G
Gabory (Mr.) nel 1771 pubblicò in Parigi Manuel utile et curieux sur la musique du tems, ove in più luoghi tratta egli della misura nella musica, e propone un pendolo atto a produrre un'egualità universale di misura. Diderot, Sauveur e molti meccanici come Renaudin, hanno proposto sì fatti cronometri, ma il migliore è un valente musico, dice Rousseau, che ha gusto, orecchio e sa batter la musica.
Gabrieli (Caterina); una delle più rinomate cantatrici del p. p. secolo, nata in Roma nel 1730, fu scolara del gran Porpora. Nel 1745, cantò sul teatro di Luca e fu generalmente ammirata. L'Imper. Francesco I, la chiamò quindi a Vienna, e le lezioni che ebbe da Metastasio finirono di formarla nell'azione e nel recitativo; per il che essa preferiva più che ogni altra virtuosa i di lui drammi. Le grandi ricchezze che ella possedeva allorchè venne in Palermo nel 1765, sono gran prova dei favori da lei ricevuti in Vienna. Il suo talento andava del pari colla bizzarria e 'l capriccio. Il vicerè di Sicilia aveva invitata a pranzo la Gabrieli con la primaria nobilità di Palermo: come essa tardava a rendersi all'ora stabilita, mandò quegli in sua casa per farla avvisata che la compagnia l'attendeva. Essa incaricò l'inviato di far le sue scuse, e far sapere ch'erasi dimenticata dell'invito. Sua Eccellenza voleva perdonarle quell'impertinenza, ma quando i convitati andarono al teatro, la Gabrieli rappresentò la sua parte con la più gran negligenza, e cantò sotto voce tutte le sue arie. Il vicerè offeso la minacciò del castigo, ma ella divenuta più rigogliosa e più fiera dichiarossi, che ben si poteva farle gridare, ma che non la si potrebbe mai far cantare: S. E. la mandò nelle pubbliche carceri, dove si rimase per dodici giorni, nel quale tempo essa dava dei sontuosi banchetti: pagò i debiti de' poveri prigionieri, e distribuì per carità grosse somme di danaro. Il Vicerè fu costretto di cedere, ed essa fu posta in libertà in mezzo alle acclamazioni de' poveri. Non potè mai risolversi di andar in Inghilterra. Sul teatro di Londra, essa diceva, io non sarò più padrona di far quel che voglio, se mi salta in testa di non cantare la plebaglia mi farebbe degli insulti, e forse mi regalerebbe delle sassate; voglio dormir quì meglio in buona salute, quando ciò sarebbe ancor nelle carceri. Nel 1775, l'imperatrice Caterina II, la chiamò a Pietroburgo, ed essa dimandò cinque mila ducati per soli due mesi. Nè pure, disse l'Imperatrice, io dò questa somma a' miei feld-marescialli. In questo caso, ella rispose, V. M. potrà far cantare i suoi feld-marescialli. In Milano nel 1780 cantò con Marchesi e poi con Pacchirotti, mettendo l'uno e l'altro cel. cantante in molta gara e soggezione, ma non spiegò mai meglio tutto il potere della sua voce che in Lucca nel 1785, allorchè Guadagni era il suo eroe in teatro ed in camera.
Gaffurio (Franchino), uno de' più dotti teorici del suo tempo, era nato a Lodi nel 1451. Fu prete, e dopo di avere studiato a Mantova ed a Verona, diè delle pubbliche lezioni di musica in Cremona ed in Bergamo, e nel 1483 divenuto maestro della cattedrale di Milano fu professore nella scuola pubblica di musica, che a suo riguardo quivi eresse il duca Sforza, sino alla morte nel 1525. Egli faticò con molto zelo e successo a rischiarar la teoria e la pratica di quest'arte, e tradusse o fece tradurre in latino le opere de' Greci. Egli è il primo autore moderno sopra la musica, di cui siano state impresse le opere. Abbiamo di lui: Theoricum opus harmonicæ disciplinæ, Neap. 1480, Mediol. 1492; Practica Musicæ, Mediol. 1496, Ven. 1512; De harmonicâ musicorum instrumentorum etc. Mediol. 1518; Apologia adv. J. Spatarium, 1520. M. Burette molto lo loda per la cognizione ch'egli mostra de' Greci Armonici (Mem. de l'Acad. des Inscr. t. 8).
Galeazzi (Francesco) da Torino, nel 1791 pubblicò in Roma, Elementi teorico-pratici di musica, 2 vol. in 8vo. Questa opera è pregiatissima e con ispezialità per quel che riguarda l'arte di sonar il violino.
Galilei (Vincenzo), il padre del Colombo della moderna filosofia era gentiluomo fiorentino versatissimo nelle mattematiche, come lo chiama Viviani, e principalmente nella musica specolativa, della quale ebbe così eccellente cognizione, che forse tra i teorici moderni di maggior nome, non v'è stato chi di lui meglio, e più eruditamente abbia scritto, come ne fanno chiarissima testimonianza l'opere sue pubblicate, e principalmente il Dialogo della Musica antica e moderna, in Firenze 1581 (Vita di Gal. Galilei, 1718). Trovasi in questo Dialogo molta erudizione e buon senso, tranne la traduzione alla moderna nota delle cifre musicali di due greci inni, e di uno a Nemesi ritrovati nella libreria del Card. Sant'Angelo, che Burette, Rousseau e Martini han copiata, e con ragione ha mossa la bile al dotto Requeno. (Veggasi ciò che costui ne dice alla p. 351 del 2º t.) Non men che nella teoria della musica fu Vincenzo dottissimo nella pratica, e celebratissimo nell'età sua, cosichè molto egli contribuì agli avanzamenti della medesima (V. l'artic. Bardi e Caccini). Morì egli dopo il 1586.
Galilei (Galileo), figlio del precedente, nato in Firenze nel 1564, da legittime nozze. Ne' suoi primi anni conoscendo la tenuità della fortuna del padre, aggravato da numerosa famiglia, e volendo pur sollevarlo, si propose di far ciò colla assiduità negli studj. I suoi diporti coll'insegnamento del padre suo, erano nella musica, e nel toccar il cembalo ed altri stromenti, ne' quali pervenne a tanta eccellenza, che trovossi a gareggiare co' primi professori di que' tempi in Firenze ed in Pisa: quale gusto per la musica conservò sempre sino agli ultimi giorni, comechè il suo genio e i suoi gran talenti tutto l'occupassero della fisica e delle mattematiche. A' suoi tentativi e al suo zelo dobbiamo l'invenzione de' telescopj, e 'l primo, con cui osservò egli i pianeti, non era che una canna d'organo, nella quale aveva posti i suoi vetri. Fu anche sua invenzione la semplice e regolare misura del tempo per mezzo di un pendolo che è stato poi adottato all'uso della musica. Tra' suoi opuscoli in una sua lettera al Picchena rammenta quello de sono et voce, che si è perduto: ma in uno de' suoi Dialog. delle due nuove scienze tratta egli di proposito della musica (Viviani l. c.). Di quanti sistemi si sono inventati sulla musica, niuno è stato così universalmente ricevuto da' geometri, come quello di Galilei. Molti che trattano del temperamento degl'intervalli, mettono per base delle ricerche il sistema di Galilei: egli vi propone il sistema del ritorno simultaneo delle vibrazioni, ma in tutti questi punti è stato dottamente attaccato dal Eximeno, provando che un tal sistema non può sussistere. “Il suo ingegno, egli dice, non lo salvò dall'errore proprio degli uomini dotti, che è voler tutto spiegare pe' principj, de' quali sono o seguaci o inventori.” (V. dell'orig. l. 1, c. 1.). Galilei morì cieco nel 1641, in età di 78 anni.
Galland (Antonio), morto professore di lingua araba nel collegio reale in Parigi nel 1715. Nel 1º t. dell'Accad. delle Iscriz. vi ha di lui: Histoire de la trompette et de ses usages chex les anciens, che Mad. Gottsched ha tradotta in tedesco.
Gallimard, nel 1754 pubblicò in Parigi, La théorie des sons applicable à la musique, ove esattamente dimostransi i rapporti, e tutti gl'intervalli diatonici e cromatici della scala.
Gallo (Vincenzo), Frate conventuale siciliano, così celebre di que' tempi nella musica che fu eletto dal re per maestro della Real cappella di S. Pietro, e della cattedrale di Palermo insieme dall'Arcivescovo. Del profitto de' suoi onorarj egli ne ingrandì il convento del suo ordine detto dell'Annunziata, in una colonna della quale chiesa vi si legge scolpito Musica Galli. Egli viveva sulla fine del sec. 16º. Nel 1596, furono stampate in Roma una sua messa a due cori, ed un'altra a 12 voci in 3 cori: e nel 1589, alcune sue composizioni a 5 voci in Palermo. (Mongit. Bib. Sic.)
Galuppi (Baldassare) detto Buranello, da Burano sua patria, 24 miglia lungi da Venezia. Il cel. Lotti fu il suo primo maestro di contrappunto; in età di 20 anni diede al teatro di Venezia la sua prima opera, che sfavorevolmente accolta gli servì a notare ed evitare i difetti, de' quali si era attaccata, per l'avvenire. In poco tempo egli divenne per così dire, il solo possessore dei teatri italiani; fu eletto maestro del conservatorio degl'Incurabili, e della chiesa di S. Marco. In età di 63 anni venne chiamato a Pietroburgo coll'onorario di quattro mila rubbli annuali, oltre l'alloggiamento, e l'equipaggio. Dopo la prima rappresentazione della sua musica della Didone, l'Imperatrice donogli una scatola d'oro, guernita di diamanti, e mille ducati, che Didone, diceva ella, avevagli lasciati per testamento. Il dottor Burney lo conobbe già di ritorno in Venezia nel 1770, nel seno della sua famiglia numerosa e ricca, che pieno di attività e d'immaginazione proseguiva le sue fatiche sino alla morte giuntagli nel 1785, di sua età 82. Egli era macilento, di piccola taglia, ma di un nobile e piacevole portamento: gajo e vivace come un giovine, sì nel carattere, come nelle opere. Spesso in queste contraveniva egli al rigor delle regole, e diceva poi agli scolari: Avete sentito? avete notato? ma bisogna esser Galuppi per farlo. Tanto compensava coll'originalità delle idee, e la bellezza della melodia. Sunt delicta, quibus ignovisse velimus, Hor. Egli fu de' primi a lussureggiare negli accompagnamenti. Il bello musicale, era uso egli dire, consiste nella unione di queste tre qualità: vaghezza, chiarezza, e buona modulazione. Il Carpani lo chiama il Bassano della musica, e rapporta alcuni di lui graziosi aneddoti (Lett. 7).
Galvano (Luigi) da Bologna, cel. anatomico morto nel 1798. La scoverta da lui fatta di molti fenomeni sull'organizzazione animale, il di cui principio si avvicina a quello dell'elettricità, ha formato un nuovo ramo della fisica medica, cui i dotti dal nome del suo inventore han detto galvanismo. Egli faticando inoltre sulla fisiologia de' volatili, si ristrinse ad esaminare il senso dell'udito, e trovollo in questi così delicatamente organizzato, che questo è il motivo, egli dice, che li rende sensibili cotanto agli accordi del canto e della musica. Egli discoprì il primo un canale uditorio, simile all'aquedotto di Fallopio nell'uomo, ed una cavità ossosa cui diè il nome di antivestibolo.
Garnerio (Gugl.), professore di musica circa 1480, davane allora un corso pubblico per far conoscere i suoi principj e le sue cognizioni. Per questo mezzo acquistò tale celebrità, che Ferdinando re di Napoli, volendo stabilire una scuola di musica, chiamollo colà affinchè unitamente a Gaffurio travagliasse a quella fondazione. Ecco il principio della celebre scuola napoletana (V. Hawkins).
Gasman (Floriano Leop.), maestro di cappella della gran Maria Teresa, e di Giuseppe II, ed ispettore della biblioteca imperiale di musica in Vienna la più compiuta e più numerosa di Europa, di cui ne formò il generale catalogo. Nacque egli in Boemia, e dopo avere appreso i primi elementi della musica nel collegio de' gesuiti, viaggiò in Italia per rendervisi perfetto, venne due volte in Venezia, e vi si fece ammirare per l'eccellenza e 'l gusto delle sue composizioni. Il dottor Burney rincontrollo in Milano nel 1770. Chiamato alla corte di Vienna ne formò le delizie per l'originale bellezza e solidità della sua musica. Al sapere tedesco univa la cantilena italiana, e le sue produzioni sì per teatro che per chiesa sono tuttora decantate come le migliori di quel tempo, comechè M. Framery a torto il dica un maestro meno che mediocre. Il suo Dies iræ, e la Betulia liberata sono de' capi d'opera dell'arte. Egli fu l'unico maestro del gran Salieri, a cui diceva Gluck: “Sapete che cosa manca al Gasman, nulla, fuorchè un poco della mia impostura.” Nel 1772, fondò egli la Società delle vedove e pupilli della musica, che M. Teresa e Giuseppe II, protessero e le assegnarono un fondo di 8000 annui fiorini. Ciascuna vedova ne ritrae un'annua pensione di 400 fiorini: e due volte all'anno in Avvento e in Quaresima per sostegno della Società eseguisconsi in Vienna degli Oratorj de' migliori maestri, il che ciascuna volta produce l'esazione di più di due mila cinque cento scudi. L'arte il perdette assai presto nel 1774 in età di 45 anni. Egli era un pò rigorosamente attaccato alle regole. Un suo scolare mostravagli un dì una sua composizione in C, nella quale dopo la quarta battuta passavasi all'elami maggiore. Il salto è troppo grande, gli disse Gasman, non è preparato abbastanza, non può andare. Eppure l'ho provato, rispose lo scolare, e ci va; al che prontamente replicò il maestro: figliuol caro, anche quel non so che, che i turchi pongono di dietro ai poveretti che impalano ci va; ma come ci va?
Gaspar (Mich.), nel 1783 fece imprimere in Londra una sua opera col titolo: De arte medendi apud priscos, musices ope etc.
Gasparini (Francesco), da Roma, uno de' più gran compositori del secolo 18º, fu maestro del conservatorio della Pietà in Napoli, ed ha lasciata molta musica di chiesa a' suoi tempi pregiata. È anche autore di un'opera, che sebbene manchi di chiarezza e di ordine, non è tuttavia dispregevole. Essa ha per titolo: L'armonico pratico al cembalo, Venezia 1708, e di cui ve n'ha una sesta edizione nel 1802. Egli fu dei primi a dare nelle sinfonie una parte diversa dal primo violino, e maggior movimento ai secondi. Michelangiolo Gasparini, lucchese, fu allievo di Lotti, abile cantante ed eccellente compositore sul finire dello scorso secolo.
Gasse (Ferdinando), napoletano, tuttora vivente in Roma, studiò in Parigi nella classe di M. Gossec, e nel 1805 riportò il gran premio di composizione nel conservatorio di musica, dopo il quale fu mandato in Roma per perfezionarsi in quest'arte. Mehul, in un rapporto alla classe delle belle arti dell'Instituto nel 1808, parla con elogio di un Te Deum a due cori, e di un Christo in fuga a tre soggetti, e a sei voci composti da questo giovane, e d'una gran scena italiana, la quale dà a divedere ch'egli potrà riuscire nel genere di teatro e di chiesa.
Gassendi (Pietro), Regio professore di mattematica in Parigi, e celebre per il gran numero delle sue opere di filosofia ed altre scienze, morto Prevosto della cattedrale di Digne nel 1655. Come Mersenne e Descartes suoi amici scrisse eziandio un trattato di musica, Manuductio ad theoriam musices, Lugduni 1658, a cui oggidì non è più d'uopo ricorrere.
Gattey, nel Giornale di Parigi del 1783, num. 22 vi ha di lui una lettera intorno ad una macchina, per mezzo della quale troverebbonsi notate le composizioni de' musici, sonando la tastiera d'un instromento. Nell'archivio delle nuove scoverte a Parigi 1810, si ha di M. Lenormand un'altra macchina per notare la musica a misura che si compone sul cembalo, che è stata poi portata alla perfezione di notare distintamente in sino le figure ed i tempi da M. Nabot meccanico di Londra (V. t. 2, p. 249-252).
Gatti (l'abbate), nato in Mantova, dee annoverarsi tra' più pregiati compositori d'oggigiorno in Italia. La sua Olimpiade rappresentata in Piacenza nel 1784, vi ebbe molto successo, come del pari il suo Demofoonte in Mantova nel 1788. Nel magazino del Sig. Ricordi in Milano si ha di lui impresso la Morte di Abele, Oratorio.
Gattoni (l'abbate) italiano. Verso il 1786 inventò un'Armonica-meteorologica, che cogli armoniosi suoi suoni predice il menomo cambiamento che dee avvenire nell'atmosfera. La varietà e la forza de' suoni, che essa produce, è in proporzione del grado più o meno forte de' cambiamenti che vi si operano, o che aspettar se ne debbano (V. Corrisp. d'Amburgo 1786, n. 161).
Gaudenzio, secondo il Requeno, è un greco scrittore di musica posteriore a tutti gli altri, di cui ci rimane l'Isagoge o Introduzione armonica, composta (come quegli vittoriosamente lo prova) da' centoni degli anteriori scrittori, senza intelligenza varie volte di quello che copiava; come suole avvenire ne' tempi in cui le arti danno l'ultimo respiro. Egli era un puro pratico, ed anteriore al 5º secolo dell'era cristiana, poichè Cassiodoro dice che Muziano suo amico aveva tradotta l'opera di Gaudenzio in latino: non ha il merito, che se gli attribuisce da' moderni, come dal Meibomio, dal Martini, ed altri, i quali son usi a citarlo unitamente con Aristosseno, Aristide, Tolomeo ec. “Sarebbe stata, dice il sullodato A., cosa più onorevole a Gaudenzio, s'egli ci avesse dato, come Bacchio, cognizioni pratiche dell'armonia, che l'aver tessuto gli estratti di Aristosseno, di Nicomaco, e di Aristide sotto l'ordinario titolo di Armonica introduzione, senza capire i differenti sistemi.” (t. 1. ec.)
Gaudenzio (Andrea Papio), canonico di Anversa, di cui vi ha Libri 2 de consonantiis seu pro diatessaron, Antuerp. 1581, in 8vo, eccellente opera secondo Brossard. Era nipote di Levino Torrenzio vescovo di Anversa, e morì in un bagno all'età di 30 anni nel 1581.
Gautherot, dell'Accademia delle scienze ed arti di Dijon, musico profondo, se egli non brillava nell'esecuzione, poteva al manco, mercè de' sicuri principj, insegnare le infinite combinazioni, e far conoscere le risorse della musica. Dotto nell'Acustica, abbiamo di lui un'eccellente Memoria sulla Teoria de' suoni: occupato delle scienze fisiche conobbe profondamente i misterj dell'elettricità e del galvanismo. Egli morì in Parigi nel 1803.
Gaveaux (Pietro), nato a Beziers nel 1764, in età di 10 anni aveva terminati i suoi studj musicali, ma avendo ricevuto d'Italia lo Stabat di Pergolesi, ne rimase così incantato che si disponeva a partire per Napoli, per vie più perfezionarsi nella musica sotto Sala celebre contrappuntista, se non che ve l'impedirono delle ragioni di famiglia. A Bordeaux apprese la composizione dal maestro di quella cattedrale Francesco Beck, e cominciò a scrivere per teatro con felice successo a Bordeaux, a Montpellier e a Parigi. Egli ha imitato la maniera italiana, ed è riuscito con ispezialità ne' finali, dove ha saputo rifondere la scienza ed il genio: attualmente trovasi maestro nella Real Cappella in Parigi.
Gaviniès (Pietro), il Tartini della Francia e caposcuola pel violino, nacque a Bordeaux. Dalla prima età studiò quest'instromento, e di 14 anni sonò in Parigi tre concerti di seguito, che con la sua esecuzione ferma e briosa recò della sorpresa e gettò i primi fondamenti di sua celebrità. Ciò che eminentemente il distingueva, era una qualità di suono così puro ed espressivo, che faceva sospirare il suo violino: luttò vittoriosamente con Ferrari, Pugnani, e Stamitz. Viotti dopo averlo inteso gli diè il nome di Tartini francese. Nel 1794, il Conservatorio di Parigi il volle professor di violino, e ciascun anno i suoi allievi riportarono il premio. Tra questi distinguonsi Lemierre, Paisible, Capron, Leduc, l'ab. Robinot, Imbault, Guenin e Baudron. Al genio della sua arte riuniva egli un sodo giudizio ed uno spirito culto, per cui cattivossi l'amicizia di Rousseau, comechè il filosofo fosse poco comunicativo. Aveva saputo prendere tutti gli stili, e trasmetterli a' suoi allievi. Morì di 74 anni nel 1800. La Contessa de Salm ne pubblicò l'elogio nel 1802. Un anno avanti la sua morte, nel 1799, pubblicò: les vingt-quatre Matinées, concerti e sonate più difficili dei Capricci di Locatelli, e di Fiorillo.
Gauzargues (Carlo), abbate di Noblac, dopo di aver fatti de' buoni studj nelle scienze naturali e nella teologia, come si era ancora profondamente occupato della musica, fu per 12 anni maestro di musica nella Cattedrale di Nimes, e vi formò dei distinti allievi. Una gran riputazione che l'aveva preceduto in Parigi, sostenuta da quei doni naturali che attraggono, e da uno spirito assai culto, lo fè ricevere nella cappella del re in quella capitale, e colmar di benefizj. I suoi tentativi per andar a risedere nella sua badia di Noblac furono inutili, e conservò, suo malgrado, il posto di maestro della R. Capp., finchè nei furori della rivoluzione vittima del decreto di proscrizione fulminato contro i preti, Gauzargues fu caricato di ferri, restituito quindi in libertà, ma spogliato de' beni che gli avevano acquistati i suoi talenti. In questo tristo stato terminò i suoi giorni nel 1794.
Gazzaniga (Giuseppe) da Venezia, morto, pochi anni sono, maestro di cappella in Verona, compositore espressivo e nitido. Dopo l'anno 1771 scrisse moltissimi drammi serj per i teatri d'Italia, e nel 1780 per il nostro di Palermo, che gli acquistarono gran nome non che nell'Italia, ma in Francia ancora ed in Germania. In Palermo scrisse egli una Messa, che piacque allora moltissimo, per la solennità che celebrano i musici di S. Cecilia; egli era stato allievo di Sacchini e ne imitò perfettamente la legiadria, e chiarezza dello stile.
Geminiani (Franc.), uno de' più famosi allievi del Corelli, nato in Lucca, ebbe le prime lezioni di musica da Alessandro Scarlatti. La più parte di sua vita passò egli in Londra, e il dottor Avison cita nella sua opera le di lui composizioni quai modelli d'una eccellente musica instrumentale. Le sue opere di teoria pubblicaronsi in Londra. 1. Trattato del buon gusto, e regole per eseguire con gusto. 2. Lezioni per il cembalo. 3. L'arte di sonar di violino, contenente le regole necessarie per la perfezione. Sieber nel 1801 ne ha dato una nuova edizione. 4. L'arte d'accompagnare, o nuovo metodo per eseguire facilmente e con gusto sul cembalo. 5. Dizionario armonico, o guida sicura alla vera modulazione, Londra 1742, questo è il frutto d'una fatica di 20 anni: dicesi che sia sufficiente di porre in istato di comporre quei medesimi, che non hanno veruna tintura della musica. Che felicità se fosse ciò vero! Ve ne ha una traduzione francese in Parigi 1756. Geminiani morì in Dublino in età molto avanzata nel 1762.
Genlis (Mad. de), assai nota per i suoi romanzi istruttivi, e profondamente dotta nella musica, tuttora vivente in Parigi. Le dobbiamo un Metodo di arpa impresso nel 1805, che ha avuto il più gran successo e un incredibile spaccio, per cui se n'è fatta una 2.ª edizione. Quest'opera contiene nel suo testo delle curiose ricerche sull'arpa, e delle lezioni della più grande chiarezza: vi si sviluppano i principj generali dello studio degl'instromenti, che esiggono l'egualità delle due mani, come il piano-forte e l'arpa. Queste idee appartengono a Mad. Genlis, avendone già data la più gran parte, trent'anni sono, nel suo romanzo Adela e Teodoro.
Gerber (Ernesto), nel 1790 pubblicò a Lipsia in tedesco un Dizionario storico di musica, che serve di continuazione a quelli di Prinz e di Walther; M. Fayolle, dice “che sebbene quest'opera soddisfi più de' dizionarj di quegli autori, lascia tuttavia a desiderar molto di quel che lo comporti questa sorta di opere, qualunque siasi l'indulgenza che meritano. Potrebbe farsi un lungo catalogo delle omissioni, degli errori, delle contraddizioni che vi si trovano; e dà principalmente a diveder nel suo autore un'ignoranza visibile della storia dell'arte. Malgrado tutti questi difetti, che forse imputar si debbono a particolari circostanze, quest'opera è importante e utile: essa ci è stata di grandissimo ajuto, e come confessar ci è d'uopo, ha servito di base al nostro travaglio, che è in gran parte una rettificazione e correzione di quello di Gerber.” In tal caso bastava di dire: Et veniam damus, petimusque vicissim: senza di ciò chi non darebbe lo stesso giudizio del dizionario di M. Fayolle?
Gerbert (Martino), principe abbate della congregazione benedittina di S. Biagio nella Selvanera, che ad una scienza molto estesa univa lo spirito più elevato e 'l carattere più semplice e più amabile: sin da giovane concepì quell'affezione per la musica, a cui dobbiamo le sue dotte e penose ricerche sulla storia di quest'arte. Nella mira di renderle più profonde e più utili, intraprese egli un viaggio di tre anni in Francia, in Italia e in Allemagna; pervenne, colla sua autorità, a farsi mostrare i tesori più reconditi, soprattutto le biblioteche de' conventi, ed attinse in tal maniera nelle primarie sorgenti i materiali per la sua Storia della musica di chiesa. In Bologna, strinse la più intima familiarità col P. Martini, con cui convenne di comunicarsi a vicenda le loro ricchezze. Il numero di diciassette mila autori raccolti dal Martini sorprese in vero l'ab. Gerbert, ma egli assicura che più di altrettanti avevagliene fatti conoscere da lui estratti dalle librerie di Germania. Egli pubblicò nel 1774 De cantu et musica sacra, a prima ecclesiæ ætate usque ad præsens tempus, in 2 vol. in 4º. Dà però a lui maggior diritto alla riconoscenza dei letterati e degli artisti un'altra più importante opera del 1774, Scriptores ecclesiastici de musicâ sacrâ ex variis Italiæ, Galliæ et Germaniæ codd. MS. nunc primum editi etc., dessa è una collezione di oltre a 40 autori originali sulla musica, disposti secondo l'ordine cronologico, dal terzo secolo sino all'invenzione della tipografia, in tre gran volumi in fol.; è divenuta per disavventura così rara che è assai malagevole il procacciarne una copia. M. Forkel ne ha dato una lunga e ragionata analisi nella sua Storia della musica. L'ab. Gerbert è morto d'una infiammazione di petto nel 1792, in età di 73 anni.
Gervasoni (Carlo). Milanese, professore e maestro di cappella di Borgo Taro. Egli fece un corso compito di studj, e nel 1781, dice egli stesso, di avere terminato quello della mattematica sotto il cel. ab. Frisi in Milano; benchè possedesse allora già in buona parte la pratica della musica. Nel 1800 pubblicò in Piacenza La Scuola della musica divisa in tre parti, in 2 vol. in 8.º, opera che non manca di merito, benchè l'A. abbia il comune pregiudizio di sostenere, che sia la musica parte della matematica, e che somministri i mezzi più opportuni per acquistare le più sublimi cognizioni della musica speculativa. Si lagna inoltre che la più parte de' compositori non cura lo studio della matematica, perchè crede che questa niente affatto contribuisca alla pratica della musica. Per la pratica poi è un pò troppo, e pare che l'A. voglia millantarsi alcun poco con questo suo trascendente zelo per la necessità della matematica nella musica. Dà egli per altro delle buone regole di pratica, degli esempj bene scelti; mostra dell'erudizione e dello studio, ma uno stile pesante e sommamente diffuso ne rende penosa e faticante la lettura. Nel 1804, Gervasoni diè ancora alla luce in Parma Carteggio musicale con diversi suoi amici professori e maestri, in 8º, di cui vi ha una 2ª edizione in Milano dello stesso anno. Non possiamo giudicarne, non essendoci venuto ancora alle mani.
Gesner (Salomone) di Zurigo, il più delizioso ed amabile e pieno di sensibilità fra i poeti tedeschi, quivi morto nel 1787, non avendo compiti ancora i 60 anni di sua età. Tra' suoi idillj uno ve n'ha sull'Invenzione della lira e del canto, che gli dà un diritto di qui occupare un articolo. Può questo leggersi nel 2º t. della versione francese di M. Huber delle di lui opere, a Lione 1783, in 12º.
Gherardesca (Filippo), nato in Pistoja, cel. compositor per teatro e per chiesa, doveva la purità del suo stile alla scuola del P. Martini, ed all'assiduità del suo studio sugli autori di musica italiani ed alemanni. Aveva cognizioni molto profonde sulla natura dell'armonia, alle quali univa uno squisito gusto: conosceva ed amava le scienze, le arti, la letteratura e soprattutto la storia. Morì egli in Pisa maestro della cattedrale del 1808 in età di 70 anni. Tra le sue composizioni deesi rimarcare, come un capo d'opera in questo genere, la messa di Requiem per la morte del re d'Etruria.
Giardini (Felice), nato in Torino, prese da fanciullo lezioni di violino dal cel. Somis, allievo di Corelli. Venne di poi in Napoli, ove nelle orchestre divertivasi sommamente di far de' preludj, e di variare i passaggi che doveva eseguire. Raccontava egli stesso come un dì essendosi posto Jommelli accanto a lui nell'orchestra, guadagnonne un sonoro schiaffo in premio de' ricami ch'egli aggiungeva alla sua parte di accompagnamento. Giardini fu molto applaudito in Parigi ed in Londra, ove fece imprimere le sue opere per violino, e vi fondò una scuola. Niuno uguagliavalo nell'esecuzione degli adagio per la forza e l'espressione del sentimento. Egli morì a Mosca in età di 80 anni nel 1796. Prima del suo viaggio in Russia ceduto aveva al Sig. Ciceri da Como il violino di Corelli ch'egli possedeva.
Gin (Pier Luigi), diè una traduzione francese dell'Iliade, nella quale Omero spensieratamente se la dorme dal principio sino alla fine. Nel 1802 pubblicò ancora un libricciuolo De l'influence de la musique sur la littérature, in cui l'A. buonamente pretende che ai progressi della musica attribuir si debba il decadimento della letteratura francese nel sec. 18º. Qui ridiculus minus illo?
Ginguené (Pier Luigi) si è molto occupato della letteratura italiana, e della storia della musica. Egli ha fatto, unitamente con Framery il primo tomo nell'Enciclopedia metodica della parte della musica. Gli articoli di M. Ginguené sono in gran parte tradotti dalla storia di Burney, ma molte altre cose eccellenti vi ha del suo. Egli era stato uno de' più fervidi partigiani di Piccini nell'accanita guerra in Francia de' Gluckisti e Piccinisti: nel 1779, pubblicò: Entretien sur l'état actuel de l'Opera de Paris, che nel Mercurio di quell'anno gli trasse addosso un'asprissima critica di M. Suard. Nel 1801, egli diede al pubblico una notizia assai interessante Sur la vie et les ouvrages de Nic. Piccini, ove sembra aver egli modificate le proposizioni avanzate nella sua giovine età, per il che debbono sapergli buon grado tanto i partigiani di Gluck che quei di Piccini.
Girault (Cl. Saverio), membro di più società letterarie, ha inserito nel Magazino Enciclopedico di Parigi t. 1, anno 1810, Lettre sur la Musique des Hébreux à M. Millin, in cui l'A. fa delle ricerche di una molto estesa erudizione, ed offre una compiuta descrizione della musica religiosa, dal figlio di Matusael inventore degl'istromenti, sino all'epoca in cui la Religione cristiana potè spiegare in pubblico le cerimonie del suo culto.
Giroust (Franc.), dotto compositore di musica di chiesa, fu nel 1775 pe' suoi talenti scelto dal re in Parigi per maestro della sua cappella, e soprintendente di tutta la sua musica. Quest'era allora il posto più eminente, a cui l'ambizione d'un uomo della sua arte poteva aspirare. Egli vi si rese celebre, particolarmente per la musica di alcuni Oratorj, e dell'Ode di Thomas sopra il tempo, come dei passi i più importanti dell'Epistola al popolo di questo Poeta. La fatale rivoluzione del 1789 avendogli fatta perdere tutta la sua fortuna, si ridusse per vivere a vender miele e latte, agli abitanti di Versailles, dove finì i suoi giorni nel 1799. La sua vedova inconsolabile nel 1804 diè al pubblico una notizia storica della vita di suo marito.
Girowetz, compositore tedesco de' nostri giorni di eccellente musica strumentale, ha fatto, secondo il Carpani, uno studio particolare sulle composizioni di questo genere dell'immortale Haydn, sino a metterle in partitura, e indovinar così il segreto dell'ottima ripartizione della melodia fra le parti. Egli ne ha saputo prender bene il carattere e la ricchezza delle idee, e formarsene uno stile leggiadro, ed un gusto tutto nuovo.
Giulini (Giorgio) di nobil famiglia nato in Milano nel 1714, ove studiò i diversi rami dell'istruzione sotto la guida di uomini dotti. Diessi in oltre con molto ardore allo studio della musica, e viene annoverato tra i buoni compositori di musica strumentale. Il conte Giulini fu sommo amico del P. Sacchi, e v'ha di costui un'Epistola in versi a lui diretta, nella quale lo invita ad unirsi seco per promovere la musica sacra ed eroica. Dopo la sua morte avvenuta nel 1779, il cel. Fontana ad istanza del Sacchi ne scrisse l'elogio.
Gizziello (Gioach. Conti, detto), ebbe questo nome dal cel. cantante Gizzi, che fondò una scuola circa 1720, e nella quale più che altri riuscivvi il Conti. In Italia, dove da prima fecesi ammirare in Roma, non si conosce che sotto il nome di Gizziello: passò quindi in Londra nel 1736, e cantò su quel teatro diretto da Hendel; tornò in Italia, cantò in Madrid nel 1750, e da per tutto fu l'oggetto dell'ammirazion generale. Egli era così eccellente nel patetico, che più volte trasse le lagrime dal suo uditorio, genere di talento oggidì molto raro.
Glareano (Ericio) di Glaris nella Svizzera, il di cui nome era Arrigo Loris, nella letteratura ebbe per maestro il grande Erasmo, di cui divenne amicissimo, e questi nelle sue lettere ci rappresenta Glareano qual uomo di un sapere universale e profondo. Il di lui maestro di musica fu Giov. Cocleo, e nel 1547 egli pubblicò in Basilea il suo Dodecachordon in fol., che oggigiorno è divenuto assai raro. Quest'opera di Glareano è di somma importanza, in quanto ci fa perfettamente conoscere lo stato della musica pratica nell'epoca in cui fioriva la scuola fiamminga. L'autore morì nel 1563. M. Choron ha promesso di dare una nuova edizione di quest'opera nella sua collezione de' classici.
Glauco di Reggio, uno de' celebri pitagorici d'Italia, fioriva cinque secoli innanzi l'era volgare. Secondo l'uso di quei filosofi coltivò con ispezialità la musica, e vi riuscì moltissimo. Egli, secondo Plutarco (Dial. de Mus.), scritto aveva dei più celebri musici, e sulla scienza medesima, de' libri, che più non esistono (V. Disc. prelim. p. 111).
Glauca, celebre sonatrice di citara, per la sua straordinaria bellezza e 'l suo valore nell'arte musica divenne la favorita del re Tolomeo Filadelfo d'Alessandria (Ælian., de Nat. animal. I, 1). Plinio nella stor. natur. (L. X), Plutarco (de solert. animal.) ed Eliano (Var. Hist. L. IX) raccontano, che essa col suo suono e col canto attraeva in fino i bruti, e rendevaseli familiari.
Gluck (il cav. Cristoforo), nacque a Neüdorf villaggio della Boemia nel 1714, giovane apprese in Praga la musica, e all'età di 17 anni portatosi in Italia, fu per più anni scolare del Sammartini in Milano. Ma, a dir vero, questo genio immortale dee a se stesso tutta la gloria di avere creato un sistema musicale-drammatico, dove tutto è connesso, dove la musica mai si slontana dalle situazioni di persone, di tempi, di luoghi, e dove l'interesse risulta dall'insieme perfetto di tutte le parti del dramma e della musica. “Io ho visto molte partiture italiane, diceva a un suo amico Rousseau, nelle quali si trovano bellissimi pezzi drammatici, ma parmi che il solo Gluck abbia l'intensione di dare a ciascuno de' suoi personaggi lo stile che può lor convenire, e quel che io trovo più da ammirare si è che questo stile adottato una volta non più si smentisce.” (V. Anecdot. sur le chev. Gluck par Bern. de Saint Pierre) Ristretti negli angusti confini di un articolo, nulla diremo della vita e delle innumerevoli composizioni di questo grand'uomo, nulla delle fazioni che formaronsi in Francia dai partigiani di costui e di Piccini: specie di guerra che riguardossi come una parodia di quella tra' molinisti e giansenisti, e rimettiamo i Lettori alle Memorie per servir alla sua storia pubblicate in Parigi nel 1791, in 8.º, dove molto vi ha per altro da apprendere per le dotte analisi dell'ab. Arnaud della musica di Gluck; ed all'artic. Allemagne dell'Encicl. metod., in cui lungamente si fa la di lui storia. Il celebre maestro di cappella e fecondo autore Reichardt nel 1810, ne ha scritto la vita in tedesco: ma nulla dar può migliore idea delle profonde meditazioni da lui fatte su la sua arte, quanto le due epistole dedicatorie in fronte alla sua opera dell'Alceste, ed a quella di Paride ed Elena: egli vi si mostra dadovvero musico-filosofo, che unendo i precetti alla pratica “ha più d'ogn'altro contribuito a ricondurre nel buon sentiero la musica teatrale italiana spogliandola delle palpabili inverosimiglianze che la sfiguravano, studiando con accuratezza somma il rapporto delle parole colla modulazione, e dando alle sue composizioni un carattere tragico e profondo dove l'espressione, che anima i sentimenti va del pari colla filosofia, che regola la disposizione dei tuoni.” (Arteaga t. 2). Gluck morì in Vienna d'apoplesia nel 1787, ricco di 600 mila franchi in circa. I Tedeschi riguardano tuttora Gluck come il primo dei compositori drammatici, e su i teatri fanno ancora rappresentare le sue opere tradotte nella loro lingua: “Grazie al possente genio di Gluck (dice uno de' più celebri scrittori d'Allemagna, M. Wieland), eccoci dunque giunti all'epoca in cui la musica ha ricuperati i suoi dritti: egli, egli solo è colui che l'ha ristabilita sul trono della natura, d'onde la barbarie l'aveva fatta discendere, e d'onde l'ignoranza, il capriccio e 'l cattivo gusto tenevanla sinora lontana.” Il carattere di Gluck era franco e pieno di rettitudine; ma focoso, iracondo. “Per riscaldare la sua fantasia, e trasportarsi in Tauride, o Sparta, o nell'Erebo, aveva d'uopo di situarsi nel mezzo d'un prato. Ivi col suo cembalo innanzi, due bottiglie di sciampagna accanto, a cielo scoperto scriveva le due Ifigenìe, i lamenti d'Orfeo, e le amorose tracotanze di Paride ec.” (Carpani Lett. 13). Egli aveva una nipote, M. Anna Gluck, che si aveva adottata per figlia, cantante di una squisita sensibilità, e che parlava e scriveva perfettamente più lingue. Dell'età di 11 anni cominciò ad apprender la musica da suo zio, ma egli, in uno di quegli accessi d'impazienza, che erangli assai familiari, abbandonolla. Millico, fortunatamente venuto allora in Vienna, offrì allo zio di farne un nuovo saggio, e colla più grande soddisfazione di Gluck, le sue lezioni ebbero un felice successo. Portossi col suo zio in Francia, ove ebbe una graziosa accoglienza dalla corte. Poco dopo il suo ritorno in Vienna, cadde gravemente ammalata; Giuseppe II, le mostrò un vivo interesse, con mandare ogni dì in sua casa per aver nuove del suo stato; ma ella morì all'età di 17 anni nel 1776. Gluck ne fu inconsolabile: Il a perdu une nièce charmante, scriveva al Cesarotti M. de Voght, qui l'attachoit à son art, et qu'il pleure encore. Evvi una cantata posta in note da M. Becke impressa ad Ausburg nel 1777, intitolata: Lamento sulla morte della gran cantatrice Nanetta de Gluck.
Gnecco, nato in Genova fu destinato da' parenti al commercio, ma il suo genio musicale lo portò a calcar le orme degli Anfossi, dei Sacchini, dei Cimarosa e dei Paesiello. Egli ha scritto la musica di più opere buffe, come le Nozze di Lauretta; Gli Amanti Filarmonici; La Prova d'un opera seria; Carolina e Filandro; I Bramini; l'Argante; il Pignattaro; la Cena senza cena; le nozze de' Sanniti, e la Prova degli Orazj e Curiazj. Quel che distingue questo celebre compositore tra' moderni, è una maniera facile ed ingenua, una gajezza libera, e l'imitazione di Cimarosa nella parte strumentale. Nel momento, che la sua riputazione cominciava a ben stabilirsi, venne egli da immatura morte rapito in Torino nel febbraro del 1811.
Gorsse (Luigi), nelle note al suo poema Saffo pubblicato in Parigi nel 1801, annunzia un'opera col titolo: Philosophie de la musique. Per farla bene vi bisognerebbe un filosofo musico, il che è raro, od un musico filosofo, il che è più raro ancora.
Gossec (Franc. Gius.), uno de' tre ispettori, e professore di contrappunto nel Conservatorio di musica in Parigi, formossi da se medesimo, e non ebbe altro maestro che la natura. Il solo studio sulle partiture de' gran maestri perfezionò il suo talento; come l'illustre Haydn, ha mostrato gran pena di non aver potuto viaggiare in Italia, e visitar le diverse scuole di quel paese. Nel 1774, fu scelto capo della scuola di canto eretta dal bar. de Breteuil. All'epoca della rivoluzione, divenne maestro di musica della guardia nazionale, e nel 1795 fu scelto unitamente a Cherubini e Méhul ispettore e professore del Conservatorio. I suoi allievi, hanno per la più parte riportato il gran premio dell'Istituto. Gossec pressochè ottagenario conserva ne' suoi discorsi e nelle sue composizioni tutta la vivacità di un giovine. Sino all'anno 1810, viveva ancora; egli ha scritto moltissimo per teatro e per chiesa, ma la sua musica non è conosciuta in Italia, tuttochè molto applaudita in Francia. Come scrittore didattico egli ha pubblicato: Principes élémentaires de musique, in 2 vol. in fol.
Gottsched (Giov. Cristiano), primario professore di filosofia nell'Università di Lipsia, e cel. in Germania per gli sforzi ch'egli fece per trarre la lingua, la poesia e la musica dallo stato di barbarie, in cui erano al suo tempo. Nel suo Lexicon ossia Dizionario portatile delle scienze e belle arti, in 8vo pubblicato in Lipsia nel 1761, e nella sua Poesia critica, egli ha trattato di varj soggetti di musica. Trovansi in quest'ultima: 1. Idee sull'origine ed antichità della musica, e sulle qualità dell'Ode. 2. Idee sulle cantate. 3. Idee sull'opera. Nelle sue dissertazioni si trovano molte notizie storiche. Mitzler le ha inserite tutte e tre nella sua Biblioteca con aggiungervi delle note. Gottsched morì nel 1765.
Goulley (M. l'ab.), dell'Accademia dell'Iscrizioni, nel di cui quinto vol. vi ha di lui una Mémoire sur les anciens Poètes bucoliques de Sicile, et sur l'origine des instrumens a vent, qui accompagnoient leurs chansons, p. 85.
Graf (Federico), dopo il 1762 era maestro nella corte del Principe d'Orange, di cui vi ha impressa molta musica, specialmente strumentale. Lustig dice, che le di lui opere erano veramente ricche di armonia, ma molto poco espressive. Nel 1782, pubblicò all'Haya un'opera didattica col titolo di Prova della natura dell'Armonia nel basso continuo, con sei rami. Ermanno Graf, di lui minor fratello, dottore in musica a Oxford, fu anche un rinomato compositore in Inghilterra e nella Germania suo paese natio. Gl'Inglesi non potendolo persuadere a restar in quell'Isola, gli conferirono la dignità di dottore in musica, benchè assente nel 1789, ed egli è il primo tra gli esteri, che fissando fuori la sua dimora, abbia ottenuta questa distinzione.
Grandi (Guido), abb. de' Camaldolesi in Pisa, nato in Cremona, nel 1691, pubblicò una dotta opera sulla teoria della musica. Morì quivi nel 1742.
Grandval (M.), nel 1732, egli diè in Parigi al pubblico: Essai sur le bon goût en musique: Walther tratta di lui più a lungo.
Grassineau, autore di un'opera che promette molto secondo il titolo, ma che non conosciamo. È il titolo Musical Dictionary, ec. a Londra 1740, in 8vo. Fayolle dice, che contiene una collezione di termini tecnici sì antichi che moderni, ed insieme la storia, la teoria e la pratica della musica, con le spiegazioni di alcune parti di quest'arte presso gli antichi, con note sul loro metodo nella pratica. Vi si aggiungono curiose Dissertazioni su i fenomeni de' tuoni matematicamente considerati, in quanto hanno de' rapporti o delle proporzioni cogl'intervalli, colle consonanze e dissonanze; il tutto tratto da' migliori autori greci, latini, italiani, francesi ed inglesi (W. Bent Catal. 1791).
Graun (Carlo Enrico), maestro di cappella di Federico II re di Prussia, apprese il contrappunto dal maestro Schmidt di Dresda, e durante questo studio si occupava ad arricchire la sua immaginazione e a formare il suo gusto sull'opere di Heinich e di Lotti. Nel 1740, salito Federico sul trono, il nominò suo maestro, e lo spedì in Italia per farvi una compagnia di cantanti pel suo teatro, Graun fecesi quivi conoscere come compositore e cantante, e fu generalmente applaudito sin anco dal cel. caposcuola Bernacchi. Come cantante eseguiva egli, specialmente gli adagio, con facilità e con gusto: era la sua voce un tenore acuto, di poca forza veramente, ma piacevolissima. Viene da' tedeschi annoverato tra' migliori autori classici a motivo della sua graziosa invenzione, del carattere ed espressione delle sue composizioni, della bella melodia, di un'armonia chiara non molto strepitosa, e dell'uso saggio e dotto insieme ch'egli sa fare del contrappunto. Si potrebbe chiamarlo il Leo della Germania. Vi ha di lui molta musica d'ogni genere impressa a Berlino, ed è assai pregiata specialmente quella dell'Oratorio della passione, stampata a Lipsia, la di cui seconda edizione è del 1766. Hiller ne ha pubblicato l'estratto per forte-piano, ed ha scritto la vita dell'autore, che finì di vivere in Berlino nel 1769. Il re avendo saputo a Dresda la morte di Graun, versò delle lagrime.
Gresnik (Ant. Feder.), nato in Liegi nel 1753, fu dalla prima età in Italia, e studiò musica nel conservatorio di Napoli sotto il famoso Sala. Chiamato in Londra a comporre per teatro, scrisse il Demetrio e ne ottenne il posto di soprintendente della musica del principe di Galles. Sul principio della rivoluzione venne a Parigi, ove diè molte opere che ottennero gran successo sul teatro. Finalmente compose pel teatro delle arti la musica della Selva di Brama, dramma in 4 atti, nella quale impiegò tutta la sua attenzione credendo di potervi compitamente stabilire la sua riputazione, quando dopo otto mesi di fatiche e di sollecitudini, venne a sapere che la sua musica non si era ricevuta che a correzione, il che fu per lui un colpo di morte. Gresnick fu rapito all'arte nel 1799, all'età di 47 anni. Nelle sue opere si trova facilità, purità, correzione, una cantilena piacevole, e molta grazia negli accompagnamenti.
Gretry (Andrea-Ernesto), nato a Liegi nel 1741, a 4 anni di sua età era già sensibile al ritmo musicale, e poco mancò che questo primo istinto non gli costasse la vita. Era egli solo: il bollimento, che facevasi in una pentola di ferro, fissò la sua attenzione; al rumore di questa specie di tamburo cominciò a dansarvi attorno; volle poi vedere come operavasi nel vaso quel moto periodico, e lo voltò sossopra in un fuoco di carbone fossile ardentissimo. L'esplosione fu così forte ch'egli cadde a terra soffocato e scottato quasi tutto nella persona. Quest'accidente gli rese poi per sempre la vista debole. Nel 1759, lasciò la patria per portarsi in Roma affinchè si perfezionasse nella musica, e ne ebbe gl'insegnamenti da più maestri, ma Casali è il solo che egli come tal riconosce. In Roma aveva già egli fatto sentire alcune sue scene italiane e sinfonie, allorchè gl'impresarj del teatro d'Alberti gl'incaricarono di porre in musica due intermezzi, le Vendemmiatrici. Il successo che vi ottenne all'entrar di quella carriera fu un felice presagio di tutti quelli ch'egli ha di poi ottenuto. In mezzo alle infinite e strepitose attestazioni che ne ricevette, lusingollo maggiormente la nuova, che Piccini aveva approvata in pubblico la sua musica, aggiungendo: Principalmente perchè egli non va per la via comune. Così ben accolto, applaudito nella capitale dell'Italia, che ben può dirsi la città della musica, Gretry vi proseguiva i suoi travagli e i suoi studj, allorquando fu invitato a portarsi in Francia, dove per un'infinità di opere buffe da lui scritte dal 1769 sino al 1797, si ha stabilito a ragione un nome illustre in questa carriera. “Tutte le sue opere lo han posto nel primo rango de' compositori di questo genere, dice M. Fayolle; come Pergolese si è prefisso di prendere la declamazione per tipo dell'espression musicale. Quando i critici lo hanno accusato di difetti contro l'armonia, So bene, egli ha risposto, di averne fatti alle volte, ma io voglio farne. La verità di espressione è in fatti l'idolo di M. Gretry.” Nel 1790 egli pubblicò in Parigi, Mémoires ou Essais sur la musique, un vol. in 8vo, di cui il Governo ne ha data una nuova edizione nel 1793 in tre vol. in 8vo. Il primo contiene la vita musicale dell'A., ed alcune osservazioni sulle opere, che sono molto giovevoli a' giovani compositori. Gli altri due tomi si raggirano sulla morale, sulla metafisica, e la più parte delle sue vedute sono di un uomo d'ingegno e di un filosofo. Nel 1802, Gretry diè al pubblico, Méthode simple pour apprendre à préluder en peu de tems avec toutes les ressources de l'armonie. Mercè siffatto metodo, in meno di tre mesi una nipote dell'A., in età di 15 anni, sapendo appena legger le note, con pochissima cognizione della posizione delle mani sul cembalo, ha compreso e messo in pratica il sistema dell'armonia, sino a destar maraviglia agli stessi compositori. M. Gretry viveva tuttora nel 1813, e si occupava alla pubblicazione di un'altra opera, che ha per titolo: Reflexions d'un solitaire, di cui ne aveva già compito il sesto tomo, e nella quale tratta egli delle arti in generale, ed in ispezialità della musica. All'ingresso del teatro dell'opera comica in Parigi si è eretta la statua di questo grand'uomo in marmo bianco, e M. Simon ne ha incisa l'immagine. Non senza un'estrema soddisfazione, dice egli stesso ne' suoi Saggi sulla musica, mentre io dimorava in Roma, venni a sapere da molti musici provetti, che la mia taglia, la mia fisonomia faceva per la rassomiglianza rammentar loro Pergolese. Carpani dopo aver formata una galleria, nella quale paragona i più rinomati compositori ai grandi pittori, “anche in musica, egli dice, vi sono i suoi manieristi, e non senza merito. A capo di essi potete pure liberamente collocare il Gretrì, e dopo di lui quasi tutt'i giovani compositori italiani e tedeschi de' nostri giorni, e tutt'i francesi d'ogni età.”
Grimm (Feder. barone di), consigliere di stato dell'imperator delle Russie, morto a Gotha nel 1807, era nato a Ratisbona l'anno 1723. Dopo avere terminati i suoi studj accompagnò in Parigi il conte di Schombergh, ministro del re di Polonia, ove diessi tutto allo studio delle belle lettere, e divenne assai famigliare di Voltaire, di Helvezio, di Diderot, d'Alembert e del barone d'Holbach. Per più anni mantenne un commercio letterario con molti principi dell'Europa, e ricevette de' contrassegni molto distinti di stima dal gran Federico, da Caterina II, da Gustavo III, a da Ernesto duca di Saxe-Gotha, che nel 1772 lo nominò suo ministro presso la corte di Francia, ed allorquando i furori della rivoluzione l'obbligarono, come gli altri ministri, a lasciar Parigi, gli offrì nella sua corte un onorevole asilo. Grimm era un amatore filosofo della musica, e più opere intorno alla medesima abbiamo di lui pregevolissime. 1. Lettre sur l'opera d'Omphale, in 8vo, Paris 1752, che contiene delle riflessioni di buon senso sulla musica drammatica, onde con ragione vien lodata da Rousseau, e da Arteaga (Dict. art Duo, e Rivol. t. 1). 2. Lettre à M. Raynal, sur les remarques au sujet de sa lettre sur Omphale, nel Mercurio dello stesso anno. 3. Le petit prophète in 8vo 1753. Quest'operetta fece allora molto fracasso, perchè metteva in ridicolo la musica francese: si trova ancora nel t. 2 dell'Opere di Rousseau dell'edizione di Neufchatel 1764, e fassi leggere con piacere. 3. L'Almanach historique et chronologique de tous les spectacles de Paris, in 12º dal 1762, sino all'anno 1789. Arteaga a lui attribuisce in oltre: Discours sur le poème lirique (loc. cit. p. 58).
Griselini (Francesco), di più Accademie scientifiche, e Società economiche di Europa, e Segretario di quella di Milano, è autore di un Dizionario delle arti, e de' mestieri, ch'è stato continuato dall'ab. Marco Fassadoni, Venezia 1768, tom. 10 in 4º. “Il celebre compositore di questo Dizionario, generoso campione dell'umanità, non contento di giovare in altri modi al pubblico bene, ha voluto illustrare la nostra Italia, presentandole l'opera suddetta.” Quest'è l'elogio, che ne han fatto gli autori dell'Estratto della Letteratura Europea. Nel tomo nono si tratta a lungo della musica secondo tutte le sue divisioni con somma erudizione, con giudiziosa scelta, e con buoni precetti intorno alla teoria ed alla pratica.
Grosley, nato a Troyes nel 1718, e quivi morto nel 1785. La sua opera Observations sur l'Italie et les Italiens, par deux gentilhommes svédois, contiene l'istoria della musica, e più materiali intorno a' moderni musici di quel paese, nel 1766 se n'è fatta una traduzione tedesca a Lipsia, d'onde il maestro Hiller ne ha tratta la storia della musica per il 2º tomo de' suoi annali.
Gruber (Giov. Sigismondo), figlio di Giorgio Gruber cel. maestro di cappella a Nuremberg, morto nel 1765; era quivi dottore in dritto e nel 1783, pubblicò in tedesco: Letteratura della musica, ovvero Istruzione per conoscere i migliori libri di musica, in 8vo. Egli vi ha classificate le opere secondo le materie che trattano: non è che un Saggio ancora molto imperfetto. Nel 1785 diè ancora alla luce in Nuremberga Beytræge ec., o Catalogo alfabetico degli autori di musica ove trovansi delle opere rare: e finalmente nel 1786, pubblicò a Francfort e a Lipsia la Biografia de' più celebri musici.
Guadagni (Gaetano), cav. della Croce di S. Marco, e cantante di contralto celebre per i suoi talenti e la sua liberalità non comune a questa specie di semiuomini, era di Padova. In Italia, in Francia, e nel 1766, in Londra, colla sua particolare abilità nel recitativo e nell'azione diè a divedere a qual grado di perfezione erasi levata allora nell'uno e nell'altro genere la sua nazione. L'elettrice di Sassonia M. Antonietta molto intendente, e compositrice di musica, conosciuto avendolo in Verona nel 1770, seco il condusse a Monaco, dove Massimiliano Giuseppe lo prese al suo servigio e gli accordò il più gran favore sino alla morte: nel 1776 Guadagni venne a Potsdam, e Federico II dopo averlo sentito donogli una scatola d'oro guernita di diamanti, la più ricca ch'egli abbia mai regalata. Tornò quindi in sua patria, e vi fu cantore nella cel. chiesa di S. Antonio coll'onorario di 400 ducati, per cantar solo nelle quattro gran feste dell'anno. Egli viveva ancora nel 1790, era assai ricco, ma usava con isplendidezza de' suoi beni; più tratti citansi onorevoli della sua beneficenza e generosità. Quei che l'hanno inteso assicurano, ch'egli era il primo nel suo genere, sì per la sua avvenenza, come per il gusto, l'espressione e l'azione nel suo canto.
Guarducci (Tommaso), di Montefiascone, uno de' primi cantanti d'Italia per l'espressione, e uno de' migliori allievi del Bernacchi, e fecesi ammirare su i teatri più rinomati italiani e su quello di Londra verso la medietà del p. p. secolo. Nel 1770 lasciò interamente il teatro per vivere nel seno della sua famiglia, passando l'inverno in Firenze, e l'està a Montefiascone, ove possedeva una casina in campagna riccamente addobbata.
Guerrero (don Pedro), spagnuolo, uno de' più distinti maestri di musica del secolo 16.º, passò in Italia la più parte di sua vita, e molto quivi contribuì ai progressi dell'arte. Vi sono di lui sei messe sul gusto di quelle del Palestrina assai stimate.
Guglielmi (Pietro) nacque a Massa Carrara nella Toscana da Giacomo Guglielmi maestro di cappella del duca di Modena, da cui prese le prime lezioni di musica sino all'età di 18 anni. Studiò quindi in Napoli nel conservatorio di Loreto sotto il cel. Durante. Guglielmi non annunziava delle grandi disposizioni per la musica, ma Durante il soggettò agli aridi studj del contrappunto e della composizione. Sortì egli dal conservatorio all'età di 28 anni, e cominciò quasi tosto a scrivere per i principali teatri d'Italia delle opere buffe e delle serie, e vi riuscì egualmente. Fu richiesto in Vienna, a Madrid, a Londra, e tornò in Napoli in età di presso a 50 anni. Questa fu l'epoca, in cui tutte le facoltà del suo spirito acquistarono più d'attività, ed in cui sparse la più viva luce il suo genio: trovò egli il gran teatro di Napoli occupato da due primarj talenti, che ne contendevano a gara la palma, Cimarosa e Paesiello: vendicossi nobilmente dell'ultimo, di cui aveva ragion di lagnarsi; ad ogni opera del suo rivale una sua ne opponeva, e ne restò sempre vittorioso. Papa Pio VI nel 1793, offrigli il posto di maestro di cappella di S. Pietro, e questo ritiro fu per Guglielmi a' 65 anni della sua vita, occasione di distinguersi nella musica di chiesa. Egli morì a 19 di novembre 1804, di sua età 77. Contansi più di due cento opere scritte da lui: un canto semplice, naturale ed amabile, un'armonia pura, ma piena insieme, un estro ed una fantasia originale ne formano il carattere. Carpani lo paragona a Luca Giordano: Zingarelli riguarda il Debora e Sisara, come il capo d'opera di Guglielmi.
Guglielmi (Pietro-Carlo), figlio del precedente, che colle sue composizioni sostiene la gloria e la riputazione del padre. All'età di 20 anni mostrossi degno di lui, per lo brillante successo ottenuto sul gran teatro di Napoli, e confermato in appresso da altri non men meritati successi sul teatro di Roma e su quei dell'Italia e di Londra. Nel 1803, scrisse egli in Palermo l'oratorio del Sedecia per il teatro di S. Cecilia, che ebbe un felicissimo incontro. Come suo padre ha posto in musica l'opera I due gemelli, che si crede essere la migliore sua opera. Le false apparenze; Le nozze senza marito; I cacciatori; La Contessa bizzarra; La serva innamorata ed altre sue opere buffe sono state molto apprezzate in Italia e in Inghilterra, dove attualmente egli dimora. Giacomo, suo minor fratello ed egregio cantante di tenore nacque a Massa Carrara nel 1782, studiò il solfeggio sotto il cel. Mezzanti, ed il canto sotto Nicolò Piccini, nipote del gran Piccini. Cominciò la sua carriera di tenore dal teatro d'Argentina in Roma, e passò quindi a Parma, a Napoli, a Firenze, a Bologna, a Venezia, a Amsterdam e finalmente a Parigi, dove attualmente risiede come cantante nel teatro dell'opera buffa.
Guido d'Arezzo, nome celebre nell'arte, intorno al quale si sono divisi gli scrittori o accordandogli troppo o scemando più del dovere la sua gloria. M. Forkel nella sua dotta storia della musica, t. 2, prende saggiamente la via di mezzo, e si riduce ad osservare che all'epoca in cui visse Guido, eravi una grande incertezza e variazione su i principj della musica, e sulla maniera di notarla. Guido più che i suoi predecessori e contemporanei vide chiaramente in questa materia; scelse ciò che credette esservi di meglio nei metodi sino allora proposti, compilò i precetti, formonne un corpo di dottrina, e soprattutto applicossi all'insegnamento della lettura musicale. I straordinarj successi che ne ottenne, sì per l'eccellenza del metodo, come per l'arte con la quale presentar sapeva le sue idee, fissarono su di lui l'attenzion generale, annoverar lo fecero tra gli inventori di primo ordine, e gli si attribuirono moltissime scoperte, ch'egli aveva avuto il solo merito di render utili. Si sa che Guido verso la fine del decimo secolo fu monaco dell'ordine di S. Benedetto nel monastero della Pomposa: che quivi inventò o dispose il suo nuovo metodo di notare e di leggere la musica, che vi stabilì una scuola per insegnarne la pratica: che mercè la sua nuova maniera, i scolari, cui da prima non bastavan dieci anni per imparare a legger la musica, al termine di alquanti giorni giungevano a diciferar un canto, ed in meno di un anno divenivano abili cantori: che non gli mancarono tra' monaci stessi degli invidi e de' rivali che aspramente il perseguitassero, sicchè gli fu d'uopo di abbandonare il suo monastero e di fuggirsene altrove. Si sa inoltre ch'egli cavò le note della sua scala dalla prima strofe dell'inno di S. Giovanni; ma per più estesi dettagli sulla sua vita, e sulle sue opere, che non per altro oggetto possono leggersi, se non per conoscer solo lo stato della musica al suo tempo, rimettiamo i lettori ad una interessante Dissertazione sulla vita e le opere di Guido d'Arezzo con dotte note ultimamente pubblicata in Italia dal Sig. Angeloni da Frosinone, ed al secondo volume della Collezione dell'ab. Gerbert, dove si trovano delle notizie intorno alla vita, e tutte le opere ch'egli potè discoprire dello stesso Guido.
Guys (M.), pubblicò in Parigi nel 1776, Voyage littéraire de la Grèce, ou Lettres sur les Grecs anciens et modernes. La lettera trentesima ottava tratta della musica presso i Greci.
Gyrowetz (Adalberto), nato circa 1756 in Vienna, è piuttosto un amatore anzichè professore di musica, sebbene compositor fecondissimo, ha attualmente il suo impiego nella cancelleria di Vienna. Egli ha fatto singolarmente il suo studio sulle opere dell'Haydn, ed ha pubblicate 41 opere, in cui ne ha imitato lo stile, di sinfonie, di quartetti e di quintetti. Abbiamo di lui in oltre sonate di forte-piano e concerti di molto gusto.