SCENA IV.

ASTROLOGO, GRAMIGNA, ARPIONE, RONCA.

ASTROLOGO. (Son stato al Cerriglio e non ho trovato l'apparecchio né i miei furbacchi: dubito che non abbino furbacchiato ancor me. Certo che non l'ho fatto da par mio: fidarmi de ladri! Ma eccoli). Voi siate i benvenuti!

RONCA. Dubito che sarete il mal trovato.

ASTROLOGO. Buon giorno, discepoli miei cari, se lo meritate!

GRAMIGNA. Mal giorno e mal anno al nostro caro maestro, ché so che lo meritate!

ASTROLOGO. Se non lo meritate, ve lo toglio e non ve lo dono.

RONCA. Noi saremo piú cortesi di te ché te lo diamo, e non lo potemo togliere perché l'avemo giá dato.

ASTROLOGO. Che ne è di Sfrattacampagna?

RONCA. Ha rubato la parte sua e sfrattata la campagna.

ASTROLOGO. E la mia parte?

ARPIONE. Tutti abbiamo fatto il debito nostro: Ronca se l'ha roncheggiata, Gramigna sgramignata ed io arpizzata; e ce andiamo verso levante come uomini di quel paese.

ASTROLOGO. Non me la darete dunque?

RONCA. È fatta commune giá, non può tornarsi piú.

ASTROLOGO. Dubito che me la vogliano fare.

GRAMIGNA. Non bisogna dubitarne: e ve l'abbiamo fatta giá.

ARPIONE. E tu, che pensavi piantar lo stendardo su la torre di Babilona, restarai piantato per ornamento di una berlina, per trofeo di una forca e per ciambello di corde.

ASTROLOGO. Non mi volete dar dunque la parte mia?

RONCA. Non saressimo ladri se non sapessimo rubbar da te: siamo tuoi discepoli, e tu ci hai addottorati.

ASTROLOGO. E l'amicizia?

ARPIONE. Che amicizia è tra ladri? par che da mò cominci a conoscerci?

ASTROLOGO. E la fede?

ARPIONE. Che cosa è fede? la prima cosa che tu ci insegnassi, fu che sbandissimo da noi la fede; né mai l'abbiamo conosciuta che cosa sia.

ASTROLOGO. E la promessa?

RONCA. Se le promesse non si osservano fra uomini da bene, né con tanti scritti, testimoni e instromenti, come cerchi la osservanza della promessa tra ladri?

ASTROLOGO. Mi son affaticato tanto oggi per guadagnare….

RONCA. Un paro di forche! e non ti paia poco che ti doniamo la vita, che non ti ammazziamo o ti diamo in poter della giustizia.

ASTROLOGO. Vi ringrazio.

ARPIONE. Non bisogna ringraziarci, se lo facciamo per ordinario.

ASTROLOGO. La vostra sufficienza me lo fa credere; ma voi discepoli non dovreste far questo al vostro maestro.

RONCA. Questa volta i discepoli hanno saputo piú che il maestro: noi giovani t'insegniamo a te che sei vecchio d'anni e d'inganni.

ASTROLOGO. Mi date licenza che vi dica una parola?

RONCA. Dinne cento, ché noi siamo piú tuoi che tu del diavolo.

ASTROLOGO. Questa vostra impietá mi fará divenir uomo da bene.

ARPIONE. Non può essere che tu facci tanto torto alla forca che ti aspetta.

ASTROLOGO. Ah, ciel traditore!

ARPIONE. A te, che sei astrologo, ti hanno ingannato i cieli.

ASTROLOGO. Ed è il peggio: ingannato da voi.

ARPIONE. Or te ne avvedi: dovevi pensarci prima.

ASTROLOGO. O Dio, o Dio! anzi, che tardi mi accorgo chi sète voi.

RONCA. Siamo stati tanto tempo teco e non ne hai conosciuti?

ASTROLOGO. Ma io ve ne farò pentire, vi accusarò; e non mi curo esser appiccato per far esser appiccati voi.

RONCA. Abbiamo avuto l'indulto per noi e accusatone te: e avemo testimoniato contro di te di tante furfantarie che la millesima parte basterebbe di farti esser appiccato, squartato e abbruciato. Mille pendono dalle forche che non han fatti tanti malefici come tu; tutti li abbiamo caricati sopra di te.

ASTROLOGO. Ed io posso sopportar tal carico?

RONCA. Lo sopportarai maggiore quando il boia ti caricará sopra le spalle!

ASTROLOGO. A te, a te! E non mi volete dar almeno qualche cosa?

RONCA. Ma, per essere stato nostro maestro, vogliamo farti una caritá, darti tanto che compri un braccio di fune per strangolarti; over ponti la via tra piedi e scampa.

ASTROLOGO. Bisogna pur che io me ne vada con Dio.

ARPIONE. Se non ti par poco, va' con il diavolo ancora.

ASTROLOGO. Ricordatevi della burla che mi avete fatto.

RONCA. Ricordatene pur tu a cui si appartiene. Fuggi presto, scampa la forca che ti sta al presente innanzi agli occhi e non la vedi: ogni cosa è birri e pregione e manigoldo per te, e guai a te se non voli!