CAPITOLO XV.

IL RATTO.

La più grande guerra, nella più
remota antichità fu cagionata
dal ratto di Elena.
(Autore conosciuto.)

Pioveva dirottamente, anche questa era una rigida notte di novembre, e nelle vie di Ravenna, massime dopo la partenza dei Volontari, poca o nessuna gente s'incontrava fuori di casa alle 10 pomeridiane.

Ravenna ha una popolazione seria, non chiassona. Benchè al mezzogiorno dell'Eridano, essa ha tutta la fisionomia dei popoli più settentrionali dell'Italia.

Eran dunque le 10 della sera, quando una carrozza a due cavalli si fermava davanti la porta della fruttajola Teresa. Tre uomini ne scendevano avvolti nei loro mantelli, salivano la gradinata del porticato, ed al coperto della pioggia, passeggiavano di fronte alla porta suddetta, conversando a voce sommessa, da non potersi distinguere le parole a poca distanza.

Una vecchia donna, scendeva pure dal veicolo, anch'essa nascosta in un grande sciallo di lana e giunta appena alla porta di Teresa, bussò tre colpi colla mano, e porse l'orecchio, per accertarsi s'era stata intesa di dentro.

Nessuna risposta, e la vecchia ripeteva le busse, ma invano. Alla terza prova finalmente essa fu più felice, ed un «Chi è?» rispose alle sue battute. «Son io! monna Teresa,» rispose con voce melata l'ambasciatrice del Don Cortlin. «Ma chi è? io non vi conosco, ed a quest'ora non apro.» Si rispondeva recisamente di dentro.

«Io sono Perpetua, e mi manda qui Don Cortlin, per comunicarvi cose di grande importanza e che riguardano voi, mia cara Teresa.»

Il nome di Perpetua, ch'essa conosceva, di Don Cortlin, e massime le comunicazioni importanti che stimolavano la sua curiosità donnesca, fecero sì che la nostra fruttajola, dimenticando ogni scrupolo sull'inviolabilità di casa sua nella notte, spalancò la porta, ed ammise in casa la vecchia.

Ma questa non entrava sola, poichè quasi pestandole la gonna, seguiva il gesuita Gaudenzio, e dietro a lui, due malandrini, il di cui ceffo, benchè a metà nascosto dal tabarro, li costituiva degni seguaci del Lojolesco.

Teresa diede un grido nel vedersi la casa invasa da quella masnada. Ma la vecchia per prevenire ulteriori scene, avvicinò subito la fruttajuola, e con piglio amichevolissimo esclamò: «Non vi sgomentate, mia buona Teresa, che questa è tutta gente da bene, gente con timor di Dio! ed incapace di farvi alcun male. Noi siamo inviati dal signor Curato, che ben sapete quanto vi stima, e che non permetterebbe certo che vi si toccasse un capello.»

«Ma per amor di Dio, Perpetua, ditemi allora subito di che si tratta, poichè non vorrei si dicesse domani per Ravenna, che la mia onorata casa, sia stata di notte frequentata da tanta gente sconosciuta.»

«Ma vi ripeto; insisteva Perpetua, ch'è onoratissima gente,» ed andava a proseguire una filastrocca in elogio della gesuitica comitiva e del suo padrone, quando Gaudenzio, impaziente di venire in possesso della sua preda, urlava con voce stentorea:

«Ma finitela, vecchia pettegola, che non siamo venuti qui per udire i vostri squarci d'eloquenza, ma per ubbidire agli ordini del reverendo Curato Cortlin, e salvare l'anima di questa sua pecorella dalle mani del demonio.» E siccome nella sua breve dimora in quella stanza, egli già aveva scoperto il ricovero d'Ida, dietro un'alcova, su d'un modesto lettuccio, fece un segno ai due malandrini di avvicinarlo, e così facendo lui stesso, essi in un momento furono in possesso della fanciulla, che fasciarono in un mantello, e trasportarono subito nella carrozza, trovandosi soltanto i tre con Ida, e lasciando la Perpetua coll'incarico di persuadere Teresa, che salvatori mandati dal cielo eran venuti per il bene dell'anima sua, gravemente compromessa dall'aver dato rifugio ad una giovine scomunicata.

Tale è l'impudenza di questa razza scellerata di vipere, e tale è l'infernale malizia con cui sanno maestrevolmente coprire col manto dell'ipocrisia ogni orribile delitto, compiendo in faccia al mondo le loro lascivie, le loro nefandezze, nascoste da un pretesto di tendenze al bene, alla moralità, e consacrate dal nome dell'onnipotente, che questi sacrileghi deturpano e prostituiscono incessantemente!

Tali questi ministri di Satana. Attizzavano i roghi, vi precipitavano migliaja d'innocenti, ed ascendevano poi il pulpito, ove proclamavano al mondo la loro pietà religiosa, e gli atti atroci che avevan commesso per la maggior gloria di Dio! E ci sarà ancora una donna italiana che vada a prostarsi ai piedi di questi velenosi nemici del genere umano!