CAPITOLO XL
Che non si dispenserá piú alcuna quantitá di rame in far danari, anzi che si estraerá di quello ch'è in opera.
Giá si è mostrato con i detti essempi quanto rame si ponga in opera; e non è dubbio che, continovando gli ordini delle zeche che sono stati sinora usati, se ne adopererá ancora piú. Ma, osservando la forma e regola del Discorso, si cercherebbe di lavorare quasi sempre di otto in undeci leghe, ed anco di legare gli argenti bassi con altri argenti fini; e ciò per pagar meno per conto delle fatture, ed anco per non far spesa alcuna in affinarli. Si fonderanno in progresso di tempo alcune monete giá fatte, nelle quali nel tassarle vi saranno rotti vantaggiosi, e particolarmente nell'arte degli orefici per far opere e lavori d'argento ed anco de' dorati; quali, dopo che saranno antichi o rotti, e massimamente i dorati, giungeranno al ceneraccio, dal quale ne verrá poi cavato il rame, che adoprar si potrá in far lavori di getto, quandoché non si volesse affinare. E detti orefici ed altri, che vorranno far alcuna sorte di opere di argenteria, si serviranno piú volontieri delle monete suddette e degli argenti grezi o simili, che pigliare o adoperare delli coniati sotto gli ordini del Discorso; e ciò per non perdere le fatture delle monete.