LA PERORAZIONE.

Das ist deine Welt? Das heisst eine Welt?

Faust—Goethe.

Queste Dame plebee e licenziose

diran: «Conviene che costui si vanti

di questo strano ingegno e portentose

imagini ricerchi e insulti canti

alle nostre beltà: sogliam le amene

ore del vespro passare sui letti,

poi che presti ed umili i giovinetti

cavallerescamente alle catene

delle nostre malie porgon le braccia:

sogliam tra i vini dell'Isole ed i giuochi

passar le notti, fin ch'urgano i fuochi

del Nascente che i Sogni incalzi a caccia:

e, le corone sulle fronti e risa

sulle labra, così gustar la vita,

che giovinezza or mai più non s'avvisa

d'intristir, tra le lagrime, romita.

Amor, questo è il Desio: questa è l'Azione:

e, scherzando gioconda la stagione

delle strane lascivie e delli ardori,

svolgiamo, intorno a Noi, l'incantagione.»

Questo diran le Dame. E Primavera,

spargendo grazie e rinnovando ai cuori

palpiti e sangue, sorge, la severa

maestà dell'Idea in mezzo ai cori

lusinghieri dei Miti, ecco, esprimendo.

Così nel verzier' dove s'ammuta

il Festino coll'ultima battuta

della vivuola (poi che va sorgendo

l'alba sperata,) il Pazzo ultimo invoca,

ultimo resta e fermo. O beffeggiata

anima santa e pia, a cui sonagli

imposero al berretto, poi che ai ragli

il tintinnio s'accoppia e la brigata

non t'abbia a sdegno e ti comprenda: vuota

pur ti sembrava e trista e sciagurata

questa vita che al ballo e alla parata

tutte volgea le cure. Taccian ora

le rive e i bei giardini: Sciarra lungi

riporta i Farfarelli: splende Aurora.

Invano ardito hai tu? Di nuovo pungi

e vibra l'asta avvelenata ai terghi!

O Maschera, o Buffon'! Non stanno usberghi

al tuo bastone incontro; e tirso e scettro

e caduceo qui cadono. Battaglia

sommuove dalle corde alacre il plettro,

assuete ai madrigali: la zagaglia

prova alla punta e aspetta; oh tardi forse?....

L'annuncio è dato e già urta al confine.

Fantasima, a Chi vai? Le strane corse

della cavalcatura senza fine

ti svian dalla Meta: ti rimorse

alla coscienza Disinganno o Amore?

Che cerchi oltre alla Terra? Il tuo sublime

sdegno è sterile e sciocca passione:

non ha Idea il cervello, non nel cuore

Carità? Volgi il polledro, o Barone,

ad altre imprese: e se di fra l'ulivi

(quieto è il giorno, nè ardisce il gonfalone

del Maggio all'aria, seguendo Prudenza,)

ritroverai in utili e giulivi

ragionamenti i saggi Cavalieri

diserti tra di lor, tu, a questa Scienza

(da che si schiude bello Intendimento)

dati Orgoglio ed Ardir, scifra dai veri

sensi il secreto del Miglioramento.

il Fine del Libro

delle Figurazioni Ideali.