NOTE:
[1]. Robiallo fu nel secolo XIV interamente distrutto. Veggonsi ancora su un’eminenza petrosa i ruderi del vasto castello.
[2]. Fu nel 16 maggio 1412.
[3]. Andrea Baggi e Giovanni Pusterla, nipote di quello sopra rammentato, erano stati capi della congiura ed uccisori del duca Giovan Maria.
[4]. Si vegga la nota in fine a questo racconto.
[5]. Il Carmagnola in premio de’ suoi servigi venne dal Duca nel 1415 creato Conte di Castel Nuovo, essendosene fatta la cerimonia all’altare maggiore del Duomo. Fu dieci anni dopo che sdegnatosi col Visconte egli passò allo stipendio della Repubblica di Venezia. Veggasi la rinomata tragedia di Alessandro Manzoni.
[6]. Essa potè chiamarsi ben avventurata tra le Favorite, perchè il Duca gli si serbò costante, e il popolo soleva pregare per lei nelle chiese. Ebbe una figlia di nome Bianca Maria, che fu isposata a Francesco Sforza, il quale per tal matrimonio pretese alla successione dei Visconti ed ottenne il Ducato.
[7]. Il seguente articolo è relativo al personaggio storico rammentato alla pagina [129].
[8]. Ponteschi e Breneschi erano due nemiche fazioni, una Guelfa, l’altra Ghibellina, che si formarono nell’Ossola verso il 1300, prendendo nome dai due capi rivali Ponti e Breni. Sussistettero più d’un secolo pugnando soventi fra loro e mantenendo vivissimi gli odii non solo fra le diverse valli coll’Ossola confinanti, ma tra le terre d’una stessa valle e per sino tra famiglia e famiglia. I Ponteschi portavano per impresa negli abiti e nelle bandiere i colori rosso, verde e nero; ed i Breneschi il rosso, argentino e bianco.
[9]. Gazzaro parola corrotta usata dal volgo per significare Cattaros ossia Puri, nome assunto dagli eretici in quell’epoca.
[10]. Fra Dolcino famoso eresiarca, capo d’una setta numerosa, stanziò per lungo tempo nei monti dell’alto Novarese. Egli s’aveva una donna detta Monaca Margherita che lo seguiva dovunque. Il Vescovo di Vercelli Rainerio coadiuvato da molti nobili di Novara lo vinse nella battaglia datagli il Giovedì Santo del 1307 a Zebello; e consegnatolo con Margherita in potere del frate domenicano Emanuele Testa, inquisitore generale, questi li condannò entrambi a perire nelle fiamme.
Nel Canto XXVIII dell’Inferno, ove è descritto il modo in cui sono puniti i seminatori delle eresie, Maometto così parla a Dante di Frate Dolcino.
Or dì a Fra Dolcin dunque che s’armi,
Tu che forse vedrai il sole in breve,
S’egli non vuol qui tosto seguitarmi;
Sì di vivanda, che stretta di neve
Non rechi la vittoria al Novarese
Ch’altrimenti acquistar non sarìa lieve.
[11]. Esso era uno de’ più possenti feudatari dell’alto Novarese. Il dominio feudale nella famiglia Biandrate ebbe principio sino dall’anno 1209 essendo stato alla medesima accordato dall’Imperatore Ottone, col privilegio di portare nello scudo l’aquila nera in campo d’oro.
[12]. Carlo d’Amboise di Chaumont gran Maestro, era in quell’epoca Governatore di Milano per Luigi XII Re di Francia, il quale dieci anni prima, cioè nel 1500, aveva tolto il dominio e la libertà al Duca Lodovico Sforza soprannominato il Moro.
[13]. La storia dell’eretica Guglielma o Guglielmina Boema va annoverata tra le cose patrie più singolari ed importanti, anzi si può dire l’avvenimento che offre maggior campo all’analisi delle vicende e de’ pregiudizj dello spirito umano nel decimo terzo e decimoquarto secolo. Regna però su di esso tuttavia una misteriosa oscurità che merita d’impegnare il criterio d’alcuno de’ nostri moderni scrittori a diradarla; nè v’ha a tal uopo scarsezza de’ documenti, imperciocchè ne parlarono estesamente molti storici, e in particolar modo il Puricelli ne’ commentarj sul di lei processo.
[14]. Sacerdotali ornata amictu ad aram obmurmurat: In unum co... et lumen sub modio ponite. — Trist. Calc. Hist. Patriae.
[15]. Flexuosum os informemque aditum habebat spelunca obsita vepribus. — Ripamon. Hist. Urb. Med. an. 1300.
[16]. Il giorno 11 aprile del 1512 fu data contro il Pontefice ed i suoi collegati la battaglia di Ravenna, in cui la vittoria costò all’armata di Francia il fiore de’ suoi cavalieri. In essa cadde estinto pugnando Gastone di Foix, duce delle squadre, fulmine di guerra, che partito tre mesi prima da Milano aveva sconfitto don Pietro di Navarra, liberata Bologna, vinti i Veneziani, riconquistate Bergamo e Brescia, e recata la guerra nella Romagna. Il suo cadavere fu trasportato in questa città circondato dai conquistati trofei, tra cui v’aveva la spada dello stesso Giulio II il più guerriero de’ Pontefici. Gastone venne sepolto nel Duomo alla foggia de’ Duchi, ed essendo stato dagli Svizzeri distrutto il suo tumolo in quel tempio, al nuovo ritorno de’ Francesi gli fu eretto un magnifico mausoleo nella chiesa delle Monache di Santa Marta.
Nota del Trascrittore
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