SCENA I.

GIACOMINO, CAPPIO.

GIACOMINO. Paggi, scopate ed inacquate per tutto, portate qui la tavola e le sedie… . O Cielo, come sète pigri, non è maggior tarditá di quella che s'usa ov'è bisogno di prestezza… . Togli tu il mantile da quella parte ed io da questa, ché penda egualmente da tutte le parti… . Or sí, che sta bene. Accendete il fuoco che sia a bastanza, lavate i bicchieri, calate giú il giarro e il baccile per dar l'acqua alle mani, portate la saliera e i salvietti e i cortelli. Diasi fuoco alla profumiera, ch'essali il fumo odorato. Fate che serviate a cenno, ché il cenno è il segno delle taberne; se non, che voleranno per l'aria i piatti, e i bicchieri per la testa e su' volti.

CAPPIO. Ecco i piccioni, polli, capponi e porchette, spiedi di fegatelli, pasticci e l'altre manifatture.

GIACOMINO. O che sia tu benedetto, che con prestezza e diligenza hai avanzata la necessitá.

CAPPIO. Me l'ho fatti prestar da un'altra taberna, pagandoli quello che si consumerá; e l'aremo in un tempo arrosti e allessi caldi caldi.

GIACOMINO. Veramente, quando a te piace, non hai par in astuzia e diligenza.

CAPPIO. Andrò ad attendere al fuoco e a vestirmi da tedesco.

GIACOMINO. Ed io attenderò ad accomodar la taberna.