II.

Un'altra folla ben diversa di quella della strada che si godeva allegramente la festa, il sole e la musica, un'altra folla sospetta, infida, la folla di tutti gli interessati prò e contro la Cisalpina, rumoreggiava, brontolava nel vasto salone delle conferenze.

Era quella una bella sala del seicento, ma rovinata dal tempo e dall'abbandono, cogli stucchi rotti a pezzi, e le fenditure larghe nelle pareti e nel soffitto. Ci sarebbe stato pericolo, per tutta quella folla stipata, se l'ingegnere Fontanella, non avesse fatto puntellare il pavimento. Dalle finestre aperte, senza vetri, entrava il sole vivo, dardeggiante e il frastuono della strada.

Matteo Cantasirena, seduto accanto al Presidente, girava l'occhio su tutte quelle facce gravi, talune arcigne, gocciolanti di sudore, cercando istintivamente nella moltitudine che si mostrava piuttosto ostile, il volto amico sul quale fissarsi coll'occhio, mentre avrebbe fatto il suo discorso. Come tutti gli oratori, anche Matteo Cantasirena aveva sempre avuto bisogno, parlando in pubblico, della "persona bersaglio" alla quale unicamente rivolgersi, come ad una incarnazione della folla, per leggere su di essa l'effetto, la corresponsione, prevedere la noia, l'obiezione, intuire il momento opportuno per il fuoco d'artificio, o per far vibrare la corda patriottica.

La prima fila delle sedie era occupata dai giovani collaboratori delle Risorse Italiche, venuti col direttore da Milano. Le testine ben pettinate e lucenti, i visetti seri e impassibili non esprimevano altro che la boria schifiltosa di non volersi confondere coi provinciali…. Vide il Brunetti, il Bizzarelli…. Dio, quei visi lunghi come la fame!… Non ricordavano altro che debiti, scadenze, querimonie!… Cantasirena soffiò stizzito e continuò a girare collo sguardo. Il Vergani pareva mezzo addormentato…. Il marchese Duranti, seduto di sbieco sdegnoso e arcigno…. Pietro Laner—cretino, imbecille!—sospirava…. D'un tratto Cantasirena s'incontrò negli occhiali luccicanti di Evelina, acquattata all'ombra, in mezzo ad un gruppo di signore: le autorità femminili di Primarole. Ma quegli occhiali si fissavano su di lui in un modo così insistente e curioso che gli scappò da ridere e voltò via la testa in fretta.

Finalmente trovò la faccia colorita, dalla lunga barba a due punte, di Gesualdo Arcangeli, e su di esso il suo sguardo si fermò; si scambiarono un sorriso, un cenno quasi impercettibile col battere delle palpebre.

—Siamo al completo—sussurrò Cantasirena al presidente.—Cominciamo.

Il marchese Tolomei non era un oratore, quantunque, facendo l'uomo politico, fosse sempre in mezzo ai comizi e alle adunanze. Si alzò un po' pallido: le mani strette nei guanti neri, di rigore, tremavano leggermente nel raccogliere i fogli bianchi, sparsi sulla tavola grande, lunga, attorno alla bottiglia e al bicchier d'acqua.

Il conferenziere, che si era alzato con lui, gli sorrise amabilmente per incoraggiarlo a parlare…. Il Tolomei alzò una mano, mosse le labbra…. ma in quel punto, da una delle finestre spalancate entrarono le grida, gli urli di una frotta di ragazzi scamiciati che tentavano arrampicarsi sulle inferriate di uno dei grandi finestroni.

Gesualdo Arcangeli, ch'era seduto vicino, si volse, minacciando col pugno; si alzò:—lo stormo dei ragazzi sparì strillando e fischiando e il Tolomei cominciò:

—Signori….

Ma fu interrotto di nuovo. In fondo alla sala, succedeva un tafferuglio, venivano alle mani. Erano alcuni operai del Fontanella che volendo entrare ad ogni costo, urtavano, schiacciavano la gente. Tutti si volsero, si alzarono in piedi per vedere. Il presidente, coll'occhio incerto, smarrito, fisso alla porta, aspettò che la calma fosse ristabilita, poi ripigliò colla voce che nell'aspettare gli si era abbassata:

—Signori….

Questa volta il silenzio era generale, profondo…. ma il Tolomei s'interruppe lo stesso, poi si sforzò balbettando, confondendosi, impallidendo.

—Signori…. È toccato a me…. a me che veramente…. è toccato l'alto onore, che è pure una grande compiacenza, di presentare a voi che…. di presentarvi…. io…. l'insigne banditore di un'impresa la quale…. Di presentarvi il commendatore Matteo Cantasirena…. il quale…. vi dirà come la Cisalpina, come la Navigazione Cisalpina intenda esplicare il programma…. il suo programma….

Aveva perduto insieme la voce e la parola. Fece per sedersi, ma tutti intorno, gli bisbigliarono piano:—La lettera! La lettera!

Era la lettera del vice presidente, del conte Bobboli, colla quale scusando la propria assenza perchè ammalato, inviava il suo saluto e la sua adesione al conferenziere.

Il Tolomei si alzò di nuovo cercando in fretta la lettera sul tavolo, la cercò nelle tasche, credette di averla dimenticata. La trovò, la lesse, e dopo quella lettura, rinfrancato, disse forte, prima di tornare a sedersi:—Ed ora dò la parola al nostro onorevole conferenziere!

Matteo Cantasirena sorrise, s'inchinò, aspettò. Nessuno applaudì. Egli si forbì la bocca, leggermente, col fazzoletto bianco, tornò a sorridere.—Silenzio.—Allora incominciò:

"Cittadini, amici, cooperatori…."—e cercando, fissando coll'occhio Gesualdo Arcangeli che già esprimeva la sua ammirazione prima ancora che l'altro parlasse, continuò colla voce calda, forte, sicura:

"Nelle febbrili preoccupazioni di questo periodo che rimarrà nella storia delle più audaci iniziative, io pensavo, titubante, peritoso, che grave, troppo grave era il compito impostomi dal vostro benemerito e solerte Comitato: di dover riassumere, cioè, dinanzi a voi, di tracciarvi qui, nella sintesi della parola, le linee generali dell'impresa, alla quale tutta l'Italia, tutta l'Europa, tutto il mondo civile consentono, e appassionandosi e interessandosi, tendono fissi l'occhio e la mente. Ma, ve lo confesso, senza temere l'appunto, senza peccare di immodestia, ormai, ogni mio timore è svanito.

"Lo ha dissipato dall'animo mio il bel sole radiante che dissolve le nebbie sovra i pascoli opimi, cari ad Orazio, che circondano la vostra piccola, ma industre e gentile città; lo ha disperso la balsamica, la vivida aura che accarezza le messi biondeggianti nella vostra alma pianura, ed io mi sento ora fra voi, securo e sereno della mia parola e della nostra causa, securo come le annose, fatidiche querce della vostra immensa foresta, sereno come questo bel cielo italico, sul quale mi sembra scorgere, smagliante come un'aurora, propizia come l'iride, l'apoteosi dei nostri grandi, dei nostri martiri e giganteggiare titanica la figura severa, pensosa del capitano Fara-Bon!"

Un'interruzione: e subito qua e là qualche applauso, grida di: Viva
Fara-Bon! Viva la Cisalpina!

Oh, Mariano Perego, in quei due giorni, a Primarole, aveva fatto miracoli!

Sfogato nell'esordio l'impeto lirico, fatto sicuro, ormai padrone di sè, ma rivolgendosi sempre verso Gesualdo Arcangeli che con degli…. sst…. formidabili imponeva il silenzio, Cantasirena, colla parola lenta, scolpita, dalle vocali aperte e sonore, entrò nell'argomento, diffondendosi nell'esposizione tecnica e finanziaria, parafrasando "buttando in moneta spicciola" come diceva il resocontista delle Risorse Italiche, il colossale, il grandioso progetto della Navigazione Cisalpina.

Poi, a mano a mano tornò ad animarsi, a riscaldarsi:

"Le vie acquee, voi me lo insegnate…. rappresentano la massima possibile economia in fatto di trasporto: or bene l'Italia che nell'alterna vicenda dei ministeri, va tentando…. va cercando…. come Diogene cercava l'uomo e Talete la coscienza, le fonti meno accessibili delle economie e della produzione, a questa che ha sottomano, retaggio dei padri, retaggio di lavoro, di ricchezza e di gloria, non ha ancora pensato!

"La rete…. la mirabile rete dei canali navigabili dell'Alta Italia, è un tesoro nostro, che noi puerilmente, spensieratamente, scioccamente, lasciamo negletto e infecondo. Abbiamo traforate le Alpi, gli Appennini! Dovunque abbiamo tracciata, aperta la via al "bello e orribile mostro" del poeta, abbiamo eretto, lanciato sul mare, formidabili e invincibili le rocche d'acciaio, ma ai placidi e securi canali scorrenti fra le ubertose pianure, agli umili, ma fidi e provvidi amici, non abbiamo ancora rivolta la mente, il cuore…. non abbiamo dedicato le scoperte e le vittorie, tutto il progresso dell'idrografia e dell'idrostatica compiuto da Euclide ad Archimede, dai vincitori del mare sulle dune olandesi, al genio allobrogo di un Paleocapa!

"È tempo di riparare alla nostra indifferenza, alla noncuranza spensierata e dannosa, al vergognoso abbandono! La navigazione interna, esercitata coi metodi dei secoli passati, verrebbe irremissibilmente e interamente soffocata, spenta dalle ferrovie! Ma no: essa è Lazzaro dormiente nel sepolcro: lo spirito redentore della modernità la deve vivificare."

La faccia di Gesualdo Arcangeli pareva distratta; l'occhio divagava;
Cantasirena riprese con impeto:

"Post fata resurgo! Il progetto che vi sta dinanzi ha in sè la forza ingenita, irresistibile, suggestionante della semplicità!

—È vero!—bisbigliò lo scultore, rivolgendosi al suo drappello.

"Raffiguratevi cogli occhi della mente, la ricca e florida vallata del Po, colla cerchia nevosa delle alpi insuperate, ad ovest, a nord, a ponente. Ricordate i tre sbocchi…. le tre brecce che attraverso quella cerchia di ghiaccio e di granito, congiungono il nostro suolo e i nostri mari all'Europa, al mondo centrale: sono il Cenisio, il Gottardo, il Brennero: or bene, tre grandi vie acquee naturali si stendono a' pie' di quegli sbocchi: il Po, il lago Maggiore, il lago di Garda. Rendere navigabile il nostro massimo fiume da Torino a Pavia, congiungerlo col Gottardo a mezzo del Verbano, col Brennero a mezzo del Benaco, ecco nella sintesi che qui mi è concessa dalla vostra indulgenza, ecco l'idea embrionale della Navigazione Cisalpina!"

Gesualdo Arcangeli applaudì, solo, per qualche secondo, poi qualche altro…. Cantasirena sorseggiò un po' d'acqua, si asciugò il sudore, indi continuò:

"Meno agevole mi sarebbe il riassumere qui, o signori, i vantaggi immediati, sicuri, della nostra iniziativa. Voi tutti già li vedete: il minor prezzo e la maggior facilità dei mezzi di trasporto; l'incremento maraviglioso di un'industria già esistente; il lavoro assicurato a migliaia di braccia, la diffusione di prodotti speciali in regioni ove ancora non sono apprezzati; una nuova, una forte corrente commerciale tra le province settentrionali e le regioni transalpine; l'impulso straordinario dato all'irrigazione e però all'agricoltura; la migliore difesa strategica alle varie plaghe, riassumendo: economia, ricchezza, potenza!

"Ma per compiere questa trasformazione della carta idrografica dell'Alta Italia occorrono, voi mi direte, prodigi, secoli, milioni!—No!—Quanti tecnici…."

A questo punto fu il piccolo Calca e i suoi amici, che imposero altezzosamente il silenzio: pareva che i "tecnici" fossero loro.

"Quanti tecnici hanno esaminato, studiato, discusso in ogni sua parte, dirò in ogni sua latèbra il grande nostro progetto, hanno dovuto convincersi, si sono convinti, esser d'uopo, più che altro, di utilizzare i canali esistenti, di riattivare le condizioni di navigabilità per tratti più o meno brevi, ma non mai eccessivi, dei nostri fiumi; per altri tratti, è vero, scavare nuovi canali, ma in terreni piani e facili, comprendere, insomma, come poc'anzi avevo l'onore di dirvi, o signori, comprendere lo spirito, la filosofia e la poesia ad un tempo di tutto quel mirabile lavoro iniziato e interrotto di secolo in secolo e che al secolo nostro spetta, come un dovere e come un orgoglio, di compiere.

"Questo è il nostro programma di lavoro e di fede, questa è la visione che ha sorriso, fino agli ultimi istanti di sua vita, alla mente…. al genio…. al cuore del nostro povero e grande Fara-Bon!"

Scoppiarono gli applausi; ma furono tosto soffocati dal rumore, dall'accalorarsi delle discussioni varie, assordanti. Gesualdo Arcangeli gesticolava come un ossesso; si capiva, doveva trovarsi in mezzo ad un gruppo di dissidenti, di oppositori. Le parole che si udivano qua e là, più forti, più ripetute, erano "quistioni finanziarie, esposizione superficiale, quistione principalissima, utopie, denari, milioni".

Matteo Cantasirena ansava, si asciugava il cranio e la faccia col fazzoletto bianco, ma stava attentissimo a tutti quei discorsi, a tutte quelle voci.

Gesualdo Arcangeli, come per attestare pubblicamente la sua adesione, si precipitò verso il palco stringendo la mano al conferenziere ripetutamente, ma pur costatando e riassumendo nella ingenuità del suo entusiasmo, le diffidenze, le titubanze, la freddezza dell'uditorio.

—Cosa pretendono? Che la Cisalpina avesse già reso milioni e che i membri del Comitato andassero in giro a distribuirli fra il pubblico?—Matteo Cantasirena sorrise, ma con una ruga amara all'angolo della bocca. L'occhio errava inquieto. Quando vide avvicinarsi il Fontanella si alzò di scatto, e gli andò incontro.

—Così?…

L'architetto gli sussurrò all'orecchio:

—Un gran colpo o tutto è perduto!—Allora Cantasirena fece cenno al Tolomei di suonare forte il campanello, e di nuovo, dopo aver bevuto, si forbì le labbra col fazzoletto, disponendosi a parlare:

Tutti si acquetarono, si voltarono, ripresero il loro posto.

"I vostri applausi,—cominciò più grave e più solenne,—la spontanea corresponsione dei vostri animi, m'incoraggiano a mettervi a parte dell'estrinsecazione che il progetto va prendendo nel campo finanziario."

Nella folla il silenzio diventò profondo: tutti erano attentissimi: questa volta, anche Pio Calca smise di sventolarsi, e i giovani collaboratori allungarono il collo nel solino lucido. Il Bizzarelli e il Brunetti si scambiarono una rapida occhiata; il Vergani sembrò destarsi, si rizzò sulla seggiola. Soltanto gli occhiali di Evelina erano sempre fissi sullo zio Matteo, in quel modo curioso che nell'ombra pareva un luccichìo e una risatina….

"Signori!…—e l'oratore fece un moto istintivo come chi piglia a un tratto una risoluzione, superando scrupoli e rischi.—"Signori!… Posso annunziarvelo finalmente! Una delle personalità più spiccate, più influenti del ceto bancario, della vecchia aristocrazia della banca il…. il commendator Francesco Kloss ha intuito la sicurezza e la grandiosità dell'impresa che gli inspirava prima qualche dubbio, qualche diffidenza: diciamola pure la grande parola: qualche avversione…. Ebbene, signori, la Navigazione Cisalpina….—mai durante la conferenza la voce dell'oratore era stata così potente come in questo punto—la Navigazione Cisalpina…. oggi giorno, non ha alleato più convinto, apostolo più fervente del commendatore Francesco Kloss!—Questo fatto, questo nome, vi dicano, signori, quale e quanta accoglienza non potrà a meno di avere nel censo d'Italia e di fuori, sulle piazze, sul mercato dei due mondi l'appello che il comitato rivolge a voi pure per la costituzione del capitale sociale."

Vi fu un movimento in tutta la folla, e quel mormorìo che precede, che precorre lo scoppio dell'entusiasmo: Matteo Cantasirena, maestoso, imperioso, imponente lo frenò, alzando, stendendo le mani: aveva dell'altro a dire:—Abbasso! Silenzio!…—e non si udì che il—sst—di Gesualdo Arcangeli allungarsi stizzoso e sibilante, come un razzo, su tutte le teste.

"E poichè un'impresa che deve assurgere l'Italia a tanta grandezza, non può trarre i suoi auspici migliori che nelle memorie di coloro che l'Italia hanno creata e redenta, io mi auguro che la gran voce di questa prima assemblea popolare della Navigazione Cisalpina acclami l'alto patrocinio di un uomo che quelle memorie in sè stesso, nel suo nome, incarna ed onora.

"Io v'invito a preconizzare con unanime acclamazione, quale presidente del Consiglio d'Amministrazione della Cisalpina il senatore Giovanni di Casalbara, della grande famiglia dei martiri! Il vostro plebiscito troverà la via del suo cuore, e la nostra impresa sarà benedetta dagli Iddii della patria!"

Fu sul nome del Casalbara che si rovesciò tutto l'uragano dell'entusiasmo al quale il nome del Kloss aveva dato l'aire; il successo della conferenza fu così grande, così serio da permettere ormai anche a Mariano Perego di cominciare a mostrarsi e d'intervenire, la sera, al banchetto.

In pochi giorni le azioni della Cisalpina cominciarono ad essere cercate, specialmente a Primarole ed a Castellanzo, e molti piccoli possidenti del luogo, accecati dal balenìo ammaliante della speculazione, pur di diventare azionisti, davano anche i loro campi e i loro tuguri in ipoteca.