III.

Tutto ciò che era stato detto fino a quel momento dagli altri nella forma più incolta e più disordinata, cominciò a fluire dalle sue labbra con una limpidezza, con una continuità, con una rapidità simile a quella d'una fresca vena d'acqua, dinanzi alla quale sia rimosso ad un tratto ogni ostacolo. Ma intorno alle vicende politiche della giornata, Giusto Allori non intendeva evidentemente di soffermarsi a lungo.

Egli voleva approfittare di quella grande riunione di gente per dire molte altre cose, che gli premevano molto di più; e subito, infatti, la sua parola illuminò ben altre idee che non quelle di una critica astiosa dei gruppi, delle persone e della politica. Con un caldo fervore di convincimento ed una eloquenza vera, vibrante sopratutto della commozione dell'artista, il giovane scioglieva un inno alla concordia degli umili fra loro, alla loro esaltazione morale verso la bontà, verso l'intelligenza, e la sua parola dava alla folla un'ebbrezza che erompeva in iscoppî d'applausi, soffocati immediatamente dal timore di non sentir bene ciò che egli avrebbe detto ancora.

E l'ebbrezza crebbe alla fine, mentre anche l'oratore si abbandonava alla lirica della perorazione e le sue mani tremavano, e gli pulsavano le tempie e il teatro pareva crollasse in una tempesta, in un delirio di grida e di battimani, ed egli, madido, affranto, doveva reggersi per un momento con la mano al tavolo, prima di ritirarsi.

Fu allora che qualcuno, facendosi largo tra i gruppi, gli si avvicinò e gli sussurrò brevi parole all'orecchio. Giusto Allori trasalì, si volse, si scosse, respinse quelli che gli si facevano intorno domandandogli che cosa fosse accaduto e lasciò rapidamente il palcoscenico, per essere al più presto possibile nella strada.

Da per tutto una muraglia di gente.

Come passare? Come farsi largo subito, egli poi, che tutti anzi stringevano in mezzo?

Un vecchio delegato di questura, fermo sul palcoscenico alla soglia d'un'uscita di servizio, aveva seguito con lo sguardo fisso l'Allori, in quel suo improvviso, angoscioso tentativo di andarsene; e quando il giovane gli fu vicino, gli disse con tono, oltrechè cortese, quasi amichevole:

— Se crede, dottore, può uscire di qui...

Giusto si fermò come trasognato, guardò, capì, e nello sguardo del vecchio che in quel momento gli parlava a quel modo, gli parve di scorgere una profonda simpatia alla sua invocazione di poco prima all'amore fra gli umili.

— Grazie, grazie — mormorò, tendendo la mano e stringendo forte quella che l'altro gli porgeva esitando. — Grazie... Sì, ho bisogno d'essere a casa subito...

Ed a quell'uomo che lo precedeva per guidarlo fuori, fra scale e corridoi, a quel funzionario della polizia prima che ad un altro, Giusto Allori confidò l'ambascia che improvvisamente gli aveva stretto il cuore:

— Sono venuti ad avvisarmi che mio padre sta male, malissimo... Presto... Grazie... Che mi veda subito!... Grazie ancora, grazie!