SONETTO

Voi, che udite le mie calamità,

E le querele, che spargendo vo,

Narrando i guai, che il Creditor mi dà

Da quel dì, che i tre Giulj mi prestò;

Se la dolce del cor tranquillità,

Che a voi benigna sorte, e il Ciel donò,

Non affanno crudel, nè avversità,

Nè rancor molestissimo turbò;

Ah non fate mai debiti: ma se

Far si dovran, guardate pria, di chi

Danari presta, il natural qual'è.

Che se importuno Creditor così

Toccherà a voi, come è toccato a me,

Non avrete mai più di pace un di.