CAPITOLO XXIV.

FUGA A GAETA.

Pape Satan! Pape Satan!
(DANTE.)

Fu verso quest'epoca la fuga a Gaeta del più abbominevole degli impostori, ciò valse a Leonida per far dimenticare la sua colpa d'aver distrutto un propugnacolo della tutt'altro che Santa Sede.

Quella fuga avea lasciato perplesso il governo di Roma, e poco o nulla esso si occupò della narrata catastrofe.

I birri furono lasciati liberi, e si volsero alla loro vita da birri. E cosa doveano fare? Un birro nulla sa fare in questo mondo, se non se di prendere la livrea, e cader sul collo dell'innocente o del ladro, come la mannaja del carnefice. E tuttociò alla voce onnipotente di chi lo paga, poco importa se il danaro della sua mercede provenga dall'innocente o dal ladro.

Egli ubbidisce al padrone, e ciò si chiama disciplina, e sovente onor militare, principali puntelli del despotismo. Ed una spia od un birro trovano facilmente impiego in Europa, ai tempi che corrono. Così non succede in America, ove la prima dote dell'individuo è il lavoro.

Miseria e corruzione:—ecco l'appannaggio di questo vecchio mondo, ove i privilegiati nella società devono vivere nell'ozio e nelle dissoluttezze, mentre il resto deve sudare per mantenerli ricchi, grassi, e corredati di quella nube di satelliti, che contentandosi di roder l'ossa sotto la tavola dei padroni, si prostituiscono ad ogni ufficio più vile e più scellerato.

Leonida, dopo d'aver riunito i suoi Volontari, dispiacentissimo di lasciar gli amici, e benedetto dai prigionieri, ch'egli avea liberati con tanto coraggio e tanta abnegazione, s'incamminò verso Roma, ove si trovava la Legione Romana, ed era seguito da Zambianchi e da Paolo.—Cantoni ed Ida s'avviarono verso Macerata a raggiungervi la Legione Italiana.

Macerata è quella città, se ben si ricorda, che avea chiuso le porte ai Volontari; la popolazione era stata subornata contro essi dai preti che rappresentavano i Volontari come tanti malfattori. Ma meglio informata, la città stessa inviò una deputazione al comandante pregandolo di favorirla colla presenza del corpo nel recinto delle sue mura.

Malfattori, eh! preti? malfattori i Mameli, i Masina, i Montaldi; quei bei tipi della gioventù Italiana, per cui la patria doveva andar tanto superba? Giovani che riunivano all'intelligenza caratteristica della razza latina, il freddo eroismo sui campi di battaglia.

E voi seminavate sul loro sentiero la calunnia, cocodrilli! nemici d'ogni virtù, patrocinatori d'ogni vizio, crittogama, scabbia, peste delle nazioni, che mi fa credere aver le nazioni bisogno di scabbia e di peste, e che perciò vi mantengono in luogo di distruggervi, come si fa dei rettili e degli insetti, certo meno nocivi di voi!

Ho detto insetti, e veramente, se vi sono due esseri somiglianti nell'ufficio loro e nella loro derivazione, essi sono certamente il prete e l'insetto.

L'insetto deriva dal sudiciume dell'animale, il prete dall'ignoranza crassa.

L'insetto si ravvolge e tormenta l'uomo od il bruto, e non fa lo stesso il prete?