CAPITOLO XL.
PALESTRINA.
I fratelli hanno ucciso i Fratelli
Quest'orrenda notizia vi do.
(MANZONI.)
«Non odi? diceva il sergente Carbonin a Rota, suo luogotenente: «Non odi il rumore di gente che s'avanza alle nostre spalle: saranno nostri!»—E mentre il tenente porgeva l'orecchio per accertarsi del rumore, che veramente si facea sempre più vicino, un suono di tromba toccando alla carica, mise in tumulto tutto il campo dei Legionari Italiani e degli altri corpi formanti la prima spedizione uscita da Roma contro le truppe Borboniche nel 49. Il generale papalino Zucchi, conoscendo la forte posizione di Palestrina, tentò di assaltarla di notte per sorpresa, ed avendo preparate le sue colonne d'attacco al fronte della città verso mezzogiorno, mandò un corpo di Spagnuoli ad attaccare i Romani alle spalle del loro fianco destro verso settentrione, in meno scoscesa posizione.
I Romani ebbero sentore del movimento e si trovarono preparati a ricevere il nemico. Essi però non s'aspettavano ad un attacco alle spalle, ciocchè produsse qualche confusione nella nostr'ala destra, ove gli Spagnuoli caricarono risolutamente protetti dalle tenebre.
La confusione però durò poco e guidati da prodi ufficiali, e da alcuni sott'ufficiali avanzi delle guerre americane, i nostri Legionari, dopo d'aver piegato un momento, si precipitarono sul nemico, che sbaragliarono completamente. Ciononostante perdemmo alcuni valorosi in quel conflitto notturno, e l'alba rischiarando il campo della strage mostrava le marziali fisonomie di Rota e di Carbonin, distesi cadaveri, ed attorniati da cadaveri nemici.
Rota e Carbonin erano caduti al posto di guardia loro assegnato, senza cedere un palmo di terreno. Il loro petto era crivellato di ferite.
Assicuratosi che l'attacco sulla destra aveva avuto luogo, il generale Zucchi lanciò le sue colonne sul centro e la sinistra, ove, favoriti dalle posizioni e comandati dai valorosi Manara¹ e Zambianchi, i Romani ricacciarono gli assalitori nel piano con tanto impeto da non lasciar più loro il tempo di riordinarsi.
¹ Il colonello Manara di Milano, è una di quelle individualità militari, difficile da rimpiazzarsi. Egli avrebbe ben degnamente guidato l'esercito italiano a decisiva battaglia.
La vittoria fu completa, ma la celerità del nemico nel ritirarsi e la mancanza di cavalleria per parte nostra, resero i risultati di quel brillante fatto d'armi insignificante.
Comunque fosse il Borbone ed i suoi alleati di Spagna ebbero una prima lezione dai coraggiosi figli della Republica, che avean prima l'aria di disprezzare.