NOTE:
[1]. È interamente di mano del Poeta.
[2]. Trattasi della fotografia della chiesa di Polenta, fatta dal Casalboni di Cesena.
[3]. Orazio, Carmina, lib. IV, ode seconda, 30-31.
[4]. Proprio allora il Poeta stava meditando e componendo la meravigliosa ode «Alla chiesa di Polenta».
[5]. È il conte Pier Scipione Pasolini Zanelli, immaturamente rapito all'affetto de' genitori e del Carducci il 28 decembre 1898.
[6]. Nazzareno Trovanelli di Cesena, «buon cittadino e buon letterato — scrive il Carducci nelle note alle Rime e Ritmi, Poesie, p. 1034 — di cui sono notevoli parecchie traduzioni dal Tennyson e dal Longfellow».
[7]. È interamente di mano del Poeta.
[8]. L'ode «Alla chiesa di Polenta».
[9]. Il cipresso di Francesca, che ancora non era stato colpito dal fulmine.
[10]. È interamente di mano del Poeta.
[11]. È una specie di vino nero romagnolo.
[12]. Don Luigi Zattini Brusaporci, allora arciprete della chiesa di Polenta, ed oggidì di quella di Bertinoro.
[13]. Sono i lavori de' secondo periodo dei restauri della storica chiesa.
[14]. È la contessa Vittoria Aganoor-Pompily.
[15]. Augusto Farini di Ravenna, uomo d'ingegno molto e di molto cuore, morto nel 1906.
[16]. Su le ragioni che indussero il Carducci a rifiutare la cattedra dantesca, instituita nell'Università di Roma con legge 3 luglio 1887, ed in allora offertagli dal ministro Coppino, vedi il Chiarini, Memorie della vita di G. C., pp. 170-4. Questa lettera ci rivela che nel 1898 il ministro (Guido Baccelli) ripetè l'offerta inutilmente, e conferma ciò che a dì 8 ottobre 1887 il Poeta avea scritto al Chiarini: «Sono stanco, stanco, stanco di fare il professore........».
[17]. È interamente di mano del Poeta.
[18]. L'illustre scultore, prof. Francesco Ierace, autore del monumento a Pier Scipione Pasolini Zanelli nel cimitero di Faenza, avea chiesto al Poeta, per mezzo della signora contessa Pasolini, un'epigrafe da porre sotto il busto di Umberto I, che dovea inaugurarsi a Pizzo di Calabria.
[19]. Cfr. Confessioni e Battaglie (serie seconda), Bologna, Zanichelli, 1902, pp. 127 e sgg., 141 e sgg.
[20]. Vedi l'epigrafe per Pier Scipione Pasolini Zanelli, in Prose, p. 1475 (Bologna, Zanichelli, 1902).
[21]. Interamente autografa, e scritta a lapis, tranne l'indirizzo sulla busta, ad inchiostro e di altra mano.
[22]. Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, segretario particolare ed amico affettuosamente fedele del Poeta. Le parole in fine della lettera «suo di cuore» e la firma sono autografe.
[23]. Invece di «piaccia» aveva prima dettato la parola «torna», poi cancellata.
[24]. D'altra mano da quella del Poeta, e forse del figlio dell'albergatore. Le parole in fine della lettera «La saluto di mia mano» e la firma sono autografe.
[25]. È la signora contessa Marina Baroni Semitecolo, madre della contessa Silvia.
[26]. D'altra mano da quella del Carducci, e forse del figlio dell'albergatore, tranne la firma, che è autografa.
[27]. L'amanuense aveva scritto: «in un affabile sorriso»; e il Poeta corresse di sua mano: «un ineffabile sorriso».
[28]. La consorte del Poeta.
[29]. Invece di «soave» avea prima dettato «benigno», poi cancellato.
[30]. Di mano del prof. Flaminio Pellegrini, tranne la firma, che è autografa. Vedi Appendice, p. 178.
[31]. Eneide, I, 603-606.
[32]. Allude ad una lettera da Lui scritta al dott. Giuseppe Geròla, che gli avea inviata in omaggio una sua opera sugli scavi nell'isola di Creta, dallo stesso Geròla sapientemente diretti.
[33]. È la consorte del Poeta.
[34]. Di mano del cav. Giulio Gnaccarini, genero del Poeta, tranne la firma, che è autografa.
[35]. Egregio medico curante del Carducci.
[36]. Orazio, Carmina, libro IV, ode quinta, 6-8.
[37]. Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che è autografa.
[38]. Il Gandino, illustre professore di lettere latine nella r. Università di Bologna, morì il 15 novembre 1905. Narra il Chiarini (Memorie della vita di G. C.) che il Carducci, arrivando a Bologna la sera del 10 novembre 1860, «trovò ad aspettarlo all'ufficio della diligenza Emilio Teza che, nominato professore anche lui in quella Università dal Mamiani, lo avea preceduto di qualche giorno». E col Teza ebbe il Poeta in Bologna stretta consuetudine, prima di farsi amico d'altri. Ciò non contraddice punto a quanto il Carducci qui afferma, intendendosi bene che quella del Teza era amicizia anteriore all'andata del Poeta a Bologna; dove (dice il Chiarini, p. 179) «fece presto la conoscenza di G. B. Gandino, di Pietro Ellero e di Enrico Panzacchi».
[39]. Poesie (Bologna, Zanichelli) p. 898.
[40]. Invece di «chiama» aveva prima dettato la parola «canta», poi cancellata.
[41]. Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che è autografa.
[42]. Allude al suo ottimo segretario, spesso partecipe delle letture e degli studî del Poeta.
[43]. «Lamartine non gli andò mai giù» — scrisse, a proposito delle letture che il Carducci faceva nella sua prima gioventù, Enrico Nencioni nella lettera a Ferdinando Martini, intitolata Consule Planco, e pubblicata nella Domenica Letteraria del 30 aprile 1882. Sembra, però, che il Carducci si ricredesse, se qui dà del Lamartine un così lusinghiero giudizio.
[44]. È la signorina Cathie Hold, di Monaco di Baviera.
[45]. Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che è autografa.
[46]. È il fotografo Augusto Casalboni, autore d'una serie di riuscitissime, e ormai ben note, fotografie del Poeta.
[47]. Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che è autografa.
[48]. Si riferisce alla ingiusta accusa fatta da certi giornali alla signora contessa Silvia Baroni Pasolini: che, cioè, ella tentasse di convertire il Poeta alla fede cattolica.
[49]. Vocabolo scherzoso del dialetto veneto, in senso di collera, sdegno e simili.
[50]. Monti, Sonetto satirico (Padre Quirino....), verso 14.º
[51]. Vedi, a questo proposito, la lettera precedente.
[52]. Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che è autografa.
[53]. Vedi, a questo proposito, le due lettere precedenti.
[54]. Tedio invernale, in Poesie (Bologna, Zanichelli) p. 599.
[55]. Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che è autografa.
[56]. «..... in quell'anno (1857) io andavo pensando o andavo dicendo di pensare un inno a Gesù con a motto un verso e mezzo di Dante, Io non so chi tu sia etc....» (Le risorse di s. Miniato, in Prose, Zanichelli, Bologna, 1905, pp. 947-948)
[57]. Poesie (Bologna, Zanichelli) p. 817.
[58]. Poesie (Bologna, Zanichelli), p. 804.
[59]. Per Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, in Poesie (Bologna, Zanichelli) p. 415.
[60]. Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne la firma, che è autografa.
[61]. È la signorina Francesca Alexander di Boston, italiana di sentimento, artista e scrittrice ammirabile, che dimora a Firenze.
[62]. Morì nella notte tra il 23 e il 24 decembre del 1905, nella villa Sbertoli, casa di salute a Collegigliato presso Pistoia, ove trovavasi in cura da circa due anni.
[63]. Di mano del dott. Alberto Bacchi della Lega, tranne in fine la parola «Vostro» e la firma, che sono autografe.
[64]. Cfr. Tristium, lib. IV, X, 26.
[65]. È il prof, don Filippo Lanzoni, ricordato nella «Prefazione».
[66]. È forse Giuseppe Minardi, distinto letterato, padre dei viventi ing. Tommaso ed Alessandro.
[67]. È la compagnia degli «amici pedanti», composta del Carducci, del Chiarini, del Gargani e di Ottaviano Targioni.
[68]. Pazienza Pasolini dall'Onda.
[69]. Benvenuto Pasolini dall'Onda.
[70]. Antonio Gessi.
[71]. Francesco Zauli-Naldi.
[72]. È il cav. prof. Giovanni Ghinassi, di cui si è parlato nella Prefazione.
[73]. Sono Achille Farina, maestro di disegno, e l'avv. Ludovico, suo figlio, ora a Londra.
[74]. Vi stette, invece, soltanto dal 1856 al '58.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a pag. [181] (Errata-Corrige) sono state riportate nel testo.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.