II

PATRIA E MAGGIORI DI DANTE

Fiorenza, intra l'altre cittá italiane piú nobile, secondo la generale opinione de' presenti, ebbe inizio da' romani; e in processo di tempo aumentata di popoli e di chiari uomini e giá potente parendo, o contrario cielo, o i lor meriti, che in sé l'ira di Dio provocassero, non dopo molti secoli da Attila, crudelissimo re de' vandali e general guastatore quasi di tutta Italia, molti de' cittadini uccisi, quella ridusse in cenere e in ruine. Poi, trapassato giá il trecentesimo anno, e Carlomagno, clementissimo re de' franceschi, essendo all'altezza del romano imperio elevato, avvenne che, o per propio movimento, forse da Dio a ciò spirato, o per prieghi pòrtigli da alcuni, che il detto Carlo alla reedificazione della detta cittá l'animo dirizzò, e a coloro medesimi, li quali primi conditori n'erano stati, la fatica commise. Li quali in piccol cerchio riducendola, quanto poterono, sí come ancora appare, a Roma la fêr simigliante, seco raccogliendovi dentro quelle poche reliquie che de' discendenti degli antichi scacciati si potêr ritrovare.

Vennevi, secondo che testimonia la fama, tra' novelli reedificatori un giovane, per origine de' Frangiapani, nominato Eliseo; il quale, che che cagion sel movesse, di quella divenne perpetuo cittadino; del quale rimasi laudevoli discendenti ed onorati molto, non l'antico cognome ritennero, ma, da colui, che quivi loro aveva dato principio, prendendolo, si chiamâr gli Elisei. De' quali, di tempo in tempo e d'uno in altro discendendo, tra gli altri nacque e visse un cavaliere per arme e per senno ragguardevole, il cui nome fu Cacciaguida; il quale per isposa ebbe una donzella nata degli Aldighieri di Ferrara, della quale forse piú figliuoli ricevette. Ma, come che gli altri nominati si fossero, in uno, sí come le donne sogliono esser vaghe di fare, le piacque di rinnovare il nome de' suoi maggiori, e nominollo Aldighieri; comeché il vocabol poi, per sottrazione d'alcuna lettera, rimanesse Alighieri. Il valor del quale fu cagione a quegli, che disceser di lui, di lasciare il titolo degli Elisei e di cognominarsi degli Alighieri. Del quale, come che alquanti e figliuoli e nepoti e de' nepoti figliuoli discendessero, regnante Federigo secondo imperadore, uno ne nacque, il quale dal suo avolo nominato fu Alighieri, piú per colui di cui fu padre che per sé chiaro. Questi nella sua donna generò colui del quale dee essere il futuro sermone. Né pretermise il nostro signore Iddio, che alla madre nel sonno non dimostrasse cui ella portasse nel ventre. Il che allora poco inteso e non curato, in processo di tempo e nella vita e nella morte di colui, che nascer doveva di lei, chiarissimamente si manifestò, sí come con la grazia di Dio mostreremo vicino al fine della presente operetta.

Venuto adunque il tempo del parto, partorí la donna questa futura chiarezza della nostra cittá, e di pari consentimento il padre ed ella, non senza divina disposizione, sí come io credo, il nominaron Dante, volendone Iddio per cotal nome mostrare lui dovere essere di maravigliosa dottrina datore.