I SONETTI D'ORIANA.
Laisse crôitre au vallon les femmes et les roses.
Jean Rameau.
LA FATA.
Io son la bella Oriana e il seggio mio,
materiato in rubini e diamanti,
scintilla nell'azzurro, in contro a Dio,
tra il nimbo delli incensi fumiganti.
I miei baci son filtri e dan l'Oblio,
brillan nelli occhi miei fascini erranti,
e il mio corpo è una Coppa che il Disio,
abbevera di vini estasianti.
Facile e avventurosa è la mia strada:
invitan l'acque d'or del mio verziere,
e sulle rame i bei frutti di giada.
A me i Baron' sulla gaietta alfana,
e al tintinnìo d'argentee sonagliere,
vengan le Dame in lunga carovana.
I BARONI.
E noi veniamo a te, strana Maliarda,
sui cavalli coperti di gualdrappe,
veniamo, gioventù forte e gagliarda.
Or lungo fu il viaggio e per le frappe
e le forre dell'Alpe, l'alabarda
nostra splendette e le vermiglie cappe
giocar col vento della notte tarda.
Vediam ne' tuoi giardin' rider le grappe
da cui spremi l'Ambrosia del piacere;
vediam te, nuova Acrasia, in tanta gloria
porger la Tazza ed invitare a bere:
e noi veniamo a te sul bastione
d'oro del tuo palagio, e la Vittoria
squilla per noi la più ardita canzone.
LE DAME.
E noi veniamo a te, strana Sirena,
che 'l tuo Regno felice abbiam sognato,
pallide in volto e li occhi alla serena
notte rivolti e al cielo interminato.
Coi capelli infiorati di verbena
abbiam compiuto i riti, e il dì beato
trepidanti aspettammo. Ora, con lena,
batton nell'ambio le mule il selciato
di porfido e odoran di lontano
le greppie piene e li stalloni ardenti.
Noi ti chiediamo il gaudio sovrumano
di soffrir, tra la porpora dei letti,
smunte le guancie e l'iridi languenti,
sotto il bacio dei tuoi fatali Eletti.
I CAVALIERI DI GLORIANA.
E noi ridiam di te, delle Chimere,
dei Sogni capziosi e delli Amori.
Correte illusi voi al Dio Piacere,
ai talami ingemmati, alli acri fiori
delle lascivie: audaci, usiam le altere
menti allo studio e a ricercar li orrori
umani e a ravvivar alto il doppiere
veggente della Scienza. A voi li allori
vani lasciammo e li inni. A simiglianza
del Cavalier poeta, che implorava
alla Dama d'accoglier la romanza
benigna coll'onor della Gualdana,
propiziate insana turba e schiava,
la triste forma della Maga Oriana.