NOTE ALLA PREFAZIONE

[1] A. W. Ward, Chaucer, London, Macmillan 1884.

[2] Macaulay, Hist. of. Engl., vol. I. B. Tauchnitz, Leipzig.

[3] Compreso, s’intende, anche l’oste, al quale nessuno avrebbe vietato di raccontare una novella, per quanto non fosse obbligato. Intorno al numero preciso dei pellegrini nominati da Chaucer, non si trovano tutti d’accordo. E c’è, in verità, un po’ di confusione: poichè il poeta (Cf. Prologo, pag. [4]) dice che erano ventinove (non si sa se comprendendovi se stesso), e poi ne nomina trentuno, compreso lui stesso e non contando l’oste.

[4] La «Novella di Melibeo» raccontata dal Chaucer stesso, e la «Novella del Parroco» che è l’ultima delle novelle rimaste. Delle ventiquattro autentiche due sono mutile: La «Novella del Cuoco» della quale non restano che pochi versi, e la «Novella dello Scudiero.»

[5] Hist. of Eng. Literat. Scribner, New York 1875, 1.

[6] Come dice il Boccaccio del servo di frate Cipolla. Il ritratto morale del mercante di indulgenze è completato da lui stesso nel principio del suo racconto (Cf. pag. [273] segg).

[7] Op. cit., pag. 114.

[8] Longfellow, Poetical Works, London, G. Routledge and Sons. pag. 288. Noto qui, per incidenza, che fra gli altri personaggi seduti accanto al fuoco a raccontar novelle, vi è uno studente, una poco originale imitazione del Chierico di Oxford, il quale racconta la storia del Falcone di Ser Federigo, del Decamerone (Gior. V. Nov. 9). Intorno alle fonti di queste novelle vedi Varnhagen, Longfellow’ s Tales of a Wayside Inn, und ihre Quellen. Cfr. Anglia, VII, 1884.

[9] Lounsbury, Studies in Chaucer, J. Osgood, London, 1892. II, 234.

[10] Chaucer’s «Troylus and Cryseyde» compared with Boccaccio’s «Filostrato.» Cfr. Lounsbury, op. cit. 235.

[11] Nella novella raccontata dal Monaco.

[12] Poetical Works of G. Chaucer, edited by Robert Bell, revised by W. Skeat, G. Bell, London, 1885. I. pag. 18. n.

[13] Cfr. Lettera all’Athenaeum, 3 Ott. 1868, p. 433.

[14] Epist. I. 2. 1.

[15] Cf. Il Cantare di Ser Thopas, pag. [317].

[16] The Poetical Works of G. Chaucer. London.

[17] Chaucers Canterbury-Geschichten aus den Englischen von Wilhelm Hertzberg. Leipzig.

[18] Non ho saputo resistere alla tentazione di citare il passo nell’originale: per la traduzione V. Nov. del Cavaliere pag. [76].

[19] Longfellow, op. cit. pag. 280.

[20] La regina Alcesti enumerando al dio dell’Amore alcune delle opere poetiche del Chaucer, dice che egli scrisse anche: «all the love of Palemon and Arcite.»

[21] Vedi quanto su questa novella, sulle sue relazioni con la Teseide e con altri scritti del Chaucer scrive il Ten Brink, nei suoi interessanti studi: Chaucer, Studien zur Geschichte etc. A. Russell. Münster, 1870, p. 39. Per le due redazioni della storia di Palemone e Arcita vedi anche: Köbbing, Zu Chaucer’s «The Knightes Tale». Remarques sur le rapport des deux rèdactions etc, in Englische Studien, II. 1878. p. 528-532.

[22] Contributo agli studi sul Boccaccio. Loescher, 1887.

[23] Il dramma che va sotto il nome del Fletcher, attribuito da qualcuno anche a Shakespeare, è intitolato: «The two noble kinsmen». Sullo stesso argomento già aveva composto un dramma Richard Edwards, che fu rappresentato alla presenza della regina Elisabetta nel 1566, col titolo: «Palemon and Arcite.» Il poema del Dryden è una parafrasi del racconto del Cavaliere.

[24] Trovasi anche nel romanzo intitolato: Le Chevalier au Cigne, e in quello anche più antico del Re Offa.

[25] Pecorone, X, I. Vedi quanto scrive sulle varie versioni del racconto di questa novella, e delle sue relazioni coll’antico romanzo francese della Bella Elena di Costantinopoli Egidio Gorra (Il Pecorone, in studi di Critica Letteraria).

[26] Confr. V. Imbriani, Novellaia Fiorentina VI.

[27] Vedi Ritson, Metrical Romances. Cfr. Bell, op. cit. I. 271.

[28] Per la relazione della storia di Emaré con l’antico romanzo anglo-sassone del re Offa, vedi Ritson, Op. cit.

[29] The Canterbury Tales of G. Chaucer by Thomas Wright.

[30] Cf. Lounsbury, Op. cit., II. 210.

[31] Op. cit.

[32] Cfr. Bell, Op. cit., pag. 272.

[33] Op. cit., pag. XL. n.

[34] The Kinges Quair (cioè The King’s Quire: Il libro del re) è un poema di circa 1400 versi, nel quale Giacomo I ricorda, insieme col Gower, il Chaucer come «maister dear».

[35] Cfr. pag. 208.

[36] Lettere Senili, Lib. XVII, III.

[37] Cfr. R. Bell, Op. cit., pag. 22. e segg.

[38] Cfr. Warton, Hist. of. Eng. Poetry. London pag. 225.

[39] E. Baret, Les Troubadours et leur influence sur la Litterature du midi de l’Europe, pag. 262.

[40] Nella «Novella del Monaco.»

[41] Il Sonetto incomincia: «S’amor non è etc.» La traduzione è inserita nel poemetto: Troilus and Cressida I, 400.

[42] Lettere senili di F. Petrarca, volgarizzate da G. Fracassetti. Firenze, Le Monnier 1870. Vol. 2, Libr. XVII. 3.

[43] F. Mamroth, G. Chaucer, seine Zeit und seine Abhängigkeit von Boccaccio. Mayer, Berlin. 1872. Pag. 56 segg.

[44] A. Kissner, Chaucer in seinen Beziehungen zur Ital. Literat. Bonn, 1867, Pag. 76.

[45] Noguier, nella sua Histoire de Toulouse, afferma che Griselda visse realmente nel 1103. Bouchet (Annales d’Aquitaine, III.) dice: «Griselidis vivoit environ l’an 1025.» Anche il Foresti (Supplemento delle Cronache) dice che Griselda è esistita, ed il fatto è vero. Questi documenti non hanno certamente alcun valore, ma potrebbero fare sospettare che esistesse la tradizione di un fatto realmente accaduto.

[46] I Precursori del Boccaccio etc. Firenze, 1876. Pag. 42.

[47] Lett. cit.

[48] Cfr. Landau, Die Quellen des Decameron, Pag. 156 segg.

[49] Note a Rabelais. Cfr. Dunlop, Hist of Pros. Fict, London, 1888, II, pag. 145.

[50] Fabliaux I. 269.

[51] Ist. del Decam. Firenze, 1732. Pag. 603.

[52] Memoires pour la vie de Petrarque. III. pag. 797. Cfr. Tyrwhitt, op. cit. 61, n.

[53] Geschichte des Dramas, Leipzig, 1867, I. pag. 639. Il Lai del Fresne di Maria di Francia, nonostante alcune tenui analogie, non ha che qualche relazione di somiglianza con la storia di Griselda, e non può essere considerato come fonte originale.

[54] Anche il Boccaccio dice semplicemente che Giannucole «guardati l’aveva i panni, che spogliati s’aveva quella mattina che Gualtieri la sposò: per che recatigliele et ella rivestitiglisi, ai piccoli servigi della casa paterna si diede.»

[55] Una interessante enumerazione di tutte le opere a cui ha dato origine la storia di Griselda, si trova nel dotto articolo su Griselda di Reinhold Köhler, inserito nella Encyklopädie von Ersch und Gruber. Vedi anche: Westenholz, Die Griseldissage in der Litteraturgeschichte. Cfr. Zeischrift für Deutsche Philologie, xxi, p. 472. Per la letterat. russa vedi Wesselofsky, La Griselda ecc. in Civiltà italiana, Anno I. pag. 156 e segg.

[56] Il Chaucer dice «the gentils» che io nella traduzione ho omesso, dando alla frase un altro movimento.

[57] La maggior parte di quelli che si riferiscono alla gola e all’avidità del mangiare e del bere, sono tolti dall’opera De Contemptu mundi, di Innocenzo III. È curioso che la espressione latina, onde il Mercante d’Indulgenze esprime l’argomento delle sue prediche, che è poi quello della sua novella, ricorre tale e quale nel testo latino del Morlini (Nov. XLII, ediz. Jannet. P. 85): radice malorum cupiditate affecti.

[58] La LXXXI nel testo del Borghini, e la XVI in quello del Papanti. Cfr. la Nov. LXXXIII nell’ediz. del Gualteruzzi.

[59] Che il Chaucer avesse conoscenza del Novellino non è provato: altre novelle che abbiano con esso anche una lontana relazione, nelle Canterbury Tales non ve ne sono. L’episodio di Talete che cade in una fossa, nella «Novella, del Mugnaio» è troppo comune e popolare, per supporre, come il Tyrwhitt, che il Chaucer l’abbia tolto dalle Cento Novelle Antiche (Gualt. 38. Borgh. 36).

[60] Della conoscenza che il Chaucer ebbe dei Fabliaux francesi parla il Wright nei suoi Anecdota literaria.

[61] Op. cit., pag. 131.

[62] Per l’origine di questa storia, per questi ed altri riscontri, e per la versione orale popolare, vedi D’Ancona, Le Fonti del Novellino, in Studi di Critica e Storia Letteraria.

[63] Sulle novelle e sulla vita del Morlini, del quale fino ad ora ben poco si conosce, sta studiando da qualche tempo il Saviotti, già noto agli studiosi per altre pregevoli pubblicazioni. Rileviamo fin d’ora l’importanza di questo che sarà un nuovo contributo alla storia della novella.

[64] Nello stesso metro è anche The King of Tars, che ha, in alcune espressioni, rapporti di somiglianza con la storia di Ser Thopas. In questa medesima stanza di sei versi scrisse il Dunbar (1460-1520) una ballata burlesca, intitolata: Sir Thomas Norray.

[65] Cfr. Hertzberg, op. cit.

[66] In Letters on Chivalry and Romance. Cfr. Lounsbury, op. cit. II, 245. Egli, del resto, ha il merito di essere stato il primo, o uno dei primi, a dimostrare che il racconto di Ser Thopas va inteso come una parodia dei cantari cavallereschi.

[67] Cfr. Tyrwhitt, op. cit. e Ritson op. cit.