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Zacconi (Luigi). Agostiniano di Pesaro, e maestro di musica del duca di Baviera, pubblicò a Vinegia nel 1596 un libro assai ben fatto col titolo di Pratica di musica utile e necessaria sì al compositore per comporre i canti suoi regolarmente, sì anco al cantore per assicurarsi in tutte le cose cantabili. Nel 1622, il P. Zacconi fe' comparire per le stampe la seconda parte di quest'opera, dove con maggior precisione imprese a trattare degli elementi musicali, e de' principj della composizione. Vi si trovano, dice M. Suard, oltre a buoni principj chiaramente esposti, de' curiosi dettagli su i progressi dell'arte, e sul carattere de' più celebri compositori, che conosciamo del sedicesimo secolo.
Zanotti (Francesco), illustre filosofo, letterato di gran nome, oratore e poeta, nato in Bologna, fu quivi professore di matematiche e di filosofia dal 1718: spogliò la logica degli innumerevoli abusi con cui sfigurata l'aveano i scolastici. Nel 1731 divenne Bibliotecario dell'Istituto e membro di quella dotta Società; e nel 1766 ne fu quindi il Presidente. Egli amava la musica, e trovossi in comercio co' più gran professori di quel tempo, come il Sacchi, il conte Giulini, e 'l Martini. Abbiamo in fatti, di lui alcune Lettere sulla Musica stampate insieme con quelle del Pad. Sacchi e del Pad. Martini in Milano 1782 in 4º. E nel t. 4 de' Comment. Bonon. un suo trattato di Acustica, de vi elasticâ citato da Chladni. Egli morì vivamente compianto da' suoi concittadini ed amici l'anno 1777.
Zanotti (l'Ab. Giov. Calisto), nipote del cel. bibliotecario di Bologna, di cui testè si è parlato, era membro della Società Filarmonica della stessa città. Il dottor Burney (Travels t. 1) rapporta che trovandosi egli nel 1770 in Bologna, nel concorso tra' membri di quella società l'ab. Zanotti vi si fece distinguere per un suo Dixit, scritto con molta vivacità e fantasia.
Zarlino (Giuseppe), di Chioggia nello stato Veneto, si è reso cel. nel sedicesimo secolo per le profonde cognizioni, ch'egli aveva della musica. Era stato allievo di Adriano Willaert, e nel 1565 divenne maestro di cappella di S. Marco, e della signoria di Venezia. Le sue opere di teoria musicale lo han sollevato al rango di uno de' primarj autori classici di quel tempo. Se gli attribuisce altresì il merito di avere scoverto il rapporto esatto tra la terza maggiore e minore. Tutte le sue opere sono state impresse in Venezia in 4 vol. grandi in fol. nel 1558. Eccone il catalogo: Istituzioni harmoniche, nelle quali, oltre le materie appartenenti alla musica, si trovano dichiarati molti luoghi di poeti, historici e filosofi, Ven., 1558, e 1588 in 4º. Dimonstrazioni harmoniche, Ven. 1571 in 4º. Istituzioni et demonstrazioni di musica, Ven. 1580 e 1602. Opere della musica, 1589, in 2 vol. Supplementi musicali, 1588. Melopeo, o musico perfetto. De utraque musicâ, libri 25, 1559. Storia della musica. Trattato che la quarta e la quinta sono mezzine, tra le consonanze perfette ed imperfette, ancora manoscritto, che trovavasi nella libreria del P. Martini. Zarlino lasciò ancora molte sue composizioni per chiesa impresse ed inedite, e per teatro l'Orfeo eseguito la prima volta in Venezia, che alcuni anni dopo la di lui morte il card. Mazarino fece rappresentare in Parigi da una compagnia di musici italiani che aveva fatti venir quivi nel 1630. Le Istituzioni armoniche del Zarlino, tuttochè troppo cariche di vane e fantastiche ragioni, divennero nondimeno il libro classico per gli studiosi della musica pratica, e tutte le sue opere musicali servirono per lungo tempo a formare la teoria de' professori; benchè vi siano scarsi i veri principj d'armonia, giovaron elleno non pertanto per usar delle corde con più esattezza, che non era stato fatto ne' precedenti secoli. Oggidì però dice a ragione il Bettinelli, niun conosce più lo Zarlino, più non si cita, non si ristampa, neppur si cerca dai bibliotecarj (Risorgimento ec. della Musica c. 4).
Zeidler (Carlo Sebastiano), di Norimberga, figlio del maestro di cappella Massimiliano Zeidler nato nel 1719 studiò la musica sotto Pachelbel. Vi ha una sua dissertazione impressa nel 1745: De veterum philosophorum studio musico, in cui mostra molta cognizione dell'antica letteratura musicale. Zeidler morì a Norimberga a' 15 marzo del 1786.
Zeltern (Carlo), letterato di professione, ed amatore di musica in Berlino, ove scriveva un Giornale di musica, in cui dava l'analisi e la critica di tutte le produzioni de' più celebri compositori. Ne' suoi diversi esami delle opere di Haydn, profondità, gusto, perspicacia e filosofia distinguono i giudizj di questo scrittore, dice il Carpani, e l'Haydn non avrebbe potuto parlar meglio de' suoi lavori, se quanto era grande nel fare, lo fosse stato ugualmente nel dire. (Lett. XVI) Se non che parlando della di lui musica delle quattro stagioni, la definì per una musica strumentale con accompagnamento di parole, nel che il metafisico Zeltern, per vero dire portò la satira e il frizzo più in là della realtà e della ragione. Zeltern si è fatto altresì distinguere per le sue composizioni nuove, e piene di gusto: egli era violinista e direttore del concerto de' conoscitori e dilettanti stabilito in Berlino: dove trovansi impresse di lui nel 1790, Otto variazioni di un rondò per forte-piano, sul dramma il Matrimonio di Figaro; alcune sonate per cembalo, ed un concerto per viola.
Zeno (Apostolo), nobile Candioto poeta, e storiografo dell'Imperatore Carlo VI, si rese benemerito della musica migliorato avendo, per quanto gli fu possibile, tutti i generi del dramma musicale. Quest'uomo infaticabile, dice l'Arteaga, giornalista sensato, raccoglitor diligente, erudito senza pedanteria, e antiquario senz'affettazione può chiamarsi a ragione il Corneille del teatro lirico. Tra le molte imprese, a cui porse mano con gran vantaggio della sua nazione, una fu quella di migliorare il dramma. Le cose sacre principalmente furono da lui maneggiate con maestria e decenza sconosciuta fino a suoi tempi. Gli oratorj giacevano allora nell'avvilimento abbandonati alle penne triviali. Zeno vi porse mani ajutatrici, e gli rivestì di quella maestà che conviensi al linguaggio delle divine scritture. Le commedie musicali eziandio, o sieno le opere buffe ricevettero maggior lume dalla sua penna. Egli tuttavia fornito non era d'orecchio musicale, e dee piuttosto dirsi un uomo di talento che un uomo di genio, il suo recitativo riesce alquanto duro: le sue arie non sono molto arrendevoli ad una buona musica. Niun rapporto, dice Marmontel, niuna intelligenza nella divisione de' versi, e nella scelta del ritmo: nulla di regolare, di periodico: onde a ragione è stato abbandonato da' musici. Egli stesso conosciuto avendo la superiorità del gran Metastasio, gli cedette il suo posto di Poeta Cesareo nella corte di Vienna, e si rese a Venezia per porre in ordine, e pubblicar le sue opere. Morì quivi nel 1738. Nelle sue Lettere pubblicate dal Morelli in Venezia in 6 vol. in 8º, molti di lui passaggi ritrovansi sulla Musica drammatica, e sulla Poesia musicale.
Ziani (Pier-Andrea), veneziano, dapprima maestro di cappella di S. Marco a Venezia, e quindi al servigio dell'imperatrice Eleonora in Vienna, fu uno de' migliori teorici del diciassettesimo secolo. Fu altresì buon compositore per quei tempi, sì per teatro che per chiesa, come ben lo dimostrano molte sue opere di pratica stampate a Venez. dal 1654 sin al 1679. Marc'Antonio Ziani, di lui parente e suo successore nel posto di maestro della corte di Vienna sotto l'imperatore Leopoldo, si rese anche cel. sino a' primi anni del passato secolo per le sue composizioni teatrali, oggigiorno del tutto obliate. Il suo oratorio Gesù flagellato è del 1714. (Encyclop. méthod. art. Allemagne).
Ziegler (Giov. Fedele), direttore di musica a Dresda, allievo di Pezold, e dell'antico Bach si rese perfetto nell'arte sì per i suoi viaggi, che per lo studio sulle partizioni de' migliori maestri. Egli fiorì sulla metà dello scorso secolo. Non avendo potuto trovar un editore per le sue opere di teoria, e per le sue composizioni, imparò l'arte d'incidere, e pubblicolle egli stesso nel 1731. Abbiamo di lui: Elementi di musica, e Nuova istruzione sul basso continuo.
Zingarelli (Niccolò) nacque in Napoli a' 4 aprile del 1752. All'età di sette anni, rimasto orfano del padre, entrò nel conservatorio di Loreto per apprendervi la musica. Finaroli fu suo maestro di composizione, e Cimarosa, e Giordanello suoi condiscepoli. Uscito dal conservatorio volle porsi sotto la direzione dell'ab. Speranza, per penetrare gli arcani della teoria dell'arte; poichè, nel conservatorio, appena s'insegnano le regole grammaticali. Questo cel. maestro con un suo metodo particolare d'insegnamento addestrò per modo il Zingarelli, che potè d'indi in poi scrivere le migliori sue opere in non più, e talvolta anche in meno di otto giorni. “Io stesso sono testimonio, scrive il Carpani, che in 40 ore, distribuite in dieci giorni, egli fece la sua inarrivabile Giulietta e Romeo, ed in sette giorni, essendosi per giunta ammalato, scrisse l'Alsinda pel teatro di Milano, la prima delle sue opere di grido” (Lett. 3). Nel 1781 compose egli pel teatro di Napoli, Montezuma, opera più dotta che piacevole, e molto stimata dall'Haydn. Nel 1785, diè in Milano l'Alsinda, che fu molto applaudita, avvegnachè aveva egli abbandonato lo stil ricercato. Tutti i teatri dell'Italia han fatto a gara per averlo compositore: Ifigenia, Pirro, Artaserse, Apelle e Campaspe, Giulietta e Romeo, Ines de Castro, Clitennestra, opere serie; e gli oratorj la Distruzion di Gerusalemme, il trionfo di Davide, la Passione. I drammi burleschi: il Bevitor fortunato, la Secchia rapita, il Ritratto, sono le migliori sue opere. Nel 1789 chiamato in Francia diè alla R. Accademia di musica in Parigi l'Antigono, poema di Marmontel, che mercè gli avvenimenti politici non ebbe più che due rappresentazioni. Di ritorno in Italia, egli applicossi ad uno studio profondo della musica di chiesa, e compose ad otto voci per ottenere il posto di maestro di cappella del duomo di Milano, e fuvvi eletto dopo un esame di tre consecutivi giorni. Le circostanze l'obbligarono quindi a rinunziare alla cappella di Milano. Nel 1806 alla morte del cel. Guglielmi fu egli nominato a succedergli come maestro del Vaticano; e da quest'epoca in poi rinunziò al teatro, non occupandosi esclusivamente che di musica per chiesa. Egli è attualmente direttore del Real Collegio di musica in Napoli nel soppresso monastero di S. Sebastiano. Par che di lui intenda il Carpani, allorchè ci dice che “un cel. maestro italiano, e uomo di prima sfera in linea di compositori, preso il testo poetico della Creazione (opera dello stesso Carpani), si mise a rifarne da capo tutta la musica, procurando di far meglio che l'Haydn; ma il suo lavoro non s'è ancora visto. Egli giace sub rosa, nè si vedrà che dopo la morte dell'autore, avendo egli così deciso per evitare la taccia d'invidioso o nemico della fama dell'Haydn, ch'egli stima moltissimo. Questo maestro, che vanta dei veri capi d'opera, riconosce l'Haydn per uomo unico come sinfonista, come scrittore accademico non superato da altri, ma non lo crede inarrivabile, nè unico nel rimanente: nel che troverà fra i dotti non pochi compagni di sentimento.” (Lett. XI). I caratteri attribuiti a questo maestro anonimo dal Carpani, se pur lice indovinarlo, sono confacenti e ben calzano al merito del Zingarelli, e al giudizio che di questo grand'uomo far mostra l'illuminato scrittore. Descrive altresì la maniera usata dal Zingarelli per disporsi a comporre la sua musica. “La lettura di un passo di qualche santo padre, o di qualche classico latino è necessaria al Zingarelli per improvvisare poi un atto intero del Pirro, o della Giulietta e Romeo, e stendervelo in meno di quattro ore.” (Lett. 3).
Zuccari (Giov.), minore conventuale, e dotto compositore e scrittore di musica sui principi del sec. 18. Egli pubblicò in Roma Pratica di musica, 1719. Diè anche in Venezia nel 1725 l'opera Seleuco: e nel magazzino di Breitkopf a Lipsia vi ha una di lui cantata: Come potrà il mio cor, ec.
Zulatti (Giov. Franc.), di Cefalonia, pubblicò in Venezia: Discorso della forza della musica nelle passioni, nei costumi, e nelle malattie: e dell'uso medico del ballo.
Zulehner (Carlo), membro della società delle scienze ed arti di Magonza, e del Museo di Francfort, nacque a Magonza nel 1770. Imparò il forte-piano da Sterkel, e da Eckard a Parigi: studiò la composizione sotto Philidor, e Kreutzer, e dopo il 1805 è direttore dell'orchestra in Magonza, ove ha stabilito eziandio una stamperia di musica. Egli compose dopo il 1790 una Messa, un Te Deum; due opere alemanne; tre sinfonie; 18 quartetti per violino; tre concerti per piano-forte; 24 sonate con violino, ec. Vi sono in oltre impresse di lui sette opere per il cembalo, e la maggior parte delle opere di Mozart disposte per il forte-piano.
Zumsteeg (Giov. Rodolfo), nato a Gausingen nel 1760, e morto a Stuttgard nel 1802, era eccellente compositore e gran virtuoso sul violoncello nella cappella del duca di Vittemberga. Egli era stato allievo del maestro di cappella Poli, ma acquistò la miglior parte delle sue cognizioni mercè lo studio delle opere di Mattheson, di Marpurg e di M. d'Alembert. Le di lui composizioni distinguonsi per un carattere grave e dignitoso: non faremo menzione che della Festa di primavera di Klopstock, d'una sua Messa, e della sua musica stromentale moltissimo ricercata.
SUPPLEMENTI E CORREZIONI AL DIZIONARIO
Adami (Giuseppe), nato in Torino verso la metà dello scorso secolo, si distingue molto oggigiorno per la sua singolar maniera di sonare il Clarinetto, che tira a se l'ammirazion degli ascoltanti. Benchè sia addetto alla Real Cappella e Teatro di Torino, la sua gran fama il fè chiamare in Milano per il cel. teatro della Scala, ove attualmente soggiorna.
Afranio, o Afanio come lo chiama Zacc. Tevo, fu canonico di Ferrara, e vien riguardato come inventor del fagotto. Ambrogio Albonesi di Pavia, canonico di Laterano nella sua Opera intitolata: Introductio ad linguam Chaldaicam, impressa a Pavia nel 1539, e dedicata ad Afranio, dà la descrizione di questo strumento da lui nuovamente trovato, e ne rappresenta in un rame la forma primitiva.
Agnesi (M. Teresa), di Milano, sorella della celebre Gaetana Agnesi morta nel 1799 in Bologna, dove coltivate avea con onore le matematiche, si è fatto gran nome nella letteratura e nella musica. Ella ha posto in note molte Cantate e tre drammi serj, che ebbero del successo, la Sofonisba, Ciro in Armenia e la Nittocri. Morì in Bologna nel 1808.
Alghisi (Franc.), da Brescia, compositore rinomatissimo e maestro di cappella di quella cattedrale soggiornò per alcun tempo in Venezia, ove scrisse due opere per quel teatro, che piacquero al segno di essere replicate l'anno di appresso, distinzione molto rara in Italia. Tornato in Brescia diessi tutto alla pietà e al ritiro, e quivi terminò con grande edificazione i suoi giorni nel 1733. (V. Gazzetta music. di Lipsia).
Amato (Vincenzo), di cui si è parlato nel tom. 1, p. 28: era prete e dottore in teologia. A' suoi funerali nella chiesa di S. Ninfa de' padri crociferi di Palermo, in dimostrazione della stima, che si aveva del di lui merito, assister vollero non che tutt'i musici della città, ma il clero ancora ed il capitolo della cattedrale, di cui era maestro di cappella. Egli sorpassava appena i 40 anni di sua età.
Andrioli di Torino, egregio suonatore di contrabbasso al servigio della R. Cappella del re di Sardegna, e non meno commendevole sull'arpa, per la pienezza e sonorità della sua corda, e per l'agilità con cui maneggia il contrabbasso: vien oggidì riputato pel più bravo virtuoso su questo strumento.
Angeloni, di Frosinone in Italia è autore di una interessante Dissertazione sulla vita e le opere di Guido d'Arezzo, 1809, ove molte dotte notizie rinvengonsi utili alla storia, ed alla letteratura della musica, e l'analisi di tutti i libri musicali di quel monaco ristoratore dell'arte.
Antigenide, musico di Tebe, fu uno de' pubblici maestri di quest'arte quattro secoli innanzi G. C. Egli accrebbe i fori nel flauto, per facilitare l'accompagnamento nella musica a più parti (Plin. Hist. l. 16), onde rendesi incredibile il racconto di Aulo Gellio, il quale nel lib. 15 delle sue Notti Attiche dice, che per essere Antigenide bello assai di persona, vedutosi egli un giorno deforme nel suonare il flauto innanzi ad uno specchio, screditò l'uso di questo stromento fra' Tebani. Ma chi darassi a credere, ch'egli facesse maggior conto della bellezza, che della singolar gloria d'inventore? della passeggiera deformità, con cui compariva nell'orchestra, che della durevol lode di abile suonatore? (V. Requen. t. 1).
Babbi (Cristoforo), nato a Cesena nel 1748 studiò il violino sotto Paolo Alberghi scolare di Tartini, e nel 1780, entrò al servigio dell'Elettor di Sassonia a Dresda come maestro di concerto. Eranvi in quella corte i primi virtuosi di Europa: Naumann, Schuster, e Seydelmann erano i direttori della musica. Babbi ha composto dei concerti per violino, sinfonie per chiesa e per camera, quartetti e duo per flauto, e una cantata per cembalo, Dresda 1789.
Bambini (Felice), nato a Bologna, venne assai ragazzo portato in Francia da suo padre direttore di una compagnia di musici italiani, che rappresentarono sul teatro della Real Accademia in Parigi i belli intermedj di Pergolesi di Jommelli, di Rinaldo ec. Questa musica italiana fu che circa il 1760 diè occasione alla prima guerra musicale in Francia. Bambini in età allora di dieci anni, era accompagnatore al cembalo, e mostrovvi tale intelligenza, che Rousseau fecene l'elogio nella sua cel. Lettera sulla musica francese. “Risovvengavi, dic'egli, di avere inteso negl'intermedj datici in quest'anno il figlio dell'impresario italiano, ragazzo al più di dieci anni, accompagnare all'opera. Noi fummo dal primo giorno sorpresi dell'effetto dalle sue piccole dita prodotto; e tutt'i spettatori si avvidero al suo suono preciso e brillante ch'egli non era il solito cembalista. Io cercai ben tosto le ragioni di tal differenza, benchè non dubitassi che M. Noblet non fosse un buon armonista, e non accompagnasse molto esattamente: ma qual fu la mia sorpresa nell'osservare le mani di quel bravo ragazzo, vedendo ch'egli non riempiva quasi mai gli accordi, sopprimeva molti suoni, e non impiegava assai volte che due sole dita, di cui l'uno suonava quasi sempre l'ottava del basso. E che! diceva in me stesso, l'armonia compita fa meno effetto della mancante, e i nostri cembalisti con rendere tutti gli accordi pieni, non fanno che un confuso romore, mentre costui con meno suoni fa più d'armonia, od almeno rende il suo accompagnamento più sensibile, più grato! Io ne compresi ancora più tutta l'importanza, allorchè osservai che tutti gl'italiani, accompagnavano della stessa maniera che il piccol Bambini, ec.” Suo padre divenuto console di Venezia a Pesaro lasciollo in Francia, ed egli continuò i suoi studj di canto, e di composizione sotto Bordenave e Rigade, ch'era stato scolare di Piccini. Le sue composizioni per teatro gli han fatto molto onore in Francia: vi sono inoltre di lui otto opere di sonate per forte-piano, ed alcuni trio per violino, viola e basso.
Bannieri (Antonio), nato in Roma, e fornito di bella voce e di buona scuola di canto venne assai giovane in Francia, ed ebbe l'onore di cantare dinanzi la regina Anna d'Austria, che l'ebbe in grande stima, e lo colmò di favori. Per prevenire la perdita della voce, impegnò un chirurgo a fargli la crudele operazione. Non vi consentì costui che a condizione della più forte promessa di custodire il secreto. Ma come la voce del Bannieri di giorno in giorno diveniva più bella, si venne a scoprir finalmente che non ne era naturale la cagione. Il re Luigi XIV ne l'interrogò; e voleva sapere chi fosse il chirurgo che prestato aveagli quel buon ufficio. Sire, diss'egli, io ho dato la mia parola d'onore, di non dirne mai il nome. — Tu fai bene, perchè io lo farei appiccar per la gola, e così tratterò il primo che si arrischierà di commettere un sì abominevole misfatto. Voleva allora il re bandir eziandio lui stesso: ma lo rimise poi in grazia, nè gli accordò la sua dimissione che dopo aver compiti i 70 anni. Bannieri morì assai vecchio nel 1740.
Barbella (Emmanuele) cominciò a studiar di violino dall'età di un pò più di sei anni, e quindi ebbe lezioni da Pasquale Binni allievo del Tartini. Il cel. Leo fu suo maestro nel contrappunto, che celiando diceva di lui: Non per questo Barbella è un vero asino, che non sa niente. Questo abile violinista, seguace de' principj di Tartini, morì in Napoli sua patria nel 1773. Tra' suoi allievi singolarmente si distinsero il Sig. Girolamo Blasco primo violino del teatro, e della R. Cappella di Palermo, morto nel 1795; ed il cel. Ignazio Raimondi, autore eziandio di molta musica strumentale impressa a Amsterdam, dove erasi stabilito. Le sonate di Barbella per violino trovansi pubblicate in Parigi, e a Londra.
Barbici (Michele), nato in Palermo di assai civile famiglia, mostrò sin da' primi suoi anni molta inclinazione alla musica, e studiolla profondamente sino a divenire un abile compositore. Egli può dirsi altresì l'inventore dell'Arpone, che si fabbricò da se stesso, e che senza l'ajuto di alcun maestro giunse a suonare perfettissimamente. Questo strumento è fornito di corde di budello, e può chiamarsi un forte-piano verticale, ma non avendo de' tasti, si suona pizzicando a punta delle dita. Il Sig. Barbici intraprese un viaggio per l'Italia per farsi intendere su quel nuovo istromento, ed in Napoli, e particolarmente in Firenze fu sommamente applaudito in ambe le corti, e in tutte le più scelte compagnie, ma siccome non volle far mai la figura che di un semplice amatore, e non già di un virtuoso che metteva a profitto l'arte sua, gli fu d'uopo ritornare alla patria pieno di debiti, e per colmo di disavventura perdette eziandio l'onesto impiego, ch'egli aveva lasciato pe' suoi viaggi. Quindi gli convenne soffrire delle ristrettezze, e vivere di que' pochi beni di sua famiglia, e de' scarsi profitti che ritrar potè dalla professione di notaro ch'egli esercitava. Proseguì tuttavia ad amar passionatamente la musica, a comporre pel suo strumento, ed allorchè veniva invitato a suonarlo sì in chiesa, che in camera, occorreva egli ben volentieri a farlo senza generosamente pretenderne veruna paga. Egli aveva scritto de' concerti pel suo Arpone a piena orchestra; delle suonate pel medesimo a solo, o con accompagnamento di due violini e basso, e molta musica vocale, ove l'Arpone produceva grandissimo effetto accompagnando la voce, mentre il resto degli istrumenti sentivasi appena: le di lui composizioni, e la sua esecuzione riuniron sempre tutti i suffragj non che de' semplici amatori, ma eziandio de' virtuosi. Questo strumento riesce moltissimo con ispezialità negli adagio: tenero, e assai dolce ne è il suono; e di una espressione atta a muover gli affetti ne' cuori eziandio meno sensibili. Assai volte avveniva, che suonando egli cadeva in isvenimenti alcuno de' suoi uditori, e quel ch'è più da rimarcarsi, siffatta convulsione verificavasi più su gli uomini che sulle donne. Il Giornalista di Modena, nel riferire un simil successo dietro la testimonianza del nostro P. Catalisano che vi era presente, ci sembrerebbe, ei dice più degno di maraviglia il siciliano arpone, se in vece di scompaginare la macchina corporea, racchiudesse la virtù di rinfrancarla. (V. Grammat. armon. c. 3). Osservazione ridicola! come se l'unico effetto che produce l'arpone fosse costantemente quello di far isvenire gli astanti, e come se non mettesse il più delle volte, secondo la qualità dei tuoni e del modo, e secondo la disposizione morale e fisica delle persone, lo spirito in allegrìa ed in brio. Il Sig. Barbici terminò i suoi giorni verso il 1790. Non sappiamo aver egli fatto degli allievi su quel suo stromento; fuvvi bensì un altro bravo suonatore di arpone in quel tempo, di lui più giovine, per nome il Sig. Cristoforo Baisi palermitano. Egli avendolo sentito suonare al Barbici, fecesene costruire un simile, e come fornito egli era di grande ingegno, e di somma abilità nella musica, giunse senza alcun maestro a suonarlo così perfettamente, che sorpassò di gran lunga lo stesso Barbici sì per l'agilità, che per il gusto. Egli eseguiva sull'arpone qualunque difficile sonata di clavicembalo, e vi adattava qualsivoglia pezzo di musica scritta per altri stromenti: molta ne compose egli stesso, e dopo aver fatto l'ammirazione, e la delizia de' suoi concittadini, fecesi ne' suoi viaggi ammirare ancora in Italia, in Francia, e finalmente formò la sua fortuna in Moscovia, dove attualmente si trova.
Barni (Camillo), nato a Como nel 1762, cominciò dall'età di 14 anni lo studio del violoncello sotto la direzione del suo avolo Davide Ronchetti, e quindi per alcun tempo del dilettante Giuseppe Gaggi, canonico della cattedrale di Como. Di 26 anni venne egli in Milano come secondo violoncello di quel gran teatro, e vi soggiornò per otto anni presso il conte Imbonati, protettore illuminato degli artisti. Nel 1791 divenne egli il primo violoncello, e sonò gli a solo nel teatro della Scala. Nel 1799 studiò la composizione sotto il cel. Minoja: scrisse alcuni quartetti in Italia, e portossi a Parigi, dove si è stabilito sin dal 1802. L'anno di poi diè egli al teatro Olimpico un concerto di violoncello di sua composizione, e sino al 1809 ha pubblicata molta musica strumentale.
Barthez (Paolo-Gius.), celebre medico, morto nel 1806; nella sua Théorie des beaux-arts ha scritto un capitolo molto erudito, che ha per titolo: Nouvelles recherches sur la déclamation théâtrale des anciens Grecs et Romains (V. Millin, Mag. encyclop. t. V)
Beccaria (il conte), cel. in Italia e in tutta l'Europa nello scorso sec. per il suo trattato dei delitti e delle pene, come per altre dotte sue opere, è autore eziandio di una Dissertazione sulla musica piena di eccellenti riflessioni sul poco effetto della moderna per rapporto agli affetti. “Oh quante volte, egli dice, accade di dover dire ad alcune arie, quel che soleva l'ingegnosissimo autore dei mondi, Musica, che vuoi tu? S'ascoltano delle arie eccellentemente intonate, dette con una prodigiosa agilità, con una perfetta eguaglianza di corde nella voce, con esattissimo rigore di tempo, con trilli, con lunghezza mirabile di cadenze senza prender fiato: Musica che vuoi tu? Ancora non lo so, se non mi desti nel cuore verun sentimento. Io ho ascoltato delle voci, alle quali non si poteva rimproverare alcun difetto, ma il mio animo faceva loro il rimprovero massimo poichè non sentiva nulla. I ballerini da corda si pagano perchè ci faccian maraviglia, i musici si pagano perchè ci movano; eppure la massima parte de' musici vuol fare da ballerini da corda”, ec.
Belolli (Luigi), da Parma, celebre suonatore di corno di caccia stabilito in Milano nel R. teatro della Scala. I suoi concerti sì pel gusto, che per la sodezza delle regole lo han messo al rango di un de' più celebri compositori d'oggigiorno. Non puossi esprimere l'effetto che produce lo strumento da lui maneggiato: l'illusione è arrivata al segno di aver creduto alcuni ch'egli pronunzii insin le parole. I quartetti, ch'egli ha composto per quattro corni di caccia, fanno un eccellente effetto, dice il dottor Lichtenthal: noi ne abbiam fatto un cenno nel suo articolo (t. 3. p. 25). Belolli ha formato un grand'allievo nella persona di un certo Balezar Milanese, che attualmente dimora in Napoli.
Benda (Francesco) merita un distinto luogo nella storia dell'arte qual fondatore di una scuola di violino nell'Alemagna. Egli era della Boemia, ma dopo di avere appreso il canto e la musica a Praga, applicossi allo studio del violino a Dresda, ove era stato accolto come uno de' membri della real cappella. Tornato dopo alcun tempo a Praga, ebbe lezione da Konyezek bravo violinista del paese, e quindi dal cel. Francischello in Vienna. Sulla raccomandazione di Quanz entrò egli nel 1732 al servigio del principe real di Prussia, indi Federico II. Benda intento sempre alla perfezion di sua arte fecesi istruire nell'esecuzione degli adagio da Graun maestro de' concerti del Re, nell'armonìa dal di lui fratello maestro di cappella della corte, e dallo stesso Quanz nella composizione. Nel 1772 fu sostituito a Graun nel posto di maestro de' concerti, e morì di apoplesia a Potsdam nel 1786 in età di 77 anni. Il Dottor Burney dice che “la sua maniera non era nè quella di Tartini, nè quella di Somis o Veracini, nè quella di alcun altro caposcuola di violino, ch'ella era tutta sua propria, da lui formatasi su i modelli de' gran maestri.” (Travels 3º vol. p. 101). Hiller nel 1º vol. delle sue biografie dice: “ch'egli rendeva col suo violino i più belli, i più nitidi, i più gradevoli suoni, che sentir si potessero. Niuno uguagliavalo nella celerità e nell'esecuzion degli acuti. Egli conosceva a fondo tutte le difficoltà, e tutte le risorse del suo instromento, delle quali giudiziosamente sapeva far uso. Egli inclinava maggiormente ad una nobile melodia.” Pregevolissimi sono i suoi concerti; il Benda, dice Carpani, è pennelleggiatore fiero e profondo. (Lett. 4). Tra' suoi allievi pel violino si fecero gran nome suo fratello Giuseppe Benda e due suoi figli; Koerbitz, Bodino, Pittcher, Ramnitz, Rust e Matthes; per il canto formò egli le sue due figliuole, che sposarono i maestri di cappella Wolff, e Reichardt, ed il soprano Paolino. Giorgio Benda, il terzo de' suoi fratelli si rese celebre come maestro di cappella del duca di Saxe-Gotha: le sue composizioni sì per chiesa che per teatro furono molto applaudite in Germania e nella Francia. Egli aveva viaggiato in Italia per apprendervi la lingua, e il buon gusto nel canto, il che acquistar fece alle sue produzioni la singolar maniera che le rende superiori a quelle de' suoi contemporanei. Egli viveva ancora nel 1794.
Bernard, musico tedesco viveva in Venezia nel 1470. A lui deesi l'invenzion de' pedali negli organi. (Fabric. bibl. lat. med. ætat.).
Bernardi (Franc.), detto il Senesino, eccellente mezzo soprano, nato in Siena, fu ricercato dal cel. Hendel per condurlo seco in Londra come prim'uomo nel teatro italiano, collo stipendio di 1500 lire sterline, che fu in appresso accresciuto sino a 3 mila ghinee; ma essendosi disgustati fra loro, Hendel lo mandò via dal suo teatro, malgrado il discapito che gliene avveniva, e le premure de' più gran signori di Londra, cui dispiaceva il perderlo. Nel 1739 egli si era stabilito in Firenze, e tuttochè vecchio vi cantò un duetto insieme con l'imperatrice M. Teresa, allora arciduchessa d'Austria. Era in gran pregio la di lui voce penetrante, chiara, uguale e flessibile: aveva egli in oltre un'abilità poco comune nell'esecuzion de' passaggi, pura l'intonazione, ed il trillo perfetto. Ottimo attore nel tempo stesso primeggiava fra tutti ne' recitativi.
Berrettari (Gaetano), membro della Società delle scienze ed arti dell'Italia, è autore delle Osservazioni sul suono, che trovansi negli Annali di Chimica e Storia Naturale di Brugnatelli, a Pavia, tom. 18, 1800.
Bertinotti (Teresa), da Savigliano nel Piemonte, cantatrice rinomatissima su i primi teatri d'Europa, come di Londra, Milano, Napoli e Palermo, dove sommamente si distinse nell'oratorio la Zaira scritto dal Federici per la sua voce nel 1800. La sua singolar maniera di cantare, e la sua bellissima voce penetra il cuore: la sua espressione è ammirabile. Alle doti di avvenenza e di grazia, di cui è stata assai favorita dalla natura, unisce ella una decenza, un contegno, una virtù che trovansi di raro nelle persone del suo rango. Ella sposò finalmente il Sig. Radicati famoso professor di violino. Attualmente soggiorna in Bologna, e canta da prima donna in quel teatro, dopo di essere stata in Lisbona.
Biante di Priene, uno dei Saggi della Grecia fiorì sei secoli innanzi G. C. Dopo essersi istruito in ogni genere di scienza, e dopo avere imparata con eccellenza la musica, prese a cantar con la lira in diverse occasioni i mezzi di render felice la patria, e di preservare da' mali la poco accorta gioventù. I sentenziosi detti sparsi ne' canti di questo valentuomo si celebrarono tanto da' Greci, che dell'età sua si videro scolpiti nel tempio di Apollo, quali sentenze del Dio della musica. La Grecia dichiarollo per uno de' suoi Savj (V. Laert. l. 1, 35, et Plutarch. de Monarch.)
Blangini (Mad.), sorella del bravo maestro Giuseppe Blangini (V. il suo art. nel t. 1, p. 123), nacque in Torino nel 1780. Ebbe dapprima lezioni di violino dal col. Pugnani, e poscia da Puppo, e da Boucher. Il Sig. Barni da Como l'ha diretta nello studio della composizione. Essa ha suonati de' concerti di violino nelle pubbliche accademie a Torino, a Milano, a Vienna e a Parigi: una sola delle sue opere si è pubblicata sinora, cioè un trio per due violini e violoncello. Ella è attualmente nella corte di Baviera in qualità di maestra di canto della principessa.
Bura (Antonio), da Savigliano in Piemonte, attualmente uno de' primi suonatori di violino, fu scolare del Pugnani.
Burgh (A.) nello scorso anno 1814 pubblicò in Londra Anecdotes historical and biographical of music in letters, cioè Lettere contenenti alcuni aneddoti storici e biografici della musica, 3 vol. in 8vo.
Catalani (Ottavio), dell'antica Enna, abate e canonico della cattedrale di Catania, acquistossi tal nome per la sua scienza e perizia nella musica, che divenne in Roma maestro della cappella pontificia sotto Paolo V. Fu poi maestro di cappella del duomo di Messina dove morì dopo il 1620. Le sue composizioni per chiesa furono stampate in Roma presso il Zannetti, e dedicate a quel Papa nel 1616 in 4º. (Mongit. Bibl. Sic.)
Cesarotti (l'abb. Melchiorre), illustre professore nell'università di Padova sua Patria, ed assai noto all'Europa letterata per l'eccellenti sue opere di diverso argomento, merita un distinto luogo fra gli scrittori sulla musica, comecchè protesti egli stesso di non aver avuta veruna intelligenza di quest'arte (Lett. a M. de Vogt). Trovansi non pertanto nelle sue opere molte notizie riguardanti la musica: tal si è quella sull'origine della medesima nel suo Ragionamento sopra l'origine e i progressi dell'arte poetica. Tali sono le due sue relazioni accademiche sulla nuova teoria musicale del P. Barca Scolopio; e tale è la relazione della musica dei Caledonj nel suo Ragionamento preliminare dell'inavanzabil traduzione de' poemi di Ossian. Tra questi vi ha il poema drammatico di Comala, ove come osserva lo stesso traduttor Cesarotti, la varietà della misura dei versi fa vedere che il poema fu originalmente messo in musica. Come il suo amico M. de Vogt scrivevagli da Vienna nel 1776, ch'egli non disperava d'indurre M. Gluck a porre in note l'eccellente traduzione ch'egli ne aveva fatta, “mi sarebbe al certo gratissimo, gli rescrisse il Cesarotti, di veder posto in musica da cotesto cel. professore il pezzo rimato del Celtico Bardo. Parmi che quella versificazione imitativa, spezzata e varia, sarebbe suscettibile di bellezze musicali straordinarie.” Ma, se pur non m'inganno, la varietà e l'inuguaglianza del metro, che usò il Cesarotti ne' versi di una medesima stanza, e la strada, com'ei dice, in gran parte nuova che gli convenne tentare nella lirica, la rendono meno adatta ad una buona musica: e fu forse questa la ragione, per cui non potè indursi il Gluck a metterla in note. Piacemi di qui rapportare il giudizio, che questo insigne letterato formavasi del Pacchiarotti, ch'egli soleva chiamare l'Orfeo dell'anima (Lett. al Gener. Miollis del 1808), con tanto più di ragione, quanto nel formare il di lui articolo non mi era occorso allora l'elogio così onorevole fattogli dal Cesarotti. Egli dunque scrivendo alla contessa Livia Dragoni nel 1785 dice così. “Il vortice amichevole mi trasse seco per alcuni giorni a Verona a render omaggio al nostro Orfeo. Tale è per me realmente il Pacchiarotti. Egli si fa tiranno dell'anime sensibili, ed è il solo che m'abbia fatto credere ai miracoli della musica Greca tanto magnificata dall'antichità.” (Epistolar, t. 2). Per la ragione medesima tralasciar qui non debbo le lodi, che dà il Cesarotti all'insigne poeta Angelo Mazza per la collezione de' suoi Sonetti sull'armonia. “È già molto tempo, dic'egli in una lettera del 1803, che l'Italia vi riguarda come il suo Pindaro. I vostri sonetti scuoterebbero il letargo stesso. Io ne sono incantato, trasportato, e non ho parole che bastino a spiegarvi quel ch'io ne sento. Voi meritate d'esser chiamato per eccellenza il Signor dell'altissimo canto. Non v'è fra tanti un solo sonetto che non porti l'impronta luminosa del grande; ma varj di essi sono d'una bellezza sorprendente, e senza esempio. S. Cecilia, il Genio, l'Entusiasmo, l'Armonia ideale, per tacer di altri, sono degni solo di Apollo se pur Apollo ne sapea tanto.” Morì Cesarotti il giorno 4 novembre 1808.
Chladni, di cui abbiamo parlato nel 2º tomo a carte 58, e nel cui nome vi è occorso errore. Chiamasi egli Ernesto-Florente-Federico, come lo abbiamo trovato scritto negli estratti della sua Acustica nel Journal de Physique a Paris, etc., tom. 48.
Colle (Francesco), accademico e storiografo dell'università di Padova, e socio dell'accademia letteraria e georgica di Belluno assai noto per le sue opere commendate dal Cesarotti, merita qui un distinto luogo per la sua Dissertazione presentata al concorso dell'anno 1774, e coronata dalla R. Accademia di Scienze e Belle-Lettere di Mantova, sopra il quesito: Dimostrare che cosa fosse, e quanta parte avesse la musica nell'educazione de' greci; qual era la forza di una siffatta istituzione, e qual vantaggio sperar si potesse se fosse introdotta nel piano della moderna educazione. Essa è scritta con uno stile coltissimo, e talora anche fiorito, sparsa di molta e punto non volgare erudizione, soprattutto giusta, ed esattissima nel proporre e nello sciogliere con tutta la soddisfazione desiderabile a parte a parte il quesito, che ne forma l'interessante argomento. Prova l'A. quanta efficacia aver dovesse nell'educazione della gioventù la musica dall'esser questa l'arte più adattabile anche alla più tenera età: a quell'età cioè, a cui le altre scienze di eloquenza, filosofia, matematica sarebbero troppo sproporzionate. Quindi è che nessuna professione conta tanti eccellenti professori suoi in fanciulli, quanto la musica; laonde è che in età di soli sei anni i Greci erano alla musica applicati. Essa oltre l'esser un innocente anzi virtuoso trattenimento, coltiva ulteriormente e arricchisce l'intelletto, e il cuore: e quindi mentre che ella si è uno scherzo e un diletto, ha insieme il merito delle più nobili scienze, cioè di esser fonte di sempre nuove cognizioni, e di nuovi affetti. Vero è che questo merito non è grande, quanto esser lo potrebbe, per colpa dell'avvilimento, in cui la lasciamo. E però prende da ciò motivo l'A. di deplorare con ogni ragione, che la musica si professi per lo più da persone mercenarie e venali che tanto sol la coltivano, quanto basta a proccurar loro danari in copia, onde sollevarsi da quella vile e stentata condizione di vita, a cui la nascita gli avea condannati. Due gran pregiudizj da ciò tornano alla musica. L'uno è di non poter ispirare tutta quella nobiltà di sentimenti, e di passioni di cui sarebbe suscettibile, perchè ne mancano quei che la professano. L'altro di non aver nessun ajuto dalle scienze, e dallo studio ragionato, perchè non son punto versate, nè nelle lettere, ne nelle scienze le persone a cui è affidata. Qual danno il non avere studiato a dovere la natura sì fisica che morale del cuore umano, onde dedurne quai moti fisici, e quali affetti si potrebbero con sicuro dominio svegliare in lui! Chi è chi ignori quanti avanzamenti non han portati alla musica que' pochi uomini dotti, che l'han professata, un Zarlino, un Salinas, un Galilei, un Doni, un Banchieri, un Rameau, e più recentemente un Tartini, e un Riccati! Quanti maggiori dunque non ne farebbe, se ella entrasse nell'educazione universale; sicchè a professarla venissero non pochi solamente, ma tutti i dotti che vantasser l'età venture! Professata così anche da' più ricchi e potenti avrebber questi campo di far nuovi sperimenti comecchè dispendiosi, onde acquistar nuovi lumi, e procurare alla musica nuovi avanzamenzi. E poi se ogni dì la vediamo acquistar qualche nuovo grado di perfezione, mentre è per lo più fra mani indotte e vili, quanti adunque più ne acquisterebbe ai dotti ed ai nobili affidata? Nè la perfezione, che essa allora otterrebbe non sarebbe di tal sorte, come lo è al presente, che tende a guastarla e farle perdere la sua nobiltà. Ecco un piccol Saggio di questa dotta ed erudita Dissertazione, che fassi leggere con piacere e con profitto.
Collier, inglese, grande amatore della musica, dopo avere viaggiato per la Francia, la Germania e l'Italia, ed aver osservato lo stato di quest'arte in tutti que' paesi, ne diè al pubblico una ben dettagliata notizia in un suo libro intitolato: Musical Travels, ossia Viaggi musicali, in 12º, Londra 1790 (V. Bent's the Lond. Cat.).
Conti, valente compositore italiano, e uno dei primi a porre in note i drammi del Metastasio, era al servigio dell'Imperatore Leopoldo grande amatore della musica italiana in Vienna. Mr. Suard nell'Encicl. metodica ci ha conservato di lui il seguente aneddoto. Nel 1730, questo virtuoso essendo stato insultato da un prete in Vienna, vendicossene tosto con dargli delle buone botte addosso. La contesa avendo avuto de' testimoni, gli si fece un processo criminale, ed in virtù di una sentenza ecclesiastica, Conti fu condannato ad essere esposto per tre giorni, pello spazio di un'ora, dinanzi alla porta della cattedrale chiesa di S. Stefano. L'imperatore, per la stima che facevane, mitigato aveva la sentenza, con ridurre ad una sola le tre umilianti stazioni. Ma poichè nella prima non comportò egli quella pena con rassegnazione e pazienza, venne condannato a subirla due altre volte; rivestito di un grosso sacco, e tenendo un cero alla mano. Dopocchè la giustizia ordinaria condannollo a pagar mille franchi al prete offeso, e tutte le altre spese; ad una prigione di quattro anni, o ad esser quindi perpetuamente bandito, da' dominj dell'Austria. (Art. Allemagne).
Cristofori (Bartolomeo), da Padova, costruttore di cembali dimorante in Firenze: a cui secondo la testimonianza del P. Sacchi, e del Conte Gianrinaldo Carli, ambi Milanesi, deesi l'invenzione del Piano-forte nella prima metà dello scorso secolo; benchè per l'usata trascuraggine degli Italiani nel non rivendicare sugli esteri i dritti alla propria gloria, si attribuisca cotale invenzione or a' Tedeschi, or a' Francesi anche in Italia. Noi riporteremo qui le parole stesse del Conte Carli, autore grave e rinomatissimo. “Bartolomeo Cristofori Padovano, egli dice, fu l'inventore del cimbalo a martelletti, della quale invenzione ci siamo scordati a segno, che l'abbiam creduto una nuova cosa, allorchè ci venne dalla Germania, e dall'Inghilterra accogliendolo come una singolare produzione di quelle felici regioni destinate ad illuminarci con i lumi presi dagl'Italiani, i quali hanno ritrovato tutto, inclusivamente un nuovo mondo, e non hanno saputo conservar mai cosa alcuna.” V. il vol. 14 delle sue opere, p. 405, Milano 1788, in 8º.
Crotch (William), musico inglese, nel 1813 pubblicò in sua lingua: Elementi di composizione musicale, opera che viene annunziata nel Giorn. Enciclopedico di Sicilia, Maggio n. 5, 1814.
Crousaz (Jean-Pierre), professore di filosofia, e di matematica nell'Accademia di Losanna, nel 1714 diè al pubblico Traité du Beau, in 8º, dove dimostra in che consista il bello con degli esempj tratti per la più parte delle arti, e delle scienze. L'autore parla altresì del Bello della musica, che ha qualche cosa che non del tutto dipende dal piacer dell'orecchio. L'ultimo e 'l più lungo capitolo di quest'opera viene da lui impiegato a spiegar da prima fisicamente la natura del suono; tratta quindi da matematico dei tuoni, e delle differenti combinazioni che bisogna farne, per produrre un pezzo di musica, che sia veramente bello, secondo i principj, ch'egli ha premessi. Ma come tale bellezza matematica della musica è da pochi, anzi da niuno compresa, così tolse egli questo capitolo sulla musica dalla seconda edizione del suo trattato pubblicata in Amsterdam nel 1723, e tratta in sua vece della bellezza della Religione. (V. le Clerc Bibl. Anc. et Modern. t. 20).
Descartes. Benchè siasi da noi detto abbastanza in riguardo al suo trattato sulla musica, per onor dell'Italia tutta via crediamo ragionevol cosa lo aggiungere quel che ne ha scritto il dottissimo Andres nel cap VIII del t. 4 Dell'Acustica. “La dottrina musica del Cartesio, egli dice, è tanto conforme a quella del Galileo, che il Cartesio stesso pare che voglia schivare la taccia di plagiario, e cerchi di rifonderla nel Galileo (Ep. XCI, par. II); e il Poisson illustratore della sua musica più uso fa delle ragioni e delle sperienze del Galileo, che di quelle del suo autore Cartesio (Elucid. phys. in Cartes. music.). Sotto l'ombra di questi due sommi filosofi cresceva la musica, e chiamava l'attenzione del Mersenne, del Gassendi, del Wallis, e d'altri chiarissimi scrittori... La dottrina però del Galileo e del Cartesio intorno la musica, le sperienze de' fisici, e le teorie de' geometri sopra il suono non erano che piccioli saggi de' moltissimi argomenti, che offre questa materia, e delle infinite speculazioni, che restavano a fare.” Puossi anche aggiungere all'articolo di Descartes, che nelle sue Lettere trovansi spesso trattati soggetti di scienza musicale, così nell'epist. 75 e 106 della Part. 2 spiega egli meglio che il Mersenne la coesistenza de' suoni acuti col suono fondamentale di una corda, benchè attribuisca esclusivamente questa qualità alle corde irregolari; nell'epist. 72 osserva egli, che l'intensità della propagazione del suono per via di corpi solidi è maggiore di quella, che si fa per via dell'aria a motivo della maggior coesione di questi corpi; nell'epist. 3, spiega assai bene gli effetti delle consonanze e dissonanze sul nostro senso, ec.
Dietz, valente meccanico di Darmstatt è inventore di un nuovo strumento, cui diè il nome di Melodion. Egli si è stabilito in Parigi, ed avendo presentato nel 1810 all'esame dell'Istituto quella sua invenzione, Gossec, Gretry, Mehul, Lacépède, e Charles furono incaricati a farne il rapporto. Quest'istrumento offre la forma di un piano-forte, contenente cinque ottave e mezza, e puossene vedere un'esatta descrizione nell'Archive des découvertes pendant l'an 1811 p. 254. Madamigella Sofia Welsch distinta virtuosa fecelo sentire ai Commissarj dell'Istituto, e Mr. Charles nel suo Rapporto alla classe delle Belle-Arti dice averne essa ben preso il carattere; e che contenendosi in quella cantilena che più gli è propria, osserva sempre i giusti limiti dell'espressione e della grazia.
Dionisio di Tebe, cel. musico dell'antica Grecia fu il maestro di Epaminonda l'uomo forse il più grande che abbia prodotto quella nazione. Fanno di costui menzione Aristosseno presso Plutarco, e Corn. Nepote nella vita di Epaminonda. Pare che il maestro e lo scolare siano ambi stati seguaci di Pitagora. La musica, dice quel biografo, imparata da Epaminonda sotto la scuola del valente musico Dionisio tebano formava il suo divertimento. Suonava eccellentemente il flauto; e ne' banchetti ai quali veniva invitato, cantava accompagnandosi colla lira. Fiorì egli quattro secoli prima dell'era cristiana.
Dionisio il giovane, re di Siracusa, benchè si sia reso esecrabile per l'abuso del suo potere e la sua tirannide, non era tuttavia sfornito di cognizioni e di coltura. Egli amava passionatamente la musica, e ne possedeve così bene la teorìa e la pratica, che cacciato dal trono e bandito a Corinto gli servì di mezzo a procacciarsi il vitto. Secondo lo Storico Giustino, egli quivi tenevane scuola, esercitava le donne che cantar doveano ne' cori, e disputava seco loro sull'armonia e intorno la maniera di far de' passaggi colla voce (Lib. 21, c. 2). Egli l'accompagnava col flauto, che sapeva suonar assai bene. Aristosseno il musico, al riferir di Plutarco (in Timol.) lo riscontrò in Corinto, e seco si trattenne in famigliari discorsi. Evvi in Siracusa il famoso carcere detto l'Orecchio di Dionisio: dicesi che “il rimbombo che vi fa la voce, avesse dato ai professori della musica occasione di produrre quell'invenzione non prima sentita del Canone, per cui cantando due voci e rispondendo l'eco ne nasce quindi di quattro voci una perfetta armonica concordanza. Il viaggiatore Swinburne (nel t. 3, de' suoi viaggi p. 394), nota una tal particolarità come cosa detta avanti da un autor Siciliano (questi è il Mirabella), essendo stato il primo che ciò inventasse Antonio Falcone nella parte pratica della musica.” (V. Antichi monum. di Sirac. di Gius. Capodieci, t. 2).
Dracone, famoso legislatore della Grecia secondo Aulo-Gellio, o riformatore delle antiche leggi al dire di Clemente d'Alessandria (Stromat. l. 3) era, secondo l'uso di que' tempi, musico e poeta altresì celebratissimo. I precetti di morale, di civile e religiosa educazione cantati in tre mille versi da Dracone lo autorizzarono fra gli Ateniesi a segno, che fu scelto dal senato per compilar un codice di leggi, e crearne delle nuove per ogni caso particolare. Furono queste cantate per la prima volta nel teatro degli Eginesi, e tali applausi riscossero da que' cittadini, che in segno di approvazione gettarongli in seno ed attorno nobili, e grandiosi regali, smaniglie, orecchini, anelli. Non essendo conforme alle nostre usanze il cantare così serj e gravi argomenti, può sembrar strano un tale racconto. Ma Aristotile ne' suoi problemi (cap. 51, quest. 28) ne sarà mallevadore. Essendosi egli proposta la quistione, perchè molte leggi si chiaman cantilene? Risponde: non sarebbe egli, perchè gli uomini avanti l'invenzion delle lettere cantavan le leggi, affinchè non fossero dimenticate: il che a' nostri giorni è ancora in uso fra gli Agatirsi? Dracone visse sette secoli innanzi G. C.
Epimenide di Creta, uomo illuminato, e capace di sedurre co' suoi talenti, fu considerato a' suoi tempi qual uomo ispirato dal cielo. Passò egli i primi anni nella solitudine, dedito interamente alla contemplazione e allo studio della natura: imparò il metro, l'armonia e 'l ritmo, senza il quale non era possibile figurare fra' principi della letteratura. Ei giunse così a tanta fama di saggezza e di santità, che gli Ateniesi al riferir di Platone lo accolsero con trasporto in una pubblica calamità (De leg. l. 1). Compose allora de' cantici per placare gli Dei, e ne insegnò a quel popolo la musica (Stab. l. 10); strettosi quindi in amicizia con Solone, lo istruì nell'armonia e nella scienza de' costumi e della politica, e formar gli fece un nuovo codice di leggi, che fu ammirato da tutta la Grecia. Compose e cantò ancora una teogonia con tanto estro, che gli Ateniesi lo stimarono ispirato da Apollo. La di lui autorità crebbe a tal segno, che riprese in pubblico canto i suoi compatriotti con quelle parole, santificate dipoi dalla bocca stessa dell'Appostolo: Cretenses semper mendaces, ventres pigri, malæ bestiæ: senza che perciò incorresse la nota di maldicenza. Fioriva egli sette secoli prima dell'era volgare.
Eschilo, poeta musico, e padre della tragedia, benchè nato nell'Attica, appartiene ancora alla Sicilia, ove dimorò lungamente, e vi terminò i suoi giorni. In età di 25 anni concorse con Pratina, e Cherilo al premio della tragedia, ed oscurò la gloria de' suoi rivali. Egli fu il primo a provvedere il teatro di macchine, e lo abbellì con decorazioni (Vitruv. præf. ad l. 7): vi fece sentire il suono delle trombe; esercitava egli stesso quasi ogni giorno i suoi attori, e prese perciò in suo compagno un bravo maestro di cori per nome Teleste: introdusse nella tragedia modulazioni sublimi, e il ritmo impetuoso di certe arie, o nomi, atti ad eccitare il coraggio. Non mai però s'indusse a far uso delle innovazioni, che cominciavano a disfigurare l'antica musica: il suo canto, dice Plutarco, era pieno di nobiltà e di decenza, sempre nel genere diatonico; il più semplice e 'l più naturale di tutti (Dial. de Musicâ). Abbandonò la patria, perchè accusato a torto di avere rivelati in un suo dramma gli Eleusini misteri, potè a gran stento sottrarsi ai furori d'un popolo superstizioso, qual si era quello di Atene. Passò in Sicilia, dove il re Jerone colmollo di beneficenze, e di distinzioni, e quivi morì di 70 anni, circa 456 innanzi G. C. (Plutarc. in Sympos.). Fu scolpito sulla di lui tomba il seguente epitaffio, ch'egli stesso aveva scritto: Quì giace Eschilo figlio di Euforione, nato nell'Attica, morì nel paese fertile di Gela, ecc. (Pausan. l. 1, Athen. l. 14).
Eser (Carlotta), nata tedesca, è oggidì in Italia una delle più rinomate cantanti per la sua bellissima voce, non che per la profondità del suo sapere nella musica. Ella ha cantato in Milano, in Vienna, in Napoli e a Roma, d'onde non le si è permesso mai più di partire, non solo per la magia della sua voce, e la superiorità del suo canto, ma sibbene per una decente e virtuosa condotta, che fa l'ammirazion de' Romani. Sposò ella quivi un de' primi e de' più ricchi avvocati, il quale essendosi dovuto portare in Vienna a difendere in quel Parlamento una causa rimarchevole di un Principe romano, condusse seco la moglie per servirgli d'interprete nella sua aringa. Attualmente dimora ella in Roma, e non sorpassa gli anni ventisette di sua età.
Eumelo nacque a Corinto otto secoli prima dell'era cristiana. Di questo celebre cantore fa onorevol menzione Pausania (in Eliac.), e qual testimonio di vista e di udito, ci narra di avere inteso un armoniosissimo inno di questo compositore, solito ad intuonarsi in Corinto allorchè i pubblici magistrati presentavansi in corpo alle porte del tempio a farvi l'adorazione. Morì questo cel. musico in età di ventiotto anni, lasciando di se molte, e scelte memorie del suo ameno, e vivace spirito, mentre in così brevi anni lavorò da fisico un leggiadrissimo canto sulla generazione delle api. (Euseb. Chron.). Eumelo fu il primo, che compose un inno notato in musica col ritmo prosodiaco; e a suo esempio quanti inni si cantarono di quella fatta, chiamaronsi prosodiaci. Il che vuol dire, che Eumelo dilatò le severe leggi del ritmo nel canto, aggiungendo a questo della vaghezza con la moltiplicità de' piedi. Il ritmo prosodiaco ora componevasi di tre piedi diversi, or di quattro, or di più; la quale cosa variava di molto il tempo nel suono e nel canto (Requen. Saggi ec. t. 1).
Eunomo di Locri, famoso citarista, di cui rapporta Strabone esservi stata in quella città della Magna-Grecia una di lui bellissima statua tenente in mano una cetara, su cui era una cicala. Timeo, presso quell'antico geografo, racconta che Eunomo venne a competenza nei giuochi pizj con Aristone altro musico di Reggio, e ne riportò il premio per un fortunato accidente. Poichè essendosi rotta una corda della sua lira prima di terminare il concorso, una cicala venne così opportunatamente a muoversi su di essa, che supplì al difetto della corda. Ecco una di quelle favolette de' Greci, che M. Banier cerca di spiegare inutilmente colla fisica (Explic. de la Mytholog. l. 8). Più naturale, e più semplice è la spiegazione che ne dà il Signorelli, cioè che la statua fu eretta, non per accreditare un'inverisimile avventura senza conseguenza, come congettura il Banier, ma per conservar memoria del trionfo di Eunomo; e che vi si aggiunse una cicala sulla lira, non perchè avesse miracolosamente supplito alla corda rotta, come narrò Timeo, ma ad oggetto di specificare la patria del musico vincitore con un segno noto a' vicini, e tratto dalla storia naturale del paese, essendo che in Locri abbondano le cicale. (Vicende della Coltura delle due Sicil., tom. 1).
Euripide di Salamina, uno de' più gran poeti drammatici, e detto il filosofo della scena, perchè sparge ne' suoi drammi le massime della morale di Socrate suo amico, e della filosofia di Anassagora, di cui fu discepolo. Verso la fine de' suoi giorni ritirossi presso Archelao re di Macedonia, il quale radunato aveva in sua corte tutti quei che distinguevansi nelle lettere, e nelle arti. Euripide vi trovò Zeusi, e Timoteo, il primo de' quali aveva fatta una rivoluzione nella pittura, come l'altro nella musica. Complice delle innovazioni fatte da Timoteo nell'antica musica, adottò quasi tutti i modi, e specialmente quelli che per dolcezza, e mollezza si accordavano col carattere della sua poesia. S'intesero per la prima volta sul teatro con istupore suoni effeminati, e talvolta replicatamente poggiati sopra una sola sillaba. Gli autori di commedie, tra quali Aristofane il più maledico di tutti, cercarono di screditarlo: costui nella sua commedia delle Rane, lo rappresentò come uno scrittore tragico senza vigore, che aggiungendo ariette a piccole strofe, procurava di supplire al difetto di bellezza cogli ornamenti, e alla mancanza di forza coll'artifizio: Facciamo cantare Euripide, quivi egli dice, prenda una lira, o piuttosto un pajo di nacchere, che tale è il solo accompagnamento, che possono sostenere i suoi versi (Ranæ, v. 1340). Ma l'uomo di genio sa dispensarsi all'uopo della severità delle regole, e colla novità delle sue grazie trionfa sempre della pedanteria, e della satira. L'innovazione stessa di Euripide servì maggiormente a distinguerlo da quelli, che lo avevano preceduto. Egli morì in età di 76 anni, cinque secoli prima di G. C.; il re di Macedonia, non volle cedere alle premurose istanze degli Ateniesi le sue ceneri, e fecegli costruire presso alla capitale un magnifico monumento. La sua memoria fu altresì onorata in Atene con un superbo cenotafio presso al Pireo, e non vi si pronunziava il suo nome che con istima e trasporto, malgrado le prevenzioni, che Aristofane cercò di spargere contro di lui.
Fantastici (la Signora), celeberrima improvvisatrice di Firenze. La sua casa è frequentata da' più ragguardevoli Signori forestieri che visitano la Toscana, e dai più colti ingegni del paese per godere delle belle accademie di musica e di canto estemporaneo ch'ella dà frequentemente per suo divertimento e per quello de' suoi amici. L'accademia degli Arcadi in Roma si è fatto un pregio di annoverarla fra' suoi membri. La di lei figlia maggiore maritata a Trieste improvvisa e canta anch'essa con molta eleganza, e un'altra più piccola, che può avere al più 15 o 16 anni fa ammirarsi per gli stessi talenti. (V. Pananti, t. 1, note p. 326).
Fanzago (l'abate Francesco), rettore del collegio di Padova sua patria circa 1780, è stato scelto, come uno de' bravi oratori italiani, a far l'elogio di due grand'uomini nella musica il Tartini e il Vallotti. Nel 1770 pubblicò egli Orazione delle lodi e di Giuseppe Tartini, recitata nella chiesa de' RR. PP. Serviti in Padova li 31 di marzo, in 4.º in fronte alla quale vi ha il ritratto di quel celebre virtuoso. Nel 1780 pubblicò ancora Orazione ne' funerali del R. P. Franc. Ant. Vallotti, recitata nella chiesa del Santo in Padova, in 4º.
Fenzi da Torino, virtuoso distinto sul violoncello, vien creduto oggigiorno da tutti gli intendenti il più bravo professore sì per la bellezza de' suoni, che per l'esecuzione della più gran difficoltà. Nel 1807 fecesi egli sentire a Parigi ne' pubblici concerti, e vi ottenne il più brillante successo: il suo nome è celebre ancora in Germania, e in Italia. Il di lui minor fratello, tuttocchè abilissimo sullo stesso strumento, non giunge tuttavolta alla stessa di lui celebrità.
Ferrein (Mr.), nelle Memorie dell'Accademia delle scienze di Parigi 1741, e 1745 vi sono di lui alcune osservazioni fisiche sulla voce dell'uomo nel canto, che sembrano contradir quelle di M. Dodart. (V. Chladn., Acoustiq. p. 68).
Fortis (l'ab. Cesare), nato in Padova di nobil famiglia, per la sua letteratura e le doti del suo spirito veniva onorato dall'illustre Cesarotti col titolo di suo caro e fedele amico (V. Epistolar. tom. 5). La di lui madre Francesca Capodilista donna di coltissimo ingegno e di cuor nobilissimo divenir fece la sua casa un'accademia di Letterati; in sul far della sera i più specchiati di Padova vi si radunavano. Conoscenza degli uomini e degli affari, intelligenza, bontà, discrezione e per colmo finezza di gusto, agilità di spirito, passione del bello, rendevano questa donna l'anima di quella dotta compagnia. Dai talenti e dalle virtù di tal madre puossi ben argomentare la coltura del figlio. “L'abate Fortis è buon improvvisatore (scriveva nel 1808 il D. Pananti), buono scrittore e grandissimo naturalista. Credo che attualmente sia in una gran carica nell'Università o nell'Instituto di Bologna.” (Poet. di teatr. t. 1, note p. 326). Oltre a più opere scrisse egli sulla musica de' Morlacchi, popoli vicini della Dalmazia, di cui può vedersene un lungo estratto presso M. de la Borde. V. Essai etc.
Frichot è inventore di un nuovo stromento, cui diè il nome di Basse-cor, o Basso di corno di caccia. Ha egli l'estensione di quattro ottave e mezza: il che forma un compiuto sistema di suoni, che cromaticamente procedono dal suono il più grave al più acuto. M. Frichot nel 1811 presentò al Conservatorio di Parigi questo nuovo strumento, la di cui invenzione dee far epoca per il grand'utile che recar può all'arte musica. (Achiv. des Découvert. tom. 2, p. 265). Nel Giornale Enciclopedico di Sicilia n. VI mal si annunzia col nome di Tromba.
Garsia (Alessandro), nativo Spagnuolo, uno de' più celebri cantanti di Tenore e compositore sensatissimo, ha scritto la musica di più drammi per i teatri di Napoli, e cantò per più anni nel teatro privato della corte di Francia con incredibil successo. La dolcezza e la grazia, con cui sa modular la sua voce, rapisce i cuori; la sua musica fa sentirsi con tale trasporto, che non vi ha teatro in Europa dove non si sia ricercata ed eseguita sempre con felicissimo incontro. Oggidì trovasi egli stabilito in Napoli in servigio della R. Cappella. Non sorpassa gli anni trenta di sua età. La sua passione per il vino gli ha cagionato de' disgusti: dicesi ch'egli attualmente si occupa a far de' negozj di quadri de' migliori artisti.
Gerbini (la Signora) da Torino, abilissima suonatrice di violino, fu per alcun tempo virtuosa di camera nella corte di Baviera, e quindi in quella di Francia. Avendo percorso la Moscovia, la Germania, la Francia e l'Italia, la sua delicata maniera, la sua agilità, il suo bello stile nell'eseguire sul violino ritrasse non che ammirazione ed universale applauso, ma doni considerevoli ancora da più Sovrani e Signori, sicchè divenne agiatissima, e posseditrice d'immense ricchezze. Non oltrepassa ella i 40 anni di sua età, e non ha abbandonato ancora il suo strumento.
Gibelin (Mr.): tra le opere presentate alla classe delle Belle-Arti dell'Istituto nazionale di Francia nel 1803, vi ha di lui: Discours sur la necessité de cultiver les arts d'imitation.
Gougelet (Pierre Menie), nato a Chalons, fu da Monsignor Vescovo suo padrino posto a servire in età di sei anni come chierico corista nella cattedrale. Egli fece de' rapidi progressi non solo nella musica, ma anche nelle lingue dotte, e nelle mattematiche. Compose alcune messe in musica, e nel 1744 a diciott'anni della sua età i suoi talenti gli meritarono il posto di maestro di cappella, ma il vescovo di Chalons, che voleva farlo entrare nel seminario, vi si oppose. Il giovine Menie non sentendosi del gusto per lo stato ecclesiastico, portossi a Parigi presso un suo zio assai ricco, che voleva fargli abbandonare la musica per il commercio, e le finanze. Gougelet impiegava il giorno in questa nuova occupazione, e la notte nell'esercizio dell'arte sua favorita. Compose allora molta musica per chiesa, che fu eseguita più volte a Versaglies, e ricevuta sempre con applausi. Egli possedeva con la musica il talento della poesia, e scrisse parole e musica di più graziose canzonette: fornito di spirito, di vivacità e di grazie veniva ben accolto nelle più colte società, ma la morte venne a rapirlo assai presto all'arte ed agli amici. Egli finì i suoi giorni in Parigi nel 1768 di 42 anni. Poco prima aveva dato al pubblico: Méthode, ou Abrégé des règles d'accompagnement de clavecin, Paris.
Grimaldi (Carlo, e Paolo), fratelli nati in Messina da onesta famiglia nell'ultima metà del diciassettesimo secolo, ed i più celebri costruttori di cembali a que' tempi in Europa. Di Carlo si sa, ch'egli viaggiò in Italia, in Francia, in Inghilterra, e che lasciò in que' paesi de' monumenti illustri della sua arte. Somma esattezza nelle misure, una singolar nettezza ed insieme un'aggradevele pienezza ne' suoni, una squisitezza di lavoro e solidità di costruzione formavano il singolar pregio de' cembali di questi due virtuosi fratelli, che vengono ricercati tuttora specialmente dagli esteri. Nell'ultimo tasto de' loro strumenti vedesi scritto il loro nome, e l'anno della costruzione. Eglino sopravvissero a' primi anni dello scorso secolo. Il cembalo è oggigiorno così in abbandono che uno di quelli costruiti da Grimaldi, che trent'anni prima compravasi per 300 e più ducati, a stento ha oggidì il prezzo di trenta scudi.
Grimaldi (Emmanuele), nato in Catania ma dalla più tenera età educato in Palermo nel Conservatorio di musica, mostrò in quest'arte quanto può il genio secondato dalla cultura e dallo studio. Apprese la composizione dal bravo Niccolò Logroscino, che erane allora il maestro, ma applicossi soprattutto al violino, nel quale istromento riuscì valentissimo. Egli formossi una maniera sua propria con l'assiduità d'uno studio profondo sulle composizioni del gran Boccherini: eseguiva con singolare espressione i di lui quartetti, e ne' larghi giunse più volte a muover le lagrime degli ascoltanti. Un'immatura morte il rapì all'arte nel 1773, compiti appena gli anni 35 di sua età. Il disgusto, ch'ei risentì per aver perduto l'occasione di guadagnare un'ingente somma al lotto, ne fu cagione per consiglio di uno di quegli impostori, che si vantano di possederne la scienza, egli aveasi ritirato un biglietto, in cui ritrovavansi tutt'i cinque numeri di quella estrazione. Lasciò morendo un sol figlio nella tenera età di cinque anni, di cui parleremo nel seguente articolo.
Grimaldi (Andrea), figlio del precedente, nato in Palermo nel 1768, può dirsi con verità l'allievo favorito della natura, che a man piena versò su di lui tutti i talenti, che si richieggono per riuscire eccellente in quest'arte. Egli dee il suo singolar valore sul violino alla felicità del suo genio, piucchè all'assiduità dello studio: più al naturale suo istinto, anzicchè agli insegnamenti del maestro. La vivacità del suo temperamento non soffriva ne' suoi giovani anni il giogo d'uno studio seguìto, metodico, e la superiorità del suo talento il dispensò dal calcare il battuto sentiero. Ragazzo di nove in dieci anni, dopo di avere avute alcune poche lezioni dal Signor Pietro Morici, buon professore di que' tempi, cominciò tosto a suonar sull'orchestre con tale franchezza di esecuzione, con tale esattezza d'intonazione e di tempo, che destava maraviglia non che alla comune degli uditori, ma sino ai più bravi professori. Nel monastero di S. Martino de' PP. Cassinesi, per divertire nel carnovale i giovani in quella trista solitudine, permettevasi l'esecuzione di alcuni drammi in musica del Metastasio in un teatrino di burattini, eseguita da una scelta, benchè poco numerosa, orchestra. Quivi fu chiamato a far da primo violino il Grimaldi di così piccola età, che faceva mestieri porre uno sgabello ben alto sotto alla sua sedia, perchè giunger potesse a veder la sua parte: ma egli eseguiva e dirigeva anche gli altri nella esecuzione della delicata, difficile, e allora nuova musica del famoso Schuster con tal maestria e destrezza, che diè ben a divedere quel che sarebbe un dì divenuto con più maturità di anni, e di studio. Una distinta articolazione di note, una chiara e piacevole robustezza di voce, cosichè il suo violino fra cento altri agevolmente distinguasi: esattezza e verità di suono, somma agilità e franchezza nell'esecuzione; gusto, e quel che più vale, giudizio negli abbellimenti, ecco il distintivo carattere della maniera di questo bravo suonatore, ch'egli da se solo si è formata, senza che appresa l'avesse da alcuna scuola particolare. Egli conosce a fondo tutt'il difficile e 'l bello del suo instrumento; e sa farne uso quando gli abbisogna: non ha chi l'uguagli nella celerità, nell'espressione, e nella perfetta intonazione de' suoni più acuti. Il gran Lolli, venuto essendo in Palermo, non isdegnò di farne l'elogio. Finalmente egli ha formato e perfezionato il suo gusto sulle inarrivabili composizioni di Haydn, di Pleyel, di Mozart, di Beethoven, ch'egli ha eseguite a primo colpo d'occhio perfettamente sin dalla prima volta che giunsero sino a noi. A tanta abilità e valore nell'arte sua unisce egli quella modestia, e quel basso sentimento di se stesso, che distinguono dalla comune l'uomo di genio, e d'uno spirito e d'un cuore ben fatto. Vi sono di lui alcuni concerti di violino, e notturne con accompagnamento di piena orchestra sul gusto de' moderni tedeschi.
Helta (Vincenzo de), palermitano, fu maestro della real cappella palatina su i principj del sec. 17, per la quale compose la musica di molti salmi ed inni di vespro a 4 e 8 voci con il basso continuo per l'organo, che pubblicò per le stampe del Veneziani in Palermo 1636, in 4º. (Mongit. Bibl. Sic.).
Hofmann, costruttore di organi e piano-forte è l'inventore del Piano à archet, ossia di un clavicembalo a corde di budello sulle quali fa egli muovere circolarmente un arco di crino, che produce l'effetto de' violini, della viola e del contrabbasso. Se ne trovano i dettagli nel Journal der fabriken, und manifacturen, cahier de novembre 1808. (V. Archiv. des découvert. p. 372).
Jacquier (il Padre), francese dell'ordine de' Minimi, professore di matematica nel loro collegio della S. Trinità de' monti in Roma, nel suo Corso di filosofia (tom. 3 part. 2, 131, edit. rom.) spiega il sistema musicale dell'Eulero, e lo abbraccia rigettando quello del Galileo. Egli con altri filosofi deriva il piacere dell'armonia dall'esatta ragione e proporzione, che si trova in alcune corde musicali. Musica, dice il metafisico Leibnizio, est exercitium arithmeticæ occultum nescientis se numerare animi... Errant enim, qui nihil in animâ fieri putant, cujus ipsa non sit conscia. Anima igitur etsi se numerare non sentiat, sentit tamen hujus numerationis insensibilis effectum, seu voluptatem in consonantiis, molestiam in dissonantiis inde resultantem. (Epist. ad divers. t. 1, ep. 154). Descartes ha proposto gli stessi principj nel suo Tratt. de homine, p. 3, § 36, e nel Compendio di musica. L'Eulero, il Diderot, e il P. Jacquier li hanno adottati; ma il dotto Eximeno sulle tracce del d'Alembert, li ha tutti seriamente confutati nel secondo capitolo del suo primo libro a carte 75. “L'insegnare a dilettare l'udito per le proporzioni delle corde è lo stesso, che insegnare a convincere l'intelletto per il numero delle parole, e lo stesso ancora che voler condire i cibi per regole di geometria.” Il P. Jacquier viveva ancora nel 1781. Ne' suoi commentarj a Newton, ch'egli compose insieme col suo confratello il P. le Seur, per supplire al difetto della teoria de' suoni del matematico inglese, ha fatto de' calcoli così complicati, che non puossi pienamente restar affidati nelle loro conclusioni, e i posteriori geometri, dice l'ab. Andres, non hanno infatti abbracciata la dottrina del Newton.
Janide, antichissimo musico della Grecia, inventò il modo frigio contenuto entro il diapason ossia, secondo il Requeno, il sistema armonico più usitato da' Greci detto eguale, o equabile (V. Plutarc. de Mus.). I marmi arundelliani non solo confermano il detto di Plutarco, ma aggiungono che Janide lo inventò a Celene, e che fu egli il primo, che con regolata armonìa facesse delle cantilene alla gran madre. Lo fanno eziandio inventore non del flauto, come dei scrittori poco accorti hanno stampato più volte, ma del canto tibiale: la qual cosa non vale a dir altro, se non che Janide applicò al flauto il ritrovato della divisione della corda armonica, e il modo frigio da lui inventato.
Lampillas (ab. Saverio), exgesuita spagnuolo nato nell'Andalusia nel 1739, e morto a Genova nel 1798 dopo l'espulsione del suo ordine passò in Italia, si diè alla letteratura, e indegnato della maniera con cui i suoi confratelli Bettinelli e Tiraboschi giudicato avevano nelle loro opere del merito letterario di sua nazione, attribuendo alla medesima il dicadimento e la corruzione del gusto dell'antica Roma, e della moderna Italia, e della loro letteratura, diè al pubblico per le stampe di Genova la sua opera in italiano idioma col titolo di Saggio storico apologetico della letteratura spagnuola contro le pregiudicate opinioni di alcuni moderni scrittori italiani, in 6 vol. in 8º, 1778-1781. Egli ebbe delle onorevoli e lucrose ricompense dal re Carlo III, per avere vendicata con quest'opera la nazione spagnuola. Siccome l'apologista percorre tutte le scienze, e i rami tutti della letteratura, così nel 2º tomo (Part. 2, diss. 3, § 5) parla egli della scienza musica degli Spagnuoli, e parecchi di loro ne accenna, che stabiliti in Italia furono impiegati a tenervi cattedra di musica, o ad esercitarla con distinzione.
Leris (Antoine de), nato a Montlouis nel Rosciglione, è autore di un Dictionnaire portatif historique et littéraire des théâtres, 1754 in 8º; la seconda edizione è del 1765. Egli ha avuto parte eziandio come editore al libro intitolato: Sentiment d'un harmoniphile, 1756. De Leris è morto sul principio di questo secolo (V. l'artic. Laugier).
Levesque (Pierre-Charles), membro dell'Istituto nazionale di Letteratura, e Belle-Arti diè al pubblico nel 1797 Considérations sur les trois poètes tragiques de la Grèce, a Paris in 8º. L'A. vi tratta, della poesia lirica e della musica de' Greci. “Io credo assai probabile, dic'egli, che i Poeti tragici e lirici componevano eglino stessi la musica delle loro opere. La musica entrava nell'educazione dei Greci ben nati. Io vedo altresì che gli antichi fan menzione di Cantori celebri, di celebri Suonatori: ma non ci offrono mai l'idea di una classe distinta di Musici-Compositori.”
Mango (ab. Vincenzo), nato in Palermo da antica e nobil famiglia nel 1741, uomo d'alto ingegno, di molto criterio e gusto, versato nelle lingue dotte, e d'immensa letteratura sia sacra, sia profana, ha fatte nella musica sorprendenti scoperte, benchè per un curioso fenomeno della natura, simile in ciò al cel. M. Sauveur, per difetto di orecchio, nè colla voce nè colle mani potesse esercitarla. Egli senza negligere altri studj più serj, o le occupazioni del proprio stato, mercè le più profonde meditazioni su varj sistemi di musica sì antichi che moderni, è giunto colla propria intelligenza a formare un nuovo filosofico sistema della bell'arte della musica, che scevro di calcoli e di numeri, di sofisticherie pedantesche e scolastiche, di termini insignificanti e d'idee parassite, presenta un tutto ben ragionato e connesso di ben sodi principj e di regole inalterabili, formato sulla natura stessa della cosa. Ecco il catalogo delle sue opere, di cui ci fa sperare che al più presto farà parte al pubblico. 1. Elementi della moderna musica conforme alle correzioni fatte alle sue parti artificiali. 2. Discorso sopra i caratteri della musica. 3. Progetto delle Note novelle della musica. 4. Discorso sopra la riforma delle note volgari della musica. 5. Sopra la moderna musica e suo temperamento. 6. Origine storica del Canto-fermo ecclesiastico-diatonico. 7. Origine della musica teatrale diatonico-cromatica. 8. Origine storica dei volgari caratteri della musica. Come l'A. ha saputo riunire ne' suoi scritti due difficili pregi, concisione, e chiarezza, così io credo che tutti potran contenersi in 2 tomi in 8vo.
Manfroce, giovane compositore di grandissima espettazione morto in Napoli in sul fior dell'età nel 1813. Egli non sorpassava il ventunesimo anno: delle sue produzioni non ci resta che l'Alzira, dramma serio, impresso dal Ricordi in Milano.
Mattucci (Pietro), nativo dell'Abruzzo, famosissimo cantante di soprano, dopo aver fatta la prima figura sui principali teatri di Europa, or già vecchio fa sua dimora in Messina. La fortuna non avendolo molto favorito nella negoziatura, che aveva intrapresa dacchè erasi ritirato dal teatro, vive oggidì pressocchè nel disagio. Era egli inoltre molto portato per il bel sesso, ma vecchiezza smorza tutt'i fuochi.
Molino (Luigi), nato in Torino sulla fine dello scorso secolo, fu allievo del Pugnani e suo successore come primo violino del teatro reale e direttor della musica di S. M. Sarda. La forza, l'espressione ed il sentimento con cui maneggia il suo stromento, l'eleganza, il gusto ed il bello stile delle sue composizioni lo han fatto giudicar da taluni come superiore allo stesso Pugnani. Nel 1809 egli ha fatto imprimere un suo concerto per l'arpa con accompagnamento di due violini, viola e basso, due corni e due clarinetti, dedicato a Mad. Louisa Pascal distinta suonatrice di arpa. Questo concerto è d'una composizione dotta e graziosa, e molto adattata a dar risalto a quell'instromento. Vi sono altresì impresse a Parigi presso Pollet molte di lui canzonette italiane.
Mongez (Mr), dell'Istituto nazionale di Francia è autore di una Mémoire sur la réunion des littérateurs et des artistes dans l'Institut Français, et sur l'esprit qui doit les animer, 1796. “Bacone, dic'egli, quel bel genio, che simile al Giove di Esiodo, ha fatto germogliare dal suo vasto cerebro le cognizioni di tutti i gradi di perfezione, di cui è suscettibile l'umano spirito, aveva proposto di riunire le fatiche de' letterati, e quelle degli artisti. Questa riunione era desiderata dallo spirito filosofico, che distingue il secolo già vicino a terminare... Gli architetti allorchè costruiranno delle sale di adunanza, apprenderanno dagli artisti divenuti giustamente celebri mercè lo studio della declamazione e della musica, le forme, che l'abitudine sovente meglio instruita che la teoria, avrà mostrate loro come le più vantaggiose per il canto, e per la voce. Isolati sinora i musici, ed i maestri della declamazione acquisteranno nella società degli altri artisti, un grado di perfezione, di cui la loro modestia gli impediva di credersi capaci. L'accento della verità, quell'accento che con tanta fatica imita l'arte, perchè nemmeno l'aveva sospettato, sortirà da quella bocca, che declamando, o piuttosto cantando i suoi versi, riaccenderà il bel fuoco che li aveva inspirati. Quest'accento prezioso colpirà l'immaginazione del musico osservatore che ne farà l'ornamento del suo recitativo, e dell'Artista giudizioso, che lo farà rimbombare sulla scena sorpresa. Quanto sarà loro favorevole l'intima conoscenza dei tragici, e de' comici greci o romani? Gli amatori delle lingue antiche ne comunicheranno loro i tesori. Finalmente questi artisti, sì cari a' nostri occhi, ed alle nostre orecchie apprenderanno dai grammatici a modulare il canto e la declamazione secondo la vera espressione delle idee. Gli uni eviteranno quelle sospensioni almanco oziose, che dividono un pensiero complesso; e gli altri temeranno il rimprovero fatto assai volte con ragione alla turba dei compositori esteri, quello di ravvicinare o de' termini opposti, o delle idee incoerenti. Figlie di Mnemosine le Muse sono sorelle, e si danno a vicenda uno scambievole appoggio. La presenza degli artisti, le loro osservazioni, la discussione delle loro opere, e delle loro opinioni, produrranno ancora degli effetti sensibili sulle fatiche de' letterati. I Poeti saranno allora più obbligati agli Artisti che abbelliscono la scena, e che animano l'orchestra. Eglino daranno costantemente ai loro drammi un andamento favorevole alla melodia; faranno rivivere la cesura antica, o quei riposi simmetrici, situati nelle stanze e nelle strofe dell'istesso metro, tanto ardentemente bramati dai nostri celebri musici, e tanto felicemente usati da Metastasio, il Quinault di Firenze, e di Vienna. Io qui devo invocar la tua ombra illustre immortal cantore d'Ifigenia, d'Alceste e di Armida. Nudrito nella lettura di Sofocle e di Euripide, Gluck aveva acquistato, mediante la meditazione de' loro capi d'opera, e lo studio della lingua armoniosa, nella quale essi hanno scritto, una conoscenza della scena ed un tatto delicato, di cui i poeti, i quali accompagnavano colle loro le di lui fatiche, risentirono spesse volte de' felicissimi effetti. Gli eruditi imploreranno altresì il vostro soccorso, o emuli di Amfione, per dileguare le tenebre, sotto alle quali è ancor ricoperta quella musica de' greci, di cui tanto si sono vantati i prodigiosi effetti... Così a vicenda viaggiatori e guide i Letterati, e gli Artisti si presteranno de' scambievoli soccorsi, che aspettar non si potevano, se non se da una riunione già progettata da gran tempo da Bacone e da altri filosofi.” Nel 1801 Mongez fece all'Istituto nazionale, di cui egli è membro, un rapporto Sur les moyens de faire entendre les discours et la musique par tous les spectateurs, en quelque nombre qu'ils puissent être. Questo Rapporto, e la Memoria, di cui se n'è dato un piccolo saggio, possono leggersi nel primo e nel terzo volume des Mémoires de l'Institut ec.
Montalbani (P. Bartolomeo), minor conventuale da Bologna, nel 1651 era maestro di cappella in Palermo, ove stampò mottetti ad una ed in sino ad otto voci, dedicati ai Senator Bargellini suo parente. Più alcune sinfonie di violini impresse in Palermo nel 1629. Egli morì finalmente maestro di cappella del suo convento di S. Francesco di Bologna (V. della Valle Mem. del P. Martini p. 7).
Nozari da Bergamo, allievo del suo concittadino David rinomatissimo cantante di tenore d'oggigiorno. Benchè non fosse molto bella la sua voce, con l'arte e la profondità del suo sapere ha egli così ben saputo correggere i difetti della natura, che tutti i teatri fanno a gara per averlo. Il suo canto alletta ed istruisce. Trovasi egli attualmente nel R. teatro di Napoli.
Pages (M.) è autore di un'eccellente opera pubblicata nel 1800 a Parigi in 6 vol. in 8vo, col titolo Cours d'études encyclopédiques redigé sur un plan neuf. Contiene la storia dell'origine e dei progressi di tutte le scienze, delle Belle-Lettere, delle Bell'Arti, e dell'arti meccaniche con l'analisi de' loro principj. Gli amatori di musica troveranno molto di loro profitto ne' varj articoli, in cui si tratta della medesima come arte, e come scienza.
Pananti (Dr. Filippo), da Mugello in Toscana, poeta e bello spirito del secolo, da alcuni anni in quà ha fatta la sua dimora in Londra, sebben nello scorso anno 1814 fu per suoi affari alcun tempo in Palermo. Egli è uno della società d'italiani autori dell'Italico Giornale, che dal 1813 si va pubblicando in Londra, ove trovansi di lui alcuni Saggi teatrali (Agosto 1813, p. 408). Il primo ha per titolo: Musica e Parole; vi si contengono delle buone, benchè non nuove riflessioni sull'intima parentela della poesia e della musica, e sul dovere del compositore di dare il colorito proprio alle immagini disegnate dal poeta: ma gli esempj e gli aneddoti, che a tal proposito vi si rapportano, par che vengano smentiti dal buon senso, e dalla sperimentata saviezza delle persone, alle quali attribuisconsi. “Haydn, vi si dice, pretendea che il poeta componesse dietro alla musica, e un giorno che il Dr. Morell che avea fatto le parole de' di lui oratorj si avvisò di fargli osservare che la musica non corrispondeva bene, non esprimeva il senso delle parole, Haydn tutto sdegnato esclamò: maledette le vostre parole, ecco le mie idee; voi far dovete su quelle idee le parole. (Credat judæus apella, non ego). Di questo lagnavasi, e si burlava l'ab. Casti. Un giorno Giuseppe II gli disse, fatemi delle parole, arriva il gran duca di Russia, vò dargli un nuovo spettacolo. Chi farà la musica, domandò Casti. La musica è fatta, disse l'imperadore; ho trovato prima di voi Salieri, ed egli ha già finito il travaglio. Oh questa è da ridere veramente, disse il leggiadro autor del re Teodoro, degli apologhi e delle novelle. Sapete cosa farò? Io farò il Signor del villaggio che ordina uno spettacolo, e fa far la musica prima delle parole. Musica e poi parole sarà il titolo del mio dramma.” Io lascio giudicar a' lettori, se è pur verisimile che così pensasse un Haydn, un Salieri: se è possibile lo scriver la musica di un dramma intero pria che esistessero le parole, e se un principe così illuminato come Giuseppe II avesse potuto esiger dal Casti un così scempiato strafalcione, ovvero se il Dr. Pananti vuol farci ridere a carico de' grand'uomini. Dummodo risum — Excutiat sibi, non hic cuiquam parcet amico. L'altro di lui saggio è intitolato La musica dolce e patetica: pensieri usati e comuni come nel primo. Nel suo Romanzo poetico in sesta rima intitolato: il Poeta di teatro, Londra 1809, 2 vol. in 12º, trovansi alcuni canti sulla musica: Le due sorelle, Musica e Poesia nacquer gemelle, il Canto; la Perfetta armonia; la Musica ec. Nelle annotazioni s'incontrano delle notizie di molti distinti soggetti tuttora viventi, e che si son fatti un chiaro nome nella musica. Io le trascriverò quì: “La Grassini, per la soavità, l'espressione, per quella che chiaman voce accostante, accompagnata da una mirabile azione; Braham, per l'agilità, pel sonoro metallo, pel così detto bel corpo di voce; Siboni per l'eccellente stile, il metodo giudizioso, la dotta azione; Naldi, per la vivacità della scena, la chiarezza del sillabare, e pel talento raro di far brillare non tanto il cantante quanto il declamatore, tutti questi si distinguono nell'Europa per la scienza profonda del canto, hanno moltissimo merito, e tutti si rendono commendabili per il lor carattere onesto e per la dolce urbanità dei loro costumi. Io rendo questa giustizia al merito e alla verità.” (t. 2, p. 302). Grazioso è l'aneddoto di Farinelli, che l'A. racconta a carte 346. “Il musico Farinelli vantava al Papa Lambertini i grandi onori e le gran ricchezze ottenute in Ispagna. Rispose il faceto e spiritoso Papa. Avete fatta tanta fortuna colà perchè vi avete trovate le gioje che avete perdute in quà.” Ho creduto però dover omettere un altro aneddoto riguardante il musico Guadagni, non molto a lui onorevole, perchè, per servirmi dell'espressioni dell'autore medesimo, sembrami una storia strampalata e una vera fandonia.
Pau (Felice), vescovo di Tropea, al di cui articolo nel 3º t. p. 157 puossi aggiungere che scrivendo all'avvocato Mattei nel 1769, egli dice di avere impiegato parecchi anni in sua gioventù nella musica per acquistare una non leggiera cognizione di tale facoltà e per esaminare quanto dell'antica musica ne aveano scritto i più dotti autori: che avea disegnata un'opera divisa in tre libri. Nel primo faceva il confronto dell'antica colla moderna musica; nel secondo comparava l'antico al moderno teatro; e nel 3 esaminava in qual maniera la musica opera i suoi effetti nel nostro meccanismo, che a suo talento ci dispone alla letizia, ed alle tante altre diverse passioni. Egli non ne compose altro, che il primo, mentre dimorava in Roma. Era così perito nella musica che racconta nella stessa lettera, come ne' primi anni ch'egli fu in Roma, fu condotto nella cappella pontificia ad udir nella settimana santa il cel. Miserere, che veramente lo sorprese, e perchè seppe, che ci era pena di scomunica a chi mai ne dava fuori la copia, egli per averlo portò seco nell'altre sere un pezzo di carta di musica con un calamaretto, e col solo udirlo in quello, e nell'anno seguente, sel copiò e lo teneva poi presso di se. Per poterlo copiare, egli dice, io posi l'orecchio in prima al solo basso, ed andai seguitando la traccia de' suoi tuoni, e così ne notava le figure musicali. Dopo terminato il basso, feci lo stesso col soprano, al contralto ed al tenore.
Perne (François-L.), nato a Parigi nel 1772, allievo dell'abb. d'Haudimont, e professore di armonia, unisce ad una profonda cognizione della teoria della musica quella di più lingue sì antiche che moderne, ed è presso a dare alla luce alcune opere interessantissime alla letteratura musicale. Hanno elleno per principale oggetto di ristabilire un certo nesso in tutte le parti dell'istoria della musica, e di rischiarar quella de' tempi di mezzo. A tal fine ha posto già in partitura una raccolta di composizioni di Guglielmo de Machault (V. quest'artic. nel t. 3, p. 41), di alcuni altri musici de' secoli 13, e 14, ch'egli spera far risalire sino a Guido di Arezzo. Questo dotto artista è membro attualmente della R. Accademia di musica, ed ha composto molta musica per chiesa, fra la quale distinguesi una messa a grande orchestra, eseguita in S. Gervasio, e la prima che si fosse intesa dopo le turbolenze della rivoluzione.
Pfeiffer e Pezold, tedeschi costruttori di stromenti in Parigi, nel 1806 esposero in vendita un forte-piano verticale di loro invenzione, il di cui meccanismo è stato a perfezione eseguito. Egli non occupa altro luogo, fuorchè quello necessario per la larghezza della cassa di un piano-forte ordinario, stabilita verticalmente, aggiungendovi l'estensione di una tastiera: i suoni ne sono piacevoli, e facile l'esecuzione. Un'altra loro invenzione è di un forte-piano orizontale di forma triangolare, che può situarsi alle mura di una stanza, senza che il suonatore sia costretto a volger le spalle agli ascoltanti. La sua tastiera trovasi riposta sopra uno de' lati del triangolo, aggradevole del pari ne è l'armonia. (V. Archiv. des dècouvert. 1808).
Poisson (Nic. Joseph), prete dell'Oratorio, nato a Parigi, viaggiò lungamente in Italia, e vi si fece ammirare per l'erudizione e lo spirito. Aveva molto studiato le opere di Descartes suo amico, e morì assai vecchio a Lione nel 1710. Egli pubblicò in Parigi: Abrégé de la musique par M. Descartes, avec les éclaircessemens nécessaires, 1668 in 4º, ed in latino: Elucidatio physica in Cartesii musicam, dove più uso fa delle ragioni e delle sperienze del Galileo, che di quelle del suo autore Cartesio, che prese ad illustrare.
Pollet (Nicolina), nata a Parigi nel 1787 da M. Simonin autore d'una meccanica per l'arpa, studiò per tre anni sotto Blattman quest'istrumento, e perfezionossi quindi colla direzione di M. Dalvimare. Ella prese in marito M. Benedetto Pollet, abilissimo anch'egli professore di arpa, ed il primo ad unir questo stromento col corno di caccia, a cui si dee un metodo, e un giornale di arpa. Mad. Pollet ha composte molte arie con variazioni per arpa, che sa vieppiù render belle colla sua esecuzione. Essa si è fatta sentire a Parigi in più pubblici concerti, e nella Sala-Olimpica con molto successo. In quest'anno 1815 venne ella in Palermo, e nel R. teatro Carolino vi si è fatta ammirare sull'arpa per la chiarezza, agilità ed una singolar espressione di suoni, che sa trarne. Oltre a questa virtù che eminentemente possiede, rendesi commendevole per la coltura del suo spirito, e l'amabilità della sua compagnia.
Puppo (Giuseppe), nato a Lucca nel 1749 fece suoi primi studj di musica nel Conservatorio di S. Onofrio a Napoli. I suoi progressi nello studio della composizione furono brillanti e rapidi; ma una inclinazione predominante per il violino lo indusse a darvisi interamente. A tal fine narra egli che andò in Padova per aver lezione dal cel. Tartini, che dopo aver esaminato le sue disposizioni, questo gran maestro gli disse tre cose esser necessarie per sonar bene di violino: suono, arco e giustezza: in quanto alle dita è la natura che le dà. In conseguenza Tartini raccomandava al suo allievo di filar de' suoni sopra tutti i tuoni e sopra tutte le posizioni a lunghe arcate. Quest'esercizio durò per diciotto mesi, ed otto ore per ciascun giorno senz'interruzione. Ecco quello ch'egli chiamava gettar delle grosse pietre per la base dell'edificio. Puppo assicura di esser restato cinque anni sotto di lui, e che nol lasciò se non quando quel grand'uomo il riconobbe di non essere egli un violino del volgo. Puppo viaggiò quindi per l'Italia, la Spagna, il Portogallo, l'Inghilterra e venne a Parigi, ove soggiornò per venti sette anni. Nel 1799 pubblicò i suoi studj per violino, e tre duo per violini. Quel che eminentemente caratterizza lo stile e la maniera di questo eccellente artista egli è una leggiera tinta di malinconia, che s'impadronisce dolcemente dell'anima. Egli eseguisce con magìa ed incanto la musica del suo concittadino Boccherini, che così graziosamente ha chiamato la moglie di Haydn. Puppo attualmente è in Napoli direttore di orchestra di un teatro secondario di quella città.
Radicati da Torino, famoso suonator di violino fu scolare del Pugnani. Dopo essersi arricchito col prodotto della sua arte, sposò la celebre cantante la Bertinotti, e oggidì vivono agiatissimamente in Bologna. Egli ha abbandonato il suo istromento per darsi alla composizione, e vi si distingue pel gusto e le grazie della novità, non men che per la solidità del suo sapere.
Rega (la Signora), napoletana, moglie del rinomato incisor di camei Filippo Rega, è la più abile suonatrice di Arpa che siavi in Napoli, e una delle virtuose di quella Real Accademia. Eseguisce con precisione ed esattezza qualsivoglia concerto o composizione che gli si presenti. Il suo nome è conosciutissimo in Europa, cosichè i forestieri si fanno un pregio di conoscerla, ed ammirarla, e ne prendon nota ne' loro giornali di viaggi.
Renaudin, professore di arpa a Parigi, è l'inventore di un nuovo Cronometro, ch'egli propose nel 1785 come il più semplice di tutti quelli, che sin'allora eransi inventati, e il più facile per l'esecuzione. È questo un cordone di seta, alla cui estremità pende una balla di piombo. La sua lunghezza è divisa da alcuni segni posti a certe convenute distanze, e che formano altrettanti gradi. Si sa che le oscillazioni di un pendolo sono sempre in ragione della sua lunghezza; cosicchè quei segni servono per dinotare, ove bisogna sospendere il cronometro, cioè la lunghezza che bisogna dargli per accelerare o ritardare il moto proprio ad ottenere tutt'i gradi di celerità possibili. Il vantaggio di questo strumento sopra tutti gli altri consiste nell'essere di una costruzione facilissima, e di pochissima spesa, nell'essere portatile, e soprattutto nell'essere un esatto mezzo di corrispondenza tra' musici alle più rimote distanze.
Riffelsen, meccanico danese, cel. per l'invenzione di più importanti macchine, è anche inventore di un nuovo strumento detto Melodica. Essa è composta di tubi di metallo battuto di varie grandezze, e di una tastiera simile a quella del forte-piano. Vi si adatta una ruota per mettere i mantici in movimento: il suono ne è armonioso, aggradevole, e gli intendenti lo preferiscono a quello del piano-forte. L'inventore avendo osservato che un cordone passando dalla ruota allo strumento eccitò, mediante le sue vibrazioni, delle straordinarie sensazioni sulla persona, che faceva girar quella ruota, provossi di mettere molte persone in contatto con quel cordone. Siffatta esperienza ha prodotto de' buoni effetti sopra diverse persone di complession debole, e singolarmente su quelle attaccate di male di nervi, di podagra, di scorbuto, ec. Secondo questi principj M. Riffelsen ha fatto costruire una macchina destinata singolarmente a questi salutevoli effetti, e ha avuto l'approvazione de' medici di Coppenaghe (Esprit des Journaux, août 1808).
Rollin (Charles), celebre rettore dell'Università di Parigi, e autore di molte opere utilissime di letteratura e di storia, ha trattato della musica de' Greci nel tom. XI de l'Histoire ançienne, a Paris 1737, in 12º. Egli osserva che l'antica musica presso i Greci era semplice, grave e maschia: nota in qual tempo e in qual maniera si è corrotta: specifica i diversi generi, e i varj modi della loro musica, e la maniera con la quale notavano il canto. Esamina se bisogna dar la preferenza alla moderna o all'antica musica, e dopo aver considerate le ragioni pro e contra: Per me, egli dice, non so astenermi dal credere, che i Greci portati, come lo erano, a' passatempi, educati e nudriti nel gusto de' concerti, con tutti i soccorsi, di cui ho parlato, con quel genio inventore ed industrioso per tutte l'Arti che si riconosce in loro, non siano stati anche eccellenti nella Musica come in tutto il resto. Ecco la sola conseguenza, che da tutto il ragionamento, che sinora ho fatto io ne traggo, senza pretendere di dar la preferenza agli Antichi sui Moderni. Mr. Fayolle, senza forse averlo letto, ne dà il seguente saggio; Ce qu'il en dit est rapporté sur ouï-dire et sans aucune connaissance de cause: il eût mieux fait de n'en pas parler. Non si capisce però cosa dir voglia, quando attacca M. Rollin di aver parlato della musica de' Greci sur ouï-dire. Egli non potè esser presente a quella musica per poterne dar saggio, gli fu dunque d'uopo starsene alle memorie che ce ne rimangono, ed ognuno che scrive delle cose antiche non ha altro mezzo che consultare gli antichi, e parlarne sur ouï-dire. Attacca altresì Rollin di averne parlato senza cognizione alcuna di causa, cioè ch'egli non ha conosciuto nè l'antica, nè la moderna musica. Ma quale prova ne adduce M. Fayolle? Forse perchè questo Autore dopo aver consultati tutti i Scrittori sì antichi, che moderni sull'antica musica (il che non ha mai certamente fatto il Sig. Fayolle) è disposto a credere, che i Greci sian riusciti eccellenti nella musica, come in tutte le Belle-Arti, lo che non gli va molto a sangue, ed egli espressamente il dimostra ogni qual volta ha occasione di entrare in questa materia, perciò è ch'egli conclude, che avrebbe fatto meglio a non parlarne. Questo giudizio è veramente ingiusto e ridicolo.
Rossini (Gioacchino), da Pesaro allievo del cel. Ab. Mattei, è ancora molto giovane, ma le sue composizioni sono state così bene accolte in Italia per la novità e gajezza dello stile, che vien egli riputato oggigiorno come uno de' più grandi ingegni, e de' migliori compositori del bel paese della musica. Non aveva ancor compiti i dodici anni allorchè acquistossi gran nome per una solenne Messa e un Tantum ergo da lui composto per S. Petronio di Bologna: gli applausi e le grida di tutta l'udienza cambiaron, per così dire, la chiesa in teatro. Aveva egli scritto un Inno in lode di Murat, ma entrate le armi Austriache fecero arrestar Rossini per l'entusiasmo che aveva eccitato la poesia e la musica di quell'Inno: liberossi dal castigo, che gli si minacciava, a condizione di comporre in tre ore la musica di un altro Inno in onor dell'Imperatore. Ad onta della strettezza del tempo vi riuscì al segno che vien creduto quel pezzo un capo d'opera dell'arte. Ha scritto altresì la musica di varj drammi, come il Tancredi, e gl'Italiani in Algeri, che si è rappresentato in questo R. teatro Carolino di Palermo nel corrente anno con universale approvazione. Si racconta di lui, che obbligato a scrivere in Italia un certo dramma, che non gli andava molto a sangue, dopo aver fatta la musica del primo atto, se n'andò via da quel paese di notte tempo per le poste, lasciando scritto in fronte alla partitura: fatevi comporre il resto da uno de' bravi maestri già morti, il che mostra un pò di quella mattezza, che al dir di Tullio, non va scompagnata dai grandi ingegni.
Russo (Raffaele), nato in Napoli, fu nella più tenera età da' suoi parenti portato in Palermo. Come mostrava sin d'allora delle buone disposizioni per la musica, gli si fece apprenderla nel conservatorio de' Figliuoli dispersi di questa Capitale sotto la direzione del maestro Amendola. Dato avendo de' saggi d'una estrema facilità, e d'una somma vivacità di fantasia nel comporre, gli fu fatto scrivere assai giovane l'Atalia, oratorio per il real teatro di S. Cecilia. La sua musica eseguita alla presenza della Real Famiglia ebbe il più brillante successo, nè minor si fu quello ch'ella incontrò poi sul teatro di Londra. L'anno d'appresso egli scrisse pel medesimo teatro di Palermo un'opera buffa, che fu del paro sommamente applaudita. Comecchè ne' suoi accompagnamenti non si trovi molta esattezza e regolarità nella condotta, nè naturalezza e felicità nelle transizioni di un modo all'altro, vi si ravvisano tuttavia alcuni tratti di genio, e de' lampi di quell'estro creatore, che caratterizza i gran compositori, onde siavi da sperare che coll'esercizio, e lo studio de' buoni modelli acquistar debba quella correzione, che ancor vi si desidera. E tale dommi a credere che sia l'oggetto de' viaggi ch'egli ha intrapreso ne' paesi, ove da sommi uomini maggiormente coltivasi questa bell'arte.
Sales (Pietro-Pompeo), nato a Brescia nel 1729 è stato riguardato a ragione come uno de' migliori compositori sulla fine dello scorso secolo. Egli si era di già acquistato pe' suoi talenti gran fama nella patria, e poteva aspirare a farvisi maggior fortuna, quando un orribil tremuoto gli fè perdere tutti i parenti, e lo costrinse ad allontanarsene per cercar altrove la sua sussistenza. Dopo aver viaggiato per alcun tempo, venne in Germania, ove per molti anni fu al servigio di diversi principi, che amavano e proteggevano la musica, tra quali il vescovo principe di Ausburgo. Nel 1763 fu chiamato a Padova per comporvi un'opera seria, e quindi in Inghilterra, dove ebbe il più gran successo. Nel 1772 ebbe l'onore di comporre per il teatro dell'elettor di Baviera: e nel 1777 la rimembranza de' suoi talenti il fè richiamare a Londra dove fu accolto col massimo favore. Egli morì finalmente maestro di cappella e consiglier di finanze dell'elettore di Treveri a Coblenz verso il 1796. Nelle sue opere egli riunisce nel canto l'armonia tedesca alla soavità italiana, ed impiega con giudizio gl'instromenti nell'accompagnamento.
Scacchi (Marco), dotto maestro di cappella romano, al servigio del re di Polonia, assai conosciuto, dice il Marpurg, per le sue opere teoriche e pratiche, fioriva nel 1640. (Hist. abreg. du Contrepoint, p. XVII) Vi ha di lui per le stampe di Venezia Cribrum musicum, ossia: Esame della musica de' Salmi di Paolo Sifert di Dantzica, 1643.
Scoppa (Ab. Antonio), nato l'anno 1767 di assai civile famiglia nella città di S. Lucia presso Messina, fece in questa città i primi suoi studj, che venne a terminar poi con ottimo successo in Palermo, in Napoli e in Roma. Dopo aver viaggiato per l'Italia, ed aver fatto conoscenza co' Letterati più celebri di quel paese, venne a stabilirsi in Parigi sul principio del corrente secolo. Egli vi si è fatto distinguere in qualità di uomo di lettere per più opere da lui pubblicate. Nel 1803 diè alla luce in Parigi il Saggio dell'eccellente Opera, di cui or parleremo, col titolo di Traité de la Poésie italienne rapportée a la Poésie française, che fu assai favorevolmente accolta da' Letterati di Francia, non che dell'Italia. “Egli dimostra (dice M. Leulliette professore della scuola centrale) con infiniti esempj e tutti scelti con delicatezza di gusto che la lingua francese è del paro espressiva e adatta a render tutt'i movimenti dell'anima, e i vezzi della musica, come l'italiana, a cui erasi sino a quest'ora deferita la maggioranza: nè dubito punto che quest'opera esser non possa sommamente utile a' letterati delle due nazioni: essa non può principalmente che onorar all'estremo la nostra.” (Lettre à M. Garnier). Narra lo stesso abb. Scoppa, che mercè questo primo Saggio ebbe l'onore di esser ammesso nell'Accademia italiana come membro corrispondente, e che con un diploma divenne allora socio dell'Accademia del buon gusto di Palermo; onore, ch'egli mostra d'aver gradito sommamente. “Io mi fo un dovere, dic'egli a questo proposito, di qui dichiarare che la mia patria è Sicilia: che in qualsisia tempo o luogo, ove la sorte vorrà mettermi, sempre geloso de' suoi interessi e della sua gloria, tutte le mie fatiche letterarie ed i viaggi per mia instruzione intrapresi non avranno altro scopo se non di meritare il suo compiacimento.” (Préfac. du 3 tom. p. V). Incoraggiato da questo successo intraprese egli a trattar con più estensione lo stesso soggetto, e ciò ha prodotto l'eccellente opera Les vrais principes de la versification développés par un examen comparatif entre la langue italienne et la française, tom. 3 in 8º a Paris, 1811-1814. Egli vi esamina la versificazione e la musica delle due lingue: propone le regole per comporre de' versi lirici, e i mezzi di accelerare i progressi della musica in Francia, e rilevando tutte le bellezze della lingua francese, che la rendono suscettibile delle grazie della poesia, e della musica, la difende dalle imputazioni di coloro che le niegano dolcezza ed armonia. “Io devo aspettarmi, dic'egli, una dimanda dal canto de' miei lettori: siete voi musico? Io dirò loro francamente che no: che io ignoro sin le menome regole dell'arte, e le note elementari, contento dell'idee che poteva offrirmi la musica della natura. Oggetto del mio lavoro non è di occuparmi del tecnico della musica; non è d'uopo esser musico per isviluppare la semplicità di certe idee, i di cui principj sono nella natura, che ci parla per l'organo dell'orecchio (t. 3, p. 191). Alcuni musici mi han censurato, perchè abbia usurpata la giurisdizion loro nell'entrare in materie di musica, e nel proporre sopra un'arte, che io ignoro, delle regole facili in teoria, e nell'immaginazione, ma impossibili nell'esecuzione agli occhi di coloro che conoscono le difficoltà delle quali è circondata quest'arte. Cerco in vano di giustificarmi col rispondere che io non parlo del tecnico della musica, ma sul modo di associar la parola al canto, e vuolsi ch'io creda essere anche in ciò essenziale la cognizion della musica. Mostrar la maniera di accoppiar le parole al canto, non è lo stesso che insegnar l'arte della musica che io ignoro. Quel che non ignoro, e che ignorar non dovrebbero alcuni musici, si è la Musica della natura, che fa magía al cuore, e risveglia il sentimento, e che non è straniera ad una ben organizzata orecchia. Guai a coloro, che sono obbligati a studiarla affinchè la sentano! Assai volte quegli che non sa la musica dell'arte ignora quel che sanno i musici: ma quegli che conosce la musica della natura, sa quel che ignorano i musici. Non fa d'uopo esser musico per isviluppar le idee sull'unione della parola colla musica: i principj di queste idee sono impressi nella natura del canto, che ci parla per l'organo dell'orecchio, per la voce del buon senso, per l'uso d'una buona filosofia (Pref. t. 2).” Non giudicò infatti così di quest'opera uno de' più specchiati professori dell'arte, M. Gretry, allorchè scriveva all'A. ch'egli approvava come veri i suoi Principj relativamente a quel che riguarda la musica e ch'egli era dello stesso suo sentimento. “Voi avrete dritto alla pubblica riconoscenza, dic'egli, nel vendicar la nostra lingua dalle false imputazioni, di cui la caricano. Gradite altresì ch'io vi renda grazie pe' servigj che prestate all'arte, che io professo.” I musici potran leggere con diletto e con utile quel che dietro a' migliori maestri insegna l'A. sulla divisione dei tempo nella musica: come sia possibile il misurare il tempo; come si evitino i due gran scogli del controttempo, e del controsenso (tom. 1, p. 204 seg.). Esamina egli quindi da filosofo, se la musica è un'arte imitativa come la poesia e la pittura (p. 349), e si attiene al sentimento, che determina l'imitazion della musica per l'espression delle parole, che in questo senso può la musica vocale esser imitativa, e che la strumentale non può con precisione ottenere lo stesso vantaggio; dacchè non dà essa se non espressioni vaghe ed equivoche, che possono applicarsi a più immagini. Nel 2º tomo tratta egli dell'accento musicale, che secondo lui non è che il risultato dell'accento oratorio e patetico. L'accento musicale propriamente detto, dic'egli, è un linguaggio particolare della natura e delle passioni, che si esalano cantando: associandosi alle lingue egli le rende cantanti, e dà loro quel che non hanno. Nel 3º tomo esamina l'A., se il clima, e il gusto e 'l genio della nazione francese possono opporsi a' progressi della buona musica: espone quindi le vere cagioni che li han ritardato in Francia, e che li han promosso in Italia e in Alemagna, e termina con proporre i mezzi più energici perchè quest'arte giunga alla stessa perfezione presso i Francesi com'ella è giunta presso gl'Italiani e i Tedeschi. L'A. è per lo più così chiaro nelle sue spiegazioni, dice l'ab. Sicard, così adeguato ne' suoi principj, così sincero nelle sue critiche, che i Francesi di buon grado saran per perdonargli alcune leggere scorrezioni che rendono men vago il suo stile, senza indebolir mai la forza della sua logica. Quest'opera merita di essere ben conosciuta, e 'l suo autore otterrà dei dritti alla stima de' letterati di tutte le nazioni, come ne ha alla riconoscenza de' Francesi.
Scorpioni (Domenico), da Rossano, minor conventuale fu maestro di cappella in Roma, e nel Duomo di Messina sui principj dello scorso secolo. Le sue Riflessioni Armoniche stampate in Napoli nel 1701, sono citate con elogio dal P. Martini, e da Gugl. della Valle.
Silva, una delle più rinomate cantanti de' nostri giorni è stata grandemente ammirata per una bellissima voce, per la sua buona scuola di canto, e molto più per la sua singolar saviezza ed avvenenza. Essa nacque di nobil famiglia a Reggio di Modena, e più per suo diporto, che per bisogno ha cantato in alcuni pochi teatri. La fama di questi eminenti suoi pregi giunta essendo in Londra, fu spedita a bella posta una persona di distinzione a Reggio per scritturar la Signora Silva per quel teatro a qualunque condizione volesse ella imporre in quanto al prezzo, ma mentre trattavasi l'affare un'immatura morte venne a rapirla non compiti ancora i trent'anni di sua età.
Silvestro ii (il Papa), ossia Gerberto, prima arcivescovo di Rheims, poi di Ravenna, e precettore di Ottone III, e finalmente sommo Pontefice fu francese di nascita: ma venne giovine a Roma, ove conosciuto dall'Imperatore Ottone I, ebbe da lui il governo del cel. monastero di Bobbio verso l'anno 970. Egli adoperossi singolarmente a farvi rifiorire gli studj. Quattro anni soli governò la Chiesa Romana, ma ciò che il rendette assai caro ed utile all'Italia, ed all'Europa tutta, fu il di lui zelo nel risvegliare in tutti l'ardore del coltivamento de' buoni studj che già da più secoli sembrava del tutto estinto. Nelle sue lettere tratta sovente non sol della matematica, che era lo studio suo prediletto, ma della musica e d'altre scienze nelle quali ei si mostra versato. Le lettere, ove parla egli della musica, sono la 92, 124 e 151. Tra molte sue opere di meccanica si fa menzione di un organo idraulico di sua invenzione, nel quale l'acqua scaldata produceva i suoni (V. Tiraboschi tom. 3).
Solone nacque a Salamina, ma il desiderio di colta educazione lo fè trasferire da ragazzo in Atene. S'istruì nell'armonia e nella scienza de' costumi e della politica, e diede di tutto i più luminosi saggi. Incaricato dal Senato di formare un nuovo codice di leggi, egli vi diè opera con tal senno e prudenza, che ne' giorni festivi i ragazzi si radunavano a cantarlo nel tempio. Si sa che le leggi in que' tempi componevansi in versi e cantavansi in musica (V. l'artic. di Dracone). Platone nel Timeo dice di aver egli cantato il codice di Solone in questa circostanza insieme con gli altri ragazzi; assicurandoci che la melodia de' suoi canti era così particolare, che se gli sconvolgimenti degli Ateniesi non l'avessero disturbato, Solone sarebbe da paragonarsi con Omero, ed Esiodo per la leggiadra armonia delle sue composizioni. Solone morì a Cipro in età di 80 anni sei secoli prima di G. C.
Speranza (l'Abbate), uno de' più profondi teorici, e de' più illustri discepoli del maestro Durante, teneva scuola di musica in Napoli sua patria nella metà del p. p. secolo. A mostrare la di cui celebrità, basterebbe il dire essersi in essa formato il rinomatissimo Zingarelli. “Per avvezzare gli scolari, dice il dotto Carpani, a trarsi d'impaccio speditamente, ecco il metodo che soleva adoperare il celebre abate Speranza di Napoli. Egli obbligava il suo discepolo a comporre trenta volte di seguito, e variando tuoni e tempi, la stessa aria senza uscire dal carattere prescritto dalla poesia. La cosa è fattibile dappoichè trenta diversi maestri possono comporre sulle medesime parole, far ognuno un'aria confacente alle medesime, e nessuno aver fatto la musica dell'altro. Un bell'esempio di ciò ne abbiamo di recente in quella arietta messa in musica da cento e più maestri, e stampata dal Mollo in Vienna. Ma trarre da una sola testa e di seguito trenta cantilene diverse sulle stesse parole è cosa, come ognuno vede, scabrosissima. Di questa fatta il detto Speranza addestrò il rinomato Zingarelli, ec.” (Lett. 3).
Stat (M.), di nazione tedesco, cel. professore ed improvvisator di violino, venne in Italia sulla fine dello scorso secolo: fu in Milano alla corte di Ferdinando arciduca d'Austria. Oltre a più pregi necessarj per ben distinguersi su quell'istromento, che eminentemente trovavansi in lui riuniti, faceva nel suonare anche uso del pollice, di che ricavavane non indifferenti vantaggi. Viaggiò per tutta l'Italia, ed essendo in que' tempi assai illustre la riputazione del Pugnani, recossi a Torino. Ammesso in un'accademia, dove quel virtuoso eseguir doveva in presenza de' Sovrani un suo concerto dopo aver riscosso costui i più grandi applausi dalla corte e da tutti gli astanti, M. Stat pregò Pugnani che gli permettesse di suonar quel concerto medesimo, il che ottenuto capovolse la carta, e l'eseguì con tal franchezza, espressione e forza, che si trasse de' replicati viva, non che l'ammirazione di quanti eran presenti: ma al Pugnani sopraggiunsero così gagliarde convulsioni, che fu costretto ad uscirsene dalla sala. Siffatto aneddoto è il più grande elogio che far gli si possa.
Stellini (P. D. Giacomo), chierico regolare de' Somaschi, di Cividal nel Friuli, coltivò le lingue greca e latina, la poesia, la storia, la musica, le matematiche e la teologia. Fu professore di Morale nell'università di Padova, ove contrasse singolare amicizia col cel. Cesarotti e quindi morì l'anno 1770. Tra le sue opere stampate in Padova dopo la di lui morte nel 1781, in 6 vol. in 8º, molte cose si trovan sulla musica, che possono leggersi con profitto.
Testori (Angelo) da Milano, quanto brutto di persona, altrettanto amabile cantante di soprano è stato molti anni alla corte di Russia. Dopo aver guadagnati quivi de' tesori colla bella sua voce è tornato in Italia a goderne co' suoi ed è tuttora al servigio della R. Cappella di Milano. Era la sua maniera maestosa ed espressiva, e quel che più sorprendeva era il suo talento come attore.
Viganoni da Bergamo, può dirsi il primo de' cantanti di tenore nel genere comico o di mezzo carattere come dicesi in Italia. Egli si è spezialmente distinto nel Matrimonio segreto di Cimarosa per l'aria che fu per lui scritta pria che spunti in ciel l'aurora: non vi è stato teatro dove non gli si sia fatto cantar questo pezzo, senza produrre lo stesso entusiasmo e furore della prima volta. Viganoni è stato lungo tempo in Londra dopo aver girato per tutta quasi l'Europa: alla sua sublime maniera di cantare univa gran talento nell'azione, e sapeva sulle scene far divenire interessante la sua persona. Egli vive oggidì molto agiatamente in la sua patria all'età di 65 anni. Gli s'imputa alcun poco d'avarizia; ma a fare il suo elogio basta il proverbio ch'eravi in Italia: David per il serio, e Viganoni pel mezzo carattere.
Vinci (Pietro), di Nicosia in Sicilia, fu a' suoi tempi celebratissimo per le sue composizioni musicali. Egli fecesi apprezzare anche in Roma ed a Bergamo come maestro di cappella, e morì nella sua patria nel 1584. Il suo epitafio dà a divedere la riputazione di cui godeva al suo tempo. Temporis Amphyon nostri hac modo conditur urnâ — Haec Petrum Vinci barbara saxa tenent: — Ille tamen lapides sonitus dulcedine traxit — Hunc trahit in cineres efferas iste lapis. Egli aveva posto in musica (e sa Dio in quale musica) quattordici Sonetti dell'Eccell. Vittoria Colonna marchesa di Pescara, che fu stampata a Venezia nel 1580 in 4º. I suoi mottetti a quattro voci furono ancor quivi pubblicati nel 1578, onde può rilevarsi come uno sbaglio del dottissimo Andres, l'aver egli asserito che “la prima raccolta e pubblicazione di mottetti notati in musica colle sue parti che sia giunta a di lui notizia è stata quella del Vittoria d'Avila fatta in Roma nel 1535.” (Dell'origine ec. t. 4, pag. 263, ediz. di Parma). La pubblicazione de' mottetti del Vinci precede di sette anni quella del Vittoria. Questa osservazione, benchè di piccolo momento, deesi all'importunità di un mio amico dello stesso paese del Vinci, che volle comunicarmela per farne onore, pubblicandola, al suo compatriotto.
Zamora (Giov. Egidio da), frate spagnuolo di S. Francesco visse sulla fine del tredicesimo secolo. Il re Alfonso X nominollo precettore del principe Sancio suo figlio. Tra molte dotte sue opere si distingue la sua Ars Musica che manoscritta conservasi nella biblioteca del Vaticano. L'abate Gerbert l'ha resa pubblica nella sua Collezione degli autori di musica tomo II, p. 369.
Fine del quarto ed ultimo tomo.
ADDIZIONE
Relativa all'Articolo di Asioli (Bonifacio) nel Tomo 1 a carte 56.
Sul punto di compiersi l'impressione dell'ultimo tomo del presente Dizionario, mi giunse per avventura alle mani il Trattato di Armonia del maestro Bonifacio Asioli, inciso elegantemente in più rami col ritratto dell'autore in Milano 1813, in fol. Ho creduto mancar al mio dovere, se data non ne avessi notizia a' miei Lettori. Per la ristrettezza del tempo, a dir vero, io non l'ho ancora che leggermente scorso: ma per quanto ho potuto formarne giudizio, parmi che soddisfar possa alla brama da me dimostrata nel suo articolo (t. 1, p. 56) di avere il pubblico da questo valent'uomo oltre a' Principj elementari della Musica quelli ancora della Composizione, onde formarsi un corso compito di lezioni pei Conservatorj. Il presente libro riguardar si può come la prima parte di un intero Trattato sulla Composizion musicale, promettendoci per altro l'Autore di darne uno in appresso sulla Fuga, come era stato espressamente immaginato, e disteso per lui dal suo maestro Angelo Moriggi. Avvegnacchè, come molto a proposito riflette egli stesso, a formare un retto e lodevole compositore fa di mestieri, che questi unitamente possegga le tre parti, che costituiscono la Composizione, cioè l'Armonía, l'Artifizio, ed il Gusto; in ordine alla prima offre agli studiosi l'Autore il presente Trattato: per l'acquisto del secondo ne promette egli un altro sulla Fuga; e per il Gusto, siccome non vi ha nè lezione, nè maestro atto ad infonderlo, parzial dono essendo sol di Natura, e solo stuzzicar puossi, dic'egli, ed ingentilire col frequente studio delle eleganti altrui composizioni, colla metodica progression degli accordi, cogli effetti derivanti da un numeroso complesso d'istrumenti e voci cantanti, ec. ec., così a dilucidar tutto ciò con opportuni esempj, promette l'Autore un suo nuovo lavoro, in cui farà conoscere di quanto abbisogni al Compositore onde trattare con successo tutti gli stromenti che servono la Chiesa, la Camera, e 'l Teatro; mostrerà i capi d'opera de' gran maestri moderni, indicando minutamente i mezzi, co' quali seppero eglino produrre i più sorprendenti effetti, ed esporrà in fine gli progressi del Buon Gusto colle produzioni de' più accreditati Compositori, cominciando dall'insigne Benedetto Marcello, e percorrendo le diverse epoche sino a' tempi nostri. Ai voti de' veri amatori di questa Bell'Arte, uniamo il nostro, di veder cioè ben presto condotto a termine dall'Autore un sì util progetto, e compita veramente così questa sua scuola di Composizione. Ma per far ritorno al surriferito Trattato d'Armonia: egli porta in fronte la più onorevole approvazione de' Professori di quel Conservatorio di Milano, e de' Commissarj da loro destinati all'esame per l'adozione del medesimo come di base all'insegnamento degli allievi di quel Regio stabilimento. La celebrità di questi membri della commissione rende vieppiù rispettabile ed autorevole il giudizio che recato ne hanno. Sono eglino i celebri maestri Minoja, Pollini, Federici, e Piantanida. “Dopo avere consultate, dicono essi, le migliori opere, che hanno trattato sull'armonia, e d'appresso le proprie cognizioni acquistate collo studio de' Classici, e convalidate dall'esperienza abbiam ritrovato, che il sistema d'armonia sottoposto alla nostra lettura, ed esame, è sviluppato in ogni sua parte con tanta maestria, evidenza e chiarezza per non ammettere verun dubbio, che il Giovane studioso guidato dalle regole, ed esempj ivi proposti, e spiegati deve con tutta sicurezza attingere lo scopo che vorrà prefiggersi, sia per la Composizione, o per l'Accompagnamento. Dalla dotta ed insieme accuratissima Analisi degli Accordi, e particolarmente delle dissonanze d'ogni genere, vien tolta quella specie di mistero, e di dubbio in cui sono stati finora avvolti per mancanza di un sistema certo su cui appoggiare la derivazione, e quindi l'uso delle medesime. Questo sistema viene incontrastabilmente fissato, ed illustrato dall'Autore del presente Trattato, dietro le tracce del dottissimo P. Vallotti, il primo che lo abbia investigato, ec.” Questo si è il Saggio, che ne han dato quattro de' più gran maestri che si abbia oggigiorno l'Italia, a cui ben volentieri mi vi soscrivo.
TAVOLA CRONOLOGICA
DEGLI SCRITTORI DI MUSICA,
E DE' PIÙ CELEBRI ARTISTI
GIUSTA L'EPOCA
IN CUI CIASCUN DI LORO HA FIORITO
Perchè i lettori possano formarsi un'idea generale della storia progressiva della musica, offriamo loro, come in sul principio dell'opera l'abbiamo promesso, il catalogo di tutti gli scrittori ed artisti disposti secondo l'ordine de' tempi. L'oggetto di questo catalogo si è di riunire sotto quest'altro punto di vista tutti gli articoli, che trovansi sparsi quà e là secondo l'ordine alfabetico ne' quattro tomi del Dizionario, e di facilitar così la maniera di riscontrarli secondo il vario gusto e l'uopo di ciascheduno. Per distinguere gli Scrittori dagli Artisti, si rimarcherà la qualità dei primi, e si avverte di sottintendersi quella de' secondi col non metter altro di loro che il solo nome. Siccome gl'Inventori occupano un distinto rango nella storia dell'arte, così verrà notato il genere d'ogni loro scoperta. I nomi che trovansi scritti in caratteri corsivi, dinotano gli articoli che si sono adottati dal Dizionario francese di M. Fayolle a differenza di quelli che in grandissimo numero abbiamo nuovamente sopraggiunti, o che quivi in niun modo s'incontrano: il che serve in oltre di prova a quanto si è da noi avanzato nel Discorso preliminare pag. LVI, cioè che infinite sono le omissioni del sullodato dizionario, con ispezialità in riguardo all'Antica Storia della Musica, oltre a molte inesattezze ed errori, che alle volte abbiam rilevati all'occasione in molti de' nostri articoli.
SECOLI INNANZI G. C.
SEC X.
- Marsia inventore delle doppie tibie.
- Ardalo inventore del flauto.
SEC IX.
- Creofilo.
- Dafni inv. de' conflitti musici.
SEC VIII.
- Archiloco invent. della battuta.
- Leona.
- Eumelo di Corinto.
SEC. VII.
- Dracone.
- Saffo inventore del modo Mixo-lidio.
- Stesicoro inventore di nuovi canti.
- Epimenide.
- Talete.
- Alcmane inventor di più fori nelle tibie.
- Arione inventore del genere lirico.
- Terpandro.
- Alessandride inventore de' buchi nel flauto.
SEC. VI.
- Laso d'Ermione il primo scrittore di musica.
- Minermo inventore de' diesis quadrantali.
- Pindaro inventore di nuovi ritmi music.
- Agelao.
- Anacreonte inventore di nuovo ritmo.
- Biante.
- Solone.
SEC. V.
- Democrito primo scrittore di musica.
- Pitagora inventore della teoria musicale.
- Ferecrate.
- Diocle scrittore.
- Frinide inventore della cetra di 9 corde.
- Empedocle scrittore.
- Alcidamas scrittore.
- Lampo maestro di Socrate.
- Anassila scrittore.
- Archita inventore d'un nuovo sistema.
- Pitagora Zacinto inventore del tripode.
- Corinna.
- Aristoclide.
- Damone caposcuola.
- Oleno.
- Simonide.
- Ippaso inventore degl'intervalli.
- Glauco di Reggio scrittore.
- Teleste maestro de' cori.
- Teofrasto di Pieria inventore della lira di 9 corde.
- Eschilo inventore di nuovi ritmi.
- Lampro d'Eritrea scrittore.
- Epicarmo inventore della commedia.
- Euripide inventore di nuovi modi.
- Timoteo inventore del genere cromatico.
SEC. IV.
- Platone scrittore.
- Epicuro scrittore.
- Eraclide scrittore.
- Aristotile scrittore.
- Adrasto scrittore.
- Aristosseno inventore di nuova teoria.
- Teofrasto scrittore.
- Antigenide inventore de' fori ne' flauti.
- Clinia di Taranto.
- Timoteo di Tebe.
- Telefane.
- Filolao scrittore.
- Melanippe.
- Midia.
- Filosseno.
- Ibico di Messina inventore della lirafenicia.
- Dionisio di Tebe.
- Stratonico inventore dell'armonia simultanea.
- Dionisio di Siracusa.
SEC. III.
- Euclide scrittore.
- Callimaco scrittore.
- Glauca.
SEC. II.
- Eratostene inventore di una nuova teoria.
SEC. I.
- Filodemo scrittore.
- Vitruvio scrittore.
D'INCERTA ETÀ INNANZI G. C.
- Erastocle inventore del sistema perfetto.
- Eunomo di Locri.
- Olimpo inventore del genere enarmonico.
- Diorion.
- Archestrate scrittore.
- Aristocle scrittore.
- Amfione inventore del modo lidio.
- Androne inventore della cadenza.
- Elena.
- Eliano scrittore.
- Janide inventore del sistema equabile.
- Tolemaide scrittore.
ERA VOLGARE, O CRISTIANA.
I. SEC.
- Albino primo scrittore latino di musica.
- Filone ebreo scrittore.
- Aristide Quintiliano scrittore.
- Plinio seniore scrittore.
- Soteride scrittore.
- Didimo d'Alessandria scrit.
- Trasillo Platon. scrittore.
II. SEC.
- Apulejo scrittore.
- Luciano di Samosata scrit.
- Ateneo storico.
- Plutarco storico.
- Bacchio seniore scrittore.
- Dionisio d'Alicarn. storico.
- Giulio Polluce storico.
- Nicomaco scrittore.
- M. Fab. Quintiliano scrit.
- Teone di Smirna scrittore.
- Cl. Tolomeo scrittore.
III. SEC.
- Gaudenzio scrittore greco.
- Alipio scrittore greco.
- Plotino filosofo.
- Sesto Empirico scrittore.
- Porfirio filosofo scrittore.
IV. SEC.
- Jamblico filosofo scrittore.
V. SEC.
- S. Agostino scrittore.
- Marciano Capella scrittore.
- Celio Aureliano scrittore.
- Macrobio scrittore.
VI. SEC.
- Boezio scrittore.
- Cassiodoro Scrittore.
VIII. SEC.
- Beda scrittore.
IX. SEC.
- Rabano scrittore.
- Weremberto scrittore.
- Remigio scrittore.
- Resinone scrittore.
- Abdulcadir scrittore arabo.
- Abunars scrittore arabo.
X. SEC.
- Silvestro II inventore dell'organo idraulico.
- Dunstano inventore d'un'arpa da se sonante.
- Aureliano scrittore.
- Avicenna scrittore arabo.
- Al-bufaragio scrittore arabo.
XI. SEC.
- Guido Aretino inventore d'un nuovo sistema.
- Psello scrittore greco.
- Aribo scrittore.
- Adelpold scrittore.
- Bernone scrittore.
- Alberico scrittore.
- Bernelino scrittore.
- Francone inventore del metro musicale.
XII. SEC.
- Atelardo scrittore.
- Wilelmo scrittore.
XIII. SEC.
- Alberto vesc. scrittore.
- Rogero Bacone scrittore.
- Marchetto di Padova scrit.
- Odington scrittore.
- Pachymere scrittore greco.
- Manfredi re di Sicilia.
- Salomone Elia scrittore.
- Taillero scrittore.
- Zamora scrittore.
XIV. SEC.
- Bartolomeo inglese scrit.
- Boccaccio scrittore.
- Briennio scrittore greco.
- Filippo di Caserta scrittore.
- Landini inventore di più stromenti.
- Machault scrittore.
- Ahmed Nuwairi scrittore arabo.
XV. SEC.
- Adamo di Fulda scrittore.
- Beissel scrittore.
- Beldemandis scrittore.
- Bonadies.
- Brescia Bonaventura scrit.
- Burana scrittore.
- Bursio scrittore.
- Canovio scrittore.
- Della Casa scrittore.
- Caza scrittore.
- Ciconia scrittore.
- Gaffurio scritt. — Garnerio scritt. Fondatori della Scuola di Napoli
- Hambois.
- De Cannutiis scrittore.
- Cordovero.
- Dunstable scrittore.
- Josquin.
- Mascardio scrittore.
- Ramos scrittore.
- Tinctor autore del primo Dizionario di musica.
- Magryzi scrittore arabo.
- Squarcialupi.
- Valla scrittore.
- Bernard inventore de' pedali negli organi.
XVI. SEC.
- Aarone scrittore.
- Afranio inventore del Fagotto.
- Agricola scrittore.
- Agrippa scrittore.
- Aiguino scrittore.
- Alberto Veneto scrittore.
- Aldobrandini Tomm. scrit.
- Animuccia.
- Antonj scrittore.
- Aquino scrittore.
- Amato Andrea costruttore celebre di violini.
- Artusi scrittore.
- Ashwell.
- Aventino scrittore.
- Banchieri inventore della settima nota.
- Barbaro scrittore.
- Aviano scrittore.
- Bassentin scrittore.
- Beurhusio.
- Bona Valerio scrittore.
- Bennet.
- Bocchi scrittore.
- Bonini scrittore.
- Bottrigari scrittore inventore del melone.
- Chiaula.
- Bunting scrittore.
- Capranica scrittore.
- Calvisio scrittore.
- Caccini inventore del recitativo.
- Cavaliere Emilio primo scrittore di drammi.
- Cerone scrittore.
- Cima compositore di canoni enimmatici.
- Corsi inventore di nuova forma di musica.
- Dentice scrittore.
- Chell scrittore.
- Doni Francesco scrittore.
- Fogliani scrittore.
- Galilei Vincenzo scrittore.
- Finck scrittore.
- Gallo.
- Glareano scrittore.
- Heyden Sebaldo.
- Guerrero.
- del Lago scrittore.
- Lamotta.
- Lasso scrittore.
- Luzaschi inventor di un nuovo cembalo.
- Lusitano, scrittore.
- Luscinio.
- Magir.
- Maurolico scrittore.
- Gaudenzio.
- Palestrina inventore di nuova musica.
- Porta Costanzo scrittore.
- Nanini Giovanni.
- Nanini Bernardo scrittore.
- Ponzio scrittore.
- Melone Annibale scrittore.
- Tigrini scrittore dottissimo.
- Toscanello scrittore.
- Spadaro scrittore.
- Vecchi primo scrittore di musica buffa.
- Tartaglini inventore de' cori teatrali.
- Vecentino inventore dell'archicembalo.
- Vinci Leon. celebre pittore musico.
- Vinci Pietro.
- Valgulio primo traduttore de' greci musici.
- Zarlino scrittore dottissimo.
- Uregna scrittore.
- Valla Giorgio scrittore.
- Valle Pietro della scrittore.
XVII. SEC.
- Agazzuri scrittore.
- Ahla scrittore.
- Alardo traduttore di Psello, e scrittore.
- Aldobrandini Giuseppe.
- Allegri.
- Alsted.
- Amato Vincenzo.
- Amadori fondatore della scuola romana.
- Amato Ant. e Ger. costruttori di violini.
- André Gesuita scrittore.
- Andrighetti scrittore.
- Angeli scrittore.
- Angleria scrittore.
- Antegnati inventore di un temperamento.
- Arauxo scrittore.
- Ariosto Giovanni scrittore.
- Arnot scritt.
- Avella scritt.
- Avenario scrittore.
- Bacilly Art. scrittore.
- Bacone di Verulam. scritt.
- Baehr scrittore.
- Bann scrittore.
- Bardi inventore di nuovo genere di musica.
- Bartoli Dan. Gesuita scrit.
- Baryphon scrittore.
- Bartolucci scrittore.
- Bate Gesuita scrittore.
- Baumgarten.
- Beck Michele scrittore.
- Bendlowes scrittore.
- Benevoli Orazio.
- Berardi Angelo scrittore.
- Bergier scritt.
- Bernabei Ercole.
- Bernardi scritt.
- Bevin scrittore ed artista.
- Biffi Ant.
- Biffi Egidio scrittore.
- Boeclero scritt.
- Bona Cardin. scritt.
- Bonifacio scritt.
- Bononcini scritt., ed art.
- Bontempi scritt. ed artista.
- Bordenare scrittore.
- Bossnis scritt.
- Bourdelot scritt.
- Brouncker scrittore.
- Bruckmann scritt.
- Bull Giov.
- Capocino scrittore.
- Caramuele scrittore.
- Carapella Tommaso.
- Caresani Cristoforo.
- Carissimi Giacomo.
- Caruzio scritt.
- Casali.
- Catalani Ottavio.
- Casini scritt.
- Castro Medico musico.
- Cavalieri Bonav. scritt.
- Cavalli scritt.
- Cerreto scritt.
- Cesti Antonio.
- Charpentier.
- Chiavelloni scritt.
- Cicognini de' primi inventore delle arie.
- Cionacci Canon. scritt.
- Clari Giancarlo.
- Cleman scritt.
- Colonna Fabio inventore del Pentacontachordon.
- Colonna Giov.
- Davella scrittore.
- Descartes scrittore.
- Desideri storico degli inventori di stromenti.
- Dodart scrittore.
- Doni scrittore inventore dell'Amphicordum.
- Dryden Poeta musico.
- Duclos scrittore.
- Fedi Giuseppe.
- Fell Giov. scritt.
- Ferri Baldassare.
- Fèvre scritt.
- Flaccomio.
- Foggia.
- Frescobaldi.
- Froberger.
- Galileo Galilei scrittore.
- Gassendi scrittore.
- Holder scrittore.
- Huyghens scrittore.
- Helta Vinc.
- Grimaldi celebri costruttori di cembali.
- Keplero scrittore.
- Kirberg scritt.
- Kircher Ges. scritt.
- Kirchmaier scritt.
- Klotz celebre costruttore di violini.
- Lavalle celebre costruttore d'organi.
- Lemaire scrittore.
- Liberati scrittore.
- Lock Matteo scrittore.
- Lorente Andrea scritt.
- Lulli celebre artista inventore della sinfonia.
- Mace scrittore.
- Magliard scrittore.
- Marcello scritt ed artista.
- Marenzio Luca.
- Marotta inventore del dramma pastorale.
- Masson scrittore.
- Mazzocchi.
- Mei Girolamo scritt.
- Menestrier Ges. scrittore.
- Mengoli scrittore.
- Mersenne scritt.
- Merula.
- Mirabella.
- Montalbani.
- Monteverde.
- Neusz scritt.
- Nigetti inventore dal cembalo onnicordo.
- Nivers scritt.
- Otto scritt.
- Ouvrard scritt.
- Penna scritt.
- Peri inventore della musica drammat.
- Perrault scrittore.
- Playford scritt.
- Pretorio scrittore.
- Puteano inventore della settima nota.
- Reggio artefice e scrittore.
- Sabbatini Galeazzo scritt.
- Scorpioni Domenico.
- Scacchi Marco scritt.
- Simpson scritt.
- Souhaitty inv. di nuovi segni musicali.
- Stainer cel. costruttore di violini.
- Ruggeri Francesco costruttore di violini.
- Ruggiero celebre costruttore di violini.
- Rossi inventore del sistema sintono.
- Stradella Alessandro.
- Scarmiglioni scrittore.
- Taglini scrittore.
- Trichet scrittore.
- Viadana inventore del basso continuo.
- Vossio Gerardo scrittore.
- Vossio Isacco scrittore.
- Wallis scrittore tradutt. de' greci musici.
- Walther scrittore.
- Zacconi scrittore.
- Ziani Andrea.
XVIII. SEC.
- Abel Federigo.
- Abicht scrittore.
- Abos.
- Adam scrittore.
- Adami scrittore.
- Addison scritt.
- Adlung scrittore.
- Adolfati.
- Agricola scrittore.
- Albrecht Lor. scrittor.
- Albrecht Gugl. Medic. musico.
- Albrici.
- Alembert scrittore.
- Algarotti conte scrittore.
- Alghisi.
- Amiot.
- Ammerbacher.
- André inventore del Grafomeccanico.
- Andreozzi.
- Anfossi Pascale.
- Anfossi Luigi.
- Amalia di Prussia.
- Antoniotti scrittore.
- Aprile.
- Araja.
- Arbuthnot scrittore.
- Archenio scrittore.
- Ardore principe di.
- Ariosti Attilio.
- Arnaud scrittore.
- Arne.
- Arnold autore d'un Dizionario di musica.
- Arteaga scritt.
- Asplind scritt.
- Astarita.
- Astorga barone.
- Asworth scritt.
- Avison scritt.
- Aumana.
- Azais.
- Azopardi artista, e scritt.
- Bach Sebast.
- Bach Emman. scritt.
- Bach Giovanni.
- Bach Gugl.
- Bach Cristiano.
- Bach Mich. Scritt.
- Bacchini scrittore
- Bachmann Luigi scrittore.
- Bachmann Franc. Medic. music.
- Baj Tommaso.
- Bayle Scritt.
- Babbi.
- Bambini.
- Bannieri.
- Barbella.
- Barbici inv. dell'arpone.
- Beccaria conte scrittore.
- Benda Francesco.
- Benda Giorgio.
- Bernardi detto il Senesino.
- Beattie Hay.
- Beaufort scritt.
- Beccatelli.
- Bedford scrittore.
- Balhorn scritt.
- Ballière aut. di una nuova teoria.
- Barca Scolopio aut. di nuova teoria.
- Baron scrittore.
- Barthelemy scritt.
- Bastide scrittore.
- Bates scrittore ed artista.
- Baton scrittore.
- Batteux ab. scritt.
- Baumgaertner scrittore.
- Baurans.
- Bayly Aut. scritt.
- Bedos scritt. per la costruz. d'organi.
- Belz scritt.
- Bemetzrieder scritt.
- Bendeler.
- Benincasa conte scrittore.
- Bérard scrittore.
- Berlin inventore del Monocordo.
- Bernabei Giov.
- Bernacchi caposcuola di canto.
- Bernhold scrittore.
- Bernier.
- Bernoulli Giovanni scritt.
- Bernoulli Daniele scritt.
- Bertini Salvat.
- Bertini Mons.
- Bertizen scrittore.
- Bertoni Ferdin.
- Bethizy scrittore.
- Beyer inventore del glasse chord, o cembalo di cristalli.
- Bianchini scrittore.
- Biedermann scrittore.
- Biferi scritt.
- Bigati.
- Bingham scritt.
- Bini.
- Birnbaum scritt.
- Blainville inventore d'un terzo modo.
- Blanchet scrittore.
- Blankenburg Quir. scritt.
- Blankenburg Feder. scritt.
- Blasio scritt. ed artista.
- Blavet.
- Blanviere.
- Bocrisio scrittore.
- Bode.
- Bodenburg scrittore.
- Boerhave Medic. mus.
- Boiteau Poeta music.
- Boisgelou aut. d'un nuovo sistema.
- Bollioud scrittore, ed art.
- Bolsena scrittore.
- Bonanni stor. scritt. Ges.
- Bonnet scrittore.
- Bonneval scritt.
- Bonno.
- Bononcini.
- Borde De la, Ges. inventore del cembalo elettrico.
- Borde Beniam. de la, scritt.
- Bordes scritt.
- Bordet scritt.
- Bordier scritt.
- Borghi Giov. Batt.
- Borghi Luigi.
- Bornet scritt.
- Borsa Matteo scrittore.
- Bosch scrittore.
- Bose scrittore.
- Bossler scritt.
- Bougeant Ges. scrit.
- Boulmy scritt.
- Boyce Gugl.
- Boyé scritt.
- Boyer Pasquale scritt.
- Breitkopf inventore d'una tipografia music.
- Bremner scritt.
- Brendel Medic. music.
- Bresciano scritt.
- Brétevil de, barone scritt.
- Brijon scritt.
- Brillon Mad.
- Brossard aut. di Dizion. di musica.
- Brown Giov. scritt.
- Brown scritt.
- Browne Ricc. Med. music.
- Bruce scritt.
- Brumbey scritt.
- Bucher scritt.
- Buchoz Medic. music.
- Buel scritt.
- Bulgarini Madama.
- Bunemann scrittore.
- Burette scritt.
- Burney dottore artista, scritt. dottissimo.
- Burrmann scrittore.
- Caffarelli Gaetano.
- Caffaro Pasquale.
- Caffiaux scrittore.
- Cajon scrittore.
- Caldara Antonio.
- Calegari.
- Calmet scritt.
- Calviere Antonio.
- Calvoer scritt.
- Cambini scrittore.
- Campbell Med. music.
- Campion scritt.
- Camprà.
- Canovio.
- Cantemiro scrittore.
- Capelli.
- Caprara.
- Carbasus scritt.
- Carcani.
- Carestini.
- Carlenças scritt.
- Carletti ab. scritt.
- Carlo VI.
- Caroli.
- Carré scritt.
- Carré Remigio scrittore.
- Cartaud scrittore.
- Casali.
- Castel Ges. inv. del cembalo oculare.
- Castillon scrittore.
- Catalisano scritt.
- Caylus conte di, scritt.
- Celestino.
- Cerf scritt.
- Cerutti scritt.
- Chabanon scritt.
- Chabanon de Maugris.
- Chamber scritt.
- Chapelle scritt.
- Charpentier.
- Chastellux Marquis de, scrit.
- Chateauneuf ab. de, scritt.
- Chelleri.
- Choquel scrittore.
- Christmann scritt.
- Cleaver scritt.
- Clamer scritt.
- Clayton scritt.
- Cocchi.
- Colle Franc. scritt.
- Collier scritt.
- Conti.
- Collyer scritt.
- Constant ab. du, scritt.
- Conti Ant. Abate scritt.
- Corelli caposcuola di violino.
- Corilla Mad. Poet. mus.
- Cramer Federico.
- Creed inventore d'una macchina per scrivere musica.
- Cristofori inventore del Forte-piano.
- Crousaz scritt.
- Dalberg barone de.
- Danzi.
- Daquin.
- Daube scritt.
- Davaux inv. di un cronometro.
- Davies Miss. inv. dell'armonica.
- Davies Cicilia.
- Delaire scritt.
- Dellamaria.
- Delpiano costrutt. di organi cel.
- Demoz scritt.
- Derham scritt.
- Desaugiers.
- Desbout Medic. mus.
- Desmarchais scritt.
- Dessault Medic. music.
- Diderot scritt. inv. d'un nuovo organo.
- Dittersdorff.
- Diviss inv. del Denis d'or.
- Dodart.
- Doerner scritt.
- Dorat Poet. mus.
- Douws scritt.
- Draghetti Ges. scritt.
- Dreslen Scritt.
- Dubos ab. scritt.
- Dubugarre scritt.
- Ducerceau Gesuita scritt.
- Duclos inv. del ritmometro.
- Dumas inv. d'un nuovo metodo.
- Dumont inv. del consonante.
- Duni Egidio.
- Durante Franc.
- Durieu scritt.
- Duval scritt.
- Eastcott.
- Ebeling scritt.
- Eberhard scritt.
- Eckelt scritt.
- Edelmann.
- Elliot scritt.
- Engel scritt.
- Engramelle aut. della Tonotechnia.
- Eschenburg scritt.
- Eschtruth scritt.
- Estève aut. d'una nuova teoria.
- Ettmullero Medic. music.
- Eulero scrittore.
- Eximeno scrittore dottissimo.
- Fabricio scritt.
- Farinelli cav.
- Feo Francesco.
- Fanzago Ab. scritt.
- Ferradini.
- Ferrari.
- Fèvre Ges. Poema music.
- Feyoo scrittore.
- Feytou ab. aut. di una nuova teoria.
- Fiorillo.
- Fioroni.
- Fischer scritt.
- Fischer costrutt. celebre di violini.
- Fletscher.
- Floquet.
- Fraguier Ab. scritt.
- Frank Medic. music.
- Franklin inventore dell'Armonica.
- Frick scritt.
- Friker scritt.
- Fritz cel. costruttore di stromenti.
- Fuger.
- Funk scritt.
- Fux Gius. scrittore ed artista.
- Ferrein scritt.
- Gougelet scritt.
- Gabory inventore di un cronometro.
- Gabrieli Caterina.
- Galeazzi scritt.
- Galland scritt.
- Gallimard scritt.
- Galuppi Baldass.
- Galvano scritt.
- Gasman.
- Gaspar.
- Gasparini.
- Gattey inventore d'una macchina per scrivere.
- Gattoni inventore dell'armonica meteorologica.
- Gatti ab.
- Gauzargues.
- Gazzaniga.
- Geminiani scritt.
- Gerbert ab. scritt.
- Gesner Poet. mus.
- Giardini caposcuola di violino.
- Giroust.
- Giulini conte scritt.
- Gizziello.
- Gluck Cristoforo.
- Gluck Annetta.
- Gottsched scrittore.
- Goulley ab. scritt.
- Graf scritt.
- Grandval scritt.
- Grassineau aut. d'un Diz. di musica.
- Graun.
- Gresnik.
- Griselini scritt.
- Grosley scritt.
- Gruber scritt. della letteratura musicale.
- Guadagni.
- Guarducci.
- Guys scritt.
- Gougelet scritt.
- Grimaldi Emman.
- Haremberg scritt.
- Harris scritt.
- Harington.
- Harrison inv. d'un monocordo.
- Hasse Adolfo il Sassone.
- Hasse Mad. Bordoni.
- Haudenger inv. di un tonometro.
- Hawkins storico della musica.
- Hendel Giorgio.
- Hennequin inv. d'un nuovo forte-piano.
- Hertel.
- Hessel inv. de' tasti nell'armonica.
- Heumann Stor. letter. della musica.
- Hiller scritt. ed artista.
- Hire de la scritt.
- Hirschfeld Stor. aut. della musica.
- Hofmeister.
- Holberg bar. d'.
- Holfeld inv. d'una macchina per scriver sonando.
- Holzhaver.
- Hullmandel.
- Hurlebusch scritt.
- Jacob scrittore.
- Jommelli Nic.
- Jamard inv. d'una nuova teoria.
- Jones scritt.
- Jortin scritt.
- Jorissen scritt.
- Irhov scritt.
- Iunker scritt. ed art.
- Jacquier scritt.
- Kahler Medic. mus.
- Kaiser.
- Keeble scritt. sulla mus. greca.
- Keil scritt.
- Keiser.
- Kellner David scritt.
- Kellner Cristf. scritt. ed art.
- Ken vesc. scritt.
- Kirnberger inv. di un temperamento.
- Klein scritt. ed art.
- Klinghammer scritt.
- Klockenbring stor.
- Klotz cel. costrutt. di Violini.
- Koch scritt.
- Koenig scritt.
- Krause Godofr. scritt.
- Krause Gius.
- Kruger scritt.
- Kuhnau scrittore.
- Laag scritt. ed art.
- Lacassagne ab. scritt.
- La Barbera.
- Lathlard scritt.
- Lalande.
- Lallemant Medic. music.
- Lambert scritt.
- Lampe scritt.
- Lampillas storico.
- Lampugnani.
- Lanzi Petronio.
- Latilla.
- Laugier ab. scritt.
- Lebeuf ab. scritt.
- Leblond ab. storico.
- Lebrun.
- Lebrun Mad. Danzy.
- Ledran scritt.
- Leboeuf scritt. ed art.
- Legipons aut. d'una Biblioteca music.
- Lemoyne.
- Leo Leonardo.
- Lepileur scritt.
- Leprince.
- Lesueur.
- Levens scritt.
- Lingke scritt.
- Linguet storico.
- Locatelli caposcuola di violino.
- Lockmann scritt.
- Loehlein scritt.
- Loen, de scritt.
- Loescher scrittore.
- Logroscino inv. de' finali.
- Lotti.
- Loulié scritt.
- Lucchesi.
- Ludwig scritt.
- Lupi scritt.
- Lustig scritt.
- Mably scritt.
- Madin scritt.
- Maggiore.
- Maier scritt.
- Mairan scritt.
- Majo Francesco.
- Malcolm scritt.
- Mancini scritt. ed art.
- Manfredini scritt. ed art.
- Manna Gennaro.
- Marescalchi.
- Maret scritt.
- Mariani scritt. ed art.
- Marin scritt.
- Marmontel scritt.
- Marpurg scritt. ed art.
- Marquet Medic. mus.
- Marsh scritt.
- Martignoni scritt.
- Martinelli Vincenzo scritt.
- Martinez Marianna.
- Martini P. Storico, scritt. ed art.
- Martini Enrigo scrittore.
- Marzio scrittore.
- Mattei Saverio scritt.
- Mattheson scritt. ed art.
- Maupertuis scritt.
- Mazzanti.
- Mazzocchi ab. inven. d'un nuovo strumento.
- Mengozzi.
- Mercadier aut. di un nuovo sistema.
- Metastasio ab. scritt.
- Mezieres scritt.
- Milizia scritt.
- Millico.
- Mingotti Mad.
- Mirabeau conte scritt.
- Misliwechek.
- Mitzler scritt.
- Molineux scritt.
- Monopoli o Insanguine.
- Monteclair.
- Montucla storico.
- Montvallon scritt.
- Monza.
- Morellet ab. scritt.
- Moret scritt.
- Morigi.
- Mozart Giov. Crisost.
- Nardini caposcuola di violino.
- Mozart Leopoldo.
- Naselli.
- Nasolini.
- Nauze (de la) scritt.
- Neefe scritt.
- Neidhart scritt.
- Nichelmann scritt.
- Nicolai Medic. music.
- Nicolai Feder. scritt.
- Nougaret scritt.
- Noinville scritt.
- Odoardi cel. costruttore di violini.
- Oeder scritt.
- Oettinger scritt.
- Oginski scritt.
- Ottani.
- Overbeck scritt.
- Palma.
- Paolucci scritt.
- Parran scritt.
- Pasquali scritt.
- Passeri ab. scritt.
- Pau vesc. scritt.
- Perez David.
- Pergolesi.
- Perti.
- Petri Samuele scritt.
- Pfeiffer storico.
- Piantanida ab.
- Piccini Nicolò.
- Pichl Vinceslao.
- Pigeon de Saint-Paterne scritt.
- Pistocchi caposcuola di canto.
- Planelli cav. storico.
- Poisson Leon. scritt.
- Pope Aless. Poema mus.
- Porpora Nicolò.
- Porpora.
- Prati Alessio.
- Predieri Antonio.
- Prinz scritt.
- Profilio ab.
- Puckeridge primo inv. dell'Armonica.
- Pugnani caposcuola di violino.
- Poisson Nic. scritt.
- Quadrio ab. storico.
- Quanz scritt. artista.
- Quatremere scritt.
- Raff Antonio.
- Raffaele Conte di S., scritt.
- Raguenet ab. scritt.
- Rameau inv. di un nuovo sistema.
- Ramler scritt.
- Rangoni scritt.
- Raspe scritt.
- Ravezzoli.
- Redi caposcuola di canto.
- Reiman scritt.
- Reinard scritt.
- Rellstab scritt.
- Renaudin inv. di un nuovo cronometro.
- Requeno ab. scritt. dottis.
- Riccio Ang. scritt.
- Riccoboni storico.
- Ricieri per errore v. Ridieri.
- Riedt scrittore.
- Riepel scritt.
- Rigel Gius.
- Rinaldo di Capua.
- Robbers scritt.
- Robertson scritt.
- Rochefort storico.
- Rocchi scritt.
- Rodolphe inv. de' semituoni nel corno di caccia.
- Roger medic. music.
- Rolla Alessandro.
- Rollin Carlo storico.
- Romieu inv. del terzo suono.
- Rossetti Antonio.
- Rousseau scrittore, aut. del Dizionario.
- Rousseau ab.
- Roussel scritt.
- Roussier ab. inv. di un nuovo sistema.
- Rubbi ab. scritt.
- Ruetz scritt.
- Rusti.
- Rutini.
- Sabbatini Nicolò.
- Sacchi scrittore dottissimo.
- Sacchini Antonio.
- Saint-Lambert march. de, scritt.
- Sala Nic. scritt. ed art.
- Sammartini.
- Sancho scritt.
- Sarro Domenico.
- Santarelli storico.
- Sarti Giuseppe.
- Sarti scrittore.
- Saunders scritt.
- Say Samuele scritt.
- Sauveur inv. dell'Acustica.
- Scarlatti Alessandro.
- Scarlatti Domenico.
- Scarlatti Giuseppe.
- Scheibe scritt.
- Scheibel.
- Schmidt inv. del piano-armonico.
- Schroeter scritt.
- Schuback scritt.
- Schubart Daniele.
- Sciroli Gregor.
- Serey Poema music.
- Serre inv. d'un Sistema misto.
- Signorelli storico.
- Smith Gugl. scritt.
- Smith Roberto scritt.
- Somis caposcuola di violino.
- Sonnetti scritt.
- Sales Pompeo.
- Sorge scritt.
- South scritt.
- Speranza ab.
- Spies scritt.
- Stamitz caposcuola di violino.
- Steffani ab.
- Steinbart scritt.
- Sterkel ab.
- Stillingfleet storico.
- Stoelzel scritt.
- Stradivari celebre costruttore di violini.
- Sulzer scritt.
- Suremain aut. d'una teoria acustico-music.
- Stellini scritt.
- Taillard scritt.
- Tansur scritt.
- Tartini aut. d'una nuova teoria.
- Tauscher scritt.
- Tedeschi detto Amadori.
- Telemann scritt. ed art.
- Telemann Michele scritt.
- Tempelhof inv. d'un temperamento.
- Terradeglias.
- Tesi Vittoria.
- Tessarini scritt.
- Testori scritt. ed art.
- Tevo Zacc. scritt.
- Tiedemann scritt.
- Tissot Medic. music.
- Titon storico.
- Toderini ab. storico.
- Toepfer scritt.
- Tonelli scrittore ed artista.
- Tosi scritt. ed art.
- Traetta Tommaso.
- Tromlitz scritt.
- Trydell scritt.
- Turini Ferdin.
- Turki Daniele scritt.
- Turn-Taxis conte di.
- Turner scritt.
- Ugolini ab. storico.
- Unger inv. d'una macchina per scrivere.
- Vague scritt.
- Valburga M. Antonietta.
- Valle Gugl. della storico.
- Vallotti scritt.
- Vandermonde scritt.
- Vanhal.
- Vatry storico.
- Venini ab. scritt.
- Vento Matt.
- Venuti ab. scritt.
- Veracini caposcuola di violino.
- Viel scritt.
- Vignoles scritt.
- Vinci Leonardo.
- Virbes inv. del cembalo acustico.
- Vogel Cristof.
- Walker scritt. ed art.
- Walther aut. d'una Biblioteca music.
- Warren scritt.
- Webb scritt.
- Weimar scritt. ed art.
- Werner Gius.
- Widder scritt.
- Wieland scritt.
- Wiese bar. de, scritt.
- Wien scritt.
- Winter Crist. scritt.
- Winter Pietro.
- Wolf Gugl. scritt. ed art.
- Wolf Feder. scritt. ed art.
- Wunsch scritt.
- Young Matt. scritt.
- Yriarte Tommaso Poema-music.
- Zanotti Franc. scritt.
- Zanotti Calisto.
- Zeidler scritt.
- Zeno Apostolo scritt.
- Ziani Marcant.
- Ziegler scritt.
- Zuccari scritt.
- Zulatti Medic. music.
XIX. SEC.
- Adam Luigi scritt.
- Adami Giuseppe.
- Agnesi M. Teresa.
- Aimon scritt. ed art.
- Albrechtsberger scritt. dottissimo.
- Andres ab. scritt.
- Androt Augusto.
- Asioli Luigi.
- Assensio Carlo scrittore ed art.
- Angeloni storico.
- Baillot Pietro.
- Barni Camillo.
- Barthez scritt.
- Baud scritt.
- Beattie Giacomo scritt.
- Beck Francesco.
- Beethoven Luigi.
- Belolli.
- Beloselsky scritt.
- Bernardi Valernes.
- Berrettari scritt.
- Bertini Aug. med.
- Bertinotti Teresa.
- Berton Enr. scritt. ed art.
- Bettoni ab. storico.
- Bianchi Franc.
- Bigatti Carlo.
- Billington Miss.
- Biot scritt.
- Bisch scritt.
- Blangini Felice.
- Blangini la signora.
- Blondeau Luigi.
- Boccherini Luigi.
- Bochsa Nic.
- Boely scritt.
- Boisgelou scritt.
- Boisquet scritt.
- Bonesi scritt.
- Borde Aless. scritt.
- Bouteiller.
- Boyeldieu Adriano.
- Brack tradutt. de' viaggi di Burney.
- Breval.
- Buonfichi.
- Bura.
- Burgh scritt.
- Busby aut. di un Dizionario di mus.
- Calegari.
- Carbonel.
- Carilles.
- Carpani scritt.
- Cartier scritt.
- Caruso Luigi.
- Casimir.
- Castro.
- Catalani Mad.
- Catel scritt. ed art.
- Cesarotti ab. scritt.
- Champein.
- Chaves scritt.
- Cherubini Zenobio.
- Chladni inv. del Clavicilindro, e dell'Eufonio.
- Choron scritt.
- Chretien.
- Cianchettini.
- Cimador.
- Cimarosa Domen.
- Clementi Muzio.
- Colbran Mad.
- Cramer Guglielmo.
- Cramer Giov. Batt.
- Crescentini.
- Crotch scritt.
- Dalayrac.
- David.
- Delille Poet. music.
- Demar.
- Denina scritt.
- Denis scritt.
- Desessarts scritt.
- Despaze Poema music.
- Devismes scritt.
- Dourlen Vittore.
- Dusseck Luigi.
- Dusseck Veronica.
- Dietz inv. del Melodion.
- Eckard.
- Escherny Conte d', scritt.
- Eser Mad. Carlotta.
- Fabre inv. del modo ellenico.
- Fantastici Mad.
- Farinelli.
- Fayolle scritt.
- Federici Vincenzo.
- Ferlendis Aless. scritt.
- Ferlendis la Sig. Barberi.
- Ferro cav. scritt.
- Festa Mad.
- Fetis scritt.
- Finaroli Fedele.
- Fiocchi Vinc.
- Fioravanti.
- Forno Bar. scritt.
- Förster.
- Fortis ab. storico.
- Framery scritt. dell'Enciclopedia metodica.
- Franz Carlo.
- Frichot inv. del Basse Cor.
- Friedberg.
- Fuchs.
- Garsia Alessandro.
- Gasse.
- Gatti ab.
- Gattoni inv. dell'Armonica meteorologica.
- Gautherot scritt.
- Gaveaux.
- Gaviniès.
- Genlis Mad. de.
- Gerber scritt.
- Gerbini Mad.
- Gervasoni scritt. ed artis.
- Gherardesca.
- Gin scritt.
- Ginguené scritt. dell'Enciclopedia metod.
- Girault scritt.
- Gnecco.
- Gorsse scritt.
- Gossec scritt. ed art.
- Grassini Mad.
- Grimm Bar. de, scritt.
- Guglielmi Pietro.
- Guglielmi Carlo.
- Guglielmi Giacomo.
- Gyrowetz.
- Gibelin scritt.
- Grimaldi Andrea.
- Haensel Daniele.
- Harpe de la, scritt.
- Haydn Giuseppe.
- Haydn Michele.
- Herbin scritt.
- Herder scritt.
- Herschel.
- Hofman inv. del piano-archet.
- Jackson scritt.
- Jarnowick.
- Jones scritt.
- Isouard scritt.
- Koch scritt.
- Kolmann scritt.
- Kozeluch.
- Krommer.
- Lacépède scritt.
- Lacombe scritt.
- Lagrange scritt.
- Lahoussaye.
- Lalande scritt.
- Lamark scritt.
- Langlé scritt.
- Lasalette scritt.
- Lasceux.
- Laire storico.
- Lavigna.
- Lavit scritt.
- Leclerc scritt.
- Levesque scritt.
- Leduc scritt.
- Lemoyne.
- Lesueur scritt. ed art.
- Lichtenthal Medic. music.
- Lirou scritt.
- Lolli Antonio.
- Luneau scritt.
- Lunier scritt.
- Leris scritt.
- Maelzel inv. del Pan-harmonicon.
- Maelzel inv. dell'Armonia d'Orfeo.
- Maisseder.
- Manfroce.
- Mango ab. scritt.
- Marchesini.
- Marcou scritt.
- Marie Medic. music.
- Marin Martin.
- Marin Claudio.
- Marinelli Gaet.
- Martin Vinc.
- Martinn Gius.
- Martini scritt.
- Mattei Stanislao scritt. ed art.
- Molino Luigi.
- Mattucci.
- Mayer Simone.
- Mazza Angelo Poema-mus.
- Mehul scritt.
- Meissonnier.
- Michaelis scritt.
- Millin scritt.
- Minoja scritt. ed art.
- Mojon Medic. music.
- Momigny scritt. ed art.
- Monsigny Aless.
- Montù inv. della sfera armonica, e del Sonometro.
- Mooser inv. dell'orchester-instrument.
- Mortellari Michele.
- Mortellari.
- Mosca Luigi.
- Mosca Giuseppe.
- Mozart figlio.
- Mongez scritt.
- Nani scritt.
- Naumann Amed.
- Neukomm.
- Nicolini.
- Niemetschek scritt.
- Niemeyer scritt.
- Nopitsch scritt.
- Noverre scritt.
- Nozari.
- Oginski scritt.
- Onslow.
- Orgitano.
- Orlandi.
- Pacchiarotti.
- Paer.
- Paesiello.
- Palione.
- Palma Silvestro.
- Parenti Poema-mus. scritt.
- Parenti Francesco.
- Pavesi.
- Pellegrini Anna Maria scritt. ed Art.
- Perolle scritt.
- Perotti scritt. ed art.
- Pfeffinger.
- Piccini Luigi.
- Piccini Alessandro.
- Pleyel Ignazio.
- Poisson scritt.
- Perne scritt. ed art.
- Pfeiffer inv. del piano verticale.
- Pezold inv. del piano orizontale.
- Pollet Mad.
- Ponce scritt.
- Porta Berardo.
- Portogallo.
- Poulleau invent. dell'orchestrino.
- Prandi scritt.
- Puccitta Vincenzo.
- Puppo Gius.
- Radicati.
- Raymond scritt.
- Rega Signora.
- Reicha scritt. ed art.
- Reichardt scritt. ed art.
- Rellstab scritt. ed art.
- Reveroni scritt.
- Rigel Arrigo.
- Rigel Luigi.
- Righini scritt. ed art.
- Riffelsen inv. della Melodica.
- Rolla Alessandro.
- Romberg.
- Rossini.
- Roze ab. scritt. ed art.
- Russo Raffaele.
- Ruphy scritt.
- Sabbatini Anton. scritt. ed artist.
- Saint-Amans scritt. ed art.
- Spontini Gaspare.
- Steibelt.
- Scoppa ab. scritt.
- Silva Mad.
- Stat.
- Suard aut. dell'Encicl. metodica.
- Tarchi Angelo.
- Terza Gius. scritt.
- Testori Angelo.
- Rey Giov. scritt. ed art.
- Rey Gianb. scritt. ed art.
- Rhode scritt.
- Roquefort scritt.
- Thiemé inv. di un nuovo cronometro.
- Tomeoni.
- Tritta Giacomo.
- Vaccari.
- Vallo Dom. scritt. art.
- Valmalete scritt. ed. art.
- Van Swieten bar. di scritt.
- Trento Vittorio.
- Vienne M. de.
- Vieuzac scritt.
- Viganoni.
- Villeblanche Armand.
- Villoteau scritt.
- Viotti Giamb.
- Vogler ab. scritt. ed art.
- Vosde scritt.
- Weber scritt.
- Weigl Gius.
- Winter Pietro.
- Xavier Antonio.
- Ximenes conte scritt.
- Zeltern Carlo.
- Zingarelli Nicolò.
- Zulehner Carlo.
- Zumsteeg Rodolfo.
BIBLIOTECA SCELTA
O CATALOGO RAGIONATO
DE' MIGLIORI TRATTATI DI MUSICA
DISPOSTI SECONDO L'ORDINE DELLE MATERIE,
RELATIVAMENTE ALLA CLASSIFICAZIONE
CHE N'È STATA FATTA
NEL DISCORSO PRELIMINARE
DALLA PAG. V. — XXVI.
DELLA MUSICA CONSIDERATA COME ARTE.
I. TRATTATI ELEMENTARI.
Lustig. Introduzione alla conoscenza della musica. Amsterdam 1754.
Bisch. Explication des principes élémentaires de musique. Charenton 1802.
Tansur. A new musical grammar. London 1790.
Vallo. Compendio elementare di musica specolativo-pratica. Napoli 1804.
Asioli. Principj elementari di musica adottati dal R. Conservatorio di Milano 1811.
II. DIZIONARJ DI MUSICA TEORICA E PRATICA.
Brossard. Dictionnaire de musique. Paris 1703.
Crassineau. Musical Dictionary. London 1740.
Geminiani. Dizionario armonico. Londra 1743.
Rousseau. Dictionnaire de musique. Paris 1768.
Arnold. Dictionary of music. London 1784.
Wolff. Breve Dizionario de' termini tecnici della musica. Halle 1787.
Busby. Dictionary of music. London 1802.
Koch. Dizionario teoretico di musica. Lipsia 1802.
III. MUSICA VOCALE.
Crescentini. Esercizj per la vocalizzazione. Parigi 1811.
Mancini. Pensieri e riflessioni pratiche sopra il canto. Vienna 1774.
Tomeoni. Teoria della musica vocale. Parigi 1799.
Righini. Esercizj per la perfezione nell'arte del canto. 1803
Pellegrini. Grammatica o sieno regole per ben cantare. Roma 1810.
Minoja. Lettere sul canto. Milano 1813.
Boisquet. Essai sur l'art du musicien chanteur. Paris 1813.
IV. STRUMENTALE.
Bach. Saggio sopra la vera maniera di sonar il cembalo con esempj. Lipsia 1787. Opera classica, trad. in francese da Charon.
Assensio. Nuova scuola di ben sonare il piano forte. Palermo 1815.
Tartini. Lettera a Mad. Sirmen, importante a' suonatori di violino. 1770.
Conte di San Raffaele. Lettera intorno ai principj dell'arte del suono del violino. Lett. II sopra le rivoluzioni dell'arte del suono. 1784.
Geminiani. L'arte di sonar di violino. 2. ediz. 1801.
Durieu. Méthode de violon. Paris 1793.
Galeazzi. Elementi teorico-pratici, e dell'arte di sonar il violino. Roma 1791.
Tessarini. Nuovo metodo di sonar di violino. Amsterdam 1761.
Quanz. Méthode pour apprendre à jouer de la flûte. Breslau 1781.
Tromlitz. Dissert. sul flauto e sulla maniera di suonarlo. Lipsia 1790.
Blasio. Nouvelle méthode de clarinette, et raisonnement des instrumens. Paris 1796.
V. RETTORICA E POETICA MUSICALE.
Lacépède. Poétique de la musique. Paris 1785.
Devismes. Pasilogie, ou de la musique considérée comme langue universelle. Paris 1806.
Chabanon. De la musique considérée en elle-même et dans ses rapports avec la parole, les langues, la poésie etc. 3 vol. Paris 1785.
Engel. De la peinture en musique. Berlin 1780.
Baily. Alliance of music, poetry and oratory. London 1790.
Bemetzrieder. Essai sur l'harmonie suivant les règles de la syntaxe et de la rhétorique. Paris 1781.
Webb. Observation on the correspondance between poetry and music. London 1793.
Weber. L'arte poetica di Orazio tradotta da Ramler, con note per i compositori ed i musici, vol. 2. 1806-1810.
Morellet. De l'expression en musique. Paris 1771.
Hiller. Sull'imitazion della natura in musica. Lipsia 1781.
Bonesi. Della misura o divisione de' tempi nella musica e nella poesia. 1806.
Mattei. Della filosofia della musica. 1780.
Beattie. Essay on poetry and music. 1783; trad. in franc. Paris 1798.
Framery. Mémoire sur les Rapports de la musique avec la déclamation. Paris 1802.
VI. SUL VARIO STILE DA CHIESA, DA TEATRO E DA CAMERA
Algarotti. Saggio sopra l'opera in musica. 1770.
Borsa. Saggio sulla musica imitativa teatrale. 1781.
Doni. Della musica scenica e teatrale. Firenze 1763.
Arnaud. Lettre au comte de Caylus. Paris 1754.
Carpani. Le Haydine ec. Milano 1812.
Sacchi. Lettere al conte Riccati ec. 1789.
Raymond. De la musique dans les Eglises, et lettre à M. Millin en Paris 1811.
Riccati. Due lettere al P. Sacchi intorno al grado di eccellenza, al quale è giunta la musica ec. 1769. Lettera al medesimo, dove si paragona l'antica alla moderna musica. Modena 1787.
Schultes. Trattato della musica di chiesa. Livorno 1809.
VII. REGOLE DELLA COMPOSIZIONE O CONTRAPPUNTO.
Marpurg. Trattato della fuga e del contrappunto, trad. in franc. Berlino 2 volumi 1756.
Paolucci. Arte pratica di contrappunto. Venezia 1765.
Martini. Saggi di contrappunto. Bologna 1776.
Manfredini. Regole armoniche. Venezia 1797.
Gervasoni. Scuola della musica in tre parti. Piacenza 1800.
Fux. Gradus ad Parnassum, in fol. 1725; e tradotto in italiano da Aless. Manfredi. Carpi 1761.
Albrechtsberger. Trattato elementare di composizione, in tedesco. Lipsia 1790.
Riepel. Elementi della composizione musicale, e del sistema della misure, in ted. Ratisbona 1754.
—— Spiegazione indispensabile del contrappunto ec. con esempj, in ted. 1768 in fol.
Vallotti. Scienza teorica e pratica della moderna musica. Padova 1779.
Sabbatini. Vera idea delle musicali numeriche segnature. Venezia 1799.
—— Trattato della fuga, 2. vol. in 4º. Venezia 1801.
Rey. Système harmonique etc. Paris 1801.
Choron. Principes de composition des Ecoles d'Italie, 3 volumi in foglio di 1456 rami. Paris 1809. opera classica.
DELLA MUSICA CONSIDERATA COME SCIENZA.
I. ACUSTICA OSSIA SCIENZA DE' SUONI.
Diderot. Lettre sur les sourds et muets, etc. Paris 1751.
Euler. Sur la nature et la propagation du son. Basilée 1727.
—— Tentamen novæ theoriæ musicæ, etc. Petropoli 1738.
Ganterot. Sur la théorie des sons. 1800.
Chladni. Traité d'Acoustique. Paris 1809.
Perolle. Sur les expériences acoustiques de Chladni et de Jacquin. 1799.
—— Recherches physiques sur le son, etc. 1799.
Sauveur. Principes d'acoustique. 1701. 1713.
Suremain. Théorie acoustico-musicale. Paris 1793.
Lagrange. Sulla propagazione del suono. Torino 1759.
Riccati. Delle corde etc. e delle vibrazioni sonore. Verona 1781.
Taylor. Methodus incrementorum directa et inversa. Lond. 1715.
Young. An enquiry into the principal phænomena of sounds and musical strings. Dublin 1784.
II. SISTEMI, E TEORIE MUSICO-MATTEMATICHE.
Estève. Nouvelle découverte du principe de l'harmonie. 1751.
Lalande. Principes de la science de l'harmonie et de l'art de la musique. 1751.
Montù. Numerazione armonica per ispiegare le leggi dell'armonia. 1809.
Rameau. Nouveau Système de musique théorique, etc. 1737.
Barca. Introduzione ad una nuova teoria di musica. Padova 1786.
Alembert. Elémens de musique théorique et pratique. Lyon 1779.
Romieu. Nouvelle découverte des sons harmoniques graves, etc. 1753.
Tartini. Trattato di musica secondo la vera scienza dell'armonia. Padova 1751.
Kirnberger. Principj dell'uso dell'armonia; e l'arte della composizione pura, secondo positivi principj, con esempj. 1776 in tedesco.
Klein. Saggio d'instruzione sistematica della musica. 1783 in tedesco.
Lasalette. Considérations sur les différens systèmes etc. Paris 1811.
Mercadier. Nouveau système de musique. Paris 1776.
Eximeno. Dell'Origine, e delle regole della musica. Roma 1774.
III. SOPRA LA COSTRUZIONE DEGLI STRUMENTI DI MUSICA E LORO TEMPERAMENTO, COME DE' TEATRI.
Antegnati. Arte organica per accordare ogni sorta di strumenti. Brescia 1608.
Adlung. Istruzione sulla costruzione degli organi con addizioni di F. Agricola maestro della corte di Prussia, con fig. 1768.
Bedos. L'art du facteur des orgues, 4 vol. in fog. Paris 1778. Classico.
Kirnberger. Costruzione della temperatura equilibrata, in ted. 1760.
Sorge. Istruzione per accordar gli organi e i cembali. Amburgo 1744.
—— Esame de' temperamenti del cembalo di Schroeter, 1754.
—— Istruzione nei principj del calcolo e della geometria per i costruttori d'organi. 1773.
Marpurg. Saggio sul temperamento in musica. Breslav. 1776.
Rhodes. Teoria della propagazione del suono per gli architetti, in ted. Berlino 1800.
Vitruvio. Suo trattato latino di architettura con i comentarj di Valla, Dan. Barbaro, Perrault, Galiani ec.
Saunders. Treatise on theatres including some experiments on sound, London 1790 in 4.
Milizia. Trattato completo formale e materiale del teatro, Venezia 1794.
ERUDIZIONE MUSICALE
I. STORIA GENERALE
Blainville. Histoire générale, critique et philologique de la musique. Paris 1765.
Bontempi. Storia della musica. Parigi 1695.
Burney. History of music from the earliest ages to the present period, 4 vol. in 4º. London 1788.
Hawkins. A general history of music, 5 vol. in 4º. London 1776.
Forkel. Storia generale della Musica in ted. 2 vol. in 4º. Lipsia 1802.
Martini. Storia della musica, 3 vol. in 4º. Bologna.
Kalkbrenner. Histoire de la musique, 2 vol. in 8º. Paris 1802.
II. STORIA DELLA MUSICA PARTICOLARE DI ALCUNE NAZIONI.
Girault. Lettre sur la musique des Hebreux. Paris 1810.
Herbin. Sur la musique ancienne. Paris 1806.
Bettoni. Della musica degli ebrei a' tempi di David, ec. Bergamo 1786.
Goulley. Sur les anciens poètes de Sicile et sur l'origine des instrumens à vent, nel vol. 5 delle Memor. delle Iscriz.
Requeno. Saggi storici dell'arte armonica de' Greci e Romani Cantori, 2 vol. in 8º. Parma 1797.
Passeri. De musica veterum Etruscorum. Romæ 1770.
Jones. Musical and poetical Relicks of the Welsh Bards. London 1786.
Cesarotti. Della musica de' Caledonj, nel Ragion. prel. alla sua traduzione di Ossian, t. 1. Bassano 1795.
Klockenbring. Sullo stato della musica ne' paesi nuovamente scoverti nel mare del Sud. 1787.
Desmarchais. Sur la musique et les instrumens du royaume de Juida en Afrique, nel 3º vol. di Mitzler.
Fortis. Della musica de' Morlacchi. Venezia. 1777.
Pigeon. Mémoire sur la musique des Arabes. 1790.
Arnot. De la musique des Chinois et leurs instrumens, dans le 6. vol. des Mémoires sur ce peuple par M. l'Abbé Roussier. Paris 1780.
Roquefort. Sur la musique et les instrumens des Français depuis le IX siècle jusqu'au XVII. Paris 1880.
Toderini. Della musica de' turchi, nel 1. t. della sua letteratura turchesca. Venezia 1787.
III. BIBLIOGRAFIA E LETTERATURA MUSICA.
Ebeling. Saggio sulla formazione d'una biblioteca di musica. 1784.
Forkel. Biblioteca musico-critica, 3 vol. in 8º. 1778.
—— Letteratura generale della musica, ossia instruzione per conoscere i libri di musica in tutte le lingue. 1804.
Burney. Present state of music in France and Italy, and Germany, 3 vol. in 8º. London 1778.
Eschtruth. Principj della musica trascendente ove si tratta della letteratura e dell' espressione della musica. 1789.
Marpurg. Memorie storiche, critiche per servire a' progressi nella musica, 3 vol. in 8º. 1752.
Martinelli. Lettere critiche sulla musica, Londra 1762. 2 volumi.
Collier. Musical Travels. London in 12º 1790.
Gruber. Letteratura della musica, o istruzione per conoscere i migliori libri di musica, in 8º. 1783.
Laugier. Sentimens d'un harmoniphile sur différens ouvrages de musique. Lyon 1756.
Legipons. Dissertationes philologico-bibliographicæ de adornandâ musices bibliothecâ. Verona, in 4º 1746.
Walther. Lexicon, o Biblioteca di musica. Lipsia 1732.
Gerber. Dizionario storico di musica. Lipsia 1790.
Mensel. Dizionario degli artisti alemanni. 1787.
Mitzler. Biblioteca di musica in ted. 3 vol. in 4º 1754.
Moret. Dictionnaire raisonné, ou histoire générale de la musique et de la lutherie, 13 vol. in 8º. 1775.
Choron et Fayolle. Dictionnaire historique des Musiciens, tom. 2, in 8º. Paris 1811.
IV. CONSIDERAZIONI FILOSOFICHE SULLA MUSICA.
Dubos. Réflexions critiques sur la poésie, sur la peinture et sur la musique, 3 vol. in 12º. 1770.
Batteux. Principes de la littérature etc. de la musique et de la dance, 5 vol. 1775.
Bettinelli. Dell'entusiasmo delle belle arti. Venezia 1801.
Borsa. Saggio sulla musica imitativa. 1781.
Arteaga. Rivoluzioni del teatro musicale italiano ec. 3 tom. Ven. 1785.
Kausch. Riflessioni psicologiche sull'influenza de' suoni, e particolarmente della musica sulle affezioni dell'anima. 1782.
Hiller. Sull'imitazione della natura in musica. 1760.
Schulz. Idee sull'influenza della musica per rapporto alla civilizzazione delle nazioni. Copenague 1790.
Planelli. Dell'opera in musica. Napoli 1772.
V. DELL'USO DELLA MUSICA IN MEDICINA.
Gaspar. De arte medendi apud priscos musices ope. Lond. 1783.
Desbout. Ragionamento fisico sopra l'effetto della musica nelle malattie nervose. Livorno 1780.
Desessarts. Mémoire sur la musique dans les maladies. Paris 1813.
Van-Swieten. De musicæ in medicinam influxu, atque utilitate. Leida 1773.
Mojon. Memoria sull'utilità della musica, sì nello stato di salute, come in quello di malattia. Genova 1802.
Lichtenthal. Dell'influenza della musica sul corpo umano, e del suo uso in certe malattie. Milano 1611.
Nicolai. Sull'unione della musica con la medicina. 1745.
POEMI SULLA MUSICA.
Boileau. Dialogue. La Poésie et la Musique.
Delille. Poème sur l'Imagination: Ch. V de l'Harmonie.
Dryden. Ode on the power of harmony.
Dorat. De la déclamation théâtrale, Ch. III des Opéra en musique.
Gesner. L'invention de la lyre et du chant; Idylle.
Mozza. Ode e sonetti sull'armonia.
Pope. Ode on the Music.
Marmontel. Poème de la musique.
Fraguier. Schola Platonico-Musica.
Rubbi. Sonetti sull'armonia.
Rosa. Satira contro i musici.
Seré. Poème didactique sur la musique en 4 chants.
Yriarte. La musica: Poema didattico in lingua spagnuola.
COLLEZIONI DI AUTORI DI MUSICA.
Meibomio. Antiquæ Musicæ Græci scriptores septem. Amstelodami 2 vol. in 4º 1652.
Wallis. Ptolemei Harmonica cum Comment. Porphyrii græce ac lat. cum adnot. Oxonii 1699.
Gerbert. Scriptores Ecclesiastici, de Musicâ Sacrâ ex variis. Ital. Gall. et German. Codd. MS. nunc primum editi. Paris 1774.
Hertel. Raccolta di scritti sulla musica, in ted. 1758.
Fine del quarto, ed ultimo tomo.
| PAGINA | ERRORI | CORREZIONI |
|---|---|---|
| 2. | Sabbati | Sabbatini |
| 8. | e la di lui | e che la di lui |
| 21. | guoco | gioco |
| 40. | cognitione | cognatione |
| 41. | venggonsi | veggonsi |
| 69. | un non previsto cidente | un non previsto accidente |
| 81. | certo non avrebbe | certo non avverrebbe |
| 95. | dagl'intendenli | dagl'intendenti |
| ivi. | Il suo slile | Il suo stile |
| 97. | A philosophicol | A philosophical |
| 129. | di Estitica musicale | di Estetica musicale |
| 142. | nell'aste | nell'arte |
| NE' SUPPLEMENTI. | ||
| 1. | discrizione | descrizione |
| 5. | compesitore | compositore |
| 7. | Madena | Modena |
| 16. | non mancano | ne mancano |
| 21. | Tenevale | tenevane |
| 23. | Cretentes | Cretenses |
| 30. | celebre | celebri |
| 38. | aritisti | artisti |
| 47. | e vanne | e venne |
| 54. | de la verification | de la versification |
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (armonia/armonìa/armonía, qui/quì, Copenhague/ Coppenhague/ Coppenague/ Koppenhagen e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate dall'Autore a fine libro sono state riportate nel testo.
Per comodità di consultazione un indice schematico è stato inserito all'inizio del volume.
Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):
| [29] — | Say (Samuele), ecclesiastico [acclesiastico] |
| [46] — | suo nome, nello scorso [corso] sec. |
| [48] — | secondo l'ab. Gerbert [Gerbest] egli viveva |
| [78] — | prima dell'era cristiana [cristiaca] |
| [116] — | più energica; avvegnachè [avvengnachè] |
| [s-61] — | che manoscritta conservasi [conservarsi] nella |