di Parigi, in antico quaderno.
[74]. Du mouvement romantique. I. Scudo.
[75]. Dante, Purg. C. XXXI, vers. 132 e nota P. Costa.
[76]. Dante. Purgatorio, Canto II.
[77]. Canzoni nelle Calende di Maggio. Anche nel Veneto e specialmente a Padova e a Treviso, fino a pochi anni or sono solennizzavansi le fiorite con canti distinti.
[78]. Vedi Francesco Doni. (Marmi).
[79]. Dante, Convitto, Tratt. II, Canto IV.
[80]. V. Monografie Artistico Sociali dell’Autore, N. 11. Assisi.
[81]. La Musica Nova di Willaert a spese del duca di Ferrara venne pubblicata nel 1559 per Antonio Gardano.
Cosimo Bartoli fiorentino scrisse poi di lui nei suoi Ragionamenti Accademici.
[82]. Rimase la Scuola dei Zaghi, fanciulli o sagristi, fino al 1774, nella quale poi si distinsero gl’insegnanti preti, Domenico Catinello, Cristoforo Lanari, e Lorenzo Locatelli.
[83]. Nella raccolta Laurenziana di Firenze, s’annoverano fino a 347 ballate, caccie e madrigali italiani del 1300; due sole francesi.
In un codice italiano esistente nella Biblioteca di Parigi si contengono intorno a 200 composizioni musicali, fra cui sole 17 francesi e 5 latine, del 1400.
Nel Palatino di Modena pure v’ha qualche canzone francese fra molte italiane del 14.º e 15.º secolo. — Vedi Ant. Cappelli, Poesie Musicali antiche, Modena 1856; e G. Carducci, Musica e Poesia del Mondo elegante Italiano del Secolo XIV. Firenze 1870.
[84]. È nota la bravura di tali, spacciati anche per maghi, o spiritisti, che regolando i tuoni della voce con quelli proprj a qualche bottiglia o vaso di vetro, v’imprimono un movimento, e senz’altro contatto lo spezzano. (Vedi Rapporto de’ Suoni).
Da queste leggi fisiche spontanee o sperimentate sembra derivata anche la tradizione d’Orfeo, che cessa per ciò d’esser favola.
[85]. È noto che Tartini attribuiva ad una di queste visioni, la famosa sua Sonata del Diavolo.
[86]. Vedi Geoffroy e Mead, Théorie des effets de la morsure de la tarentule, 1702. — Dissertazione del Dott. Baglivi sulla tarantola, pubblicata nel 1669.
[87]. Narrano le storie che Farinelli, secondando l’astuzia della regina, commosse col canto dalla vicina stanza, il malato re Filippo, e traendolo da profonda malinconia, lo indusse a radersi l’incolta barba, a presentarsi al consiglio, e riprendere gli affari dello Stato.
[88]. M. Gerbertus, Hist. de la Mus. et ses Effets. Amsterdam 1725. Wald, Magdel 1781.
[89]. Vedi ora i più recenti autori Segond, Saechi, Mantegazza, sulla Igiene dei cantori.
[90]. Note dell’Archivio Petroniano.
[91]. Idem.
[92]. Dal codice musicale italiano della Biblioteca di Parigi, detto Imperiale.
[93]. Vedi Antonio Da Prato sui Madrigali.
[94]. I Martegalli, o Mandrigalli, o Pastorali, con o senza coda cioè coi Rispetti, in quanto a poesia erano poca cosa, o se ne facea poco conto; sovente erano scritti dai medesimi musicisti, e rimanevano anonimi: non mancano però alcuni di bella semplicità e naturalezza. Si hanno collezioni di Madrigali nelle Rime di Francesco Sacchetti; nelle Poesie italiane inedite del Truchi; nelle Poesie musicali del Cappelli; alcuni più oscuri furono raccolti da Giosuè Carducci nella N. Antologia 1870.
[95]. Codice Laurenziano.
[96]. Vedi Cronache di Wagenseil.
[97]. C. Cantù, Lett. tedesca. Vol. 7, lib. 13, cap. 32 della St. Un.
[98]. Il cardinale Riario nipote a Sisto IV, dettò le parole della tragedia con cori l’Orfeo, 1475: il card. Gonzaga ne protesse il musicista Poliziano ed uno dei cantori Braccio Ugolini. Il card. Bertrando da Bibbiena, fece la commedia La Gualandra da rappresentarsi al cospetto di Leon X. Clemente IX scrisse sette melodrammi.
[99]. Il Paenulus, rappresentato per la venuta in Roma di Giuliano de Medici proclamato cittadino.
[100]. Il Ferrabosco diede altre cinque edizioni di Madrigali, Mottetti e raccolte di musica del secolo XVI.
[101]. Sotterrato in quella cattedrale, in faccia a Cipriano Rorè di cui era stato compagno a Venezia e successore a Parma.
Girolamo Colleoni pur di Correggio scrisse la vita del Merulo.
[102]. Fra questi: Apostolo Zeno nelle sue Annotazioni alla Bibliot. dell’Eloquenza italiana di M. Giusto Fontarini, Vol. I. pag. 242. Angelo Ingegneri, Discorso della Poesia rappresentativa, pag. 72. Ottavio Bertotti Scamozzi, Le fabbriche di A. Palladio. Orefici. Montanari. Magrini, Descriz. e illustraz. del Teatro Olimp. 1847. Formenton, Mem. Stor. di Vicenza. Lampertico, Mem. dell’Accad. 1872.
[103]. Vedi Le Orationi Volgari di Luigi Groto cieco di Hadria, alla Ill. Accad. Olimpica Vicentina. Venezia, 1589, Frat. Zoppini.
[104]. Lettera al magnifico messer Giovanni Bandini oratore dell’Ill. duca di Firenze appresso la Maestà Cesarea.
[105]. Luigi Groto, Orat. VIII. Venez. 1589.
[106]. Il Calderino, che fra il 1537 e 1545 era stato de’ cantori di san Petronio, stampava altre musiche a Venezia, per il Gardano nel 1557.
[107]. Mutetta quinque vocum. Venetiis 1555.
[108]. Mottetti della Corona, di Josquin M. e di altri maestri. Venezia 1504-1505, e Fossombrone 1514-1519.
[109]. Rappresentata a Firenze pel connubio di Enrico IV con Maria de’ Medici, nel 1600. Cui seguì con pari pompa e successo Il Ratto di Cefalo, l’Arianna, S. Ursola, degli stessi autori.
Peri ci tramandò i nomi dei poveri cantanti che interpretarono la sua opera mitologica.
Nella Dafne, la parte di donna fu sostenuta da un fanciullo di Lucca.
E solo dopo oltre mezzo secolo fu conosciuta e apprezzata in Francia la nuova composizione, quando appunto il card. Mazzarino dopo avere assaggiato, come da noi sopra fu detto, le rappresentazioni liriche italiane dello Strozzi, qui ormai antiquate, rinnovò l’invito a’ cantori fiorentini nel 1647 per dare alla Corte l’Euridice; e stipendiò una terza compagnia per le feste nuziali di Luigi XIV.
[110]. Provvedimento de’ Fabbriceri del 1.º dicembre 1547. Archivio Petroniano.
[111]. Il Monteverde, ordinato anche prete in Venezia poco prima di sua morte, ebbe elogiaste speciale Matteo Coburlotti.
[112]. La partitura di quest’opera giace nella biblioteca di Parigi, depostavi l’anno 1695 da Fossard ordinatore della musica del Re.
Cavalli moriva nel 14 gennajo 1676.
[113]. Il celebre compositore Carlo Pollarolo, morto nel 1722, lasciava il figlio Antonio non meno capace, ma fatalmente dedito al vino, onde per questo e per la sua corporatura ebbe il sopranome di Caratello, che in veneto dialetto significa piccola botte, morì miserabile nel 1762.
[114]. Tale fenomeno dicesi vedersi oggi rinnovato in una giovane, basso profondo, pervenuta da oltre mare a Parigi.
[115]. Baini, Vita di P. da Palestrina.
[116]. V. Opera di Antonio Calegari m.º nella stessa Basilica, giusta il metodo del Pacchiaroti.
[117]. Andrea e Giovanni Gabrielli, della nobile famiglia dei Caobelli di Cannaregio, furono da Michele Pretorio, nel Syntagma musicum, poeti a modelli di quell’epoca. Artusio medesimo nella sua opera Imperfettioni dell’Hodierna musica, mentre flagella il Monteverde, esalta Giovanni Gabrielli.
Cinquant’anni dopo la morte di questo, che fu al 12 agosto 1612, ebbe Venezia altro bravo compositore di quel nome, il succitato Domenico Gabrieli, che diede drammi alle patrie scene con plauso, dal 1685 al 1689.
«Di Giovanni Gabrieli e del suo Secolo: La storia del fiorire della Musica sacra nel secolo 16.º e del primo sviluppo delle principali forme della Musica moderna, tanto in quest’epoca, quanto nel secolo appresso, principalmente nella scuola di Musica di Venezia» è un’Opera di Mons. C. De Wirtenfeld, pubblicata a Berlino nel 1834.
[118]. La tratta de’ fanciulli delle Prov. Merid. Vedi retro.
[119]. Demontiosius, Tractatu de pictura.
[120]. «Amano assai — Gli alterni canti de’ pastor le Muse» Virgilio, Egl. III.
[121]. Joannes Petrus Aloysius Musicae Princeps.
[122]. Vedi anche Dubois — Le Chanteur Florentin. —
[123]. Prima teoria del Fétis.
[124]. Discorso della musica antica e moderna, di Vincenzo Galilei.
[125]. Le opere del Zarlino furono pubblicate in Firenze nel 1589, in 8.º — Indi a Venezia, 4 Vol. in fol. 1602.
[126]. Foscarini. Lib. 4, pag. 335. Della Letteratura Veneziana.
[127]. Cose notabili di Venezia, pag. 44.
[128]. Dizionario, Zarlino.
[129]. Alcuni segnano la morte del Zarlino nel 1590, altri nel 1599.
[130]. Di Monte musicò inoltre Le Eccellenze di Maria descritte da Orazio Guargnante, a 5 voci, Venezia 1593.
[131]. De Ponte musicò cinquanta stanze del Card. Bembo.
[132]. Striggio compose anche Il Cicalamento delle donne al bucato, a 6 voci, Venezia 1579; e la Caccia a 7 voci, Venezia 1584.
[133]. Pozzi intitolò i suoi Concerti Diatonici, Cromatici ed Armonici: L’Innocenza de’ Ciclopi.
[134]. Di Alessandro Scarlatti conservansi nella Veneta Biblioteca 83 volumi o drammi.
[135]. Tale raccolta che ora rappresenta la storia degli istrumenti musicali, vien conservata dal nob. Pietro Correr a Venezia.
[136]. Esemplare che si conserva alla Marciana: L’Euridice di Ottavio Rinuccini e G. Caccini. 1600, Firenze.
[137]. Raccolta di Verardo Marcellino, Roma 1493.
[138]. Fin dal principio della pubblicazione dei quattro libri de’ Pontificali dell’Ambrosiana Chiesa erasi preposto (1619) «Miranda sedes (Metropolitanae) omnibus igitur nominibus exornata — ut omnem Italiam trahat in admirationem — illud etiam prope singulare habuit, ut armonica modulatione cum primis annumeraretur; caelestem ex mortali parte Musicen secuta, quae numinis aeterni praeconia concinit. Fovit itaque miris modis canoras voces, et per omnes temporum gradus spectata tali virtute Virum capita conquisivit, quorum industria, ne muto silentio, vel morte deperiret, fortiter contendit. Horum in numero postremus fuit Gabutius, quem mors invida sustulit, sed fama perennat, qui modulationes multas Ecclesiae Ambrosianae peculiariter accomodatas reliquit. — Hujus in locum suffactus est Vincentius Pellegrinus, qui studio et labore non mediocriter huic Ecclesiae profuturo, non solum Gabutij, sed aliorum etiam praestantium Virorum modulationes, suasu hortatuq. nostro collectas in ordinem, et methodum redegit, pluresq. addidit eiusdem generis aere ingenti praedictae Fabricae in lucem editas, ut quam lucem sospes Gabutius ex industria sua est assecutus, eadem Pellegrinus aequali labore compararet, etc.»
Curiosa poi per la forma è un’altra lettera preposta al Secondo Choro per Alto e Basso, del Gabuzio, del 16 decembre 1669, che per l’originalità del documento crediamo notare.
«Eminentiss. e Reverendiss. signore e Patron Coll.
»Ecco consagrati al nome di V. Em. questi musici componimenti, che resi ugualmente divoti dalla qualità della materia, e dall’humiltà dei nostri ossequj con metro di ben aggiustate note fanno ritratto della perfetta consonanza, quale si gode nel suo pastorale e zelante governo.
Furono formati all’idea della celeste hinnodia, acciò si gustassero qui in terra le melodie de’ Serafini nel Cielo, e per corrispondere all’ardente brama di V. E, che vorrebbe trasformare li suoi Popoli in Angioli, e convertire le sue Chiese in Paradisi.
Di varie voci sono intrecciati, per invitare con il Regio Profeta ogni Creatura ad applaudere alle glorie dell’Altissimo, e perciò si presentano a V. Em., come a quello, che chiama a sè tutte le voci della fama per decantare li suoi nobilissimi pregi. E perchè il lor fine si è di far risplendere in questa Augustissima Metropoli l’ineffabile grandezza d’Iddio, dovevano perciò prendere i lumi dalla Maestà d’un Vice Dio, che su la fronte di V. Em. lampeggia.
Non saranno già sprezzevoli, benchè si vedessero nati da un Grancio, perchè ciò fu, acciò portassero seco la gravità condegna, e camminassero con passo retrogrado alle profane canzoni dai sagri Tempij eliminate.
Riusciranno però anche armoniosi, tanto più accompagnati al concento delle virtù di V. Em. e ribomberanno maggiormente alla presenza della sagra porpora, come più canori si fan sentire li augelli alla vista del Sole. Che se di questi cessa il canto, quando sì gran Pianeta s’alza al meriggio, V. Em. pure sollevata all’apice del Vaticano, come si spera, renderà mutole le voci per stupore; ma sarà perfetta musica il solo Basso della profondissima adoratione di tutto un mondo etc.
Il Rettore e Deputati della Vener. Fabric. del Duomo di Milano.»
[139]. Harmonicorum libri — De Cantibus, propositio XVII. — 1635.
[140]. Risposte del Corelli al cardin. d’Estrées ed al Sassone Handel.
[141]. «Imperciocchè a chi conviene una tale giubilazione senza parole, se non all’Essere ineffabile, quando non si può tacere nè si trova ne’ trasporti dell’anima niente che li esprima, se non suoni inarticolati?» S. Agostino.
[142]. «Le arie di L. Rossi presentano già la forma a Da capo, o seguono quella a Strofe.
«La Gelosia offre il più alto sviluppo della forma a strofe. Però tutti gli sforzi di possenti genj erano insufficienti a drammatizzare l’aria sotto alla forma fino allora adottata, ed era quindi necessario di far nuovi tentativi di progresso, rompendo ed alterando i limitati confini, imposti dalla convenzione scolastica.» — S. De Castrone — Marchesi.
[143]. Storia della Letteratura: XV.
[144]. Ciò peraltro specialmente pei canti applicati al violino.
[145]. Morì più che ottuagenario nel 1764. L’Accademia di musica gli fece celebrare una Messa in cui si cantarono i pezzi migliori delle sue opere, prendendovi parte tutte le celebrità di Parigi.
Lasciò un Trattato che accenneremo fra i Metodi.
[146]. Vedi Catalani, Dell’Opere di A. Stradella.
[147]. Morì componendo sul cembalo, come Pergolese, d’anni 50, verso la metà dello scorso secolo.
Le sue composizioni, come quasi tutti i preziosi autografi dei celebri maestri napoletani sono in quel Conservatorio, per tali raccolte il più rinomato d’Europa dopo quel di Berlino.
[148]. La collezione delle sue opere fu portata in Francia dal Selvaggi. Una magnifica riproduzione tratta da quella prima, vidi negli archivi del Conservatorio di Parigi.
[149]. La qual’opera allora, ebbe a Roma successo più favorevole dell’Olimpiade del Pergolese, onde questi accuorato si morì di etisia nelle braccia di Feo suo maestro, ultimando appunto il suo Stabat, innanzi alla spinetta; da cui la bella tela del napoletano Ferd. Ruggeri.
[150]. Gius. Barini. Firenze 19 giugno. La Scena.
[151]. Guido Tacchinardi. Nel Sistro, giugno 1870.
[152]. Portogallo, autore della Semiramide, Puccita, delle Tre Sultane, imitatori di Paisiello.
[153]. Morì in Venezia il 3 gennajo 1784, d’anni 79. È sepolto in S. Vitale.
[154]. Poesia del celebre librettista veneziano Giovanni Bertati. Rappresentata la 1.a volta a Vienna nel 1792, due anni dopo davasi a Venezia nel teatro d’opera a S. Moisè.
[155]. Vedi Oulibicheff Alessandro, Biograf. di Mozart e analisi delle sue opere principali. Mosca 1843.
Holmes Edward, Vita di Mozart. Londra 1845.
Da Ponte Lorenzo, Memorie. New-York, 1836.
[156]. Vedi il Nuovo Diurno Italiano dell’Autore.
Morto Cimarosa l’11 gennaio 1801 e tumulato nella chiesa allora esistente di Sant’Angelo, colla demolizione di questa, estesa la piazza di quel nome, or si passeggia su quelle ossa; vi fosse almeno un debito monumento!
[157]. Vedi Viaggi dell’Autore.
[158]. Di questo singolare musicografo veggasi la raccolta rarissima di Cantate varie a voce sola, nella Marciana.
[159]. Di tutti questi autori d’Arie, Duetti, e Musiche del secolo XVIII, conservanti due preziose raccolte alla Marciana.
[160]. Vedi Virgilio, Egloga IV e VI. — Orazio, Ode XII, lib. 1.
[161]. Vedi gl’Inni di Guerra di Tirteo, tradotti dal greco da Senuccio D’Oro. Roma 1871.
[162]. Marco Meibomio ha raccolti, tradotti in latino, e illustrati di note, i trattati dei 7 autori greci: Aristoxene, Euclide, Quintiliano, Gaudenzio, Nicomaco, Bacchio ed Alipio.
[163]. Vedi Westpal, sulla Musica Greca.
[164]. Vedi Herder, Spirito della Poesia Ebraica. Schlegel, Stor. della Letteratura, Lez. IV.
[165]. Vedi Principi Anagogici dell’Autore: Premesse. Tip. Naratovich, Venezia 1865.
[166]. Ann. di Roma 817. D. C. 64.
[167]. Anche il dott. Oscar Paul pubblicò in Lipsia un erudito libro: Dell’Armonia assoluta de’ Greci; e Bellermann diede anche una trascrizione di reliquie credute greche canzoni, che pure possono in proposito dar luce.
[168]. Vedi Istitutions liturgiques par don Prosper Gueranger. Paris 1840.
[169]. Si attribuisce al Palestrina l’aggiunta del nuovo tuono alla scala diatonica, il Si.
[170]. Vedi una recente dissertazione in argomento dell’avvocato Ascoli di Genova.
[171]. Jean De Murs — Théorie de la Musique.
[172]. Fu detto anche De Muris o De Murs, o Meurs; ma negli antichi Dizionarj biografici francesi si tace il luogo de’ suoi natali, facendolo vivere soltanto verso il 1330 a Parigi.
[173]. Muratori e Gaffurio ne fanno citazione.
[174]. Lettera a M. Ubaldo Solustri.
[175]. La Musica Sacra. Aless. Biaggi.
[176]. Vedi sopra del Palestrina (1500).
[177]. Edizione di Andrea Antico di Roma, che nel 1516 pubblicava una collezione di 15 Messe tra le migliori della scuola Fiamminga «easque incisis in ligneas tabulas notis (quod nullus ante fecit) nova imprimendi ratione sociorum sumptibus...»
[178]. Paolo Sarpi, Le Storie del Concilio di Trento.
[179]. La Canzone dell’Asino comincia: Orientis partibus — Adventavit asinus — Pulcher et fortissimus — Sarcinis aptissimus ecc.
[180]. Vedi Orlando de Lassus, Theatrorum Musicum; Motetarum et Madrigalium libri; Liber Missarum. Monaco 1590.
[181]. Prete Don Nicola Vicentino, nacque a Vicenza nel 1511. Da alcuni cenni su di lui dati dal Giornale Biografico di Vicenza per l’anno 1827, N. 1, contenente 17 Biografie de’ più eccellenti Musici Vicentini ed un Elenco di altrettanti, che sembrano meritare onorevole ricordanza, non rilevo se oltre d’essere Vicentino per nascita, e quindi coll’appellativo di quel luogo indicato com’era antico vezzo fra gli artisti, fosse poi Vicentino anche di suo casato.
Interpellato l’illustre Marchese monsig. cav. Lodovico Gonzati, esimio cultore di cose patrie, gentilmente mi riscontrava: «Se poi fosse chiamato Vicentino perchè appartenente a famiglia di tal cognome, o solo perchè nato a Vicenza non è chiarito dai nostri Biografi. Io sono di parere che fosse Vicentino anche per cognome, giacchè nella suddetta sua Opera da lui stesso pubblicata in Roma nel 1555 egli si annunzia nel frontespizio Don Nicola Vicentino, senza più, e così si sottoscrisse nella Lettera dedicatoria; come pure sotto il ritratto impresso in legno a tergo del titolo dell’Opera medesima, si legge: D. Nicolas Vicentinus, e parimenti Nicolas Vicentinus sta scritto interno alla medaglia con ritratto coniata in suo onore lui vivente, per lo istrumento da lui inventato detto Archicembalo.»
Intorno a tale istrumento scrissi nel Giornale La Scena di Venezia, 17 giugno 1869, N. 3 — Articolo sulla nuova Fabbrica di Pianoforti Mattarello in Vicenza. Da questo riscontrerassi l’errore incorso nella pretesa Storia del Pianoforte pubblicata da Giac. Ferdin. Sievers di Napoli, ove anzichè al Vicentino ed al Padovano, primissimi costruttori, si dà il vanto a’ stranieri.
[182]. Freschius Joa. Argentorati 1535.
[183]. Venezia nobilissima, 1663. Vedi Zarlino Opere. Venezia 1589.
[184]. Dialogo della musica antica e moderna. Firenze 1584, pag. 88.
[185]. Vedi anche di Marco Meibomio: Musicae antiquae auctores septem; Amsterdam 1652. — Ptolomeus Claudius: Harmonicorum, Oxonii, 1682. — Vedi Aristoxenus: Harmonicorum elementa; Venetiis, 1562.
Alardus Lampetro trattava de veterum musica a Schleusinga, 1636; Ornitoparchus Andrea, nel 1617 a Lipsia; Artusio Gian Maria avea scritto Sulle imperfezioni della Musica, a Venezia nel 1600; e Lodovico Casali da Modena, nel 1629, dava un Generale invito alle grandezze e maraviglie della Musica risorta; come Pier Gerolamo Gentile in Venezia, 1605, scrivendo Dell’armonia del Mondo.
[186]. Angelini Bontempi Gio. Andrea, Historia musica nella quale si ha piena cognizione della Musica armonica.
[187]. Il Card. Bona.
[188]. Oz Musicos Portuguezez. Porto, 1871.
Fra le recenti guide didascaliche, è riputata quella del Panseron: Solfeos concertantes le duos, tres y cuatro voces dividos en tres partes.
[189]. Oggi la Musica ha: il Dizionario biografico di Fétis, di cui parleremo più avanti. Quello Enciclopedico musicale di F. Tomicich. Il Dictionnaire lyrique par Clément et Larousse, biografico aneddotico, ma incompleto; e del primo autore, altre biografie isolate, Les Musiciens célèbres.
Sul far di quest’opere, è quella recente — La Musica ed i Musicisti del secolo X fino ai nostri giorni — biografie di musicisti e loro influenza nel progresso delle discipline fonetiche, di Amintore Galli, Milano 1872. Il medesimo autore pubblicò nel 1870, L’Arte fonetica, preceduta da un compendio storico e da investigazioni fisiologiche e psicologiche musicali.
Già esisteva in quest’ordine il Sistema armonico del Basevi. Il Codice delle leggi de’ suoni e armonie, di Amerino Barbieri. A History of Music, dello Stafford.
Si sta pubblicando inoltre in Udine dal Berletti — Studj di Allegorie armonico-religiose — lavoro sinfonico del maestro Cimoso.
Storie delle Rivoluzioni del Teatro musicale in Italia, dell’Arteaga. — Biografie de’ Compositori; Regli, in Torino.
Pompeo Cambiasi diede a Milano coi tipi Ricordi, 1872, una cronologia delle — Rappresentazioni date nei R. R. Teatri di Milano 1778-1872 — utile lavoro a rilevare le Opere e loro vitalità, gli artisti ed i loro successi, simile in parte alle memorie pubblicate dal Formenton pel teatro Eretenio di Vicenza, 1870. Il medesimo Cambiasi sta poi elaborando un Dizionario delle Opere in musica rappresentate in teatro dall’origine del Melodramma fino a noi.
[190]. Metodo per violino.
[191]. Veracini Francesco Maria è stato dopo Corelli il primo violinista del suo tempo, e Tartini dopo averlo udito si rimise a studiare due anni consecutivi, chè gli pareva a suo confronto un gigante.
Attorno quell’epoca anche Boccherini fu concertista e compositore.
[192]. Vedi retro, a pag. 108, 254.
[193]. The five great Monarchies of the ancient Eastern World. Rawlinson. Vol. II.
[194]. Ne dà chiara prova la principale loro Canzone Empoungoua.
[195]. Vedi la Niebelungenlied. Breslau, 1820 e seg.
[196]. S. Odone, citato dall’Ab. Lebeuf — Traité hist. et pratique sur le Chant ecclésiastique: in cui il curioso passo «Diaphonia verum conjunctionem sonat quam nos organum vocamus, cum disjunctae ab invicem voces et concorditer et dissonanter concordat.»
[197]. F. J. Fétis, Hist. gén. de la Mus. Introd. §. 1.
[198]. Dufay, vantato da altri francese, viene dal Fétis ritenuto belga per nascita. Vedi di lui a pag. 64.
[199]. Rameau morì a Parigi nel 1764, e fu sepolto in S. Eustachio accanto alla tomba del Lulli. Vedi nota a pag. 204.
Tartini nel 1770 a Padova. — Rousseau 1778 presso a Parigi. — Martini nel 1784 a Bologna. — Duni nel 1775 a Parigi.
[200]. Quest’opera, parole e musica di J. J. Rousseau, ad imitazione italiana, fu ritenuta la sua migliore composizione cantabile, e ancora nel 1827, venia rappresentata a Parigi colle Opere di Gluck, Grétry, Kreutzer, Piccini, Spontini, Salieri, Mozart e Rossini.
[201]. Vedi Angelino Bontempi, Istoria della Musica; e Rousseau, Dictionnaire, alla parola Voix.
[202]. Non si confonda con Giuseppe Farinelli buon compositore già accennato, che appunto attorno a quest’epoca scriveva La Vergine del Sole.
[203]. Fu avo materno di Maria Taglioni contessa Gilbert, e del coreografo rinomato di quel nome e maestro e scrittore Ferdinando Taglioni.
[204]. Anche le famose sue percussioni, le chiama: la stessa nota legata e ribattuta da colpi di gola.
[205]. J. A. Herbst. Francfurt, 1658. — Johan Samuel Petris. Leipsig, 1767. — Anleitung zur practischen Musik. —
[206]. Saggio fondamentale di contrappunto sopra il canto fermo, Bologna, 1774.
[207]. Donizzetti ebbe la prima istituzione dal Mayer che venerò qual padre, passò poi a Bologna a perfezionarsi cogli studj del Mattei.
[208]. Il Rapporto del Cap. d’Argy, conferma che il Chevé ha cominciato e fatto il suo sperimento (25 aprile 1843) sopra soggetti fornitigli dalla sorte, tutti ignari di conoscenze musicali, molti ripugnanti, e nella massima parte analfabeti.
[209]. Lettere del cav. L. F. Casamorta ai promotori del Congresso, 23 agosto 1864.
[210]. Per gli avvenimenti politici del 1870, riportato il VII Congresso nell’anno seguente, non pertanto la relazione del maestro Caputo fu pubblicata.
[211]. Candiotti di Cividale, maestro al Tomadini — Scritti inediti.
[212]. Luigi Mascitelli di Napoli, La Teorica musicale svolta razionalmente ne’ suoi principj e nelle sue pratiche applicazioni. In corso di pubblicazione.
[213]. Système général des intervalles des sons. Paris 1701.
[214]. Dissertation sur la Musiq. mod. Paris, 1743.
[215]. Riflessioni sopra alla maggior facilità che trovasi nello apprendere il canto con l’uso del solfeggio di 12 monosillabi atteso il frequente uso degli accidenti. Venezia, 1746.
[216]. Vera idea della musica e del contrappunto. Roma, 1794.
[217]. Torino presso Giudici e Strada, recente edizione.
[218]. Opera prossima a sortire in Napoli, in seguito alla Cronaca d’un respiro, che il medesimo autore ivi pubblicò (Giugno 1871) per introduzione al suo metodo di canto.
[219]. Vedi Atti dell’Acc. del R. Istitut. Mus. Anno VII, 1869.
[220]. Lavoro del M.º Caputo in corso di pubblicazione in Napoli.
[221]. Manuel de mus. voc. et instrum. Choron. pag. 89, 96 nota a.
[222]. «Trattasi di creare il canto popolare dell’artigiano e non di formare l’artista.» Rapport de Conseil Municip. de Paris sur l’introduction du Chant dans les écoles communales, 6 mars 1836.
[223]. A. B. Marx autore del Vollständige Chorschule.
[224]. Wilhem autore delle nuove tavole di lettura musicale e canto elementare. — Curven, del Tonic Sol-fa Method. Londra.
[225]. Vedi Rawlinson, The power of music.
[226]. Segond, Igiene del cantante.
Mantegazza, Igiene del sangue.
Secchi, Della Musica de’ Greci nella educazione ecc.
Gallico, Leggi igieniche del cantante in seguito alle sue norme.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.